ISTAT

ISTAT – Fiducia dei consumatori e delle imprese

A luglio 2016 sono in aumento sia l’indice del clima di fiducia dei consumatori, che passa a 111,3 da 110,2 di giugno sia l’indice composito del clima di fiducia delle imprese, che cresce a 103,3 da 101,2.

Le stime riferite alle componenti personale, corrente e futura del clima di fiducia dei consumatori aumentano (rispettivamente, a 105,0 da 103,0, a 109,1 da 108,2 e a 114,9 da 112,9), mentre la componente economica registra una flessione (a 130,1 da 131,7).

Le opinioni dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese sono in peggioramento per il terzo mese consecutivo (il saldo dei giudizi passa a -54 da -49 e quello delle aspettative a -9 da -5). I giudizi sull’andamento dei prezzi nei passati 12 mesi e le attese per i prossimi 12 mesi registrano un peggioramento (a -31 da -26 e a -30 da -20). Le aspettative sulla disoccupazione migliorano lievemente (a 30 da 32, il saldo).

Riguardo le imprese, il clima di fiducia sale in tutti i settori: in modo più marcato nelle costruzioni (a 126,2 da 121,6) e nei servizi di mercato (a 108,6 da 105,1), più lieve nella manifattura (a 103,1 da 102,9), e nel commercio al dettaglio (a 101,3 da 99,3).

CLIMA DI FIDUCIA LUGLIO 2016

Nelle imprese manifatturiere migliorano marginalmente le attese sulla produzione (a 10 da 9). Nelle costruzioni migliorano i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione (a -24 da -30) mentre le attese sull’occupazione rimangono stabili (a -9).

Nei servizi migliorano tutte le componenti del clima: crescono i saldi dei giudizi e delle attese sul livello degli ordini (a 7 da 4 e a 9 da 7, rispettivamente). Le attese sull’andamento dell’economia migliorano (il saldo passa a 8 da 3). Nel commercio al dettaglio migliorano i giudizi sulle vendite correnti (a 6 da 0) ma peggiorano le attese sulle vendite future (a 21 da 22); il saldo sulle scorte di magazzino passa a 16 da 17.

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La guida blu all’attuazione della normativa UE sui prodotti 2016

La guida all’attuazione delle direttive fondate sul nuovo approccio e sull’approccio globale (la «Guida Blu») è stata pubblicata nel 2000. Da allora è diventata uno dei principali documenti di riferimento sulle modalità di attuazione della legislazione fondata sul nuovo approccio, cui ora si applica il nuovo quadro legislativo.

Buona parte dell’edizione 2000 della «Guida Blu» è ancora valida, ma richiede un aggiornamento per tenere conto dei nuovi sviluppi e garantire una comprensione comune più ampia possibile in merito all’attuazione del nuovo quadro legislativo per la commercializzazione dei prodotti. Occorre inoltre tenere conto dei cambiamenti introdotti dal trattato di Lisbona (in vigore dal 1o dicembre 2009) per quanto riguarda i riferimenti giuridici e la terminologia applicabile a documenti, procedure, ecc. relativi all’UE.

Questa nuova versione della guida si basa dunque sull’edizione precedente ma comprende nuovi capitoli, ad esempio sugli obblighi degli operatori economici o sull’accreditamento, o capitoli completamente rivisti, come quelli sulla normazione o sulla vigilanza del mercato.

Alla guida è stato dato anche un nuovo titolo, a testimonianza del fatto che il nuovo quadro legislativo sarà probabilmente applicato, almeno in parte, a tutta la normativa di armonizzazione dell’Unione e non solo alle cosiddette direttive del «nuovo approccio».

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Consip – Definizione delle caratteristiche essenziali delle prestazioni principali costituenti oggetto delle convenzioni stipulate

Decreto 21 giugno 2016 Definizione delle caratteristiche essenziali delle prestazioni principali costituenti oggetto delle convenzioni stipulate da Consip S.p.a.

