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Consiglio di Stato – Linee guida Anac – P.P.P. Partenariato pubblico privato – parere

Richiesta di parere
Con la nota n. 20219 del 7 febbraio 2016 il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ha trasmesso lo schema di linee guida recanti “Monitoraggio delle amministrazioni aggiudicatrici sull’attività dell’operatore economico nei contratti di partenariato pubblico privato” al fine di acquisire il parere del Consiglio di Stato.

Tale documento è stato redatto in attuazione dell’art. 181, comma 4, del D. lgs. 18 aprile 2016, n. 50, a mente del quale l’ANAC, sentito il Ministro dell’Economia e delle Finanze, adotta linee guida per definire le modalità con le quali le amministrazioni aggiudicatrici, attraverso la predisposizione e applicazione di sistemi di monitoraggio, esercitano il controllo sull’attività dell’operatore economico affidatario di un contratto di Partenariato Pubblico Privato (“PPP”), verificando in particolare la permanenza in capo allo stesso dei rischi trasferiti.

L’Autorità ha precisato che il documento in esame è stato predisposto all’esito di una consultazione pubblica svoltasi in modalità aperta e che, conformemente a quanto stabilito dall’art. 181, comma 4, del D. Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, sono state preventivamente acquisite anche le osservazioni del Ministero dell’economia e delle finanze, così che le detto documento è “il risultato della ponderazione delle osservazioni formulate da parte degli stakeholder intervenuti nel corso della consultazione pubblica e delle valutazioni espresse dal predetto Ministero”.

Il documento in esame è inoltre accompagnato da una relazione AIR che descrive, accanto al quadro normativo di interesse, le ragioni e gli obiettivi dell’intervento regolatorio e gli indicatori individuati per la verifica del raggiungimento di questi ultimi, il procedimento di consultazione pubblica e le opzioni alternative oggetto di valutazione.

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Tar Marche – Energia – Impianto di cogenerazione a biomassa – valutazione soggettiva

Sentenza Tar Marche 7 gennaio 2017, n. 27

Energia – Impianto di cogenerazione a biomassa – Classificazione come industria insalubre – Valutazione in concreto della insalubrità dell’impianto.

Per il Tribunale Amministrativo è necessario che l’Autorità competente svolga una concreta analisi tecnica sulla idoneità dell’impianto in quanto “… la classificazione dell’impianto come insalubre di I classe in quanto assimilabile alle industrie termoelettriche sia apodittica e priva di qualsiasi indagine concreta sulle emissioni e sul rischio per la salubrità“. …

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Consiglio di Stato – reso il parere sul Regolamento governativo sugli appalti dei beni culturali

Il Consiglio di Stato ha reso parere favorevole sul Regolamento governativo in merito alla disciplina di dettaglio degli appalti dei lavori concernenti beni culturali, in attuazione degli artt. 146 ss., d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50.

Il Regolamento realizza un passo avanti verso l’obiettivo di un testo organico ed unitario per gli appalti dei beni culturali, che deveessere ulteriormente perseguito – si legge nel parere – attraverso l’attuazione, se non contestuale, almeno coordinata, anche di altre parti del Codice relative ai beni culturali.

Nel parere favorevole allo schema di decreto, il Consiglio di Stato ha sottolineato anche l’opportunità di una disciplina ad hoc e ancora più snella per i lavori sotto i 40.000 euro. In tali casi, si dovrebbe consentire che il certificato di buon esito dei lavori possa essere rilasciato, oltre che dalla soprintendenza, anche dall’amministrazione aggiudicatrice.

