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ARERA – Delibera 18.6.2019, 248/2019/R/tlr – Accoglimento istanze

Delibera 18 giugno 2019, 248/2019/R/tlr

Accoglimento di istanze di esclusione dalla regolazione delle reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento, presentate ai sensi della Deliberazione dell’Autorità  574/2018/R/TLR

Il presente provvedimento accoglie le istanze di esclusione dalla regolazione presentate dalle società Bio-energie-gen-schlinig Sc, comune di Rodengo, consorzio centrale dei f.lli Gruber, Damiani holz & ko. S.p.a., Egea produzioni e teleriscaldamento S.r.l., Enel Green Power S.p.a., Ener-team S.r.l., EUM cooperativa, Fernheizwerk leierhof S.n.c. di Faller Klaus & co., Hera S.p.a., Linea Green S.p.a., Schluderns-glurns energie Genossenschaft SC, SEP società energetica Piossasco S.p.a., Serio energia S.r.l., Sonnenheimhof, Sulzenbach otto & co S.n.c., Teleriscaldamento Rainer Prato Drava S.r.l., Telfholz S.r.l. ai sensi della deliberazione 574/2018/R/tlr.

Testo

Allegato

Fonte: ARERA

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IL TRATTORE JCB FASTRAC STABILISCE IL NUOVO RECORD DI VELOCITÀ BRITANNICO

Comunicato e Foto in AREA STAMPA

JCB ha stabilito il nuovo record di velocità britannico per i trattori con il suo Fastrac ad alta velocità.

Nella giornata di giovedì 20 Giugno 2019, il trattore JCB Fastrac ha toccato quota 103,6 miglia all’ora (mph), equivalenti a 166,7 chilometri orari (km/h). Il record è stato stabilito a Elvington Airfield, vicino a York, con al volante Guy Martin, presentatore televisivo e guru ingegneristico. Il Fastrac ha infranto il precedente record di 87,27 miglia all’ora stabilito nel marzo 2018 dal Track-Tor di Top Gear.

Guy Martin ha dichiarato: “È stata una bellissima giornata con JCB ad Elvington, un buon lavoro con alcuni ingegneri giusti. Il trattore era perfettamente stabile in pista, guidarlo è stato fantastico.”

Un team di ingegneri JCB ha lavorato negli ultimi mesi al progetto segreto per lo sviluppo del trattore, e oggi il Presidente di JCB, Lord Bamford, ha elogiato i loro “risultati sorprendenti”.  Lord Bamford ha detto: “Abbiamo a lungo sognato di provare un record di velocità con il Fastrac, e l’intero team ha lavorato instancabilmente per raggiungere questo risultato sorprendente. Sono estremamente orgoglioso di ciò che hanno raggiunto in così poco tempo. È l’ingegneria britannica al suo meglio, e mette in evidenza le capacità e l’innovazione che abbiamo nel nostro team di ingegneri. Hanno fatto un lavoro davvero fantastico.

È stata di Lord Bamford l’idea di sviluppare un trattore che avesse un’alta velocità su strada in grado di lavorare sul campo;  il record di velocità raggiunto ieri è arrivato esattamente a 28 anni dal giorno in cui il primo modello di produzione è uscito dalla linea.

JCB non è estranea ai record di velocità su strada: nel 2006, il suo veicolo DieselMax ha stabilito un nuovo record di velocità per veicoli diesel a terra raggiungendo le 350,092 miglia all’ora sulla superficie di Bonneville Salt Flats, negli Stati Uniti, utilizzando due motori JCB DieselMax. Un record che resiste ancora  oggi.

Basato sul trattore agricolo Fastrac prodotto da JCB, il modello di trattore da record è alimentato dal motore JCB DieselMax 6 cilindri da 7,2 litri. In grado di erogare 1.000 CV e 2.500 Nm di coppia, il Fastrac predisposto per il record è stato “alleggerito” e migliorato nell’aerodinamica con l’aiuto della Williams Advanced Engineering.

ministero-trasporti

Ministero Infrastrutture e Trasporti – Legge n. 55/19 – Sblocca Cantieri

Legge 14 giugno 2019, n. 55

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici. 

Il decreto Sblocca Cantieri, così come modificato dalle Camere, è diventato Legge con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno 2019 e definitivamente in vigore dal 18 giugno.

Con lo Sblocca Cantieri sono state introdotte alcune importanti novità nel settore dei lavori pubblici, a partire dalla riforma del Codice degli Appalti, con l’introduzione di alcune forme di semplificazione per velocizzare l’iter di realizzazione delle opere pubbliche e la revisione delle soglie per l’affidamento di lavori. E ancora, l’istituzione della figura dei Commissari per i cantieri che, sull’esempio del commissario per la ricostruzione del Ponte Morandi di Genova, avranno poteri speciali per accelerare e sbloccare quei lavori fermi da anni e ritenuti prioritari dal Governo.

Più nel dettaglio, le principali novità della legge Sblocca Cantieri sono le seguenti.

 Commissari per i cantieri prioritari: per sbloccare alcuni cantieri ritenuti prioritari verranno  nominati dei commissari straordinari che potranno anche rielaborare progetti non ancora appaltati sostituendosi a qualsiasi altra fase autorizzativa, fatta eccezione per le autorizzazioni relative alla tutela di beni culturali e paesaggistici e per quelle ambientali. Potranno essere abilitati ad assumere direttamente le funzioni di stazione appaltante e operare in deroga alle disposizioni di legge in materia di contratti pubblici, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle norme europee.

 Modifiche-sospensioni del Codice degli appalti: viene stabilita la sospensione fino al 31 dicembre 2020 di alcune norme del Codice degli appalti. In particolare:

  • Sospeso l’obbligo per i Comuni non capoluogo di provincia di rivolgersi a centrali appaltanti. I Comuni medesimi potranno gestire autonomamente le procedure;
  • Sospeso l’obbligo di scegliere i commissari di gara tra gli esperti iscritti all’albo Anac;
  • Sospeso il divieto di ricorrere all’affidamento congiunto di progettazione ed esecuzione dei lavori.

 Subappalto: cancellata la sospensione della norma del Codice degli appalti che fissava al 30% il limite del subappalto. Il nuovo limite al subappalto viene aumentato al 40%. Viene meno l’obbligo per le imprese di indicare la terna dei subappaltatori.

 Collegio consultivo tecnico: introdotto il Collegio consultivo tecnico, un team composto da tre esperti che avranno il compito di risolvere le controversie nate in tema di esecuzione del contratto, senza per forza arrivare in un’aula di Tribunale.

 Soglie di affidamento dei lavori

Ridefinite le soglie di affidamento dei lavori:

  • Da 0 a 40 mila euro affidamento diretto
  • Da 40mila a 150mila affidamento diretto previa valutazione di tre preventivi, se esistenti
  • Da 150mila a 350mila mediante procedura negoziata previa consultazione di almeno 10 operatori, se esistenti
  • Da 350mila a 1milione mediante procedura negoziata previa consultazione di almeno 15 operatori se esistenti

Massimo ribasso: ogni stazione appaltante può ora scegliere discrezionalmente, e comunque tenendo conto delle caratteristiche dell’appalto, di avvalersi del criterio dell’Offerta economicamente più vantaggiosa o del massimo ribasso per l’aggiudicazione dei bandi. Oltre 1 milione di euro e fino alla soglia comunitaria, ovvero 5,5 milioni, viene confermato l’impianto originario del Dl: procedura aperta mediante aggiudicazione con il criterio del minor prezzo e meccanismo di automatica esclusione delle offerte anomale. Con il criterio del minor prezzo, infatti, non viene premiata l’offerta al massimo ribasso, ma quella il cui prezzo più si avvicina alla media dei ribassi. Il meccanismo approvato prevede, infatti, l’individuazione della soglia di anomalia in modo che le offerte anomale vengano automaticamente escluse.