Nel Decreto sono riportate le caratteristiche essenziali delle prestazioni principali che saranno oggetto delle convenzioni, programmate da Consip S.p.A. nel 2016, che verranno stipulate ai sensi dell’art. 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, sono quelle definite nell’allegato 1, che costituisce parte integrante del presente decreto.

economia circolare

INAIL – Manuale Sicurezza Antincendio Veicoli Fuori Uso

L’opuscolo, di carattere divulgativo e generale, è frutto di uno studio di settore condotto dalla Contarp (Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione) dell’INAIL, compreso in un’attività più ampia che la stessa Consulenza svolge sugli aspetti di salute e sicurezza sul lavoro nel campo della gestione dei rifiuti.

Lo studio ha permesso di individuare i molteplici rischi connessi al complesso ciclo produttivo delle attività di demolizione dei Veicoli Fuori Uso.

L’attenzione, in questa pubblicazione, si è focalizzata sul rischio incendio ed esplosioni, a seguito della recente emanazione della Regola Tecnica specifica per questa tipologia di impianti (d.m. 1 luglio 2014), classificati a rischio medio ed elevato dal d.m. 151/2011.

In particolare, l’opuscolo è incentrato sugli impianti esistenti, oggetto di una parte della disciplina tecnica i cui gestori, per la maggior parte di PMI, devono fronteggiare molteplici difficoltà per assolvere agli obblighi di legge.

Il prodotto editoriale è a disposizione di quanti sono coinvolti in tali attività, in particolare ai Datori di Lavoro che si trovano a dover conoscere e applicare la recente Regola Tecnica.

Scopo dell’opuscolo e valore aggiunto del prodotto è, infatti, fornire strumenti cognitivi e operativi che favoriscano l’applicazione della legge e l’adozione delle migliori soluzioni di prevenzione e protezione antincendio ai fini della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.

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La Brexit, l’art. 50 del Trattato di Lisbona e i negoziati per il recesso dall’Unione

Note illustrative

1. Premessa

La consultazione referendaria sulla permanenza o meno del Regno Unito nell’Unione europea, tenutasi il 23 giugno 2016, si è conclusa con una maggioranza del 51,9% dei votanti favorevole alla Brexit. L’affluenza alle urne ha registrato una percentuale del 72,2% degli aventi diritto.

Promosso con lo European Union Referendum Act del 2015 (si vedano anche le relative Explanatory Notes), il referendum aveva carattere consultivo, ma il suo esito va considerato definitivo e non controvertibile. Come evidenziato nello Executive Summary del documento prodotto dal Governo britannico in vista della consultazione, The Process for Withdrawing from the European Union, “Il Governo avrà l’obbligo democratico di dare pieno effetto alla decisione dell’elettorato. Il Primo Ministro ha chiarito, di fronte alla Camera dei Comuni, che ‘se il popolo britannico voterà per lasciare l’Unione, vi sarà un unico seguito possibile: attivare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona e dare il via al processo di uscita“.

Va segnalato che, non appena gli esiti del voto sono stati resi ufficiali, il premier Cameron ha annunciato le proprie dimissioni nel corso di una conferenza stampa, dichiarando che al nuovo Primo Ministro spetterà il compito di condurre il negoziato sul Brexit. Il Partito conservatore ha designato come nuovo leader il Ministro degli interni Theresa May, che ha assunto la carica di Primo ministro lo scorso 13 luglio.

2. La reazione delle istituzioni dell’Unione e degli Stati membri

2.1. La dichiarazione dei tre presidenti

Immediata è stata anche la reazione delle istituzioni dell’Unione. I Presidenti di Commissione, Parlamento europeo e Consiglio europeo, Juncker, Schulz e Tusk, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, nella quale, accolta con dispiacere ma anche con il massimo rispetto la volontà espressa dal popolo britannico “attraverso un processo libero e democratico”, invitano il Governo del Regno Unito “a dare effetto alla decisione del popolo britannico appena possibile, per quanto doloroso possa risultare il relativo procedimento. Ogni ritardo non farebbe che prolungare inutilmente uno stato di incertezza“. Si dicono altresì pronti a “lanciare rapidamente i negoziati con il Regno Unito sui termini e le condizioni del suo ritiro dall’Unione europea”, durante i quali il Regno Unito “rimarrà un membro dell’Unione, con tutti i diritti e gli obblighi che ne derivano”. Ricordano come la “Nuova intesa per il Regno Unito nell’Unione europea”, concordata al termine del Consiglio europeo del 18 e 19 febbraio 2016, “non avrà effetto e cessa immediatamente di esistere”(1) , senza che sia prevista alcuna eventuale rinegoziazione. In conclusione, i tre Presidenti esprimono l’auspicio che il Regno Unito rimanga un partner stretto dell’Unione europea in futuro, e invitano “il Regno Unito a formulare le proprie proposte in tal senso. Qualunque accordo che dovesse essere concluso con il Regno Unito in quanto paese terzo dovrà riflettere gli interessi di ambo le parti ed essere equilibrato in termini di diritti e di obblighi”.