Nel parere del Consiglio di Stato, inoltre, si esprime parere favorevole su una delle principali novità previste dallo schema di Regolamento, e cioè sulla “possibilità di omettere, in situazioni particolari, il progetto esecutivo e di affidare i lavori sulla base del progetto definitivo”, e si sottolinea che “per prevenire il contenzioso occorre validare definitivamente la scelta con previsioni ad hoc un sede di decreti correttivi al codice appalti”

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Codice dei Contratti – parere Consiglio di Stato per appalti sotto soglia

Il Consiglio di Stato ha reso il parere sulle Linee guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (A.N.AC.) in materia di procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria
 
 
 
Le Linee guida su cui il Consiglio di Stato è stato chiamato a fornire un parere facoltativo, elaborate dall’Autorità in attuazione di quanto disposto dall’art. 36, comma 7, del nuovo Codice dei contratti pubblici, intendono fornire indicazioni, indicare le “migliori pratiche” e stabilire, dunque, modalità di dettaglio per supportare le stazioni appaltanti e migliorare la qualità delle procedure in un settore di mercato, come quello degli appalti pubblici sotto-soglia, di assoluto rilievo – anche in termini percentuali – nel mondo produttivo nazionale.
Le Linee guida dell’ANAC seguono la forma discorsiva e la natura non vincolante giustifica, in questo caso, un minore rigore nell’enucleazione dell’indirizzo impartito all’amministrazione.
Il Consiglio, tuttavia, ha segnalato come opportunamente, anche in questo caso, si sia optato per una modalità di adozione preceduta dalla consultazione dei soggetti interessati, per quanto la natura flessibile della regolazione avrebbe potuto giustificare un’adozione unilaterale.
Il confronto dialettico con i possibili destinatari degli atti di indirizzo, infatti, deve essere considerato con favore, consentendo di migliorare la qualità della regolazione stessa ed il raggiungimento degli scopi prefissati di efficienza ed efficacia.
Ad avviso del Consiglio, l’Autorità, nell’operare le scelte di fondo, si è impegnata significativamente, ed efficacemente, nella non facile opera di bilanciamento tra l’esigenza di semplificazione e razionalizzazione della disciplina, in un settore che per tradizione gode di una procedura “alleggerita”, e la necessità di osservare, in ogni caso, i principi generalissimi che regolano l’affidamento e l’esecuzione degli appalti pubblici, in termini di trasparenza, pubblicità, proporzionalità, concorrenza, non discriminazione e maggiore apertura al mercato possibile, senza aggravare, però, gli operatori economici di inutili oneri aggiuntivi.
In un mercato sempre più rilevante in termini percentuali come quello del “sotto-soglia”, l’introduzione a carico delle stazioni appaltanti di pregnanti vincoli di motivazione, anche aggiuntivi rispetto a quanto previsto dalla legge – che il Consiglio ha chiesto di dedicare maggiormente, nel dettaglio, alle concrete procedure di affidamento e di selezione dell’affidatario e più sinteticamente alla scelta, a monte, della procedura da seguire – risponde ad una logica volta a privilegiare anche in questo caso, se possibile, le procedure ordinarie, che maggiori garanzie danno, evidentemente, sotto i profili della correttezza dei comportamenti e dell’anticorruzione.
La motivazione aggiuntiva imposta è opportuna, poiché la stazione appaltante rende esplicite e verificabili (anche dal giudice) percorsi decisionali che, data la frequenza del sistema di offerte sotto soglia, resterebbero altrimenti opachi e talora influenzabili da fenomeni corruttivi.
Nel contempo, il Consiglio ha chiesto che venga confinata all’eccezionalità la possibilità di riaffidare in via diretta l’appalto allo stesso operatore economico uscente, ad esempio a fronte di riscontrata effettiva assenza di alternative, non potendosi tralasciare il doveroso rispetto, tra gli altri, del principio di rotazione, sancito specificamente dalla legge, e considerando che, assai spesso, è proprio negli affidamenti di importo non elevato all’operatore uscente che il fenomeno corruttivo si annida nella sua dimensione meno facilmente accertabile.
Da notare, infine, che le indicazioni di carattere procedurale attinenti all’obbligo di motivazione, alla predisposizione della determina a contrarre, alla stipulazione del contratto, sono state opportunamente differenziate dall’Autorità in ragione dell’oggetto e del valore dell’affidamento.
giurisprudenza

