Dissesto idrogeologico

CENTRI STORICI E FUTURO DEL PAESE – Indagine nazionale sulla situazione dei Centri Storici

È stata presentata giovedì 14 dicembre Centri storici e futuro del Paese, la prima indagine conoscitiva sui centri storici dei 109 Capoluoghi di Provincia italiani realizzata da ANCSA – Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici con la collaborazione del CRESME.

Numeri e grafici consegnano una fotografia imparziale di quei 172 chilometri quadrati (lo 0,06% del territorio italiano) su cui sussistono i 109 centri storici oggetto dell’indagine.

ISTAT

ISTAT – Fiducia dei consumatori e delle imprese – novembre 2017

A novembre 2017  l’indice composito del clima di fiducia delle imprese registra un lieve calo (0,3 punti percentuali) spostandosi da 109,1 a 108,8.

Nel mese di novembre segnali eterogenei provengono dai climi di fiducia dei settori indagati. In particolare, il clima di fiducia rimane sostanzialmente stabile nel settore manifatturiero (da 110,9 a 110,8), aumenta nelle costruzioni e nei servizi (i climi passano, rispettivamente, da 130,3 a 132,1 e da 107,7 a 108,2).

Passando ad analizzare le componenti dei climi di fiducia si segnala che, nel comparto manifatturiero, continua il recupero dei giudizi sul livello degli ordini in atto ormai dallo scorso settembre mentre le attese sulla produzione registrano un lieve calo; le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo. Nel settore delle costruzioni, l’aumento dell’indice è trainato da un miglioramento dei giudizi sugli ordini in presenza di aspettative sull’occupazione sostanzialmente stabili.

Per quanto riguarda i servizi, l’incremento dell’indice di fiducia riflette un generale miglioramento di tutte le sue componenti. 

 

per l-economia

DL FISCALE, TARIFFE PROFESSIONALI FISSE E MINIME VIOLANO PRINCIPI CONCORRENZIALI 

In data 22 novembre 2017 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nell’esercizio dei poteri di cui all’art. 22 della legge 10 ottobre 1990 n. 287, ha deliberato l’invio di una segnalazione ai presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri, avente ad oggetto alcune disposizioni previste nel d.l. 148/2017 e nel DDL AC 4741 di conversione dello stesso, recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. Modifica alla disciplina dell’estinzione del reato per condotte riparatorie” (c.d. decreto fiscale).

In primo luogo, è stata segnalata la contrarietà ai principi concorrenziali di quanto previsto dall’art. 19 quaterdecies del ddl in esame, in tema di “equo compenso” per le professioni, che introduce il principio generale per cui le clausole contrattuali tra i professionisti e alcune categorie di clienti, che fissino un compenso a livello inferiore rispetto ai valori stabiliti in parametri individuati da decreti ministeriali, sono da considerarsi vessatorie e quindi nulle. La disposizione, nella misura in cui collega l’equità del compenso a paramenti tariffari contenuti nei decreti anzidetti, reintroduce di fatto i minimi tariffari, con l’effetto di ostacolare la concorrenza di prezzo tra professionisti nelle relazioni commerciali con alcune tipologie di clienti c.d. “forti” e ricomprende anche la Pubblica Amministrazione.
L’Autorità ha sottolineato come, secondo i consolidati principi antitrust nazionali e comunitari, le tariffe professionali fisse e minime costituiscano una grave restrizione della concorrenza, in quanto impediscono ai professionisti di adottare comportamenti economici indipendenti e, quindi, di utilizzare il più importante strumento concorrenziale, ossia il prezzo della prestazione. Tale intervento, laddove approvato nei termini proposti, determinerebbe un’ingiustificata inversione di tendenza rispetto all’importante e impegnativo processo di liberalizzazione delle professioni in atto da oltre un decennio e a favore del quale l’Autorità si è costantemente pronunciata, né risponde ai principi di proporzionalità concorrenziale. Inoltre, eventuali criticità connesse all’elevato potere di domanda potrebbero essere affrontate attraverso un migliore utilizzo delle opportunità offerte da nuovi modelli organizzativi o dalle misure recentemente introdotte dal Jobs Act per tutelare i lavoratori autonomi in situazioni di squilibrio contrattuale e non tramite la misura in questione, che avrebbe l’unico effetto di alterare il corretto funzionamento delle dinamiche di mercato e l’efficiente allocazione delle risorse.