 Torna regolamento attuativo unico codice appalti: Viene reintrodotto il regolamento attuativo del Codice degli appalti. Fino alla data di entrata in vigore rimarranno valide le attuali linee guida Anac.

 Stop allo strapotere dei concessionari autostradali: con le nuove norme si permette a un funzionario pubblico, che decide di revocare una concessione a un gestore autostradale inadempiente, di non rischiare di subire procedimenti per danno erariale, a patto che il decreto di revoca sia vistato e registrato in sede di controllo preventivo dalla Corte dei conti. In questo modo si introduce un maggiore bilanciamento tra i “pesi” dello Stato e dei concessionari autostradali, a esclusiva tutela degli interessi pubblici.

 Nessuna proroga alla concessione autostradale in scadenza, anche con progetti in corso: Si consente, per le concessioni autostradali già scadute o in scadenza entro trentasei mesi, di poter comunque mettere fine alle concessioni autostradali in scadenza, fare la gara ma poter riutilizzare progetti esistenti e pregressi di interventi cantierati.

 Risarcimenti per la “zona arancione” Genova: Si consente al commissario per la ricostruzione del Ponte Morandi, una volta effettuata la perimetrazione, di erogare le risorse (fino a un massimo di 7 milioni di euro) per indennizzare in modo congruo i cosiddetti interferiti, ossia i cittadini e gli imprenditori che stanno subendo disagi a causa del grande cantiere per la ricostruzione del ponte.

 Commissario strade regione Sicilia: Viene nominato un commissario straordinario per la messa in sicurezza e il miglioramento della rete viaria siciliana incaricato di sovraintendere alla programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione degli interventi in particolare di manutenzione straordinaria su strade provinciali, intercomunali e locali, come chiesto dalla stessa Regione.

 Piccoli Comuni: chiusi i programmi “6000 Campanili” e “Nuovi Progetti di intervento” (del 2013-2014). Le risorse eventualmente disponibili verranno stornate in un nuovo Programma di interventi infrastrutturali per i piccoli Comuni fino a 3.500 abitanti per la manutenzione di strade, illuminazione pubblica, strutture pubbliche comunali.

Lioni-Grottaminarda: Viene disposto che la Regione Campania debba provvedere al completamento della Lioni-Grottaminarda, in irpinia, nel tratto Collegamento A3 (Contursi)-SS 7var (Lioni)- A 16 (Grottaminarda) – A14 (Termoli).

 Commissari straordinari Mose e Gran Sasso: via libera alla nomina di commissari straordinari per il completamento del Mose di Venezia e per il rischio idrico del Gran Sasso. Per quest’ultimo si prevede uno stanziamento di 120 milioni.

 Terzo Valico e nodo ferroviario di Genova: via libera alla trasformazione del Terzo Valico e del nodo ferroviario di Genova in un progetto unico con limite di spesa di 6,8 miliardi di euro e con l’avvio del sesto lotto da 833 milioni di euro.

 Autostrada del Brennero: Con un emendamento dei relatori si prevede che la realizzazione dell’interporto di Trento, dell’interporto ferroviario di Isola della Scala (Verona) e del porto fluviale di Valdaro (Mantova) rientrerà nell’ambito delle infrastrutture connesse al corridoio del Brennero. Gli oneri dovranno quindi rientrare tra quelli a carico del nuovo concessionario dell’autostrada A22 Brennero-Modena, ma saranno poi recuperati con l’introduzione della nuova tariffa ambientale.

 Piano colonnine elettriche: stanziati 10 milioni di euro per realizzare la Piattaforma unica nazionale (Pun), che raccoglie le informazioni sulla diffusione delle “colonnine” per la ricarica dei veicoli elettrici, e per investire sul relativo Piano nazionale infrastrutturale.

 Porto di Pescara: via libera anche al commissario straordinario per il porto di Pescara. Nominato con decreto del Presidente del consiglio su proposta del Ministero delle infrastrutture e d’intesa con il presidente della Regione Abruzzo, dovrà provvedere alla veloce esecuzione degli interventi necessari al ripristino della piena operatività del porto abruzzese, anche in termini di sicurezza. Il commissario sarà inoltre incaricato di sovrintendere alle attività di programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione delle opere infrastrutturali del porto, compreso lo scavo dei fondali marini.

 Semplificazioni in zone sismiche: vengono introdotte modifiche al Testo unico dell’edilizia in chiave di “semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche”, soprattutto per quanto riguarda le norme sulla denuncia dei lavori, dividendo gli interventi in “rilevanti”, “di minor rilevanza” e “privi di rilevanza” e introducendo un nuovo regime autorizzatorio.

 Terremoto Irpinia (1980-81): Un decreto Mit-Mise-Mef individuerà le amministrazioni competenti che dovranno prendere il posto dei vecchi commissari straordinari e portare a termine le opere di ricostruzione post terremoto già stabilite nel 2002.

 300 milioni per Campobasso, Catania e L’Aquila: viene creato il fondo a favore dei territori colpiti dai terremoti delle province di Campobasso e di Catania, con una dotazione di 275,7 milioni di euro dal 2019 al 2023. A queste risorse si aggiungono 4,21 milioni di euro nel 2019-2021 per la sospensione dei termini del pagamento delle tasse per i fabbricati colpiti dal sisma di Molise e Sicilia; e 10,5 milioni di euro di contributo extra per il 2019 per la ricostruzione de L’Aquila. In tutto le risorse impegnate sono circa 300 milioni su più anni.

 4 milioni per ripresa attività turistiche: vengono previsti contributi per la ricostruzione privata e per favorire la ripresa produttiva delle imprese del settore turistico nelle zone del Molise e della Sicilia colpiti dal sisma, con limite di spesa di 4 milioni di euro nel biennio 2019-2020.

 Accelerazione ricostruzione Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria: Vengono introdotte misure per semplificare e dare impulso alla ricostruzione pubblica delle zone colpite dai terremoti del 2016-2017, consentendo ad esempio una accelerazione nell’aggiudicazione dei servizi tecnici e per l’elaborazione della pianificazione urbanistica mediante il ricorso ad un meccanismo di valutazione delle offerte semplificato quale il criterio del prezzo più basso.

 Esenzione imposte negozi inagibili (sisma Amatrice): estesa fino al 31 dicembre 2020 la sospensione, per negozi e attività commerciali inagibili a seguito di sisma dell’Italia centrale 2016-2017, dell’imposta comunale sulla pubblicità e del canone per le insegne.

 Ristori immediati per imprese terremotate: Vengono introdotte misure per la semplificazione delle procedure per l’immediato ristoro dei danni subiti dalle attività economiche e produttive e dai privati a seguito di eventi calamitosi. Si consente l’utilizzo di risorse “cash” a fronte di risorse già attivate con il meccanismo del credito di imposta.

