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Stati Generali della Green Economy 2018

Siamo lieti di segnalare la settima edizione degli Stati Generali della Green Economy 2018, dedicati quest’anno al tema “Green Economy e nuova occupazione per il rilancio dell’Italia“, che si terranno il 6 e 7 novembre 2018 a Rimini Fiera in occasione della manifestazione Ecomondo, promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e con patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico e della Commissione europea.

E’ possibile consultare il programma dettagliato dell’evento al seguente link

Programma dell’evento | link

Di seguito le indicazioni utili per procedere all’iscrizione online in pochi passi, entro il 30 ottobre:

  • Accedere alla pagina di registrazione http://fierarimini.bestunion.com/
  • Effettuare la registrazione online inserendo i propri dati personali
  • Vi siete registrati! Ora dovete solo stampare il biglietto o salvarlo sul vostro telefono e conservarlo per l’ingresso in fiera, evitando le code.

I lavori della mattina del 6 novembre, alla presenza del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, verranno aperti dalla Relazione 2018 sullo stato della green economy e dalle Priorità della green economy per la XVIII Legislatura. Si proseguirà nel pomeriggio del 6 novembre con quattro sessioni tematiche parallele di approfondimento e consultazione (green city, economia circolare, politica agricola e mobilità sostenibile).
Gli Stati Generali proseguiranno la mattina del 7 novembre con la sessione plenaria internazionale dedicata al focus “Ruolo delle imprese nella transizione alla Green Economy: i trend mondiali”. I lavori si concluderanno il pomeriggio del 7 novembre, con la sessione di consultazione, in collaborazione con il Ministero dello sviluppo economico e Anev, su “Il Piano Nazionale Energia e Clima: stato dell’arte e confronto con gli stakeholder”.

 

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ASCOMAC a Ecomondo/Key Energy 2018

WORKSHOP

Energia da Biometano

Generazione, Consumo, Utilizzo ad alta efficienza

Applicazioni pratiche della Filiera Sostenibile

Rimini, 7 novembre 2018 ore 9.30 – 13.00 Padiglione D6 – Piano 1, Sala Orchidea

Il D.Lgs. n. 257/2016 (DAFI) sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi – Gas naturale, Biometano, GNC, GNL – e il Decreto 2 marzo 2018 sulla promozione dell’uso del Biometano e degli altri biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti, individuano combustibili alternativi, tra cui il Biometano, per ridurre le emissioni inquinanti.

Partendo dalla Energia Rinnovabile e Alternativa, l’obiettivo del Workshop è di mettere a rete e valorizzare la Filiera del mercato – Prodotto, Impresa, Cliente Finale – nei vari Settori – Agricoltura, Edilizia, Manifattura, Terziario, Logistica, Trasporti – a partire da informazioni, competenze, attività, opportunità attraverso la generazione, distribuzione, consumo, utilizzo, anche a fini di trasporto e mobilità, di prodotti e servizi realizzati con combustibili alternativi tra i quali il Biometano per realizzare Modelli di produzione, consumo e utilizzo innovativi e sostenibili 

GSE

ENERGIA NEL SETTORE TRASPORTI 2017

GSE

Energia nel Settore Trasporti 2017

 La Nota fornisce il quadro completo dei consumi energetici nel settore Trasporti in Italia, descrivendo – sulla base di dati statistici e di monitoraggio ufficiali, armonizzati a livello europeo – le principali grandezze in gioco e i trend rilevati nell’ultimo decennio.

In continuità con la prima edizione, pubblicata dal GSE nel luglio 2017, la Nota riporta, da un lato, le statistiche ufficiali sui consumi finali di energia nel settore dei Trasporti, aggiornate al 2016; dall’altro, la composizione e l’andamento dell’obiettivo settoriale al 2020 fissato per l’Italia dalla Direttiva 2009/28/CE (c.d. 10% target).

Il capitolo conclusivo è invece dedicato alla presentazione dei dati sui biocarburanti immessi in consumo in Italia nel 2017, con approfondimenti sulle materie prime utilizzate e sui principali Paesi di produzione.

Fonte: GSE

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JCB ANNUNCIA NUOVI RECORD DI VENDITE

COMUNICATO e FOTO nell’AREA STAMPA

JCB ha annunciato nuovi record per fatturato e vendite di macchine nel 2017, nonostante i mercati globali abbiano confermato un andamento altalenante durante tutto l’anno.