In secondo luogo, l’Autorità ha segnalato come le disposizioni introdotte nell’art. 19 del d.l. 148/2017, in materia di gestione collettiva dei diritti d’autore, non siano sufficienti a garantire un completo processo di liberalizzazione del settore, nella misura in cui limitano ai soli organismi di gestione collettiva la possibilità di competere con la SIAE, sino ad oggi monopolista legale nell’attività di raccolta dei diritti d’autore nel nostro Paese. 
Non sembrano invero sussistere esigenze imperative di interesse pubblico connesse alla struttura o al funzionamento del mercato, tali da precludere l’ingresso sul mercato italiano di operatori diversi dagli organismi di gestione collettiva. L’intervento di liberalizzazione dovrebbe essere integrato ampliando il più possibile la varietà di scelta, per gli autori, di operatori ai quali affidare la gestione dei diritti, includendo ad esempio anche le entità di gestione indipendenti. L’intervento in questione rischia di rivelarsi del tutto inefficace mantenendo, di fatto, la situazione di monopolio ad oggi esistente sul mercato e lasciando insoddisfatta una domanda attuale e potenziale di servizi innovativi.

DSCN1112

INTERCLIMA+ELECHB, IDÉOBAIN, BATIMAT

3 SALONI AL CENTRO DELLE NUOVE SFIDE DELL’EDILIZIA

Evento internazionale di riferimento del settore dell’edilizia e delle costruzioni, Le Mondial du Bâtiment si terrà dal 6 al 10 novembre 2017 presso il Quartiere delle Esposizioni di Paris Nord Villepinte, a Parigi, in Francia.

Ogni due anni, i saloni Interclima + ELECHB, IDÉOBAIN e BATIMAT presentano materiali e soluzioni per gli edifici di oggi e del futuro.

In un contesto di mercato favorevole, ma segnato da profondi cambiamenti, l’edizione 2017 di Le Mondial du Bâtiment ha l’ambizione di affiancare gli operatori nella ripresa del mercato consentendo loro di decodificare le nuove sfide della costruzione e scoprire le soluzioni per apportare elementi concreti di risposta.

ANCE NAZIONALE

ANCE – Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni – Luglio 2017

Lo studio è stato introdotto dal Vicepresidente Rudy Girardi ed illustrato dal Direttore del Centro Studi Ance, Flavio Monosilio.
L’Osservatorio evidenzia come per l’economia italiana si va consolidando la ripresa, con previsioni superiori alle attese. Per il settore delle costruzioni, invece, stremato da una crisi decennale, ancora non si riescono a scorgere segnali di cambiamento.
I dati lo dimostrano: a gennaio la previsione era di una crescita degli investimenti in costruzioni dello 0,8% per il 2017, oggi la stima è solo di +0,2%. Si tratta di un aumento trascurabile, del tutto insufficiente a creare le condizioni di effettiva ripresa per un settore che ha visto dal 2008 ridurre del 36,4% i propri livelli produttivi.
Il 2018 potrebbe essere l’anno di svolta per il settore delle costruzioni anche grazie agli effetti derivanti dalle misure previste dalla Legge di bilancio 2017. La previsione per il prossimo è di un aumento degli investimenti in costruzioni dell’1,5% in termini reali.
Alla conferenza stampa sono intervenuti i Vicepresidenti Edoardo Bianchi, per le opere pubbliche, Filippo Delle Piane, per il mercato privato, e Vincenzo Di Nardo, per il PPP, per offrire il punto di vista dell’Ance su alcuni dei nodi centrali per il settore e avanzare proposte che possano concretamente avviare la ripresa delle costruzioni. I lavori sono stati conclusi dal Presidente Giuliano Campana che si è soffermato in particolare, su quanto la leva fiscale possa rappresentare un elemento importante anche per promuovere operazioni complesse di rigenerazione urbana.
 
In allegato disponibile la versione integrale dell’Osservatorio Congiunturale
ISPRA

ISPRA – Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2017

Il Rapporto Rifiuti Speciali, giunto alla sua sedicesima edizione, è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale per il ciclo dei Rifiuti dell’ISPRA, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la Protezione dell’Ambiente, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art. 189 del d. lgs. n. 152/2006.