 Scuole in zone sismiche: si consente alle scuole che hanno sede nei comuni del cratere sismico delle regioni del centro Italia di continuare a svolgere la propria attività didattica, derogando al numero minimo di alunni per classe previsto dal Dpr 81/2009. L’emendamento proroga una misura già in essere, prevista dalla legge sul terremoto del 2016, e consentirà lo svolgimento anche del prossimo anno scolastico proprio in quei piccoli comuni che stanno cercando di ripartire dopo il sisma, evitando la chiusura delle classi e delle sedi scolastiche presenti.

 Sms di allarme pubblico: Viene disposta l’istituzione di un’innovativa piattaforma denominata “IT-Alert”, con la quale, attraverso la tecnologia CBS (cell broadcast service), si potranno inviare brevi messaggi di testo a tutti i dispositivi cellulari presenti in una determinata area geografica, garantendo un servizio di comunicazione in emergenza tempestivo ed efficace come avviene in altri Paesi europei ed extraeuropei, per segnalare ad esempio eventi sismici, alluvioni, nubifragi, eruzioni di vulcani.

 Cantieri scuole e strade: viene concesso più tempo ai Comuni fino a 20mila abitanti per impiegare i 400 milioni messi a disposizione dalla legge di Bilancio 2019 per gli investimenti per la messa in sicurezza di scuole e strade.

Piste ciclabili: viene sostituita la definizione di “autostrade ciclabili” con quella di “ciclovie interurbane” per consentire l’erogazione degli stanziamenti previsti dalla legge di Bilancio 2019per l’istituzione di un “Fondo per le autostrade ciclabili”, non erogati perché la definizione di “autostrade ciclabili” non ha riscontro normativo. Differito inoltre al 31 agosto 2019 il termine entro il quale il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti dovrà definire le modalità di erogazione delle risorse.

 Italia Infrastrutture Spa: viene istituita dal 1° settembre 2019 “Italia Infrastrutture Spa”, al fine di gestire al meglio i cantieri delle opere pubbliche in ritardo. Con capitale sociale di 10 milioni, detenuto interamente dal ministero dell’Economia, la società è sottoposta al controllo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

 

Fonte: MIT

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INAIL – IL RIBALTAMENTO DEI MEZZI – SCHEDE

INAIL

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 Il ribaltamento dei mezzi – Schede

La presente scheda approfondisce una tra le più frequenti modalità di accadimento degli infortuni mortali nei luoghi di lavoro: il ribaltamento dei mezzi.

Attraverso le informazioni contenute nella banca dati del Sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali, è stato possibile circoscrivere l’analisi sui 169 casi di ribaltamento avvenuti nel quinquennio 2008-2012.

Il fenomeno presenta aspetti peculiari rispetto alle altre modalità di accadimento degli infortuni mortali.

Di seguito si sintetizzano gli elementi più rilevanti sia in relazione al contesto lavorativo che agli operatori coinvolti.

In primo luogo dalla analisi settoriale emerge che circa il 70% dei ribaltamenti è avvenuto nel comparto agricolo/forestale (settore che interessa un quinto di tutti gli altri eventi mortali presenti nella banca dati del Sistema di sorveglianza).

Una quota del 13,2% è relativa al comparto edile mentre l’8% degli eventi si riferisce al manifatturiero, in concomitanza con le fasi del ciclo produttivo ove sono previste operazioni con utilizzo di macchinari per la movimentazione di merci o di pezzi in lavorazione.

L’esame del mansionario esplicita, di conseguenza, la consistente percentuale di agricoltori e operai agricoli coinvolti (62,5%) evidenziando nel contempo una significativa percentuale di figure qualificate nella conduzione di mezzi e macchine di lavoro (18,7%).

Nella voce altre mansioni (19,8%) sono comprese figure professionali eterogenee non abitualmente destinate alla conduzione di mezzi.

Fonte: INAIL

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INAIL – PROBLEMATICHE SICUREZZA E DINAMICHE INFORTUNISTICHE IN AMBITO PORTUALE

INAIL 

Infor.MO

Problematiche di sicurezza e dinamiche infortunistiche in ambito portuale  (edizione Schede 2019)

 In questa scheda vengono analizzati i casi di infortunio avvenuti in ambito portuale disponibili nell’archivio Infor.Mo. L’archivio dispone, ad oggi, di un repertorio di 7.443 infortuni (4.625 mortali e 2.818 gravi) avvenuti nel periodo 2002 – 2015.

Tale scheda rientra tra le attività collegate alla ricerca discrezionale Gestione integrata della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro. Gestione integrata nel settore marittimo-portuale.

La disamina ha preso in considerazione tutti gli eventi registrati ‘nell’ambiente porto’, considerando quindi sia quelli specifici del ciclo di lavoro portuale, che quelli ad esso collegati in particolare per i rischi di interferenza tra mezzi/attrezzature/uomo, tra lavorazioni differenti e tra ambienti differenti (mare-terra-nave, pubblico-privato).

Si precisa inoltre che il personale riconducibile ad aziende autorizzate all’esercizio delle operazioni portuali ai sensi della l. 84/1994 è stato generalmente indicato come ‘personale interno al porto’, per differenziarlo da quello come ad esempio gli autotrasportatori o i marittimi, (denominato ‘personale esterno al porto’) che pur partecipando al ciclo lavorativo non afferiscono alle sopra indicate aziende.

L’analisi dei casi avvenuti mostra un insieme costituito da 58 infortuni (27 mortali e 31 gravi), collegati a lavori svolti in ambito portuale, che nonostante sia numericamente esiguo consente comunque di trarre informazioni specifiche sul fenomeno infortunistico con conseguenze gravi.

L’anzianità lavorativa nella mansione mostra che l’esperienza tra gli infortunati supera i tre anni nel 67,2% dei casi rispetto al 58,4% registrato per il totale degli infortuni presenti in banca dati e si evidenzia anche il dato relativo alla sola prima settimana con il 5,2% dei casi rispetto al 3,7% del totale degli eventi.

I termini di tipologia contrattuale emerge che oltre i 3/4 degli infortunati sono caratterizzati da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, rispetto al 54,8% registrato per la totalità dei casi; per quanto riguarda altre tipologie contrattuali emergono i rapporti di lavoro non tipici con circa il 7%.

Fonte: INAIL

Ministero ambiente

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – DECRETO 15.4.2019 – RoHS II

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

 Decreto 15 aprile 2019

Attuazione delle direttive delegate della Commissione europea 2018/736/UE, 2018/737/UE e 2018/738/UE del 27 febbraio 2018, 2018/739/UE, 2018/740/UE, 2018/741/UE, 2018/742/UE del 1° marzo 2018 e 2019/178/UE del 16 novembre 2018 di modifica dell’allegato III della direttiva 2011/65/CE sulla restrizione di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (RoHS II).

 Con il Decreto 15 aprile 2019 sono state modificate diverse voci – 6, 7, 24, 34, 41 –   dell’Allegato III del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 27, che riporta in tabella le esenzioni europee per le sostanze e le date di loro decorrenza.

 Applicazioni

  • le disposizioni di cui all’art. 1, comma 1, lettere da a) a g) – dal 1° luglio 2019.
  • la disposizione di cui all’art. 1, comma 1, lettera h) (modifica voce 41, uso del piombo in cuscinetti e pistoni applicati in alcune apparecchiature non stradali a uso professionale) – dal 22 luglio 2019.