2.2. La Dichiarazione dei Ministri degli esteri dei Paesi fondatori

Il 25 giugno, i Ministri degli esteri dei Paesi fondatori della Comunità europea (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) hanno rilasciato una Dichiarazione comune nella quale considerano gli esiti del Referendum britannico uno spartiacque nella storia europea, e auspicano che il Governo britannico fornisca elementi di chiarezza e renda effettiva la decisione assunta dai propri cittadini non appena possibile.

Per quanto concerne gli effetti del referendum sul processo di integrazione europea, i Ministri affermano la necessità di riconoscere diversi livelli di ambizione tra gli Stati membri, ai quali è necessario dare risposta senza recedere da quanto finora conseguito.

I Ministri rilevano altresì la necessità di concentrare le attività dell’Unione su quelle che sono le principali sfide da affrontare: “garantire la sicurezza dei nostri cittadini di fronte alle crescenti minacce interne ed esterne; creare un quadro comune stabile per affrontare le migrazioni e i flussi di rifugiati; rilanciare l’economia europea promuovendo la convergenza delle economie degli Stati membri, garantendo una crescita sostenibile che crei nuovi posti di lavoro e avanzando verso il completamento dell’Unione economica e monetaria”.

2.3. La risoluzione del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo ha tenuto un dibattito sulla Brexit, e votato una Risoluzione (2016/2800(RSP)), nella quale:

  • prende a sua volta atto del desiderio dei cittadini del Regno Unito di uscire dall’UE e sottolinea come esso debba essere pienamente rispettato, “procedendo non appena possibile all’attivazione dell’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea (TUE);
  • attende che il Primo ministro del Regno Unito notifichi l’esito del referendum al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, e auspica che tale notifica segni l’avvio della procedura di recesso;
  • ricorda che non si potrà decidere in merito alle eventuali nuove relazioni tra il Regno Unito e l’UE prima della conclusione dell’accordo di recesso;
  • invita il Consiglio a designare la Commissione quale negoziatore sull’articolo 50 del TUE;
  • invita il Consiglio a modificare l’ordine delle sue Presidenze onde evitare che il processo di recesso pregiudichi la gestione delle attività correnti dell’Unione.

Il voto sulla risoluzione è stato preceduto da un lungo dibattito cui ha partecipato il Presidente della Commissione Juncker accompagnato dall’intero collegio dei Commissari, compreso il Commissario del Regno Unito, Hill, dimissionario. Ribadito l’invito al governo britannico – già contenuto nella Dichiarazione firmata con i Presidenti Tusk e Schulz – a trarre rapidamente le conseguenze del referendum e dei suoi esiti, anche per evitare il protrarsi di una situazione di incertezza politica, Juncker ha aggiunto di aver dato istruzione a tutta la Commissione di non iniziare alcun negoziato, anche a livello informale, con i rappresentanti della controparte (“No notification, no negotiation).

Tra i capigruppo intervenuti – Weber (PPE), Pittella (S&D), Verhofstadt (ALDE) – comune è stata la valutazione del Brexit come vittoria del populismo, e l’invito contestuale a un rilancio del progetto di integrazione europea.

2.4. La Dichiarazione congiunta di Germania, Francia e Italia

Lo stesso 27 giugno, in esito a un incontro trilaterale tenutosi a Berlino, il Cancelliere della Repubblica federale tedesca, Angela Merkel, il Presidente della Repubblica francese, François Hollande, e il Presidente del Consiglio dei ministri italiano, Matteo Renzi, hanno rilasciato una Dichiarazione congiunta nella quale, espresso rispetto per la decisione del popolo britannico e rincrescimento per il fatto che il Regno Unito non farà più parte dell’Unione europea, concentrano i propri sforzi sul rilancio del processo di integrazione europea, nella convinzione che l’Unione debba “rispondere alle preoccupazioni espresse dai suoi cittadini chiarendo i propri obiettivi e il proprio funzionamento”.