JCB, il produttore di macchine per il cantiere e l’agricoltura con sede nello Staffordshire, ha comunicato che il suo fatturato nel 2017 è salito di quasi il 28% a 3,35 miliardi di Sterline (nel 2016 era di 2,62 miliardi), mentre le vendite di macchine sono salite a 75.693 (66.011 nel 2016). Gli utili su base EBITDA sono aumentati di quasi il 19% a 341 milioni di Sterline (287 milioni nel 2016). Dal 1975, il rendimento medio dell’investimento di JCB è stato superiore al 30%.

Il rimbalzo del mercato è proseguito con forza nel 2018, che ha spinto i livelli di produzione globale di JCB a un livello record di 500 macchine al giorno.

Il CEO di JCB, Graeme Macdonald, ha dichiarato: Il 2017 è stato un anno molto importante per JCB durante il quale abbiamo stabilito nuovi record di vendita. Mentre il mercato globale è cresciuto di oltre il 21% lo scorso anno, le vendite di JCB sono aumentate di quasi il 28%. Questa crescita ha spinto la domanda in tutte le gamme di prodotti JCB, in particolare per i sollevatori telescopici, dove stiamo investendo in una maggiore capacità di produzione globale”.

Il Presidente di JCB, Lord Bamford, ha dichiarato: “La continua crescita dei mercati globali nel 2018 ha visto i tassi di produzione di JCB raggiungere il loro massimo storico. Anche i livelli di occupazione nei nostri stabilimenti sono ai massimi storici e ora impieghiamo più di 15.000 persone. Solo nel Regno Unito quest’anno abbiamo reclutato quasi 1.100 persone: ottime notizie sia per JCB che per la manifattura britannica”.

JCB ha 22 stabilimenti in tutto il mondo, di cui 11 nel Regno Unito e gli stabilimenti britannici JCB ora impiegano la cifra record di 7.600 persone. A giugno JCB ha rivelato che stava investendo 50 milioni di sterline in un nuovo stabilimento britannico per la produzione di cabine per le sue macchine a Uttoxeter, nello Staffordshire. La fabbrica aprirà nel 2019.

Senato Repubblica Italiana

Comunicato Stampa

Roma, 3 ottobre 2018 – Sostegno alle attività produttive mediante l’impiego di sistemi di generazione, accumulo e autoconsumo di energia elettrica – Atto n. 59 – 10ª Commissione Senato della Repubblica  – Audizioni – documento

 Modelli di produzione, consumo e utilizzo innovativi e sostenibili per il Sito/Impresa, Strumenti operativi quali Sistemi di generazione, accumulo e autoconsumo di energia elettrica ad alta efficienza, Sostegno alle attività produttive, a partire dalla attuazione della Fiscalità ambientale e energetica, sono i tre pilastri logico-operativi, presentati da Ascomac Confcommercio Imprese per l’Italia, per realizzare quanto indicato dall’Affare n. 59, oggetto di Audizioni 10ª Commissione Industria, commercio, turismo “sul sostegno alle attività produttive mediante l’impiego di sistemi di generazione, accumulo e autoconsumo di energia elettrica”.

 Al di là della “transizione verso la green economy”, la cui tempistica è ormai sempre più ridotta, è strategico individuare e attuare obiettivi ormai non più rinviabili, a partire dalla valorizzazione, applicazione, e realizzazione del duale: “attenuazione dei cambiamenti climatici – benessere del concittadino”.

 “In questa visione e azione, sostiene il Dott. Carlo Belvedere Segretario Generale di Ascomac, la “Sostenibilità Circolare”, di cui la Economia è strumento e non obiettivo, trova piena attuazione e applicazione nel “Ciclo Vita”, legale, responsabile, progettuale, equo-sociale, ambientale di:

  • prodotti, forniture, servizi
  • imprese, siti, infrastrutture
  • clienti finali, utenti

diventando, di diritto e di fatto, il punto di partenza e di arrivo dei modelli di produzione e consumo sostenibili, da realizzare attraverso strumenti qualitativi, ambientali e sociali per la riduzione dell’uso delle risorse, delle emissioni di gas a effetto serra e di altre sostanze inquinanti e la attenuazione dei cambiamenti climatici”.