In particolare, di seguito le modifiche europee alla Direttiva 2011/65/UE attuate dal Decreto 15.4.19

 direttiva delegata 2018/736/UE  – esenzione per alcuni componenti elettrici ed elettronici contenenti piombo nel vetro o nella ceramica – modifica voce 7, Allegato III,  D.Lgs.n. 27/2014

direttiva delegata 2018/737/UE  – esenzione relativa all’uso del piombo nelle paste saldanti impiegate per la saldatura di reti capacitive multistrato ceramiche realizzate con fori passanti metallizzati sia di tipo discoidale che di tipo planare – modifica voce 24, Allegato III, D.Lgs.n. 27/2014

direttiva delegata 2018/738/UE  – esenzione relativa all’uso del piombo in elementi dei potenziometri trimmer in cermet  modifica voce 34, Allegato III, D.Lgs.n. 27/2014

 direttiva delegata 2018/739/UE – esenzione relativa all’uso del piombo come elemento di lega nell’acciaio – modifica voce 6, Allegato III, D.Lgs.n. 27/2014

direttiva delegata 2018/740/UE – esenzione relativa all’uso del piombo come elemento di lega nell’alluminio – modifica voce 6, Allegato III, D.Lgs.n. 27/2014

direttiva delegata 2018/741/UE – uso del piombo come elemento di lega nel rame – modifica voce 6, Allegato III, D.Lgs.n. 27/2014

direttiva delegata 2018/742/UE – esenzione relativa all’uso del piombo in saldature ad alta temperatura di fusione – modifica voce 7, Allegato III, D.Lgs. n. 27/2014

direttiva delegata 2019/178/UE  – esenzione relativa all’uso del piombo in cuscinetti e pistoni applicati in alcune apparecchiature non stradali a uso professionale – modifica voce 41, Allegato III, D.Lgs.n. 27/2014.

Senato Repubblica Italiana

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE SULL’AFFARE ASSEGNATO N. 59 (DOC. XXIV, N. 6) – ENERGIA – GENERAZIONE, ACCUMULO, AUTOCONSUMO

Senato della Repubblica

Risoluzione approvata dalla Commissione
sull’Affare Assegnato n. 59

(Doc. XXIV, n. 6)

La 10ª Commissione permanente,

in esito all’istruttoria condotta sull’affare assegnato n. 59 sul sostegno alle attività produttive mediante l’impiego di sistemi di generazione, accumulo e autoconsumo di energia elettrica, anche mediante un articolato ciclo di audizioni dei più significativi portatori di interessi e la consultazione pubblica condotta nel mese di ottobre 2018,

 premesso che:

le tematiche energetiche si intrecciano ormai in modo inscindibile con quelle della lotta ai cambiamenti climatici e, in particolare, all’innalzamento della temperatura globale. Lo sviluppo sostenibile e l’economia circolare sono diventati i temi centrali nel dibattito mondiale e il pieno raggiungimento dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030, rappresentando il percorso per l’azione dei principali Paesi, tra cui l’Italia;

 l’innalzamento medio della temperatura di oltre 1,5 gradi rappresenta una grave minaccia per il futuro dell’umanità, visto che tale innalzamento è in grado di provocare effetti negativi che vanno a colpire l’intera popolazione mondiale; le soluzioni alla crisi climatica sono ampiamente disponibili attraverso innovazioni e tecnologie a cominciare dalle energie rinnovabili, dalle opzioni di trasporto sostenibile, dagli edifici a zero emissioni di carbonio, dalla transizione verso una economia circolare;

 gli accordi assunti a livello internazionale, non ultimo l’accordo di Parigi del 2015, iniziano a produrre i primi risultati, anche se ampiamente al di sotto di quanto necessario e decisivo per invertire la tendenza in atto. L’energia rinnovabile rappresenta attualmente oltre il 70 per cento delle aggiunte nette alla capacità di generazione di energia elettrica. Numerosi Stati, Regioni e autorità locali si sono impegnati a ridurre, entro il 2050, le loro emissioni di gas serra di almeno l’80 per cento rispetto al 1990. Oltre 700 aziende, con una capitalizzazione di mercato totale di oltre 16.000 miliardi di dollari, hanno assunto impegni climatici di vasta portata, mentre numerosi investitori, con un portafoglio di quasi 30.000 miliardi di dollari, hanno sottoscritto il “Climate 100+”, un’iniziativa quinquennale per coinvolgere i maggiori emettitori di gas serra a livello mondiale, per migliorare la governance sui cambiamenti climatici, ridurre le emissioni e rafforzare la finanza per il clima;

 con l’accordo raggiunto a giugno del 2018 tra Consiglio e Parlamento europeo per la Direttiva (UE) 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, che guiderà le legislazioni dei Paesi membri dal 2020 al 2030, il target sulle energie rinnovabili sarà innalzato al 32 per cento nel 2030 e viene riconosciuto il diritto all’autoproduzione, all’autoconsumo, all’accumulo e vendere l’eccedenza di energia elettrica;

 tra gli obiettivi presenti nella proposta italiana di Programma Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), già inviata alla Commissione europea come previsto dal Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio 2016/0375 sulla governance dell’Unione dell’energia, figurano il cittadino e le imprese – in particolare piccole e medie – protagonisti e beneficiari della trasformazione energetica e non solo soggetti finanziatori delle politiche attive; ciò significa promozione dell’autoconsumo e delle comunità dell’energia rinnovabile, ma anche massima regolazione e massima trasparenza del segmento della vendita, in modo che il consumatore possa trarre benefici da un mercato concorrenziale;

 tali scelte politiche, coerenti con gli impegni internazionali presi nell’ambito dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, creano l’opportunità storica e imperdibile per il Paese di sviluppare azioni incisive e lungimiranti volte a coniugare efficacemente lo sviluppo dell’innovazione tecnologica con la sostenibilità energetica, ambientale e sociale;

 tale binomio alimenta, nel breve periodo, benefici a sostegno delle attività produttive della green economy con ricadute dirette, perché permette di acquistare energia elettrica al costo di produzione dell’energia rinnovabile che è oggi inferiore rispetto a quello dell’energia da fonte fossile e perché alimenta la ricerca e lo sviluppo a livello nazionale in materia di digitalizzazione e controllo dei flussi di energia, e indirette, attraverso il rilancio di tutta la filiera coinvolta e il miglioramento della sicurezza energetica con la riduzione della dipendenza energetica;

 attualmente, il comparto produttivo delle energie rinnovabili comprende tutta la filiera dell’industria elettrica, elettrotecnica, elettronica e dell’automazione, nella quale si stimano impegnate circa 1.300 imprese con 468.000 addetti e più di 70 miliardi di euro di fatturato totale. Per il raggiungimento degli ambiziosi e possibili obiettivi europei di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile al 2030, con una adeguata normativa, anche l’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per l’autoconsumo in loco potrà avere un ruolo di crescente importanza;