La Dichiarazione individua tre priorità fondamentali per un’azione congiunta e approfondita, basata su obiettivi concreti:

– il rafforzamento della sicurezza interna ed esterna, attraverso la ricostruzione di un senso di comunità, contro il terrorismo, l’investimento nelle città contro la marginalizzazione sociale, lo sviluppo di un’autentica difesa europea;

– il potenziamento dell’economia e il rilancio della crescita, per combattere contro la disoccupazione e per creare nuove opportunità di lavoro, specie per i giovani, e nuovi investimenti;

programmi ambiziosi per i giovani, attraverso il potenziamento dell’Iniziativa europea per i giovani e di Erasmus.

Sulla base di tali priorità, già a settembre i leader europei dovrebbero discutere le sfide comuni che i 27 Stati membri dovranno affrontare, raggiungendo subito un accordo su progetti concreti da realizzare nei prossimi sei mesi per la crescita e la sicurezza. I progressi conseguiti dovrebbero essere oggetto di valutazione immediata nelle riunioni del Consiglio europeo di ottobre e dicembre 2016, mentre il 60mo anniversario del Trattato di Roma, il 25 marzo 2017, rappresenterà un momento importante per riaffermare l’unità dell’Europa e l’investimento comune nel progetto europeo.

anac

ANAC – La domanda degli appalti di lavori, servizi e forniture nel primo semestre 2016

La domanda degli appalti di lavori, servizi e forniture nel primo semestre 2016

L’Autorità, al fine di verificare l’andamento relativo alla domanda di appalti pubblici, ha elaborato i dati contenuti nella BDNCP relativamente a lavori, servizi e forniture, tenendo conto dell’entrata in vigore del nuovo codice dei contratti (d.lgs. 50/2016), avvenuta il 19 aprile 2016.

Nella Tabella 1 sono riportati i dati relativi ai lavori nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 18 aprile 2016 e tali dati sono stati posti a confronto con gli stessi dati relativi al medesimo periodo degli anni 2015 e 2014.

Nella Tabella 2 invece sono riportati i dati relativi ai lavori nel periodo compreso tra il 19 aprile 2016 ed il 30 giugno 2016 e tali dati sono stati posti a confronto con gli stessi dati relativi al medesimo periodo degli anni 2015 e 2014.

Dette tabelle mostrano una forte riduzione della domanda dei lavori pubblici nel 1° semestre 2016. Prima dell’entrata in vigore del Codice la percentuale media ha evidenziato, rispetto all’analogo periodo del 2015, una riduzione pari al 16% relativamente al numero degli appalti ed al 33% relativamente all’importo, con oscillazioni più o meno ampie a seconda della classe di importo e del mese di riferimento.

Dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice, invece, nel periodo compreso tra il 19 aprile ed il 30 giugno 2016 tale riduzione rispetto all’analogo periodo del 2015 è risultata più accentuata con valori medi nell’ordine del 52% in termini di numerosità e del 62% in termini di importo.

Per quanto riguarda servizi e forniture, invece, la Tabella 3 riporta la domanda di appalti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 18 aprile 2016. Gli stessi dati sono stati confrontati con quelli dell’analogo periodo del 2015 e del 2014 e sono state riscontrate oscillazioni positive e negative, pur rimanendo mediamente il dato complessivo pressoché invariato rispetto all’anno 2015. Tuttavia, tali oscillazioni non sono omogenee per servizi e forniture in quanto le forniture hanno una contrazione del 23% in termini di numerosità e del 13% in termini di importo rispetto al 2015, mentre per i servizi nell’analogo periodo si è registrato un incremento del 30% in termini di numerosità e del 4% in termini di importo. Per entrambe le tipologie di appalti all’interno delle classi di importo e dei singoli mesi considerati si sono registrate oscillazioni molto variabili.