Cresce la produzione di rifiuti speciali, responsabile soprattutto il settore delle costruzioni e demolizioni. Si conferisce meno in discarica. Più rifiuti destinati al recupero di materia.

CAPITOLO 4 – MONITORAGGIO DI SPECIFICI FLUSSI DI RIFIUTI           20
4.2 Veicoli fuori uso                                                                                                         21
4.3 Pneumatici Fuori Uso (PFU)                                                                                22
4.5 I rifiuti da costruzioni e demolizioni                                                                 25

federcostruzioni

Federcostruzioni – Rapporto 2016

Rapporto 2016  –  ESTRATTO ASCOMAC

” … parlando di innovazione, e del suo ruolo fondamentale per la competitività e produttività della filiera, le tecnologie e i servizi digitali hanno un impatto crescente e “trasformativo” sul modo di essere impresa e operare nel mercato.

Ed è per questo che le costruzioni devono essere incluse strutturalmente nella strategia nazionale industria 4.0, promossa dall’indagine Conoscitiva della X Commissione della Camera e coordinata dal Ministero per lo Sviluppo Economico, che, per il 2017, ha messo a disposizione delle imprese una serie importante di strumenti di incentivazione fiscale che stanno facendo registrare, nel manifatturiero, i primi positivi segni di ripresa negli investimenti di innovazione. L’auspicio è che le iniziative in corso possano essere rinnovate e rafforzate nel 2018.

Io credo che la complessità della filiera e la necessaria cooperazione tra le sue componenti, possano beneficiare grandemente dalla digitalizzazione ma è necessario che ne venga definita una declinazione specifica, che preveda, oltre a strumenti di incentivazione, una forte azione culturale, informativa e formativa e che metta le imprese grandi, medie e piccole della filiera nella condizione di beneficiare della trasformazione digitale; l’inserimento del BIM (Building Information Modeling) nel nuovo codice degli appalti è importante ma non sufficiente per digitalizzare la filiera, che per la sua importanza economica e occupazionale non può essere lasciata indietro. Anche le stazioni appaltanti devono digitalizzarsi per essere in grado di gestire appalti in BIM.

Già in passato il MISE ha compreso l’importanza dell’innovazione digitale della filiera, sostenendo il progetto INNOVAnce, una piattaforma abilitante digitale all’avanguardia in Europa, che potrebbe svolgere il ruolo fondamentale di acceleratore della digitalizzazione del comparto e delle stazioni appaltanti, ma che necessita urgentemente di un ulteriore investimento pubblico per poter entrare nella sua fase di implementazione operativa. Federcostruzioni e le sue associazioni sono fortemente impegnate su questo tema sia in Italia che in Europa e spero che, con il sostegno delle istituzioni, alcuni importanti risultati possano essere ottenuti nel corso di questo anno.

BIM

EU TASK GROUP BIM – pubblicata la guida UE per le pubbliche amministrazioni

Il focus del gruppo è quello di sviluppare un manuale contenente i principi comuni per i procuratori pubblici e i responsabili politici di prendere in considerazione quando introducono BIM alle loro opere pubbliche o strategie.

Il manuale comprende misure di appalto, considerazioni tecniche, sviluppo culturale e competenze.

Download the Handbook

anac

Anac – Relazione sull’attività del 2016

On line la presentazione del Presidente Cantone e la Relazione annuale

Il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone,  ha presentato la Relazione sull’attività svolta dall’Anac nel 2016, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presso la Camera dei Deputati.

Presentazione del Presidente Cantone – pdf 465 kb

Relazione per l’anno 2016 – pdf 2,7 Mb


L’attuazione del nuovo Codice dei contratti pubblici
Quanto alla materia dei contratti pubblici, non si può che prendere le mosse dal nuovo Codice, entrato in vigore nell’aprile del 2016, che, come è noto, ha fatto una scelta coraggiosa, superando il sistema previgente, complicato e farraginoso, per far spazio a una normativa primaria più snella, completata da una secondaria affidata al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) e all’ANAC, con atti di regolazione c.d. “flessibili”, aggiornabili velocemente all’occorrenza.