 l’autoconsumo in situ non viene attualmente misurato: esso può essere solo stimato in quanto le misure ufficiali disponibili riguardano l’energia elettrica immessa e prelevata dalle reti elettriche e solo in alcuni casi (ad esempio per gli impianti incentivati) riguardano anche l’energia elettrica prodotta. Nella memoria ARERA del 12 marzo 2019 94/2019/I/COM, presentata in sede di audizione presso la 10ª Commissione, la quantità complessiva di energia elettrica attualmente autoconsumata è pertanto stimata pari a circa 28 TWh. La mancata applicazione delle componenti tariffarie a copertura degli oneri generali di sistema rappresenta un vero e proprio incentivo implicito stimabile per circa 1,4 miliardi di euro annui, del quale oltre un miliardo per autoconsumo di energia da combustibile fossile;

 in base ai nuovi obiettivi comunitari al 2030, tale quantitativo di produzione annua netta di energia prodotta da impianti di generazione distribuita (GD), rinnovabile e consumata in loco dovrà essere aumentato in modo significativo, con modalità tali da sfruttare il minor costo di produzione dell’energia da fonte rinnovabile e quindi senza ricorrere a strumenti che costituiscano aggravio ingiustificato in bolletta per i cittadini e le imprese;

 considerato che:

nel 2017 l’autoconsumo da FER è stato di 5,5 TWh, dei quali 4,1 da fotovoltaico, 0,9 da bioenergie e 0,5 da idroelettrico. Dai predetti dati, si evince che l’autoconsumo da fonti energetiche rinnovabili (FER) è per la quasi totalità da fotovoltaico. Secondo le prime stime sviluppate da GSE e RSE, la generazione dell’autoconsumo FER potrebbe passare dai circa 6 TWh attuali a circa 20 TWh nel 2030;

nel corso del 2019 le stime saranno affinate in vista della stesura definitiva del PNIEC. Non vi sono ad oggi elementi per ritenere che l’autoconsumo da FER non fotovoltaiche debba aumentare sensibilmente nei prossimi anni; se rimanesse nella stessa proporzione di oggi, l’autoconsumo da FER non fotovoltaiche al 2030 sarebbe poco più di 1 TWh. Quello che invece aumenterà sarà l’autoconsumo da fotovoltaico. Se rimanesse la proporzione attuale, al 2030 l’autoconsumo fotovoltaico sarebbe di circa 12,7 TWh;

 GSE e RSE ritengono che l’autoconsumo si svilupperà per diverse ragioni: la diffusione dei sistemi di accumulo, l’impiego di politiche e condizioni favorevoli per la gestione della domanda e l’adeguamento del comportamento degli utenti che potrebbero essere indotti a massimizzare l’autoconsumo, anche in assenza di batterie. Un fattore abilitante per questo dovrebbero essere i nuovi strumenti tecnologici, di gestione del consumo e della crescita del prezzo dell’energia;

 un ruolo importante per la crescita dell’autoconsumo è attribuito anche ai sistemi di accumulo: secondo alcuni degli scenari sviluppati da GSE e RSE, dei 30 GW di capacità fotovoltaica aggiuntiva al 2030 prevista dalla proposta del PNIEC, oltre 12 GW possono dotarsi di sistemi di accumulo. Nello specifico, si ipotizzano non meno di circa 12 GWh di capacità di accumulo, accoppiata a piccoli impianti domestici, e 3 GWh accoppiata a grandi impianti centralizzati.

 Tale diffusione dell’accumulo, che potrà essere favorita anche da un’evoluzione dell’attuale “scambio sul posto” per premiare esplicitamente o implicitamente l’autoconsumo, determinerà un incremento della quota di energia autoconsumata che, nei piccoli impianti domestici, potrebbe essere incrementata dall’attuale 30 per cento a valori ben oltre il 50 per cento;

l’autoconsumo, quindi, potrebbe contribuire, insieme ad altri interventi sul sistema elettrico, a gestire i potenziali impatti della massiccia diffusione del fotovoltaico: il gran numero di impianti fotovoltaici determinerà verosimilmente overgeneration nelle ore centrali della giornata, in cui al picco di generazione solare potrebbe non corrispondere una sufficiente domanda di energia specialmente in alcune zone, e d’altro canto nelle ore serali potrebbe esservi un incremento piuttosto rapido della richiesta di energia sulla rete. L’autoconsumo, corredato dall’accumulo, potrebbe in parte mitigare tali aspetti: ad esempio, secondo alcune prime stime sviluppate da RSE, la diffusione delle batterie accoppiate agli impianti fotovoltaici potrebbe determinare una riduzione dell’overgeneration per circa 0,5 TWh annui;

al potenziale di sviluppo dell’autoconsumo da fotovoltaico è possibile associare anche una serie di benefici economici e ambientali, tra cui il risparmio di circa 1 TWh annuo di energia elettrica riconducibile alle mancate perdite di rete nel trasporto dell’energia e un risparmio di gas serra pari a 400.000 tonnellate di CO2 associabili al surplus di produzione elettrica necessario a sopperire alle perdite di rete menzionate;

 rilevato che:

attualmente sono installati circa 13.000 sistemi di accumulo (in prevalenza con tecnologia agli ioni di litio e installati da privati) su altrettanti impianti fotovoltaici, di cui la stragrande maggioranza entrati in esercizio negli ultimi 3 anni. Nei primi tre trimestri del 2018 è stato già superato il dato del 2017 (quasi 5.000 installazioni). Dalle misure a disposizione sugli impianti incentivati risulta che le percentuali medie di autoconsumo per privati e imprese in assenza di accumulo sono le seguenti: 30 per cento privati e 50 per cento imprese. Tale differenza è dovuta sostanzialmente ai diversi profili di carico delle utenze. L’utilizzo di accumuli porta a un aumento della media dell’autoconsumo rispettivamente del 25 per cento per i privati e del 15 per cento per le imprese;

 la produzione decentrata e diffusa avvicina la generazione e il consumo e costituisce dunque il modello ideale per indurre a consumare energia nelle ore di produzione da fonte rinnovabile, e a dotarsi di strumenti che rendano flessibile il proprio consumo, come gli stoccaggi, oppure strumenti che consentano la programmazione delle utenze affinché queste consumino energia nelle ore di produzione delle rinnovabili, ad esempio veicoli elettrici e pompe di calore.

 Per raggiungere gli obiettivi di penetrazione delle rinnovabili non basta infatti aumentare la capacità di produzione rinnovabile, occorre orientare i consumi per fare sì che la nuova produzione rinnovabile sia consumata istantaneamente;

 considerato inoltre che:

in questo ampio quadro che delinea le sfide per il prossimo futuro, le attività produttive impegnate nella filiera della green energy sono chiamate a svolgere un ruolo strategico di fondamentale importanza, quali catalizzatori e motori del cambiamento, realizzando un modello di transizione energetica che coniughi l’innovazione tecnologica e il rispetto dell’ambiente, con i benefici occupazionali, economici, di salute e ambientali conseguenti;

 appare necessario che Governo e Parlamento contribuiscano a sostenere decisamente questo processo, analizzando gli aspetti critici di carattere legislativo, normativo e regolatorio ancora presenti nell’attuale quadro regolamentare che disciplina l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia sia in ambito manifatturiero e del terziario, sia in ambito residenziale, al fine di superare tali criticità e sostenerne la crescita reale e lo sviluppo ordinato;

 affinché l’Italia sia protagonista a livello industriale occorre avviare senza indugio una trasformazione profonda del sistema elettrico nazionale, fondato su un presupposto ormai obsoleto della generazione centralizzata di energia. Nella nuova configurazione è richiesta e imprescindibile la partecipazione dei consumatori di energia ai mercati elettrici tramite i meccanismi di demand response e i moderni software di gestione dei flussi elettrici in forme aggregate. Occorre pertanto creare le condizioni affinché i consumatori di energia, anche in forma collettiva, possano generare e accumulare energia per il loro consumo, in un contesto in cui i consumatori e i produttori di energia da fonte rinnovabile contribuiscano alla stabilità e alla sicurezza della rete elettrica nazionale;

 per sbloccare la possibilità di produrre, accumulare e autoconsumare energia per i consumatori non si può prescindere dagli strumenti già individuati dalla normativa europea.

