per l-economia

DL FISCALE, TARIFFE PROFESSIONALI FISSE E MINIME VIOLANO PRINCIPI CONCORRENZIALI 

In data 22 novembre 2017 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nell’esercizio dei poteri di cui all’art. 22 della legge 10 ottobre 1990 n. 287, ha deliberato l’invio di una segnalazione ai presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri, avente ad oggetto alcune disposizioni previste nel d.l. 148/2017 e nel DDL AC 4741 di conversione dello stesso, recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. Modifica alla disciplina dell’estinzione del reato per condotte riparatorie” (c.d. decreto fiscale).

In primo luogo, è stata segnalata la contrarietà ai principi concorrenziali di quanto previsto dall’art. 19 quaterdecies del ddl in esame, in tema di “equo compenso” per le professioni, che introduce il principio generale per cui le clausole contrattuali tra i professionisti e alcune categorie di clienti, che fissino un compenso a livello inferiore rispetto ai valori stabiliti in parametri individuati da decreti ministeriali, sono da considerarsi vessatorie e quindi nulle. La disposizione, nella misura in cui collega l’equità del compenso a paramenti tariffari contenuti nei decreti anzidetti, reintroduce di fatto i minimi tariffari, con l’effetto di ostacolare la concorrenza di prezzo tra professionisti nelle relazioni commerciali con alcune tipologie di clienti c.d. “forti” e ricomprende anche la Pubblica Amministrazione.
L’Autorità ha sottolineato come, secondo i consolidati principi antitrust nazionali e comunitari, le tariffe professionali fisse e minime costituiscano una grave restrizione della concorrenza, in quanto impediscono ai professionisti di adottare comportamenti economici indipendenti e, quindi, di utilizzare il più importante strumento concorrenziale, ossia il prezzo della prestazione. Tale intervento, laddove approvato nei termini proposti, determinerebbe un’ingiustificata inversione di tendenza rispetto all’importante e impegnativo processo di liberalizzazione delle professioni in atto da oltre un decennio e a favore del quale l’Autorità si è costantemente pronunciata, né risponde ai principi di proporzionalità concorrenziale. Inoltre, eventuali criticità connesse all’elevato potere di domanda potrebbero essere affrontate attraverso un migliore utilizzo delle opportunità offerte da nuovi modelli organizzativi o dalle misure recentemente introdotte dal Jobs Act per tutelare i lavoratori autonomi in situazioni di squilibrio contrattuale e non tramite la misura in questione, che avrebbe l’unico effetto di alterare il corretto funzionamento delle dinamiche di mercato e l’efficiente allocazione delle risorse.

In secondo luogo, l’Autorità ha segnalato come le disposizioni introdotte nell’art. 19 del d.l. 148/2017, in materia di gestione collettiva dei diritti d’autore, non siano sufficienti a garantire un completo processo di liberalizzazione del settore, nella misura in cui limitano ai soli organismi di gestione collettiva la possibilità di competere con la SIAE, sino ad oggi monopolista legale nell’attività di raccolta dei diritti d’autore nel nostro Paese. 
Non sembrano invero sussistere esigenze imperative di interesse pubblico connesse alla struttura o al funzionamento del mercato, tali da precludere l’ingresso sul mercato italiano di operatori diversi dagli organismi di gestione collettiva. L’intervento di liberalizzazione dovrebbe essere integrato ampliando il più possibile la varietà di scelta, per gli autori, di operatori ai quali affidare la gestione dei diritti, includendo ad esempio anche le entità di gestione indipendenti. L’intervento in questione rischia di rivelarsi del tutto inefficace mantenendo, di fatto, la situazione di monopolio ad oggi esistente sul mercato e lasciando insoddisfatta una domanda attuale e potenziale di servizi innovativi.

federcostruzioni

Federcostruzioni – Rapporto 2016

Rapporto 2016  –  ESTRATTO ASCOMAC

” … parlando di innovazione, e del suo ruolo fondamentale per la competitività e produttività della filiera, le tecnologie e i servizi digitali hanno un impatto crescente e “trasformativo” sul modo di essere impresa e operare nel mercato.