“E’ strategico, prosegue Belvedere, orientare il mercato verso modelli e modi di produzione/distribuzione e consumo/utilizzo sostenibili, peraltro indicati da tempo dall’ art. 15, Legge n. 23/2014, fondati su Legalità, Responsabilità sociale, Trasparenza, Ciclo vita del prodotto/processo di produzione, Coesione e integrazione sociale, Sviluppo equo-sostenibile, Qualità sostenibile del Territorio e dell’Abitato, Mobilità e Accessibilità ai luoghi” che consentono, tra l’altro di  investire in modelli sostenibili per l’Impresa innovativa e Sostenibile, per favorire altresì il Reshoring delle Imprese Italiane che hanno delocalizzato la produzione all’estero, riducendo se non eliminando il dumping ambientale”.

L’evoluzione tecnologica e digitale sta sempre più attivamente accompagnando e stimolando profondi cambiamenti, anche nel contesto competitivo, sia di Impresa – produzione, fornitura, servizi – sia, contemporaneamente, nei comportamenti degli utenti e dei clienti finali, con impatti “rilevanti” in termini di Sostenibilità.

“Altro aspetto rilevante è il contributo diretto dei Cittadini produttore, distributore, cliente finale, utente – allo sviluppo equo-sostenibile del Paese si basa proprio sulla comune responsabilità sociale, finalizzata alla realizzazione e gestione sostenibile di attività, azioni e comportamenti, partecipando attivamente e congiuntamente alla corretta generazione, consumo, utilizzo, risparmio delle risorse e, conseguentemente, alla riduzione dei cambiamenti climatici”.

“E’ importante mettere al centro delle attività di ristrutturazione/riqualificazione l’Edificio/Sito, facendo “circolare” congiuntamente tutte quelle azioni di miglioramento/adeguamento a partire dalla Statica, Antisismica, Risparmio idrico, energetico, Interconnessione digitale, Riduzione e trattamento rifiuti, Reti e infrastrutture energetiche, Mobilità sostenibile.

E questo, banalmente, per evitare di incentivare Edifici che riqualificati ad es. energeticamente, finiscono per “crollare” per problemi statici, sismici, alluvionali etc.”.

Con riguardo agli Strumenti operativi,il miglioramento delle azioni finalizzate al risparmio energetico si basa proprio sulla connessione strategica tra:

  • sistemi di generazione di energia ad alta efficienza in sito – residenziale, industriale, terziario, agricolo etc.
  • consumo/utilizzo, anche a fini di mobilità sostenibile, da parte di pluralità di utenti finali residenti nel medesimo sito
  • trasferimento dell’energia attraverso reti energetiche intelligenti private nel sito – infrastruttura privata del sito anche connessa alla rete pubblica.

 Occorre, quindi, procedere a livello legislativo estendendo la liberalizzazione,

  • ad oggi prevista solo per le attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica e, per pluralità di utenti finali, solo nei settori societario/industriale e cooperativo

anche

  • alle attività di autoproduzione, trasferimento attraverso reti energetiche private e autoconsumo di energia da parte di persona fisica, persona giuridica, pluralità e/o gruppi di persone fisiche/giuridiche nei diversi settori economici, tutti utilizzatori finali residenti e/o operanti in sito qualificato SEU, SDC.

Tutto questo per poter realizzare Edifici/Siti veri e propri HUB innovativi, energetici, digitali, a ridotto consumo di risorse, ad efficiente utilizzo per mobilità elettrica. 

Modelli e modi sostenibili e strumenti applicativi trovano risorse attraverso la fiscalità ambientale ed energetica in partenariato pubblico/privato.

La fiscalità ambientale e energetica rappresenta senza dubbi una leva trasversale di sviluppo del Lavoro e della Competitività sostenibile del Sistema Italia, avviando la transizione del Paese verso un’economia a basso contenuto di carbonio, ad elevato risparmio energetico, a ridotto consumo di acqua, ad alta riciclabilità.

L’impulso che il Legislatore può dare, da subito, al sistema economico è di promuovere, integrare, raccordare e coordinare tra loro la fiscalità ambientale e quella energetica, ora verticalmente separate, per unificarle sotto il Valore della Sostenibilità.

La Fiscalità Ambientale e, quindi, anche energetica costituisce quel motore di sviluppo atto a valorizzare la sostenibilità di prodotti, siti, edifici, infrastrutture e comportamenti, attuando il nuovo Paradigma, non solo energetico, destinato a realizzare e attuare la transizione verso la Decarbonizzazione e l’Indipendenza energetica.”