 Un primo aspetto riguarda l’attuazione dei cosiddetti sistemi di distribuzione chiusi (SDC), previsto dalla direttiva sui mercati elettrici (n. 2009/72/CE del 13 luglio 2009). I SDC sono reti elettriche private che distribuiscono energia elettrica all’interno di un sito industriale, commerciale o di servizi condivisi geograficamente limitato, laddove siano presenti ragioni tecniche o di sicurezza che giustificano la parziale integrazione del processo di produzione degli utenti del sito. All’interno di tali sistemi si può produrre energia da distribuire agli utenti nel sito senza far transitare l’energia dalla rete di distribuzione o di trasmissione, purché la medesima non rifornisca clienti civili, a esclusione dell’uso accidentale da parte di un numero limitato di nuclei familiari assunti dal proprietario del sistema di distribuzione;

 la normativa europea lascia agli Stati membri la facoltà di attuare o meno tale previsione. Con l’adozione del decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93, l’Italia ha deciso di non avvalersi di tale facoltà. Il divieto di costruire tali sistemi blocca però la possibilità di fare investimenti per l’autoconsumo e la gestione coordinata dei consumi all’interno dei consorzi industriali e delle grandi aree a destinazione commerciale e terziaria. Per rendere sostenibile la transizione alle fonti rinnovabili devono essere sviluppati tutti gli strumenti che puntino a coordinare domanda e offerta di energia. In questo contesto i sistemi di distribuzione chiusi sono una opportunità che andrebbe colta, in adeguato bilanciamento con la esigenza di contenere i costi dell’energia per la generalità dei cittadini e delle imprese e quindi differenziando la disciplina sul pagamento degli oneri fra sistemi di distribuzione chiusi e sistemi efficienti di utenza sia per i nuovi SDC, che per quelli storici.

 con riferimento al settore della produzione, accumulo e autoconsumo di energia da fonti rinnovabili all’interno di condomini e altri edifici, occorre superare le criticità generatesi con riferimento alla produzione. Il decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, impone l’obbligo della produzione di energia elettrica sempre da fonti rinnovabili, per una percentuale variabile sulla base della superficie in pianta dell’edificio. Il punto critico di tale norma è che l’energia elettrica prodotta ai sensi di quanto previsto dal decreto legislativo n. 28 del 2011 può essere consumata direttamente dalle sole utenze generali condominiali e non dalle unità abitative del condominio. Gran parte dell’energia non viene dunque autoconsumata, ma viene immessa nella rete elettrica, per poi essere nuovamente acquistata dai condòmini che l’hanno immessa;

 la Direttiva (UE) 2018/2001 prevede, all’articolo 21, che inquilini e condòmini all’interno di un edificio possano collettivamente produrre, accumulare e consumare energia elettrica. In Italia, questo è attualmente vietato alla singola utenza condominiale e risulta non conveniente per il condominio che può alimentare soltanto i servizi generali. Bisogna dunque riconoscere al più presto tale diritto. Le limitazioni attuali costituiscono una restrizione ingiustificata degli spazi di libertà dei cittadini e rappresentano un ostacolo alla necessaria diffusione dell’autoconsumo, anche in considerazione delle attuali condizioni tecnologiche favorevoli, ad esempio relativamente all’importante evoluzione dei sistemi di accumulo (a batteria, termici o anche più avveniristici quali lo sfruttamento delle batterie dei veicoli elettrici, incluso il Vehicle to Grid);

 occorre consentire, anche in via sperimentale, l’avvio tempestivo delle Comunità energetiche rinnovabili (CER o Local Energy Communities – LEC), ossia aggregazioni di utenti (cittadini, enti locali e piccole e medie imprese) che si associano per la produzione, l’accumulo e il consumo di energia in forma aggregata. L’energia prodotta dalle CER potrà essere condivisa fra i soci e consumata direttamente dai soci che hanno partecipato con la propria quota all’investimento per la produzione degli impianti. La Comunità energetica permette ai cittadini e agli enti locali di garantirsi l’approvvigionamento di energia elettrica autoprodotta ai costi di produzione dell’energia rinnovabile, che sono oggi minori rispetto a quelli dell’energia da fonte fossile.

 In ragione del loro radicamento sul territorio, le CER possono sostenere meccanismi di solidarietà per l’approvvigionamento di energia ai cittadini più indigenti. Inoltre, l’energia prodotta dalla Comunità può essere trasferita a soggetti con caratteristiche di consumo diverse, superando così uno dei maggiori ostacoli attuali alla diffusione dell’autoconsumo;

 per permettere alle CER di svolgere la propria funzione è fondamentale accelerare nell’installazione di contatori “intelligenti” di seconda generazione (Smart Meters2G), che ad oggi coprono circa il 20 per cento delle utenze italiane, in particolare laddove siano gli stessi cittadini a chiedere la installazione per poter dare vita a comunità di energia rinnovabile.

 anche il “consumo di prossimità”, ovvero l’autoconsumo dell’energia prodotta in comunità delimitate geograficamente, è strumento virtuoso e da incoraggiare se attuato con modalità tali da incentivare la simultaneità fra produzione da fonte rinnovabile e consumo e quindi la ottimizzazione della produzione rinnovabile e la riduzione dei flussi di energia sulle reti di trasmissione;

 il consumo di prossimità, inoltre, riduce la necessità di potenziamento della rete, se attuato con modalità tali da stimolare la massima simultaneità fra produzione e consumo. Rispetto alle CER, appare importante anche regolamentare l’auspicata partecipazione di tali soggetti al Mercato per il servizio di dispacciamento (MSD), che ha recentemente beneficiato di una prima apertura normativa, soprattutto in caso di utilizzo di impianti fotovoltaici che presentino idonei sistemi di accumulo;