Ed è per questo che le costruzioni devono essere incluse strutturalmente nella strategia nazionale industria 4.0, promossa dall’indagine Conoscitiva della X Commissione della Camera e coordinata dal Ministero per lo Sviluppo Economico, che, per il 2017, ha messo a disposizione delle imprese una serie importante di strumenti di incentivazione fiscale che stanno facendo registrare, nel manifatturiero, i primi positivi segni di ripresa negli investimenti di innovazione. L’auspicio è che le iniziative in corso possano essere rinnovate e rafforzate nel 2018.

Io credo che la complessità della filiera e la necessaria cooperazione tra le sue componenti, possano beneficiare grandemente dalla digitalizzazione ma è necessario che ne venga definita una declinazione specifica, che preveda, oltre a strumenti di incentivazione, una forte azione culturale, informativa e formativa e che metta le imprese grandi, medie e piccole della filiera nella condizione di beneficiare della trasformazione digitale; l’inserimento del BIM (Building Information Modeling) nel nuovo codice degli appalti è importante ma non sufficiente per digitalizzare la filiera, che per la sua importanza economica e occupazionale non può essere lasciata indietro. Anche le stazioni appaltanti devono digitalizzarsi per essere in grado di gestire appalti in BIM.

Già in passato il MISE ha compreso l’importanza dell’innovazione digitale della filiera, sostenendo il progetto INNOVAnce, una piattaforma abilitante digitale all’avanguardia in Europa, che potrebbe svolgere il ruolo fondamentale di acceleratore della digitalizzazione del comparto e delle stazioni appaltanti, ma che necessita urgentemente di un ulteriore investimento pubblico per poter entrare nella sua fase di implementazione operativa. Federcostruzioni e le sue associazioni sono fortemente impegnate su questo tema sia in Italia che in Europa e spero che, con il sostegno delle istituzioni, alcuni importanti risultati possano essere ottenuti nel corso di questo anno.

Costi costruzione

Italian Bim Report 2016

Appalti Bim: +30% rispetto al 2015

Diciamo subito che i bandi in Bim nel 2016 non sono diminuiti rispetto al 2015 (si attestavano sul miliardo di euro) ma sono cresciuti.

Considerando tutti gli appalti analizzati, sia pubblici, sia privati, è stata raggiunta la considerevole cifra di 2.6 miliardi di euro. In assoluto due volte e mezzo il valore del 2015, di cui 1.3 miliardi di euro per una sola commessa, il Tunnel Ferroviario del Brennero. Si tratta di un’importante infrastruttura che da sola vale la metà degli appalti Bim di tutto il 2016. Interessante notare che, anche senza tenere in considerazione il Tunnel del Brennero il valore degli appalti Bim salirebbe del 30% rispetto allo scorso anno posizionandosi a quota 1.3 miliardi di euro.

Il Tunnel Ferroviario del Brennero è l’unica opera infrastrutturale d’importo di gran lunga superiore alla media degli altri appalti. Da notare come si passa dal 35% del valore totale del Bim nel privato contro il 65% del pubblico, considerando il Tunnel del Brennero, al 68% del privato contro il 32% del pubblico escludendo dal conteggio questa grande infrastruttura ferroviaria.

Appalti pubblici 58%, appalti privati 42%

Altro dato interessante è il rapporto assoluto fra progetti pubblici e privati. Per il 58% i progetti Bim sono appalti pubblici e solo il 42% è dovuto a progetti privati. Questo dimostra come il settore pubblico sia già più sensibile all’utilizzo della metodologia, anche se complessivamente ha prodotto appalti di valore più basso.

Anche analizzando il valore prodotto per categoria l’analisi risulta pesantemente condizionato dal Tunnel (stf, senza tunnel ferroviario). Infatti le infrastrutture pesano per il 70% del totale. Se omettiamo il Tunnel del Brennero, lo stesso parametro scende al 40%. Si tratta in ogni caso della categoria maggiormente presente, almeno in termini di valore economico, nei progetti Bim del 2016. Al secondo posto sono gli uffici in generale al 14% (29% stf), seguiti dal settore sanitario 11% (22% stf). Nettamente indietro troviamo gli edifici pubblici al 5% (3% stf) e settore d’istruzione al 4% (2% stf).

La maggiore richiesta in assoluto di progettazione Bim è per gli uffici privati al 29%. Seguono istruzione al 24%, infrastrutture ed edifici pubblici entrambi al 19%. Contrariamente al 2015 con il valore più basso, ultimi della graduatoria gli edifici sanitari al 9%.

