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MISE – Super e iper ammortamento – Beni strumentali 4.0: chiarimenti per le imprese

Iper e super ammortamento: sono disponibili on line ulteriori risposte alle domande frequenti sulle agevolazioni per i beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello «Industria 4.0» (Allegato A).

FAQ – Domande frequenti sui beni strumentali (pdf)

Notizie precedenti

GSE

GSE – focus sulle novità introdotte dal Decreto

Certificati Bianchi, focus sulle novità introdotte dal Decreto 11 gennaio 2017

​Al fine di supportare gli operatori, il GSE ha pubblicato il documento “Sintesi nuovo decreto Certificati Bianchi”, che riporta gli aggiornamenti più rilevanti introdotti dal DM 11 gennaio 2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 3 aprile.

La sintesi è disponibile nel box “Documenti” della sezione Certificati Bianchi

Per quanto riguarda la presentazione dei progetti, il GSE specifica quanto segue:
 

1. L’art.16 del DM 11 gennaio 2017 prevede che, entro e non oltre il 02/10/2017, sia possibile presentare l’istanza per l’accesso al meccanismo ai sensi del DM 28 dicembre 2012, nei seguenti casi:

  • progetti standardizzati (RVC-S) che al 04/04/2017 hanno raggiunto la soglia minima;
  • progetti analitici (RVC-A) che al 04/04/2017 hanno concluso il periodo di monitoraggio della prima richiesta;
  • progetti a consuntivo (PPPM), i cui interventi al 04/04/2017 sono in corso di realizzazione.

Per tutte le tipologie di progetti sopra richiamati, è possibile continuare ad inoltrare l’istanza attraverso il Portale Efficienza Energetica.

2. Per i Progetti a Consuntivo (PC) relativi a nuovi interventi, secondo le disposizioni del DM 11 gennaio 2017, si informa che il GSE, a partire dal 15 maggio 2017 metterà a disposizione degli operatori una piattaforma informatica dedicata alla trasmissione dei nuovi progetti.

In attesa della pubblicazione della piattaforma informatica per la trasmissione dell’istanza, si specifica che:

  • per i nuovi Progetti a Consuntivo (PC) la cui data di avvio realizzazione del progetto intercorre tra il 04/04/2017 e il 15/05/2017 è necessario inviare una pec all’indirizzo info@pec.gse.it al fine di informare il GSE, in data antecedente all’avvio della realizzazione del progetto, dell’intenzione di inoltrare l’istanza per l’accesso al meccanismo nel rispetto delle tempistiche previste dal DM 11 gennaio 2017.

    Si specifica che gli operatori che hanno provveduto ad inviare la pec, sono comunque tenuti a caricare la documentazione richiesta entro e non oltre 30 giorni dalla data di pubblicazione della piattaforma informatica per la trasmissione dell’istanza;

  • per i nuovi Progetti a Consuntivo (PC) la cui data di avvio realizzazione del progetto è successiva al 15/05/2017 è necessario procedere con l’inoltro dell’istanza tramite la piattaforma informatica dedicata alla trasmissione dei nuovi progetti.

Le nuove procedure per l’inoltro dell’istanza tramite la piattaforma informatica verranno pubblicate sul sito istituzionale GSE.

Al box “Documenti” della sezione Certificati Bianchi sono disponibili i documentiProcedure transitorie PPPM e RVC” e “Procedure transitorie PC” in cui si riportano, rispettivamente, i chiarimenti operativi relativi all’applicazione delle disposizioni transitorie e le procedure per la presentazione dei PC, ai sensi del nuovo decreto, in attesa della pubblicazione della piattaforma informatica per la trasmissione dell’istanza.

MinSviluppoEconomico

MISE – Sabatini ter – nuova linea guida

Guida alla trasmissione delle richieste di erogazione delle quote di contributo Nuova Sabatini Ter – v.3

La Guida illustra la procedura operativa per effettuare le richieste di erogazione delle quote di contributo.