 Tenuto conto che nella proposta italiana di PNIEC vi è un esplicito paragrafo nel quale sono indicate le politiche e misure per realizzare il contributo nazionale al conseguimento dell’obiettivo vincolante a livello dell’Unione europea per il 2030 in materia di energia rinnovabile,

impegna il Governo a:

dare attuazione alla Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, con disposizioni immediatamente operative, in ordine all’applicazione delle parti relative all’autoconsumo e alle CER;

 istituire, come indicato nella Direttiva (UE) 2018/2001, un quadro favorevole alla promozione e alla agevolazione dello sviluppo dell’autoconsumo di energia rinnovabile, tenuto conto delle barriere ingiustificate esistenti per l’autoconsumo di energia rinnovabile e, al contempo, del potenziale dello stesso, nei territori e nelle reti energetiche;

 assicurare che i clienti finali, in particolare i clienti domestici, abbiano il diritto di partecipare a comunità di energia rinnovabile, mantenendo al contempo i loro diritti e doveri in qualità di clienti finali e senza essere soggetti a condizioni o procedure ingiustificate o discriminatorie;

 assicurare che alle comunità di energia rinnovabile sia riconosciuto il diritto di produrre, consumare, immagazzinare e vendere l’energia rinnovabile, anche tramite accordi di compravendita di energia elettrica rinnovabile, e di condividere, all’interno della stessa comunità, l’energia rinnovabile prodotta dalle unità di produzione detenute da tale comunità produttrice/consumatrice di energia rinnovabile. Ciò deve avvenire assicurando che i membri della comunità mantengano i loro diritti e doveri in qualità di clienti finali e che, da una parte, la condivisione non sia considerata ai fini fiscali quale vendita di energia e, dall’altra, siano pagati i corrispettivi per la distribuzione di energia, ma non quelli per il trasporto e almeno in parte il dispacciamento se l’energia è simultaneamente prodotta e consumata all’interno dei membri della comunità, senza essere veicolata sulla RTN. Il tutto secondo criteri di sostenibilità dei costi per la generalità dei cittadini e delle imprese, che non devono vedere aggravati i propri costi in bolletta;

 garantire il diritto all’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili consentendo linee dirette fra produzione e consumo non contigui e permettendo l’autoconsumo distribuito con più consumatori nei condomini, con i sistemi di distribuzione chiusi (SDC), con le comunità energetiche locali e peer to peer;

 porre in essere le azioni necessarie per far sì che l’autoconsumo in forma singola o collettiva sia efficiente, conveniente e sostenibile aprendo i mercati alla generazione rinnovabile, in particolar modo quello dei servizi di rete;

 adottare gli atti necessari a garantire una graduale transizione a un sistema non centralizzato di dispacciamento dei flussi di energia, riformando la struttura della nuova bolletta per gli utenti domestici ed eliminando le tariffe fisse di distribuzione;

 stabilizzare e potenziare le misure che dispongono il super-ammortamento e le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica e per l’acquisto degli impianti che producono energia da fonti rinnovabili;

 prevedere un meccanismo premiante sull’autoconsumo, anche in alternativa allo “scambio sul posto”, che stimoli l’utilizzo di sistemi di accumulo per la massimizzazione dell’autoconsumo;

 incentivare criteri di sostenibilità economica che consentano di contenere i costi per i consumatori, tenuto conto che molti impianti alimentati a fonte fossile – ad esclusione degli impianti di cogenerazione ad alto rendimento – sono in fase di avanzato ammortamento e potrebbero essere soggetti a un meccanismo di esenzione ridotto, al fine di liberare risorse per la riduzione delle bollette e lo stimolo di nuovo autoconsumo;

 valutare per le CER e i nuovi impianti FER che opereranno nel consumo di prossimità utilizzando la rete di distribuzione, l’adozione di misure di agevolazione fiscale o contributi in conto capitale, anche tenendo conto dei benefici ambientali che derivano dal ricorso a tali strumenti;

avviare l’attuazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, coerentemente con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, intensificando gli interventi finalizzati a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, con particolare riferimento alla promozione dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili;

 dare attuazione alla Strategia energetica nazionale (SEN), laddove prevede la progressiva sostituzione della generazione elettrica a carbone, prioritariamente, con quella da fonti rinnovabili, al fine di dare certezza e attuazione a un percorso avanzato, coraggioso e capace di sostenere la modernizzazione del nostro sistema economico;

 procedere rapidamente nel percorso di riforma del sistema degli incentivi per le rinnovabili, da attuare parallelamente alla riduzione progressiva degli incentivi ambientalmente dannosi, in considerazione del raggiungimento sostanziale della grid parity,ossiadel punto in cui l’energia elettrica prodotta per mezzo di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili ha lo stesso prezzo dell’energia prodotta da fonti energetiche convenzionali, e in primo luogo da quelle fossili;

 prevedere, nell’ambito della riforma degli incentivi energetici una gestione sostenibile tendente alla riduzione degli oneri generali di sistema attraverso la loro gestione integrale da parte dell’Acquirente Unico, anche monitorando, tramite il Sistema informativo integrato, i flussi degli oneri generali realmente pagati dai consumatori e versati dai venditori, garantendo adeguata trasparenza dei processi e idonee forme di tutela per operatori e consumatori;

auspica infine, nell’ambito delle misure finalizzate al recupero di efficienza energetica, l’estensione alle utenze domestiche dei meccanismi di incentivazione per la compensazione dell’energia reattiva, analogamente a quanto già previsto per le utenze industriali, anche alla luce delle nuove possibilità tecnologiche consentite dai contatori di seconda generazione.

 

Fpnte: Senato della Repubblica

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JCB L’ESCAVATORE PIÙ SCELTO DEL MOVIMENTO TERRA – È ORA DISPONIBILE NELLA GAMMA X SERIES

Comunicato e Foto in AREA STAMPA

JCB lancia tre nuovi escavatori X Series nel segmento da 13-16 tonnellate rivolti a specialisti del movimento terra, gli attesissimi 131X, 140X e 150X.

Questi nuovi modelli di escavatori X Series di JCB sono i primi modelli della nuova gamma lanciati sul mercato italiano, escavatori che rispetto alle serie precedenti sono più produttivi, più silenziosi e più confortevoli. La nuova X Series comprende anche i modelli 210X e 220X, attualmente commercializzati solo in altri mercati ma che prossimamente saranno presentati anche in Italia.

Tim Burnhope, Chief Innovation and Growth Officer di JCB, ha dichiarato: “La macchina per eccellenza per i lavori di movimento terra è sempre stata l’escavatore cingolato  da 13-16 tonnellate. Questa tipologia di macchina è il ‘cavallo di battaglia’ del cantiere; dallo scavo di fondazioni al getto di calcestruzzo, dalla movimentazione di inerti alle operazioni più varie nelle lavorazioni stradali. Siamo estremamente entusiasti dell’introduzione di tre nuove macchine della X Series che soddisfano le esigenze del settore nelle operazioni di movimento terra più diffuse. I nuovi modelli sapranno soddisfare le richieste dei clienti in termini di resistenza, durata, comfort, facilità d’uso, affidabilità, efficienza, produttività e facilità di manutenzione“.

Il lancio della X Series di escavatori idraulici cingolati JCB innalza il livello per quanto riguarda il design delle macchine, ancora più robusto e duraturo, la  produttività e le prestazioni incrementate, un maggiore comfort per l’operatore e una facilità d’uso senza precedenti.

Le caratteristiche principali dei nuovi escavatori JCB 131X, 140X e 150X includono:

  • Cabina dell’operatore più ampia per un comfort giornaliero ineguagliabile
  • Eccezionale riduzione del rumore in cabina fino al 68%
  • Design moderno con punti di attacco resistenti
  • Tubazioni ad alto flusso con diametro maggiorato che riducono le perdite di sistema e aumentano l’efficienza
  • Miglioramento della produttività del 6% tonnellate/litro sui modelli da 81 kW

Gli escavatori 131X, 140X e 150X vanno a sostituire i modelli di successo JS130, JS131, e JS145. Il 131X mantiene il motore JCB EcoMAX da 55kW (74 HP), mentre il 140X e il 150X sono alimentati dal motore JCB EcoMAX da 81kW (108 HP).