TAR Lombardia – servizio del dispacciamento dell’energia elettrica – ricorso AEEGSI

Decreto n. 911/2016

AEEGSI – Istanza di revoca del decreto cautelare monocratico del Tar Lombardia, Sez. II, 19 luglio 2016, n. 911

Decreto n. 982 del 28 luglio 2016

AEEGSI – Chiarimenti in merito ai decreti 911/2016 e 982/2016

… “Considerato che, pure alla stregua di quanto enunciato in atti impugnati dall’Autorità convenuta sembra ragionevolmente emergere l’ascrivibilità del nuovo prezzo unitario dell’Energia Elettrica a carico dell’utente finale a comportamenti economicamente non lineari posti in essere da vari operatori nell’ambito del servizio del dispacciamento dell’energia elettrica stessa e che, proprio alla stregua di ciò, la medesima Autorità ha dato avvio (delibera 342/2016/E/EEL del 24 giugno 2016) ad un procedimento, in relazione ai detti casi di non linearità commerciale ed economica, che risulta volto all’adozione di idonee misure prescrittive alla luce anche della possibile insistenza di potenziali abusi nel relativo mercato;

Rilevato che tale procedura è in corso e che perciò sembra opportuno che solo alle relative conclusioni possano essere ridefiniti quegli aumenti percentuali già posti a carico dell’utente finale a decorrere dall’1 luglio del c.a. – intervenuti questi come rideterminazione del citato nuovo prezzo unitario a carico di quest’ultimo – senza conoscere, alla data del 28 giugno 2016, se effettivamente i relativi aumenti percentuali possano essere legittimamente ascritti all’utente finale stesso;

Osservato che, allo stato, tutto ciò determina, in relazione alle emanande singole fatture, un immanente danno grave ed irreparabile soprattutto per la vastissima platea che compone i singoli utenti finali (per lo piè famiglie ed utenti non gestori di attività produttive, percettori di bassi redditi) e che, d’altro canto, i relativi aumenti se dimostrati legittimi, potranno essere agevolmente recuperati nell’ambito degli ulteriori sistemi di fatturazione attraverso idonee ed eque modalità di prelievo.” …

Caro bollette, Tar Lombardia sospende gli aumenti di luglio, Corriere.it 20 7 2016

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Energia – Il TAR della Lombardia respinge ricorso Enel su brand unbundling

Una sentenza che difende l’effettivo esercizio della concorrenza e l’efficienza nel mercato dell’energia elettrica e del gas a tutela delle imprese.

Così CNA e Confartigianato commentano la sentenza 1388/2016 con cui il TAR della Lombardia ha respinto il ricorso del gruppo Enel S.p.A ed Enel Energia contro la delibera dell’Autorità per l’Energia 296/2015 in tema di brand unbundling.

CNA e Confartigianato si erano costituite in giudizio a sostegno della delibera dell’Autorità per l’energia elettrica in materia di brand unbundling che vieta, tra le altre cose, l’utilizzo degli stessi spazi fisici ed informativi per lo svolgimento di attività commerciali dell’impresa di distribuzione e dell’impresa di vendita di energia, oltre che l’utilizzo degli stessi spazi per attività di vendita rivolte al mercato libero e al servizio di maggior tutela.

Con il rigetto del ricorso presentato da Enel ed Enel Energia, il Tar della Lombardia ha condiviso la necessità di evitare preventivamente che i clienti che accedono a un “punto Enel” possano essere indotti in confusione per la presenza di distinte postazioni che ospitano personale di diverse società del gruppo.

Secondo CNA e Confartigianato la pronuncia del Tar fa bene alla concorrenza nei servizi post contatore in cui le imprese artigiane esprimono le proprie competenze e abilità senza cedere la propria autonomia ed indipendenza in favore dell’appeal di grandi marchi commerciali.