L’erogazione del contributo è prevista al completamento dell’investimento auto-certificato dall’impresa ed è effettuata in quote annuali secondo il piano di erogazioni riportato nel provvedimento di concessione.

L’impresa beneficiaria, dopo la ricezione del decreto di concessione, dovrà compilare la richiesta di erogazione della prima quota di contributo e i relativi allegati esclusivamente in formato digitale e dovrà inoltrarli al Mise attraverso l’accesso alla piattaforma, inserendo le credenziali che vengono trasmesse via PEC dal Mise all’indirizzo PEC dell’impresa. 

Altre informazioni

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Senato – Affare sui profili ambientali della Strategia energetica nazionale (SEN)

SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SULL’AFFARE ASSEGNATO N. 932

La  13^ Commissione parlamentare del Senato,

in sede di esame dell’affare assegnato 932 “Profili ambientali della Strategia energetica nazionale (SEN)” e a seguito del ciclo di audizioni tra cui quella del Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti,

premesso che:

i profili ambientali della Strategia Energetica Nazionale (SEN) si inquadrano in tre principali aree: quella delle emissioni di gas serra (GHG), il ruolo degli usi finali di energia nelle emissioni di polveri sottili e nell’inquinamento urbano, le ricadute indotte da un’economia di tipo circolare;

per quanto riguarda le emissioni di gas serra, con la ratifica dell’Accordo sul Clima raggiunto alla COP21 di Parigi il 12 dicembre 2015 e già entrato in vigore il 4 novembre 2016, l’Italia si è impegnata a contenere il riscaldamento globale ben al di sotto di due gradi rispetto ai livelli pre-industriali con l’impegno a puntare a un contenimento del riscaldamento globale entro un grado e mezzo;

l’Unione Europea ha definito nell’ottobre del 2014 una Strategia su Clima ed Energia che prevede l’obiettivo vincolante per gli Stati membri di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra nel territorio dell’Unione di almeno il 40 per cento rispetto ai livelli del 1990, e di contribuire con una quota di almeno 27 per cento di energia rinnovabile ed un miglioramento del 27 per cento dell’efficienza energetica;

il raggiungimento di tali obiettivi di riduzione dei gas serra, cui l’Italia è vincolata, è parte anche dell’accordo sottoscritto a Parigi nel dicembre 2015;

l’Italia in quanto Paese membro dell’Unione europea ha assunto come base del proprio contributo nazionale il pacchetto clima energia al 2030 approvato dal consiglio europeo nell’ottobre 2014 durante il semestre di presidenza italiana che prevede una riduzione del 40 per cento delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 e un aumento almeno del 27 per cento delle rinnovabili e dell’efficienza energetica;

il “Clean Energy package“, un pacchetto di proposte pubblicato dalla Commissione europea a novembre 2106 prevede un obiettivo legalmente vincolante di risparmio energetico del 30 per cento al 2030;

nello stesso pacchetto, noto anche come “Winter package” (cfr. nota), la Commissione ha proposto un Regolamento sulla Governance dell’Unione dell’energia in cui si stabilisce l’obbligo per gli Stati membri di produrre entro il 1° gennaio 2019 un piano nazionale integrato in materia di energia e clima per il periodo dal 2021 al 2030;

la proposta di Regolamento stabilisce altresì un processo di consultazione iterativo tra la Commissione e gli Stati membri che precede la finalizzazione del piano, sulla base di un progetto di piano nazionale da trasmettere alla Commissione entro il 1° gennaio 2018;

se tali scadenze venissero confermate, occorrerebbe procedere entro il 2017 alla definizione del progetto di Piano Nazionale integrato in materia di energia e clima, nel quale inserire una descrizione degli obiettivi, traguardi e contributi nazionali, nonché delle politiche e misure previste, per ciascuna delle cinque dimensioni dell’Unione dell’energia, ovvero:

• decarbonizzazione (inclusa l’energia rinnovabile);

• efficienza energetica;

• sicurezza energetica;

• mercato dell’energia;

• ricerca, innovazione e competitività;

questo impegno necessario comporta una accelerazione della transizione verso una economia a bassissime emissioni di carbonio e richiede il raggiungimento di zero emissioni nette alla metà del secolo;

ritenuto che:

la produzione di energia da fonti rinnovabili (FER) costituisce un obiettivo a sé della Strategia su clima ed energia dell’UE, ma allo stesso tempo anche uno dei principali strumenti per il perseguimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra;

la produzione di energia elettrica da FER in Italia ha visto negli ultimi anni un forte incremento grazie al rilevante impegno di risorse economiche connesso al sistema di incentivazione attivo fino al 2013 che ha favorito lo sviluppo soprattutto di solare ed eolico;

per le FER del settore termico e trasporti si registra invece una flessione dei relativi consumi energetici finali;

per le FER l’obiettivo al 2020 derivante dagli impegni europei, pari al 17 per cento dei consumi finali lordi, risulta già raggiunto dall’Italia;

si deve osservare tuttavia che l’incremento della potenza elettrica installata di FER non programmabili è fortemente legata ad un parallelo ed importante sviluppo di sistemi di accumulo elettrico e di potenziamento della rete elettrica;

per le FER termiche e nel settore dei trasporti hanno rilievo, ai fini di un eventuale incremento del loro apporto ai consumi finali di energia, diverse tecnologie come le pompe di calore, il solare termico, biocarburanti e biometano, sui quali  è in corso di consultazione un decreto per modificare il sistema di incentivazione attuale favorendo l’utilizzo di biometano e biocarburanti avanzati;

ritenuto inoltre che

il settore domestico con il 28,8 per cento dei consumi finali di energia in Italia è di primaria importanza per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e riduzione dei consumi di energia e gas serra;

gli edifici a destinazione d’uso residenziale risultano pari a circa 12,2 milioni, con oltre 29 milioni di abitazioni, ed oltre il 60 per cento di tale parco edilizio residenziale ha più di 45 anni, ovvero è precedente alla legge 376 del 1976, prima legge sul risparmio energetico;

si stima che il parco abitativo italiano necessiti inoltre di interventi antisismici di messa in sicurezza per oltre 12 milioni di abitazioni;

l’attuale normativa nazionale, che ha recepito direttive europee, prevede standard minimi obbligatori per nuovi edifici o per ristrutturazione pesanti, ma il basso tasso di ristrutturazioni rende però molto lento il processo di riqualificazione del parco abitativo;

per ottenere risultati rapidi e significativi in questo settore è necessario quindi incrementare il tasso di riqualificazione e spingere verso interventi a pieno edificio che accolgano o superino gli standard minimi obbligatori;

tali interventi di deep renovation, ossia la riqualificazione spinta di interi edifici, possono raggiungere riduzioni dei consumi energetici tra il 60 per cento e 80 per cento, grazie all’impiego di tecnologie e materiali a elevate prestazioni;

tali interventi richiedono da una parte investimenti di importo rilevante e tecnologicamente qualificati, ma dall’altra consentirebbero di raggiungere importanti risultati non solo in termini energetici ed ambientali, ma anche sul piano economico;

dal punto di vista ambientale l’efficienza energetica contribuisce a ridurre tutti gli impatti connessi agli usi finali dell’energia, incluse le emissioni di gas serra;

nel settore industriale, il principale impulso all’efficienza energetica è derivato come noto dall’implementazione del sistema di incentivazione dei Certificati Bianchi, recentemente individuato come meccanismo d’obbligo che risponde ai requisiti dell’articolo 7 della Direttiva efficienza energetica;

la direttiva Europea 2014/94/UE individua quali tecnologie “alternative” :

• elettricità;

• idrogeno;