L’Autorità, in stretta sinergia con gli uffici del MIT aveva dato assoluta priorità all’attuazione del Codice, adottando, a seguito di consultazione pubblica (in più casi conclusa con l’invio di oltre 100 contributi!), 7 linee guida su temi cruciali (fra cui il “sotto soglia”, il responsabile unico del procedimento, la progettazione, l’offerta economicamente più vantaggiosa), richiedendo, anche quando non obbligatorio, il parere del Consiglio di Stato e l’avviso delle commissioni parlamentari, e formulando al MIT la proposta relativa al direttore dei lavori e al direttore dell’esecuzione.

L’Autorità aveva anche avviato l’iter per la definizione delle linee guida sulla qualificazione nel settore dei lavori pubblici e aveva, invece, desistito dall’adottare le linee guida su una delle novità più importanti del nuovo Codice, il rating d’impresa, ritenendo indispensabili, anche sulla base delle osservazioni ricevute in sede di consultazione, modifiche legislative che lo rendessero davvero utile ed efficace.

Ad aprile di quest’anno è intervenuto un “correttivo” particolarmente robusto (adottato con il decreto legislativo 56), forse a distanza troppo ravvicinata dall’entrata in vigore del Codice, che contiene novità positive ma anche qualche aspetto discutibile (ad esempio il parziale “ritorno” dell’appalto integrato o l’aumento consistente del contributo pubblico nella finanza di progetto).

Per quanto di interesse dell’ANAC, sarà purtroppo necessario rivedere le linee guida già adottate e bisognerà trasformare il documento sulla qualificazione in una proposta al MIT5; si potrà tuttavia riaprire la consultazione sul rating di impresa, in quanto le nuove norme, accogliendo le nostre proposte, lo hanno opportunamente trasformato in un criterio premiale delle offerte, da prevedersi su base volontaria.

Un riferimento a parte merita la vicenda relativa alle raccomandazioni vincolanti, istituto introdotto dal Codice del 2016. Noi stessi avevamo espresso dubbi, tanto che prima di utilizzarlo lo si era circoscritto con limiti e garanzie previsti nel Regolamento di vigilanza, approvato tenendo conto del parere del Consiglio di Stato.

Lo strumento, abrogato dal correttivo con modalità che avevano destato qualche perplessità, è stato sostituito, attraverso la recente “manovrina”, con altro che appare persino più efficace, consentendo oltre a un generale potere di impugnazione dei provvedimenti di gara anche l’adozione di una nuova forma di raccomandazione, supportata però dalla garanzia del passaggio al giudice amministrativo nei casi di mancata rimozione delle illegittimità riscontrate.

L’attuazione del nuovo Codice sta avvenendo anche attraverso le altre funzioni dell’Autorità, come quelle consultive, ispettive e di vigilanza.

Alcuni dati sono sufficienti per avere un’idea del lavoro svolto.
Nel 2016, 656 sono stati i pareri e le risposte in forma breve complessivamente resi (di cui 26 pareri di precontenzioso vincolante), 56 le delibere di vigilanza, oltre a numerosissimi procedimenti in forma semplificata per la definizione di casi di agevole soluzione, 76 accertamenti ispettivi (in parte condotti in collaborazione con la Guardia di Finanza e la Ragioneria Generale dello Stato) e 29 protocolli di vigilanza collaborativa.

A tale ultimo proposito, oltre ai protocolli sull’emergenza e la ricostruzione post sisma, di cui si dirà più avanti, sono in corso vigilanze collaborative su importantissimi interventi, come la bonifica dell’area di Bagnoli-Coroglio e diversi lavori nell’area del Comune di Reggio Calabria, per i quali è stato stipulato un innovativo accordo tra Comune, ANAC, Prefettura e Procura. È la riprova di un istituto che funziona perché ritenuto utile dalle amministrazioni.
Il fronte della vigilanza ha confermato il persistere di gravi problemi nella fase dell’affidamento ma anche in quella esecutiva e nella gestione del contenzioso relativo alle opere pubbliche.
L’ispezione all’ANAS, ad esempio, ha mostrato una situazione estremamente problematica, creatasi in passato, in particolare sulle transazioni e sugli accordi bonari.