Il confronto tra gli operatori

emissioni

Regolamento qualità dei combustibili e promozione dell’uso di energia da FER

D. Lgs. 21 marzo 2017, n. 51 di attuazione della direttiva (UE) 2015/652 che stabilisce i metodi di calcolo e gli obblighi di comunicazione ai sensi della direttiva 98/70/CE relativa alla qualità’ della benzina e del combustibile diesel e della direttiva (UE) 2015/1513 che modifica la direttiva 98/70/CE, relativa alla qualità’ della benzina e del combustibile diesel, e la direttiva 2009/28/CE, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili.

Il regolamento definisce nuove modalità di calcolo delle emissioni di gas serra da parte dei fornitori di carburanti e di elettricità utilizzata nei veicoli stradali, ai fini del rispetto degli obblighi annuali di comunicazione, nonché dell’obbligo di riduzione, entro il 2020, delle emissioni gas serra prodotte durante il ciclo di vita dei carburanti e dell’elettricità fornita.

MinSviluppoEconomico

MISE – Sabatini ter – nuova linea guida

Guida alla trasmissione delle richieste di erogazione delle quote di contributo Nuova Sabatini Ter – v.3

La Guida illustra la procedura operativa per effettuare le richieste di erogazione delle quote di contributo.

L’erogazione del contributo è prevista al completamento dell’investimento auto-certificato dall’impresa ed è effettuata in quote annuali secondo il piano di erogazioni riportato nel provvedimento di concessione.

L’impresa beneficiaria, dopo la ricezione del decreto di concessione, dovrà compilare la richiesta di erogazione della prima quota di contributo e i relativi allegati esclusivamente in formato digitale e dovrà inoltrarli al Mise attraverso l’accesso alla piattaforma, inserendo le credenziali che vengono trasmesse via PEC dal Mise all’indirizzo PEC dell’impresa. 

Altre informazioni

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Codice dei Contratti pubblici di lavori e servizi – schema di decreto di modifica

Atto del Governo: 397 Schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Lo schema di decreto si compone di 119 articoli che, per maggiore chiarezza, utilizzano la tecnica della novella normativa. Alla presente relazione, per consentire una più agevole consultazione, è allegato un testo coordinato risultante da ciascuna novella.

Le modifiche proposte sono mirate a perfezionare l’impianto normativo senza intaccarlo. con lo scopo di migliorarne l’omogeneità, la chiarezza e l’adeguatezza in modo da perseguire efficacemente l’obiettivo dello sviluppo del settore che la stessa legge delega si era prefissata. Lo schema di decreto tiene, in particolare, conto delle consultazioni effettuate dal Parlamento che ha audito, tra l’altro, le principali stazioni appaltanti e le associazioni di categoria, delle osservazioni formulate dall’ANAC nonché delle considerazioni formulate dal Consiglio di Stato in merito ai vari atti attuativi c dei suggerimenti provenienti dalle Regioni e dai Comuni. Sono state, altresì, tenute in considerazione le segnalazioni emerse in sede di consultazione pubblica dei RUP, effettuate nell’ambito della Cabina dì regia istituita ai sensi dell’articolo 212 del codice.

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Senato – Affare sui profili ambientali della Strategia energetica nazionale (SEN)

SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SULL’AFFARE ASSEGNATO N. 932

La  13^ Commissione parlamentare del Senato,

in sede di esame dell’affare assegnato 932 “Profili ambientali della Strategia energetica nazionale (SEN)” e a seguito del ciclo di audizioni tra cui quella del Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti,

premesso che:

i profili ambientali della Strategia Energetica Nazionale (SEN) si inquadrano in tre principali aree: quella delle emissioni di gas serra (GHG), il ruolo degli usi finali di energia nelle emissioni di polveri sottili e nell’inquinamento urbano, le ricadute indotte da un’economia di tipo circolare;

per quanto riguarda le emissioni di gas serra, con la ratifica dell’Accordo sul Clima raggiunto alla COP21 di Parigi il 12 dicembre 2015 e già entrato in vigore il 4 novembre 2016, l’Italia si è impegnata a contenere il riscaldamento globale ben al di sotto di due gradi rispetto ai livelli pre-industriali con l’impegno a puntare a un contenimento del riscaldamento globale entro un grado e mezzo;