• biocarburanti, quali definiti all’articolo 2, punto i), della direttiva 2009/28/CE;

• combustibili sintetici e paraffinici;

• gas naturale, compreso il biometano, in forma gassosa (gas naturale compresso – GNC) e liquefatta (gas naturale liquefatto – GNL);

• gas di petrolio liquefatto (GPL);

la soluzione “elettrificazione” apporta benefici per il contenimento delle emissioni di gas serra solo nel caso in cui i consumi incrementali di energia elettrica determinino emissioni inferiori a quelli del traffico veicolare sostituito; ciò è di norma positivamente verificato, ma il beneficio varia sensibilmente in funzione dei rendimenti e dei combustibili utilizzati nella produzione elettrica incrementale, ma determinante rimane il contributo alla riduzione degli inquinanti atmosferici;

per il potenziamento della mobilità cittadina pubblica a trazione elettrica sono disponibili diverse tecnologie la cui economicità dipende fortemente sia dai costi unitari (ancora elevati) che dalle differenti concentrazioni di domanda di spostamento: filobus-vie; tranvie; metro tranvie;

per quanto attiene al trasporto privato, lo sviluppo dei sistemi di accumulo basati sulle tecnologie al Li-Ioni, in caso di conferma di una prossima forte riduzione dei costi, può costituire una svolta tecnologica di primaria importanza;

per quanto riguarda infine il metano, tale fonte rappresenta una consolidata alternativa all’uso dei carburanti derivati dal petrolio nei trasporti su gomma, specie per le autovetture e per i bus urbani, dove viene impiegato in forma di gas compresso;

il metano è un combustibile più “pulito” dei derivati del petrolio per quanto attiene a emissione di SOx PM e NOx, anche se i limiti stringenti imposti dalla normativa europea sulle emissioni inquinanti dei veicoli stradali alimentati a benzina e gasolio, e le imposizioni sulla composizione dei combustibili marini, hanno ridotto questo vantaggio rispetto al passato;

per quanto attiene alla riduzione di emissioni ad effetto serra, se si considera l’intero ciclo well to wheel, la riduzione tuttavia può non essere particolarmente rilevante in considerazione dell’elevato potere climalterante del metano;

preso atto che:

i dati forniti da ISPRA (Annuario 2016) riguardanti il trend emissivo del PM10 in Italia dal 1990 al 2014 mostrano una riduzione complessiva del 34,5 per cento, tuttavia, le emissioni di PM10 provenienti specificatamente dalla combustione al di fuori degli impianti industriali, riconducibili principalmente al riscaldamento domestico e residenziale, hanno fatto registrare nel 2014 un aumento del 45,9 per cento rispetto all’anno di riferimento, rendendo il settore specifico quello maggiormente impattante con il 56,7 per cento delle emissioni totali di PM10;

le tecnologie per intervenire sul problema dell’inquinamento atmosferico coincidono in larga parte con quelle già citate con riferimento alla riduzione delle emissioni di gas serra, tra cui quella con il miglior impatto specifico è l’elettrificazione, che ha impatto emissivo locale nullo;

tutti i combustibili utilizzati nei motori a combustione interna (è quindi escluso l’idrogeno utilizzato nelle celle a combustibile) presentano invece emissioni ridottissime di particolato fine (PM 2.5), dovute alla presenza di tracce di lubrificanti nel processo di combustione;

migliore è il rendimento di combustione, minore è la presenza di incombusti, ed in questo le miscele di metano e idrogeno, anche in percentuali minime, offrono prestazioni decisamente superiori al metano da solo, in particolar modo ai regimi parziali;

considerato che:

la transizione verso l’economia circolare si realizza attraverso lo sviluppo e l’implementazione di eco-innovazione di prodotto, processo e di sistema, di nuovi modelli di gestione delle risorse, di consumo e di business aziendali che tengano in conto orizzonti temporali più estesi del breve termine e coinvolgano molteplici attori con approccio partecipativo per innescare processi cooperativi;