Nella Tabella 4, infine, sono riportati i dati relativi a servizi e forniture relativi al periodo compreso tra il 19 aprile ed il 30 giugno 2016. In tale periodo, come per i lavori, si sono verificati dei decrementi significativi nell’ordine medio del 30% in termini di numerosità e del 29% in termini di importo per quanto riguarda le forniture mentre per i servizi tali percentuali sono rispettivamente del 43% e del 48%.

All’interno di questo periodo sia per i servizi che per le forniture la tendenza di tale riduzione si evidenzia sia con riferimento alla classe di importo sia con riferimento al mese considerato. Analizzando congiuntamente servizi e forniture il dato medio della riduzione rispetto al 2015 è pari al 37% in termini di numerosità ed al 42% in termini di importo.

Agenzia entrate

Agenzia delle Entrate – Cumulabilità dell’agevolazione c.d. “Tremonti Ambientale” con le agevolazioni previste dai c.d. “conti energia”

RISOLUZIONE N. 58/E del 20/07/2016

Nel caso degli impianti fotovoltaici si è posta una questione di cumulabilità dell’agevolazione fiscale citata con gli incentivi relativi al c.d. “conto energia”, disciplinati da diversi decreti del Ministero dello Sviluppo Economico. Poiché la disciplina dei suddetti incentivi rientra nella competenza del suddetto Ministero, spetta a tale Autorità ogni valutazione in ordine all’attuazione della relativa normativa, anche per quanto concerne la sussistenza di eventuali limiti di cumulabilità, nonché riguardo le modalità di applicazione degli stessi (al riguardo vedasi la Nota informativa del 18 giugno 2015, pubblicata sul relativo sito istituzionale).

Con specifico riferimento all’applicazione del limite di cumulo della detassazione con gli incentivi di cui al decreto ministeriale 19 febbraio 2007 (c.d. “secondo conto energia”), la norma di interpretazione recata dall’articolo 19 del decreto ministeriale 5 luglio 2012 (c.d. “quinto conto energia”) ed i relativi contributi all’interpretazione forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico hanno infine chiarito la cumulabilità dei benefici di cui al secondo conto energia con la detassazione ambientale, entro il limite del 20 per cento del costo dell’investimento. …

… In merito alla comunicazione al Ministero dello Sviluppo economico relativa agli investimenti agevolati, di cui al comma 17 del citato articolo 6, secondo cui “le imprese provvedono a comunicare entro un mese dall’approvazione del bilancio annuale gli investimenti agevolati ai sensi del comma 13”, si è evidenziato che la stessa non è prevista a pena di decadenza dall’agevolazione e il mancato assolvimento del suddetto adempimento nel termine previsto non comporta, di per sé, decadenza dall’agevolazione e, quindi, può anche realizzarsi successivamente.

Inoltre, come già esplicitato con riferimento all’agevolazione relativa agli investimenti in macchinari (c.d. “Tremonti-ter”), si è osservato che la detassazione opera indipendentemente dal risultato di esercizio ottenuto (utile o perdita) e, pertanto, concorre a determinare il risultato reddituale anche in presenza di una perdita, la quale rileverà ai fini della determinazione del reddito secondo le regole ordinarie previste dal T.U.I.R. (cfr. circolare n. 44/E del 27 ottobre 2009). …

... Dalla complessiva ricostruzione della disciplina applicabile alla fattispecie e dei chiarimenti forniti in via interpretativa, discende che l’Agenzia delle Entrate non è competente a pronunciarsi sul cumulo della misura fiscale con le agevolazioni di natura non tributaria di cui al c.d. “conto energia”.
In conclusione, il contribuente che dovesse decidere di usufruire della detassazione ambientale ex post potrebbe esporsi al rischio di subire la revoca, da parte del Gestore dei Servizi Energetici, dei benefici derivanti dai vari Conti Energia, sulla base delle valutazioni del Ministero dello Sviluppo Economico in ordine alla cumulabilità degli stessi con altre misure agevolative (per gli incentivi di cui al c.d. “secondo conto energia” vedasi la citata nota del Ministero dello Sviluppo Economico del 18 giugno 2015).

agcm

PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE PER IMPIANTI FOTOVOLTAICI

PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE PER IMPIANTI FOTOVOLTAICI
UNA SANZIONE DI 640.000 EURO AL GRUPPO GREEN POWER