Le norme sul de-branding partiranno dal 1 gennaio 2017 mentre quelle sul brand unbundling, anche esse impugnate con ricorsi respinti, hanno determinato il cambiamento del marchio da Enel Distribuzione ad E- Distribuzione.

da cna.it

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Sicurezza sul lavoro – carrello elevatore non antideflagrante

Cassazione Penale, Sez. 4, 16 maggio 2016, n. 20129Operazioni di travaso di preparati pericolosi e altamente infiammabili: sversamento di notevole quantità di vernice da una cisterna sospesa sulle forche di un carrello elevatore non antideflagrante.

“Nella impugnata sentenza infatti si da atto che nonostante il rischio esplosione nel reparto stampa e laccatura, lo S.pre.s.a.l. aveva accertato che venivano utilizzati indifferentemente muletti antideflagranti e non, tra l’altro non agevolmente identificabili perché del medesimo colore, e che al momento del sinistro in CO. vi erano solo due carrelli ATEX, di cui uno in carica e l’altro usato in cucina colori ove pure si era verificato uno sversamento.

Le fotografie che mostravano un muletto ATEX vicino alla linea A21 dove era scoppiato l’incendio rappresentavano una situazione diversa rispetto allo scenario antecedente l’infortunio, poiché dalle univoche dichiarazioni dei testi presenti – di cui la Corte riferisce con espresso richiamo alla sentenza di primo grado – era emerso che tale carrello era stato portato dopo lo scoppio dell’incendio.

La oggettiva mancata disponibilità di un carrello di tal genere rendeva quindi destituita di ogni fondamento l’ipotesi di un’eventuale negligenza dell’I.A.M.M. nell’aver utilizzato un carrello non antideflagrante pur avendone a disposizione uno conforme alla normativa di sicurezza. Inoltre, la previsione di soli due muletti nonostante tre individuate zone ed attività critiche (cucina colori, reparto stampa e trasporto delle cisterne) rendeva intuitivo che necessariamente, a rotazione, uno dei reparti ne rimanesse privo, come avvenuto proprio nel caso di specie.

5.3. Un terzo profilo di doglianza attiene alla attribuibilità della condotta sotto l’aspetto soggettivo: i giudici di merito non avevano considerato che il F.L. aveva fatto ingresso nello stabilimento come direttore solo nell’aprile 2009, due mesi prima dell’evento, e dunque nessuna condotta diversa da quella tenuta era da lui esigibile.
Anche sotto questo aspetto la censura è infondata.

Il F.L. era stato nominato direttore dello stabilimento di Spinetta Marengo in data 1.1.2009; in data 16 gennaio gli era stata conferita dal S.G. la delega in materia di sicurezza e, in particolare, il potere di assumere tutte le misure necessarie per il rispetto della normativa sulla sicurezza (così la delega notarile richiamata dal Tribunale). Non era poi emerso alcun problema di effettività della delega, disponendo il F.L. di un budget che poteva utilizzare autonomamente.

Del tutto corretto pertanto il rilievo dei giudici di merito che rientrasse tra i suoi poteri quello di mettere a disposizione dei lavoratori muletti antideflagranti in misura sufficiente per la tutela della loro salute, con la conseguenza che era a lui addebitabile la relativa violazione della normativa antinfortunistica, per l’errore di valutazione circa la sufficienza di soli due carrelli antideflagranti per sopperire alla esigenza dei tre reparti di cui si è già detto.

Egli inoltre, come pure ben sottolineato nella pronuncia di condanna, era pienamente consapevole dei pericoli insiti nelle lavorazioni, per essere stato preavvertito dai rappresentanti sindacali dei lavoratori che sovente si verificavano incidenti fonte di pericolo per gli operai, in particolare precedenti incendi, tanto che era stato più volte sollecitato a prestare attenzione alle tematiche della sicurezza sul lavoro.”