 “In pratica, conclude Belvedere, Sostituzione strumento “Cap and Trade” con il principio basato su meccanismi di mercato riguardanti il contenuto CO2 dei prodotti destinati al consumo, attraverso una riduzione/esenzione della tassazione di accise e IVA dei prodotti a più basso contenuto di carbonio e non solo; Revisione del metodo di attribuzione dei benefici fiscali distinguendo tra aiuto all’investimento – a carico della fiscalità generale e – sostegno all’esercizio, attraverso la valorizzazione nella bolletta energetica, della sola energia prodotta e non più anche della tecnologia che la genera;  Revisione dei. Sistemi di incentivazione per l’efficienza energetica – Conto Termico, Ecobonus, Ristrutturazione edilizia – Iperammortamento;  Revisione della disciplina delle accise e dell’IVA;  Attuazione corretta di quanto previsto dagli artt. 14 e 15, Direttiva 2003/96/CE in merito alle fonti rinnovabili e alla cogenerazione ad alto rendimento alimentata da FER e combustibili alternativi, con la esenzione/riduzione delle accise e dell’IVA sui prodotti energetici ed elettricità utilizzati da unità/impianti di cogenerazione ad alto rendimento e sul consumo efficiente di energia generata da unità/impianti alimentati da fonti rinnovabili e di cogenerazione ad alto rendimento.

 Infine, con riguardo alla cogenerazione CAR, tenuto conto che l’unità di cogenerazione ad alto rendimento produce energia elettrica e recupera il calore di scarto (non produce, cioè, calore come le caldaie, ma lo recupera) e di quanto stabilito dalla Sentenza UE del marzo 2018 sopra citata, attuazione della applicazione della esenzione dalla aliquota di accisa, per produzione di energia elettrica, dei prodotti energetici/combustibili alternativi di alimentazione di unità di cogenerazione ad alto rendimento”. 

 

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I NUOVI MINIESCAVATORI JCB IRROMPONO SUL MERCATO

COMUNICATO e FOTO nell’AREA STAMPA

I nuovi miniescavatori JCB sono progettati per soddisfare le specifiche esigenze degli operatori e, in particolare con il girosagoma 18Z-1 e il compatto 19C-1 “E Prop”,  perfettamente rispondenti alle specificità del mercato italiano, motivi per cui stanno riscuotendo un forte gradimento.

JCB prosegue nel rinnovamento della gamma di escavatori compatti “new generation” con il lancio di nuovi modelli di miniescavatori nella classe di peso 1-2 tonnellate, progettati per soddisfare le specifiche esigenze degli operatori, alla ricerca della massima qualità, affidabilità, prestazioni e comfort, con allo stesso tempo una forte attenzione alla riduzione dei consumi e dei costi di gestione per il cliente.

I nuovi modelli sono 16C-1, 18Z-1, 19C-1. Con pesi operativi da 1,6 a 1,8 tonnellate, le novità includono il modello 16C-1  con rotazione convenzionale, il modello 18Z-1 il primo girosagoma (zero tail swing) JCB in questa categoria di peso, infine il modello 19C-1 a rotazione convenzionale.

Il modello 18Z-1 girosagoma in pochi mesi di commercializzazione si sta già rivelando un successo di mercato. 

Il modello più grande, 19C-1, è disponibile anche nella versione “E Prop”, con comandi ausiliari elettroproporzionali, allestimento particolarmente apprezzato sul mercato italiano.

Le principali caratteristiche della nuova gamma includono: carrozzeria 100% di acciaio per la massima resistenza agli urti e facile da riparare; nuovo design del gruppo di scavo e del sottocarro per aumentare le prestazioni di scavo e di sollevamento; 10 punti di ancoraggio integrati che rendono più facile il trasporto senza danneggiare i cingoli; intervalli di ingrassaggio di 500 ore che riducono ulteriormente i fermi macchina; un nuovo contrappeso che favorisce un facile accesso ai punti di servizio; cofanature separate per facilitare i controlli quotidiani.

Le tre nuove macchine JCB condividono il comune dna progettuale della gamma “new generation” – che ora comprende modelli completamente rinnovati da 1 a 10 tonnellate -, che unisce maggiore durata, consumi ridotti, struttura più resistente e maggiore facilità di manutenzione, a tutto vantaggio della riduzione dei tempi di inattività e dell’incremento della produttività per il cliente.

In tutti e tre i modelli è stato utilizzato un telaio comune, con superfici lavorate per una migliore installazione e durata della vita dei componenti. La conformazione inclinata del carro riduce la ritenzione dei materiali, rendendo più facili le operazioni di pulizia della macchina.