l’Unione Europea ha definito nell’ottobre del 2014 una Strategia su Clima ed Energia che prevede l’obiettivo vincolante per gli Stati membri di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra nel territorio dell’Unione di almeno il 40 per cento rispetto ai livelli del 1990, e di contribuire con una quota di almeno 27 per cento di energia rinnovabile ed un miglioramento del 27 per cento dell’efficienza energetica;

il raggiungimento di tali obiettivi di riduzione dei gas serra, cui l’Italia è vincolata, è parte anche dell’accordo sottoscritto a Parigi nel dicembre 2015;

l’Italia in quanto Paese membro dell’Unione europea ha assunto come base del proprio contributo nazionale il pacchetto clima energia al 2030 approvato dal consiglio europeo nell’ottobre 2014 durante il semestre di presidenza italiana che prevede una riduzione del 40 per cento delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 e un aumento almeno del 27 per cento delle rinnovabili e dell’efficienza energetica;

il “Clean Energy package“, un pacchetto di proposte pubblicato dalla Commissione europea a novembre 2106 prevede un obiettivo legalmente vincolante di risparmio energetico del 30 per cento al 2030;

nello stesso pacchetto, noto anche come “Winter package” (cfr. nota), la Commissione ha proposto un Regolamento sulla Governance dell’Unione dell’energia in cui si stabilisce l’obbligo per gli Stati membri di produrre entro il 1° gennaio 2019 un piano nazionale integrato in materia di energia e clima per il periodo dal 2021 al 2030;

la proposta di Regolamento stabilisce altresì un processo di consultazione iterativo tra la Commissione e gli Stati membri che precede la finalizzazione del piano, sulla base di un progetto di piano nazionale da trasmettere alla Commissione entro il 1° gennaio 2018;

se tali scadenze venissero confermate, occorrerebbe procedere entro il 2017 alla definizione del progetto di Piano Nazionale integrato in materia di energia e clima, nel quale inserire una descrizione degli obiettivi, traguardi e contributi nazionali, nonché delle politiche e misure previste, per ciascuna delle cinque dimensioni dell’Unione dell’energia, ovvero:

• decarbonizzazione (inclusa l’energia rinnovabile);

• efficienza energetica;

• sicurezza energetica;

• mercato dell’energia;

• ricerca, innovazione e competitività;

questo impegno necessario comporta una accelerazione della transizione verso una economia a bassissime emissioni di carbonio e richiede il raggiungimento di zero emissioni nette alla metà del secolo;

ritenuto che:

la produzione di energia da fonti rinnovabili (FER) costituisce un obiettivo a sé della Strategia su clima ed energia dell’UE, ma allo stesso tempo anche uno dei principali strumenti per il perseguimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra;

la produzione di energia elettrica da FER in Italia ha visto negli ultimi anni un forte incremento grazie al rilevante impegno di risorse economiche connesso al sistema di incentivazione attivo fino al 2013 che ha favorito lo sviluppo soprattutto di solare ed eolico;

per le FER del settore termico e trasporti si registra invece una flessione dei relativi consumi energetici finali;

per le FER l’obiettivo al 2020 derivante dagli impegni europei, pari al 17 per cento dei consumi finali lordi, risulta già raggiunto dall’Italia;

si deve osservare tuttavia che l’incremento della potenza elettrica installata di FER non programmabili è fortemente legata ad un parallelo ed importante sviluppo di sistemi di accumulo elettrico e di potenziamento della rete elettrica;

per le FER termiche e nel settore dei trasporti hanno rilievo, ai fini di un eventuale incremento del loro apporto ai consumi finali di energia, diverse tecnologie come le pompe di calore, il solare termico, biocarburanti e biometano, sui quali  è in corso di consultazione un decreto per modificare il sistema di incentivazione attuale favorendo l’utilizzo di biometano e biocarburanti avanzati;

ritenuto inoltre che

il settore domestico con il 28,8 per cento dei consumi finali di energia in Italia è di primaria importanza per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e riduzione dei consumi di energia e gas serra;

gli edifici a destinazione d’uso residenziale risultano pari a circa 12,2 milioni, con oltre 29 milioni di abitazioni, ed oltre il 60 per cento di tale parco edilizio residenziale ha più di 45 anni, ovvero è precedente alla legge 376 del 1976, prima legge sul risparmio energetico;