L’istruttoria ha messo in luce un contenzioso estremamente rilevante, con un consistente ricorso alla lite ed enormi pretese risarcitorie, superiori anche a 3 volte l’importo contrattuale, con accordi finali, però, non superiori in media al 18% del petitum, a dimostrazione dell’incongruenza delle richieste e della strumentalità delle controversie.

Per far fronte a tale situazione, la nuova governance dell’ANAS ha opportunamente avviato un piano straordinario che potrebbe garantire la soluzione di buona parte dei contenziosi, sulla cui attuazione si procederà ad apposito monitoraggio.
Nel settore dei lavori pubblici l’Autorità si è occupata di numerose importanti infrastrutture. In tale ambito sono state circa 1.800 le segnalazioni ricevute.

Nel rinviare per maggiori dettagli alla relazione inviata al Governo e al Parlamento e pubblicata sul sito dell’Autorità, segnalo qui, per la loro rilevanza, la vigilanza sulle opere a difesa del lago di Como, sull’ammodernamento della statale 275 lungo l’itinerario Maglie-S. Maria di Leuca e sulle sponsorizzazioni dei lavori di restauro dei monumenti nella città di Napoli. “(…)

Agenzia entrate

Agenzia delle Entrate – Come cedere il credito legato all’ecobonus e al sismabonus

COMUNICATO STAMPA
Come cedere il credito legato all’ecobonus e al sismabonus

I chiarimenti in due provvedimenti dell’Agenzia
I condòmini beneficiari della detrazione d’imposta per particolari interventi di riqualificazione energetica sulle parti comuni di edifici e per gli interventi che prevedono l’adozione di misure antisismiche di maggior rilievo, possono cedere un credito d’imposta corrispondente alla detrazione per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021. Con i due provvedimenti pubblicati sul sito delle Entrate, l’Agenzia indica le modalità di cessione del credito d’imposta.
Con due separate risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate, saranno istituiti i codici tributo per la fruizione del credito acquisito da indicare nel modello F24.

Per le ipotesi previste dal disegno di legge di conversione del D.L. n. 50 del 2017, che amplia la possibilità per i soggetti no tax area di cedere il credito d’imposta corrispondente alla detrazione per gli interventi condominiali di riqualificazione energetica, saranno emanate ulteriori istruzioni.

Chi può cedere il credito – I condòmini, anche non tenuti al versamento dell’imposta sul reddito, a condizione che siano teoricamente beneficiari delle detrazioni di imposta per gli interventi antisismici e di riqualificazione energetica, possono cedere il credito a favore dei fornitori di beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi e di altri soggetti privati quali persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti. Tali soggetti possono a loro volta cedere il credito ottenuto dai condòmini.
E’, invece, esclusa la cessione del credito a favore di istituti di credito, intermediari finanziari e anche delle amministrazioni pubbliche.
Il credito cedibile è quello che corrisponde alla detrazione teoricamente attribuita al condòmino, pari alla percentuale delle spese prevista per gli interventi agevolabili.

Come cedere il credito – Il condòmino che cede l’intero credito d’imposta, se i dati della cessione non sono già indicati nella delibera condominiale, deve comunicare all’amministratore di condominio, entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento, l’avvenuta cessione e la relativa accettazione da parte del cessionario, indicando la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo. L’amministratore, entro il successivo 28 febbraio, comunica questi dati all’Agenzia delle Entrate con la procedura prevista per l’invio dei dati ai fini della dichiarazione precompilata.

L’Agenzia, sulla base delle informazioni ricevute e dopo aver ricevuto l’assenso del cessionario, gli mette a disposizione nel “Cassetto fiscale” il credito d’imposta che gli è stato attribuito e che potrà utilizzare.

Utilizzo del credito d’imposta in compensazione – Il credito d’imposta può essere utilizzato con la stessa tempistica con cui il condòmino avrebbe fruito della detrazione e, quindi, deve essere ripartito in cinque quote annuali di pari importo, in caso di interventi di riduzione del rischio sismico e in dieci quote, per i lavori di riqualificazione energetica, con la possibilità di portare in avanti la quota non utilizzata.

La prima quota è utilizzabile a partire dal 10 marzo dell’anno in cui l’amministratore di condominio comunica i dati all’Agenzi, limitatamente all’importo corrispondente alle spese sostenute dal condominio nell’anno precedente e riferibili al condòmino cedente.