I nuovi escavatori sono disponibili sia con telaio fisso che con carro ad H nella versione retrattile; in questo allestimento la larghezza della macchina può variare da 980 a 1.330 mm. Per tutti i modelli i cingoli sono disponibili sia in gomma che in acciaio.

Design rinnovato per la lama dozer: questa nuova geometria offre una maggiore altezza di sollevamento e i due bracci del dozer sono disponibili in versione standard oppure di lunghezza maggiorata (opzionale). La versione con bracci dozer lunga conferisce alla macchina maggiore stabilità e la possibilità di incrementare i volumi di lavoro.

Relativamente alla sovrastruttura sono previste due configurazioni diverse: cabina o tettuccio per i due modelli compatti a rotazione convenzionale; solo versione tettuccio (canopy) per il modello girosagoma ZTS (in Italia commercializzato con tettuccio a 4 montanti). In entrambi i casi il layout della struttura è stato migliorato per un più agevole accesso ai componenti.

Punti di aggancio particolarmente robusti sono stati inseriti nel telaio di tutte e tre le macchine, rendendo così più facile il trasporto e garantire maggiore protezione ai cingoli e ad altri elementi spesso erroneamente utilizzati per il fissaggio della macchina in caso di trasporto su veicoli.Tutte e tre le nuove macchine utilizzano un braccio da 1.800 mm, a quattro piastre, di nuova generazione; l’avambraccio è disponibile in tre lunghezze: 950, 1.100 (di serie) e 1.344 mm. Il braccio principale è stato progettato per fornire la massima protezione ai cilindri idraulici. Tutte e tre i nuovi miniescavatori offrono l’attacco rapido JCB così come massima compatibilità di attacco alle attrezzature dei principali  sistemi disponibili sul mercato; sul modello 19C-1 è disponibile come opzione un attacco rapido idraulico di altissima qualità. Come per tutti i modelli della gamma di escavatori compatti “new generation” di JCB, anche per i tre nuovi miniescavatori gli intervalli di lubrificazione sono stai portati a 500 ore, in modo da ridurre ulteriormente i tempi di inattività della macchina e aumentare allo stesso tempo la durata di perni e boccole.

I nuovi modelli JCB 16C-1, 18Z-1 e 19C-1 montano il motore diesel Perkins da 12,2 kW (16,3 HP), già in regola per soddisfare i requisiti in materia di emissioni ai prossimi Stage. Il motore è montato sul retro delle macchine per una distribuzione ottimale del peso. La facilità nell’accesso alle componenti e nelle operazioni di manutenzione ordinaria è stata fin dall’inizio un obiettivo progettuale fondamentale: da questo input nasce il nuovo sistema di contrappeso posteriore che offre un accesso straordinariamente facile al vano motore e ad altre componenti per i controlli giornalieri, grazie a un sistema speciale di apertura della cofanatura posteriore e laterale.

I pannelli in acciaio delle cofanature assicurano la massima protezione alle componenti interne, e possono inoltre essere facilmente riparati se necessario. Il pannello laterale destro può essere aperto per consentire l’accesso ai serbatoi idraulici e del carburante così come al sistema di raffreddamento, riducendo i tempi di manutenzione e aumentando la produttività.

I nuovi miniescavatori JCB saranno tra i più sicuri presenti sul mercato, grazie a una stabilità incrementata e alla visibilità a 360° come ad altri accorgimenti, tra cui la facile sostituzione dei vetri oppure il sistema, selezionabile, JCB 2Go di esclusione dei comandi idraulici. Altre opzioni includono l’isolamento del sedile, la cintura di sicurezza ad alta visibilità, il segnalatore lampeggiante verde. Il modello 19C-1 può essere fornito anche con luci di lavoro del tipo “follow me home”, che consentono all’operatore di lasciare la macchina e disporre comunque di luminosità per un lasso di tempo sufficiente a raggiungere in sicurezza una distanza predeterminata. La cabina JCB, di tipo ROPS, offre fino al 24% in più di spazio interno, con un maggiore spazio per spalle e gambe offrendo così maggiore comfort per gli operatori. Le leve dei cingoli sono state ridisegnate e sono ora dotate di comandi a leve a T, in linea con i modelli di nuova generazione più grandi; inoltre, sono disponibili pedali aggiuntivi opzionali.         Il modello più grande, 19C-1, è disponibile anche nella versione “E Prop”, con comandi ausiliari elettroproporzionali. Il 19C-1 in versione E Prop oltre alla dotazione del modello standard offre in più: doppio effetto con controllo elettroproporzionale sul joystick; barndeggio con controllo elettroproporzionale sul joystick; motori auto kick-down di serie; pulsantiera a membrana; ulteriori opzioni quali seconda linea ausiliaria, dipper extra lungo, quick-hitch idraulico, Live Link Full, valvole di blocco,, immobilizer integrato.