si stima che il parco abitativo italiano necessiti inoltre di interventi antisismici di messa in sicurezza per oltre 12 milioni di abitazioni;

l’attuale normativa nazionale, che ha recepito direttive europee, prevede standard minimi obbligatori per nuovi edifici o per ristrutturazione pesanti, ma il basso tasso di ristrutturazioni rende però molto lento il processo di riqualificazione del parco abitativo;

per ottenere risultati rapidi e significativi in questo settore è necessario quindi incrementare il tasso di riqualificazione e spingere verso interventi a pieno edificio che accolgano o superino gli standard minimi obbligatori;

tali interventi di deep renovation, ossia la riqualificazione spinta di interi edifici, possono raggiungere riduzioni dei consumi energetici tra il 60 per cento e 80 per cento, grazie all’impiego di tecnologie e materiali a elevate prestazioni;

tali interventi richiedono da una parte investimenti di importo rilevante e tecnologicamente qualificati, ma dall’altra consentirebbero di raggiungere importanti risultati non solo in termini energetici ed ambientali, ma anche sul piano economico;

dal punto di vista ambientale l’efficienza energetica contribuisce a ridurre tutti gli impatti connessi agli usi finali dell’energia, incluse le emissioni di gas serra;

nel settore industriale, il principale impulso all’efficienza energetica è derivato come noto dall’implementazione del sistema di incentivazione dei Certificati Bianchi, recentemente individuato come meccanismo d’obbligo che risponde ai requisiti dell’articolo 7 della Direttiva efficienza energetica;

la direttiva Europea 2014/94/UE individua quali tecnologie “alternative” :

• elettricità;

• idrogeno;

• biocarburanti, quali definiti all’articolo 2, punto i), della direttiva 2009/28/CE;

• combustibili sintetici e paraffinici;

• gas naturale, compreso il biometano, in forma gassosa (gas naturale compresso – GNC) e liquefatta (gas naturale liquefatto – GNL);

• gas di petrolio liquefatto (GPL);

la soluzione “elettrificazione” apporta benefici per il contenimento delle emissioni di gas serra solo nel caso in cui i consumi incrementali di energia elettrica determinino emissioni inferiori a quelli del traffico veicolare sostituito; ciò è di norma positivamente verificato, ma il beneficio varia sensibilmente in funzione dei rendimenti e dei combustibili utilizzati nella produzione elettrica incrementale, ma determinante rimane il contributo alla riduzione degli inquinanti atmosferici;

per il potenziamento della mobilità cittadina pubblica a trazione elettrica sono disponibili diverse tecnologie la cui economicità dipende fortemente sia dai costi unitari (ancora elevati) che dalle differenti concentrazioni di domanda di spostamento: filobus-vie; tranvie; metro tranvie;

per quanto attiene al trasporto privato, lo sviluppo dei sistemi di accumulo basati sulle tecnologie al Li-Ioni, in caso di conferma di una prossima forte riduzione dei costi, può costituire una svolta tecnologica di primaria importanza;

per quanto riguarda infine il metano, tale fonte rappresenta una consolidata alternativa all’uso dei carburanti derivati dal petrolio nei trasporti su gomma, specie per le autovetture e per i bus urbani, dove viene impiegato in forma di gas compresso;

il metano è un combustibile più “pulito” dei derivati del petrolio per quanto attiene a emissione di SOx PM e NOx, anche se i limiti stringenti imposti dalla normativa europea sulle emissioni inquinanti dei veicoli stradali alimentati a benzina e gasolio, e le imposizioni sulla composizione dei combustibili marini, hanno ridotto questo vantaggio rispetto al passato;

per quanto attiene alla riduzione di emissioni ad effetto serra, se si considera l’intero ciclo well to wheel, la riduzione tuttavia può non essere particolarmente rilevante in considerazione dell’elevato potere climalterante del metano;

preso atto che:

i dati forniti da ISPRA (Annuario 2016) riguardanti il trend emissivo del PM10 in Italia dal 1990 al 2014 mostrano una riduzione complessiva del 34,5 per cento, tuttavia, le emissioni di PM10 provenienti specificatamente dalla combustione al di fuori degli impianti industriali, riconducibili principalmente al riscaldamento domestico e residenziale, hanno fatto registrare nel 2014 un aumento del 45,9 per cento rispetto all’anno di riferimento, rendendo il settore specifico quello maggiormente impattante con il 56,7 per cento delle emissioni totali di PM10;