Con una larghezza di 2,5 metri, i nuovi modelli sono più larghi di 80 mm rispetto ai precedenti, e consentono l’installazione della cabina CommandPlus molto più grande, offrendo all’operatore un ambiente incredibilmente spazioso e molto confortevole. La cabina, che poggia su quattro supporti idraulici, è più grande del 15%  e incorpora il telaio ROPS all’interno della sua struttura, oltre a disporre di vetri piani facilmente sostituibili.

In cabina il rumore è stato ridotto fino ad una incredibile riduzione del 68% rispetto ai precedenti modelli JS130 e JS145, – 5dB (A) inferiore a 67 dB (A).

Nell’introdurre la cabina più grande non vi è stato però alcun bisogno di spostare il braccio, assicurando così che non vi sia un aumento di sollecitazione sul cuscinetto di rotazione, garantendo una rotazione eccellente e una precisione millimetrica durante lo scavo.

La cabina pressurizzata, completamente sigillata, è disponibile con diversi sedili confortevoli Grammer tra cui scegliere,e con nuove opzioni disponibili per riscaldamento e raffreddamento. L’operatore beneficia anche delle leve dei servocomandi montate su sedile: i dispositivi di controllo sono stati progettati per essere focalizzati al 100% sull’operatore, con un nuovo blocco di comando posizionata sulla destra del sedile che riunisce tutti gli interruttori e i comandi in un’unica unità montata sul sedile. Un nuovo monitor da 7″ con menu e funzionalità intuitive è accessibile tramite un controller rotante di tipo automobilistico.

In linea con la focalizzazione spinta sulla facilità d’uso voluta da JCB per la nuova X Series, il numero di passaggi che l’operatore deve completare prima che la macchina sia pronta per il lavoro è stato drasticamente ridotto: infatti, l’operatore è attivo e in grado di lavorare entro due secondi dopo aver girato la chiave di accensione.

Le tre nuove macchine hanno l’immagine forte che contraddistingue la nuova X Series, con i serbatoi per il carburante e idraulici ora montati all’interno dei pannelli di carrozzeria secondari. Tutte le porte di accesso ai servizi sono a doppia parete con superfici di contatto zincate per una maggiore durata. Il serbatoio idraulico include anche un nuovo sistema deflettore per ridurre l’aerazione dell’olio; la durata del filtro è di 2.000 ore come per i modelli X Series più grandi, valore doppio rispetto alle 1.000 ore dei precedenti modelli JS.

Il contrappeso ridisegnato vede due punti di impatto progettati appositamente sugli angoli e lungo il bordo inferiore per limitare al minimo i danni. I modelli X Series possono essere ordinati con piastre speciali per impieghi gravosi, protezioni antiurto laterali e su richiesta un avambraccio heavy-duty con piastre antiusura.

Gli escavatori della X Series utilizzano il collaudato design JCB per quanto riguarda  braccio e avambraccio, anche se i modelli 140X e 150X sono dotati di un cilindro più grande per un aumento dell’11% della forza di strappo alla benna. Anche la durata dell’erogazione di potenza è stata aumentata da 3 a 9 secondi, consentendo di avere a disposizione un tempo di potenza più lungo all’avambraccio e alla benna. Per ottimizzare questi miglioramenti, le dimensioni del radiatore dell’olio idraulico sono state aumentate del 15% per garantire prestazioni di raffreddamento eccellenti in qualsiasi condizione operativa nel mondo.

Gli escavatori modelli140X e 150X sono dotati di una pompa idraulica Kawasaki più grande, in grado di funzionare a un numero di giri del motore più basso: ciò significa che per ogni litro di carburante utilizzato lì’operatore può spostare il 6% di materiale in più.

La taratura fine del blocco valvole Kayaba della macchina, infine, apporta miglioramenti nella condivisione del flusso per l’uso multifunzionale, offrendo un miglioramento dell’8% della produttività nelle operazioni di livellamento. Un sistema di spegnimento automatico del motore è stato incorporato per ridurre ulteriormente l’uso di carburante quando la macchina non è in funzione.

Tutte le tubazioni del circuito hi-flow in aree cruciali della macchina sono state ingrandite di 0,25″ per ridurre le perdite di pressione nel sistema; inoltre, tutte le tubazioni sono collegate al braccio con robusti morsetti in gomma per ridurre le vibrazioni, così come sono comuni alla gamma i comandi di apertura del flusso del circuito ausiliario. I clienti possono ordinare le macchine della X Series dotate di tutti i cablaggi necessari per adattarsi ai sistemi di controllo macchina e GPS dei produttori Topcon, Leica e Trimble, così come i nuovi escavatori possono anche essere forniti in configurazione Steelwrist-ready per essere utilizzati con tilrt-rotator.

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CONFCOMMERCIO IMPRESE PER L’ITALIA – Assemblea 2019

Confcommercio Imprese per l’Italia

 

Assemblea 2019

  

Sangalli: “Innovazione, infrastrutture e riforma fiscale chiavi per la crescita”

Nella sua relazione il presidente di Confcommercio ha sottolineato che “non basta quello che si sta facendo, la ripresa è quasi nulla e per la crescita si deve e si può fare di più”. “Restano sfide strutturali che vanno vinte per imboccare un nuovo sentiero di sviluppo”.

IL TESTO DELLA RELAZIONE

RELAZIONE SANGALLI, I COMMENTIUFFICIO STUDI CONFCOMMERCIO: “CON AUMENTO IVA NEL 2020 RISCHIO CRESCITA ZERO”

  

Di Maio: “L’Iva non è aumentata e non aumenterà”

L’intervento del vicepremier: “L’anno scorso sono venuto qui a dire che l’Iva non sarebbe aumentata e allo stesso modo dico oggi, con molta fermezza, che non aumenterà neppure nella prossima legge dI bilancio”. “Lettera Ue paradossale, ci sarà trattativa”.

VIDEO ASSEMBLEA GENERALE 2019

IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

 Fonte: Confcommercio Imprese per l’Italia

 

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SNPA – LINEA GUIDA TERRE E ROCCE DA SCAVO

SNPA – Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente

Linea Guida Terre e rocce da scavo

Nello scorso Consiglio del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente sono stati approvati alcuni manuali. Uno dei più attesi è contenuto nella delibera 54/2019 “Linea guida sull’applicazione della disciplina per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo“.

Una tematica con un grande campo di applicazione in molti cantieri e opere, un manuale che aiuta a sciogliere alcuni dubbi interpretativi della normativa, che già con il DPR del 13 giugno 2017, n. 120 aveva compiuto notevoli passi avanti.

Fra le novità più significative, l’affermazione dell’impostazione adottata da Arpa Liguria nel territorio regionale circa il fondo naturale per l’amianto, che non prevede la determinazione numerica di un valore, ma introduce il concetto di “compatibilità geologica”.

Inoltre sono state chiarite, soprattutto nell’ambito dei cantieri di piccole dimensioni, alcune incertezze: adesso sul tema Snpa ha un approccio unitario, riassunto nelle sessanta pagine della linea guida consultabile qui.

Doc. 54: Approvazione del manuale “Linea guida sull’applicazione della disciplina per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo”

Le delibere del Consiglio Snpa del 9 maggio

 

Fonte: SNPA