Su tutti e tre i miniescavatori di nuova generazione JCB offre una garanzia standard di due anni e una serie di pacchetti di riparazione, assistenza e garanzia per incontrare le diverse esigenze dei clienti. Sia per le imprese edili che per i noleggiatori, i nuovi miniescavatori JCB 16C-1, 18Z-1 e 19C-1 sono stati progettati per offrire il costo totale di gestione (total cost of ownership) il più vantaggioso possibile: minima manutenzione, massima operatività, consumi ridotti, produttività incrementate, sono vantaggi operativi cha fanno si che questi tre nuovi modelli di mini escavatori siano la soluzione più conveniente disponibile sul mercato.

 

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JCB TELETRUK, CINQUE MACCHINE IN UNA

COMUNICATO e FOTO nell’AREA STAMPA 

Il JCB Teletruk è una macchina che esegue tutte le operazioni tipiche di un carrello elevatore a forche convenzionale con montante e molto altro ancora: in cantiere o in campo, infatti, questa macchina può svolgere anche il lavoro di una minipala, di un sollevatore telescopico, di una pala gommata compatta e di un carrello elevatore fuoristrada. Con elevate prestazioni e motorizzazioni efficienti e vantaggiose.

JCB Teletruk è una macchina estremamente versatile e performante, in grado svolgere il lavoro di ben cinque macchine: oltre alle lavorazioni effettuabili con un tradizionale carrello elevatore a forche con montante, Teletruk offre anche le possibilità operative di una minipala, di un sollevatore telescopico, di una pala gommata compatta e di un carrello elevatore fuoristrada. Una macchina sola in grado di assolvere a più esigenze operative, quindi, consentendo alle imprese di ottimizzare il proprio parco mezzi e di svolgere più attività durante ogni turno di lavoro.

Grazie al suo braccio telescopico che sostituisce il montante, il JCB Teletruk offre notevoli vantaggi rispetto ai carrelli elevatori a forche tradizionali: grazie alla sua notevole capacità di sbraccio, infatti, è possibile sollevare e posizionare i carichi in modo rapido, e quindi la macchina si configura come un movimentatore di materiali ideale e indispensabile per ogni tipo di attività industriale. JCB Teletruk offre una flessibilità impareggiabile nel luogo di lavoro, grazie alla possibilità di utilizzare altre attrezzature quali forche tradizionali o piastre rotanti, consentendo inoltre di sfruttare al massimo queste attrezzature grazie alla elevata capacità di sbraccio anteriore, coniugata alle capacità di elevazione e rotazione di 111° della piastra portaforche.

I modelli a trazione 4×4 sono stati appositamente progettati pensando ai piazzali caratterizzati da terreni accidentati e in pendenza, condizioni poco adatte all’impiego di carrelli elevatori tradizionali.

La gamma JCB Teletruk comprende tre modelli – TLT 25, TLT 30, TLT 35 – declinati in diverse configurazioni tra modelli convenzionali, a trazione integrale 4×4, ad alta capacità di sollevamento, oppure per applicazioni “heavy” nel settore della logistica (ad esempio portuale) o degli impianti di gestione dei rifiuti. Il JCB Teletruk è l’ideale per le operazioni di movimentazione in ambienti gravosi: è dotato di serie di pneumatici da trazione, di una strutture totalmente conforme agli standard ROPS e FOPS, di luci di lavoro anteriori e posteriori, e della griglia di protezione parabrezza, che assicura una maggiore protezione dell’operatore.

I JCB Teletruk sono forniti sul mercato italiano in due tipologie di allestimento – Comfort ed Edilizia -, similari tra loro in molti aspetti costruttivi (entrambe sono dotate ad esempio di semi-cabina vetrata su tre lati e chiusa da una porta in vinile, sedile rivestito in vinile a regolazione totale), e differenti per alcuni elementi; l’allestimento Edilizia, in particolare, offre l’omologazione stradale, permettendo di  effettuare brevi spostamenti stradali con carichi fino a 2 t sulle forche.