le tecnologie per intervenire sul problema dell’inquinamento atmosferico coincidono in larga parte con quelle già citate con riferimento alla riduzione delle emissioni di gas serra, tra cui quella con il miglior impatto specifico è l’elettrificazione, che ha impatto emissivo locale nullo;

tutti i combustibili utilizzati nei motori a combustione interna (è quindi escluso l’idrogeno utilizzato nelle celle a combustibile) presentano invece emissioni ridottissime di particolato fine (PM 2.5), dovute alla presenza di tracce di lubrificanti nel processo di combustione;

migliore è il rendimento di combustione, minore è la presenza di incombusti, ed in questo le miscele di metano e idrogeno, anche in percentuali minime, offrono prestazioni decisamente superiori al metano da solo, in particolar modo ai regimi parziali;

considerato che:

la transizione verso l’economia circolare si realizza attraverso lo sviluppo e l’implementazione di eco-innovazione di prodotto, processo e di sistema, di nuovi modelli di gestione delle risorse, di consumo e di business aziendali che tengano in conto orizzonti temporali più estesi del breve termine e coinvolgano molteplici attori con approccio partecipativo per innescare processi cooperativi;

la Commissione europea ha individuato nell’Economia circolare una delle principali strategie di sviluppo con un “pacchetto” specifico che il Parlamento ha appena approvato, ampliando lo spettro delle iniziative previste,affiancando alla tematica della gestione dei rifiuti altri aspetti importanti: i modelli di produzione e di consumo sostenibile, la valorizzazione delle materie prime seconde e la promozione dei processi di eco-innovazione;

la Commissione europea ha presentato azioni istituzionali nell’ambito del “pacchetto”, sostenute dal contributo finanziario da parte dei Fondi di Investimento Strutturali (ESIF) dei programmi Horizon 2020 che includono: finanziamenti per oltre 650 milioni di euro provenienti da Horizon 2020 e per 5,5 miliardi di euro dai fondi strutturali, cui si affianca (in seguito ad un emendamento del 2016) il programma InnovFin – EU Finance for Innovators per il supporto degli investimenti in innovazione promossa dalla banca Europea degli investimenti;

la stessa Commissione stima che i miglioramenti connessi all’approccio di economia circolare, nei soli processi di riciclo dei rifiuti urbani e degli imballaggi, possano ridurre le emissioni di gas serra di circa 424-617 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel periodo 2015-2035; tali risultati sono incrementali rispetto a quelli ottenibili dalla piena applicazione della normativa esistente sulla gestione dei rifiuti;

l’uso efficiente delle risorse, attraverso la riduzione degli sprechi in fase di estrazione, lavorazione, uso e fine vita può quindi significativamente contribuire al contenimento delle emissioni di gas ad effetto serra;

per quanto riguarda l’Italia, le differenze di impronta carbonica (CO2 eq.) tra il materiale primario e quello secondario, danno una misura tangibile del motivo per il quale agire sulla leva dell’efficienza delle risorse e come questa possa significativamente contribuire al contenimento delle emissioni di gas serra a livello mondiale (sia attraverso un minore consumo in termini assoluti, sia scegliendo di preferire il materiale secondario);

appare quindi evidente come sia rilevante uno sviluppo sistematico e moderno dell’industria del riciclo che sia in grado di garantire l’alto potenziale di produttività italiano, in grado cioè di trasformare in risorse gli ingenti quantitativi di scarti industriali ed urbani che costituiscono la miniera di risorse del nostro Paese;

la valorizzazione di queste risorse e la loro reimmissione nei cicli produttivi, oltre a contribuire alla competitività del nostro sistema produttivo, può significativamente contribuire al contenimento dei consumi di energia e delle emissioni di gas serra del sistema Italia;

il pacchetto clima energia al 2030, pur ancora non sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale sottoscritti con l’accordo di Parigi, vada nella direzione giusta, indicata anche dalla roadmap al 2050 adottata dalla commissione europea nel dicembre del 2011 che prevede riduzioni delle emissioni tra l’80 e il 95 per cento rispetto ai livelli del 1990;

considerato infine che:

la programmazione energetica nazionale è chiamata a delineare le misure nazionali necessarie a rispettare gli impegni presi a livello internazionale mettendo al centro efficienza energetica e sviluppo delle rinnovabili, adeguamento delle reti di distribuzione e innovazione, con l’efficacia e l’orizzonte temporale adeguato;

la SEN dovrà promuovere altresì innovazioni tecnologiche, organizzative e territoriali, con un approccio integrato e sinergico, all’interno dei principali assi del sistema italiano quali l’agricoltura, l’industria, infrastrutture, centri urbani, la gestione del patrimonio forestale ed il territorio;

a tali obiettivi deve rispondere una revisione della strategia energetica nazionale da configurare all’interno di una strategia climatica complessiva del Paese e con una ampia partecipazione e co

le modalità per l’elaborazione della nuova SEN adottate nei diversi Paesi della UE offrono diverse alternative per la scelta del percorso da seguire, consentendo una scelta che contenga i tempi ma allarghi il processo partecipativo, raccogliendo indicazioni e proposte da diversi soggetti e portatori di interesse privati e pubblici;

è necessario avviare quanto prima un processo partecipativo e consultivo che coinvolga associazioni, rappresentanti del mondo delle imprese, del lavoro e della società civile che si articoli in due fasi: una prima fase di informazione diffusa sulle problematiche e gli obiettivi della Strategia energetica nazionale e una seconda fase di proposte operative;

il processo partecipativo dovrà fornire al Governo chiare indicazioni sui percorsi di decarbonizzazione per raggiungere gli obiettivi di lungo termine al 2050 che potranno trovare compimento solo se gli obiettivi a medio termine saranno rigorosi e audaci: è necessario andare oltre agli attuali target fissati al 2030 con il mero obiettivo del 27 per cento di energia rinnovabile, ma bisogna raggiungere il 40 per cento da fonti di energia rinnovabile,

impegna il governo:

a promuovere la più ampia partecipazione nel processo di revisione della strategia energetica nazionale, in grado di raccogliere proposte ed indirizzi anche da quei soggetti e portatori di interesse privati e pubblici che più di altri sono già impegnati in percorsi di transizione energetica e di decarbonizzazione;

a orientare la revisione della strategia energetica nazionale al rispetto degli obiettivi sottoscritti con l’accordo di Parigi nel 2015 e definiti nel piano operativo alla conferenza di Marrakech, avendo come orizzonte temporale il 2050 e le indicazioni operative il 2030;

a rendere la strategia energetica nazionale coerente con la strategia di sviluppo a basse emissioni di carbonio e con la strategia nazionale di sviluppo sostenibile, nel quadro di un impegno alla definizione di una strategia climatica nazionale;

a definire gli obiettivi e le azioni settoriali coerenti con il quadro strategico complessivo, massimizzando le reciproche sinergie;

a promuovere la ricerca, le innovazioni tecnologiche nei diversi ambiti indicati,  e sostenere l’applicazione e lo sviluppo di nuove tecnologie nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, dei sistemi di accumulo e di distribuzione, nel settore dell’efficientamento energetico;

a definire politiche di decarbonizzazione rafforzate, supportate anche da un’adeguata e coerente fiscalità ambientale, con incentivi impliciti alle fonti rinnovabili, ai combustibili alternativi e all’efficienza, in grado di sostenere il raggiungimento degli obiettivi europei sull’economia circolare, di rilanciare il sistema degli ETS, rivedendo il sistema delle accise sulla base delle emissioni di CO2.

europea

U.E. – Pacchetto Energia – seconda relazione sullo stato dell’Unione dell’energia

La seconda relazione sullo stato dell’Unione dell’energia indica che la modernizzazione dell’economia dell’Unione europea e la transizione verso un’economia a bassa emissione di carbonio sono ormai in atto.

L’Europa è sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi al 2020 per le emissioni di gas a effetto serra, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili. Per incoraggiare ulteriormente questo processo, oggi la Commissione annuncia un nuovo tour dedicato all’Unione dell’energia.

 In linea con il suo impegno a presentare una relazione annuale sullo stato dell’Unione dell’energia, la Commissione europea pubblica oggi la sua seconda relazione in proposito dove illustra i progressi compiuti successivamente alla pubblicazione della prima relazione sullo stato dell’Unione dell’energia nel novembre 2015. Entrambe le relazioni sono elementi centrali per il monitoraggio dell’attuazione di quella che è una priorità fondamentale della Commissione Juncker.