Una sanzione di 640.000 euro è stata irrogata dall’Antitrust al Gruppo Green Power, per le pratiche commerciali adottate nella vendita di impianti per lo sfruttamento dell’energia solare e la produzione di elettricità e calore: queste sono risultate scorrette in quanto ingannevoli, riguardo agli effettivi risparmi ottenibili dall’installazione e ai legami dell’azienda con il gruppo Enel; e aggressive in quanto limitative del diritto di recesso.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ritenuto che la prospettazione di tali impianti come “a costo zero”, in virtù dei risparmi ottenibili e dei ricavi dalla vendita dell’energia prodotta in eccesso, ingannasse il consumatore sulla aleatorietà e sulla distribuzione temporale di tali benefici, a fronte dei pagamenti certi per l’acquisto dell’impianto che spesso avveniva attraverso un finanziamento proposto da società convenzionate con Green Power. E’ emerso inoltre che gli agenti del Gruppo hanno continuato a millantare rapporti con l’Enel, usando anche moduli con il logo di “Enel.sì”, per circa un anno dopo la cessazione di ogni rapporto tra le due aziende.

A giudizio dell’Agcm, infine, Green Power avrebbe ostacolato l’esercizio del diritto di recesso dei consumatori, facendo decorrere i termini dalla firma del modulo contrattuale – che costituisce una proposta – e non dalla sua accettazione: tutto ciò a valle delle verifiche di fattibilità tecnica e quindi della determinazione delle caratteristiche e dei costi effettivi dell’impianto da installare dopo aver ottenuto le autorizzazioni previste. Dagli elementi acquisiti, risulta peraltro che l’impresa non comunicava al consumatore tale accettazione. Per dissuadere i clienti dal recedere dalla proposta, infine, il Gruppo ha previsto una penale pari al 25% del valore dell’impianto.

La sanzione originaria di 680.000 euro, comminata per queste condotte scorrette, è stata ridotta di 40.000 euro a causa dei bilanci in perdita di Green Power.

 

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Navigazione interna – posizione sulla nuova direttiva relativa i requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna

POSIZIONE (UE) N. 12/2016  in vista dell’adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna, che modifica la direttiva 2009/100/CE e che abroga la direttiva 2006/87/CE Adottata dal Consiglio il 16 giugno 2016

OBIETTIVO

9. Obiettivo principale della proposta è quello di riorganizzare le disposizioni della direttiva 2006/87/CE in modo che i meccanismi decisionali siano stabiliti negli articoli e gli allegati contengano soltanto disposizioni tecniche e procedurali.

10. Tale riorganizzazione consentirebbe di migliorare il coordinamento e l’armonizzazione con le disposizioni tecniche e procedurali della Commissione centrale per la navigazione sul Reno (CCNR) applicate in forza della convenzione di Mannheim (convenzione riveduta per la navigazione sul Reno).

11. In particolare, si dovrebbe istituire una procedura per l’applicazione delle norme tecniche elaborate dal Comitato europeo per l’elaborazione di norme per la navigazione interna (CESNI). Il CESNI è organizzato sotto l’egida della CCNR.

12. Oltre a ridurre gli oneri amministrativi e i ritardi implicati dall’aggiornamento dei requisiti tecnici per le navi della navigazione interna, si dovrebbe incoraggiare l’utilizzo sicuro delle tecnologie nuove e innovative.

Posizione del Consiglio sugli emendamenti del Parlamento

13. In preparazione dell’orientamento generale, il Consiglio ha esaminato gli emendamenti del Parlamento e li ha ripresi in larga misura nell’orientamento stesso. Per quanto riguarda le modifiche relative all’uso del gas naturale liquefatto (GNL) per la propulsione di navi, il Consiglio non ha potuto accettare gli emendamenti per motivi tecnici. L’elaborazione delle disposizioni tecniche relative al GNL dovrebbe essere effettuata dal CESNI anziché dalla Commissione. Inoltre il CESNI è già riuscito ad includere tali disposizioni nella prima versione della sua norma (ES-TRIN 2015/1). Pertanto gli emendamenti del Parlamento relativi all’utilizzo del GNL in sostanza sono ormai obsoleti, dal momento che il loro obiettivo finale è stato conseguito.