Sul mercato italiano il modello più diffuso nel settore delle costruzioni, ma anche industriali, in agricoltura e garden, nella logistica pesante, e nelle applicazioni fuoristrada in genere è quello a trazione integrale JCB Teletruk TLT 35D 4×4. Appositamente progettata pensando ai piazzali caratterizzati da terreni accidentati e in pendenza, questa macchina è ideale per poter eseguire movimentazioni e sollevamenti in condizioni di terreno poco adatte all’impiego di carrelli elevatori tradizionali. In questa versione si mette in evidenza una delle caratteristiche del JCB 35D 4×4, la protezione aggiuntiva della carrozzeria pensata proprio per le applicazioni gravose e complesse, composta da una piastra sottoscocca completa, una piastra protettiva anteriore e un accesso laterale in metallo. Inoltre, la presenza di un radiatore a maglie larghe consente di evitare l’accumulo di detriti. Ecco quindi che questo modello, che si differenzia dallo standard 35D per alcune specifiche tecniche, in particolar modo in termini di peso, spinta e altezza minima dal suolo, è particolarmente indicato laddove ci sia la necessità di operare fuori contesto.

Il JCB Teletruk TLT 35D 4×4 è alimentato da un motore JCB Diesel by Kohler da 46 kW a 2.600 giri/min, che soddisfa i rigorosi requisiti previsti dalla normativa Stage IIIB / Tier 4 Final in materia di emissioni, senza necessità di filtro antiparticolato (DPF).

Il peso operativo è di 5.500 kg. La capacità di sollevamento massima è di 3.500 kg, e di 2.400 kg allo sbraccio in avanti di 2 m; l’altezza massima di sollevamento è di 4,35 m; il raggio di sterzata particolarmente compatto.

Un vantaggio operativo del nuovo JCB TLT 35D 4×4 è rappresentato da alcune caratteristiche specifiche che consentono di risparmiare tempo e spazio. La capacità di sbraccio, per esempio, permette di effettuare le operazioni di carico e scarico degli autocarri da un lato solo, contribuendo a risparmiare fino al 50% dello spazio di carico del piazzale; in questo modo, i veicoli con tendoni laterali possono essere aperti da un solo lato e la sicurezza dell’area di lavoro può essere migliorata separando la zona destinata allo svolgimento delle operazioni di sollevamento con forche da quella destinata al transito dei pedoni attraverso zone chiaramente delimitate.

La gamma di modelli JCB Teletruk destinati al mercato dell’UE è dotata di una misura di sicurezza aggiuntiva, ovvero un sistema di controllo del movimento longitudinale del carico. In aggiunta all’indicatore di carico standard, il sistema adattivo di controllo carico di JCB consente infatti di limitare le funzioni di estensione/abbassamento braccio alle impostazioni predefinite dal sistema per le operazioni svolte entro i parametri indicati dal grafico di distribuzione del carico. Il sistema Teletruk monitora tutte le variabili ogniqualvolta l’operatore modifica lo sbraccio e l’altezza durante il ciclo di sollevamento e provvede a diminuire la portata del circuito quando vengono raggiunti i limiti. Se tali limiti vengono superati, la portata del circuito per queste funzioni sarà interrotta in totale sicurezza.

Il sedile del Teletruk è anche dotato di un rilevatore di presenza operatore di sicurezza: se l’operatore non è seduto, la macchina non si avvia; se l’operatore si alza mentre la macchina è in movimento, quest’ultima si arresterà in maniera controllata e non si muoverà finché l’operatore non ritorna in postazione.

Ministero ambiente

Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – Consultazione “Economia Circolare ed uso efficiente delle risorse”

Avvio della consultazione pubblica sul documento “ECONOMIA CIRCOLARE ED USO EFFICIENTE DELLE RISORSE – Indicatori per la misurazione dell’economia circolare” da parte della Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento.

Il documento elaborato dal MATTM e il MISE, con il supporto tecnico e scientifico dell’ENEA e il coinvolgimento di esperti in materia, rappresenta una prima proposta operativa di schema di monitoraggio della “circolarità” a livello macro (sistema paese), meso (regione, distretto, settore, ecc.) e micro (singola impresa, organizzazione, amministrazione).

Gli indicatori contenuti nel documento non sono, tuttavia, da considerarsi esaustivi ma rappresentano la base di partenza per arrivare, in futuro, all’individuazione della/delle migliore/i soluzione/i perseguibili per il sistema Italia in termini di massimizzazione dei benefici economici e di salvaguardia delle risorse.