la Commissione europea ha individuato nell’Economia circolare una delle principali strategie di sviluppo con un “pacchetto” specifico che il Parlamento ha appena approvato, ampliando lo spettro delle iniziative previste,affiancando alla tematica della gestione dei rifiuti altri aspetti importanti: i modelli di produzione e di consumo sostenibile, la valorizzazione delle materie prime seconde e la promozione dei processi di eco-innovazione;

la Commissione europea ha presentato azioni istituzionali nell’ambito del “pacchetto”, sostenute dal contributo finanziario da parte dei Fondi di Investimento Strutturali (ESIF) dei programmi Horizon 2020 che includono: finanziamenti per oltre 650 milioni di euro provenienti da Horizon 2020 e per 5,5 miliardi di euro dai fondi strutturali, cui si affianca (in seguito ad un emendamento del 2016) il programma InnovFin – EU Finance for Innovators per il supporto degli investimenti in innovazione promossa dalla banca Europea degli investimenti;

la stessa Commissione stima che i miglioramenti connessi all’approccio di economia circolare, nei soli processi di riciclo dei rifiuti urbani e degli imballaggi, possano ridurre le emissioni di gas serra di circa 424-617 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel periodo 2015-2035; tali risultati sono incrementali rispetto a quelli ottenibili dalla piena applicazione della normativa esistente sulla gestione dei rifiuti;

l’uso efficiente delle risorse, attraverso la riduzione degli sprechi in fase di estrazione, lavorazione, uso e fine vita può quindi significativamente contribuire al contenimento delle emissioni di gas ad effetto serra;

per quanto riguarda l’Italia, le differenze di impronta carbonica (CO2 eq.) tra il materiale primario e quello secondario, danno una misura tangibile del motivo per il quale agire sulla leva dell’efficienza delle risorse e come questa possa significativamente contribuire al contenimento delle emissioni di gas serra a livello mondiale (sia attraverso un minore consumo in termini assoluti, sia scegliendo di preferire il materiale secondario);

appare quindi evidente come sia rilevante uno sviluppo sistematico e moderno dell’industria del riciclo che sia in grado di garantire l’alto potenziale di produttività italiano, in grado cioè di trasformare in risorse gli ingenti quantitativi di scarti industriali ed urbani che costituiscono la miniera di risorse del nostro Paese;

la valorizzazione di queste risorse e la loro reimmissione nei cicli produttivi, oltre a contribuire alla competitività del nostro sistema produttivo, può significativamente contribuire al contenimento dei consumi di energia e delle emissioni di gas serra del sistema Italia;

il pacchetto clima energia al 2030, pur ancora non sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale sottoscritti con l’accordo di Parigi, vada nella direzione giusta, indicata anche dalla roadmap al 2050 adottata dalla commissione europea nel dicembre del 2011 che prevede riduzioni delle emissioni tra l’80 e il 95 per cento rispetto ai livelli del 1990;

considerato infine che:

la programmazione energetica nazionale è chiamata a delineare le misure nazionali necessarie a rispettare gli impegni presi a livello internazionale mettendo al centro efficienza energetica e sviluppo delle rinnovabili, adeguamento delle reti di distribuzione e innovazione, con l’efficacia e l’orizzonte temporale adeguato;

la SEN dovrà promuovere altresì innovazioni tecnologiche, organizzative e territoriali, con un approccio integrato e sinergico, all’interno dei principali assi del sistema italiano quali l’agricoltura, l’industria, infrastrutture, centri urbani, la gestione del patrimonio forestale ed il territorio;

a tali obiettivi deve rispondere una revisione della strategia energetica nazionale da configurare all’interno di una strategia climatica complessiva del Paese e con una ampia partecipazione e co

le modalità per l’elaborazione della nuova SEN adottate nei diversi Paesi della UE offrono diverse alternative per la scelta del percorso da seguire, consentendo una scelta che contenga i tempi ma allarghi il processo partecipativo, raccogliendo indicazioni e proposte da diversi soggetti e portatori di interesse privati e pubblici;