Al fine di consolidare il documento sotto il profilo operativo e applicativo, e renderlo quanto più funzionale al sistema Italia, imprese, organizzazioni, istituzioni e altri soggetti pubblici o privati sono invitati a contribuire alla presente consultazione pubblica.

Inizio consultazione pubblica: 30 luglio 2018

Fine consultazione pubblica: 1° ottobre 2018

Fonte: Ministero dell’Ambiente e  della Tutela del Territorio e del Mare

MinSviluppoEconomico

Ministero dello Sviluppo Economico – Startup innovative – Rapporto

Startup innovative, 50mila persone coinvolte. Online il nuovo rapporto

È online la 16a edizione del rapporto trimestrale sui trend demografici e le performance economiche delle startup innovative italiane, aggiornato al secondo trimestre 2018.

Dal dicembre 2012, con l’entrata in vigore della policy dedicata, le startup innovative si sono gradualmente affermate come una presenza di rilievo nel tessuto imprenditoriale nazionale. Al 4 luglio 2018, data di riferimento del report, erano 9.396 le startup iscritte nella sezione dedicata del Registro delle Imprese (database disponibile online), il 3% di tutte le società di capitali costituite in Italia negli ultimi 5 anni e tuttora in stato attivo.

Rispetto a tre mesi si contano circa 500 startup innovative in più. Tale dato appare più significativo se si considera che, per effetto degli specifici requisiti di ammissione anagrafici e dimensionali previsti dalla disciplina (sintesi, pdf), il database delle startup è soggetto a un turnover continuo: da un lato, si registra un costante flusso in entrata da parte di imprese innovative appena costituite; dall’altro, la progressiva fuoriuscita di imprese ormai diventate “mature” (es. in quanto hanno superato il limite, stabilito dal d.l. 179/2012, dei cinque anni di età, o dei cinque milioni di fatturato annuo), pertanto pronte ad accedere allo status di “PMI innovativa” (sintesi, pdf).

Tale crescita si riflette anche nell’incremento dei valori occupazionali espressi. Al 31 marzo 2018 le startup innovative coinvolgevano 48.965 persone tra soci e lavoratori subordinati. I dati sui dipendenti a metà 2018 non sono ancora disponibili, ma i trend storici lasciano intuire che alla data odierna la forza lavoro espressa dalle startup innovative italiane abbia già ampiamente superato la soglia delle 50mila unità.

Realizzato congiuntamente da Mise (DG per la Politica Industriale) e InfoCamere, con la collaborazione di Unioncamere, il rapporto presenta approfondimenti su numerosi altri aspetti del fenomeno: dalla distribuzione geografica alle caratteristiche dei soci, dai settori di attività economica ai principali dati di bilancio. Tra i rilievi più interessanti:

  • La Lombardia è di gran lunga la regione capofila per numero di startup innovative, raggiungendo a metà 2018 quota 2.286, il 24,3% del totale nazionale. Di queste, ben 1.598 si trovano nell’area di Milano: in questa città quasi il 5% delle società di capitali avviate negli ultimi 5 anni è attualmente in possesso dello status speciale.
  • La provincia con il più elevato rapporto tra startup innovative iscritte e nuove società di capitali è invece Trieste (7%), seguita a breve distanza da Trento (6,9%). Viceversa, a La Spezia e Crotone è startup solo una nuova azienda su 200.
  • Le startup innovative sono una presenza significativa in alcuni settori economici. Ad esempio, è startup il 7,6% delle nuove imprese del comparto dei servizi. Scomponendo quest’ultimo sulla base della codificazione Ateco, l’incidenza aumenta notevolmente nei settori dello sviluppo di software (32,9%) e, soprattutto, della ricerca e sviluppo (66,1%).
  • Le startup innovative hanno un’elevata propensione all’investimento: il rapporto tra immobilizzazioni e attivo patrimoniale è pari al 27,86%, più di sei volte maggiore rispetto al valore registrato dalle altre società di recente costituzione (4,3%).
  • Rispetto alle altre nuove società di capitali, le startup innovative sono tendenzialmente più giovani: gli under-35 compaiono in quasi una startup su due (44,8%), contro il 35,2% fatto registrare dalle altre neo-imprese.

Leggi il testo del report: Secondo trimestre 2018 – Cruscotto di indicatori statistici sulle startup innovative (pdf)

Documenti utili

 

Fonte: Ministero dello Sviluppo Economico