è necessario avviare quanto prima un processo partecipativo e consultivo che coinvolga associazioni, rappresentanti del mondo delle imprese, del lavoro e della società civile che si articoli in due fasi: una prima fase di informazione diffusa sulle problematiche e gli obiettivi della Strategia energetica nazionale e una seconda fase di proposte operative;

il processo partecipativo dovrà fornire al Governo chiare indicazioni sui percorsi di decarbonizzazione per raggiungere gli obiettivi di lungo termine al 2050 che potranno trovare compimento solo se gli obiettivi a medio termine saranno rigorosi e audaci: è necessario andare oltre agli attuali target fissati al 2030 con il mero obiettivo del 27 per cento di energia rinnovabile, ma bisogna raggiungere il 40 per cento da fonti di energia rinnovabile,

impegna il governo:

a promuovere la più ampia partecipazione nel processo di revisione della strategia energetica nazionale, in grado di raccogliere proposte ed indirizzi anche da quei soggetti e portatori di interesse privati e pubblici che più di altri sono già impegnati in percorsi di transizione energetica e di decarbonizzazione;

a orientare la revisione della strategia energetica nazionale al rispetto degli obiettivi sottoscritti con l’accordo di Parigi nel 2015 e definiti nel piano operativo alla conferenza di Marrakech, avendo come orizzonte temporale il 2050 e le indicazioni operative il 2030;

a rendere la strategia energetica nazionale coerente con la strategia di sviluppo a basse emissioni di carbonio e con la strategia nazionale di sviluppo sostenibile, nel quadro di un impegno alla definizione di una strategia climatica nazionale;

a definire gli obiettivi e le azioni settoriali coerenti con il quadro strategico complessivo, massimizzando le reciproche sinergie;

a promuovere la ricerca, le innovazioni tecnologiche nei diversi ambiti indicati,  e sostenere l’applicazione e lo sviluppo di nuove tecnologie nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, dei sistemi di accumulo e di distribuzione, nel settore dell’efficientamento energetico;

a definire politiche di decarbonizzazione rafforzate, supportate anche da un’adeguata e coerente fiscalità ambientale, con incentivi impliciti alle fonti rinnovabili, ai combustibili alternativi e all’efficienza, in grado di sostenere il raggiungimento degli obiettivi europei sull’economia circolare, di rilanciare il sistema degli ETS, rivedendo il sistema delle accise sulla base delle emissioni di CO2.

MinSviluppoEconomico

Legge di Bilancio 2017 – Piano nazionale Industria 4.0 (2017 – 2020)

La quarta rivoluzione industriale

L’espressione Industria 4.0 è collegata alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”. Resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless a basso costo, questa nuova rivoluzione industriale si associa a un impiego sempre più pervasivo di dati e informazioni, di tecnologie computazionali e di analisi dei dati, di nuovi materiali, componenti e sistemi totalmente digitalizzati e connessi (internet of things and machines).

Industria 4.0 richiede soluzioni tecnologiche per:

  • ottimizzare i processi produttivi
  • supportare i processi di automazione industriale
  • favorire la collaborazione produttiva tra imprese attraverso tecniche avanzate di pianificazione distribuita, gestione integrata della logistica in rete e interoperabilità dei sistemi informativi.

I nuovi processi produttivi si basano in particolare su:

  • tecnologie di produzione di prodotti realizzati con nuovi materiali
  • meccatronica
  • robotica
  • utilizzo di tecnologie ICT avanzate per la virtualizzazione dei processi di trasformazione
  • sistemi per la valorizzazione delle persone nelle fabbriche.

Il Piano nazionale

I principali paesi industrializzati si sono già attivati a supporto dei settori industriali nazionali in modo da cogliere appieno quest’opportunità. L’Italia ha sviluppato un “Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020” che prevede misure concrete in base a tre principali linee guida:

  • operare in una logica di neutralità tecnologica
  • intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali
  • agire su fattori abilitanti.

Le direttrici strategiche sono quattro:

  • Investimenti innovativi: stimolare l’investimento privato nell’adozione delle tecnologie abilitanti dell’Industria 4.0 e aumentare la spese in ricerca, sviluppo e innovazione
  • Infrastrutture abilitanti: assicurare adeguate infrastrutture di rete, garantire la sicurezza e la protezione dei dati, collaborare alla definizione di standard di interoperabilità internazionali
  • Competenze e Ricerca: creare competenze e stimolare la ricerca mediante percorsi formativi ad hoc
  • Awareness e Governance: diffondere la conoscenza, il potenziale e le applicazioni delle tecnologie Industria 4.0 e garantire una governance pubblico-privata per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Per maggiori informazioni

Presentazione Industria 4.0 (pdf, 2 Mb)

 

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MISE – FAQ – Efficienza energetica – aggiornamento ad agosto 2016

CHIARIMENTI IN MATERIA DI EFFICIENZA ENERGETICA IN EDILIZIA

Aggiornate le FAQ a seguito dei:

Decreto 26 giugno 2015 cosiddetto “Decreto requisiti minimi”

Decreto 26 giugno 2015 cosiddetto “Decreto Linee guida APE” AGOSTO 2016

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MISE – NUOVA SABATINI – BENI STRUMENTALI

Dal 2 maggio è entrata in vigore la nuova disciplina per la concessione ed erogazione del contributo in relazione a finanziamenti bancari “Nuova Sabatini” (c.d. Sabatini Ter)

La nuova disciplina introduce la possibilità per le banche e gli intermediari finanziari di utilizzare per la concessione dei finanziamenti, oltre al plafond di provvista costituito presso la gestione separata di Cassa depositi e prestiti, una provvista alternativa.

La nuova circolare attuativa, emanata il 23 marzo 2016, fornisce le istruzioni necessarie e definisce gli schemi di domanda e di dichiarazione, nonché l’ulteriore documentazione che l’impresa è tenuta a presentare per poter beneficiare delle agevolazioni previste dalla nuova disciplina.

Le richieste di contributo possono essere presentate a partire dal 2 maggio 2016 mediante l’utilizzo del nuovo modulo di domanda.

La misura così rivisitata consentirà l’ottimizzazione e la semplificazione dei flussi procedurali, con la conseguente riduzione dei tempi per l’erogazione dei finanziamenti alle PMI.

Ecco gli step e i principali cambiamenti introdotti dalla nuova disciplina.

  • Il 17 marzo è stato firmato l’Addendum alla Convenzione MISE-CDP-ABI e sono state rese disponibili le nuove modalità operative di accreditamento alla Piattaforma MISE – Beni Strumentali “Nuova Sabatini”
  • Le banche/società di leasing già aderenti alla Convenzione (o che intendano aderire alla nuova) dovranno accreditarsi attraverso la predetta piattaforma
  • A partire dal 2 maggio le imprese dovranno utilizzare esclusivamente il nuovo modulo di domanda (release 3.0), da tale data, infatti, le domande presentate con il vecchio modulo saranno considerate irricevibili
  • Ciascuna banca/società di leasing aderente alla convenzione può utilizzare, previa informativa all’impresa, sia provvista CDP che derivante da altra fonte
  • La richiesta di prenotazione del contributo viene effettuata, una sola volta su base mensile ed entro il giorno 6, dalle banche/società di leasing direttamente al MISE il quale, verificata la disponibilità delle risorse, trasmette comunicazione di avvenuta prenotazione
  • Le banche/società di leasing trasmettono al MISE, anche per singolo finanziamento deliberato, le domande ricevute e la relativa documentazione allegata.

Per maggiori informazioni

Scheda informativa sulla Nuova Sabatini