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SEN – Strategia energetica nazionale, firmato il decreto

I ministri Carlo Calenda (Sviluppo economico) e Gian Luca Galletti (Ambiente e tutela del territorio e del mare) hanno firmato il decreto sulla nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN). La presentazione della SEN a Palazzo Chigi è stata aperta dall’intervento del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

Il comunicato stampa: Ecco la Strategia Energetica Nazionale 2017

Allegati

L’Italia ha raggiunto in anticipo gli obiettivi europei – con una penetrazione di rinnovabili del 17,5% sui consumi complessivi al 2015 rispetto al target del 2020 di 17% – e sono stati compiuti importanti progressi tecnologici che offrono nuove possibilità di conciliare contenimento dei prezzi dell’energia e sostenibilità. 
 
La Strategia si pone l’obiettivo di rendere il sistema energetico nazionale più:

  • competitivo: migliorare la competitività del Paese, continuando a ridurre il gap di prezzo e di costo dell’energia rispetto all’Europa, in un contesto di prezzi internazionali crescenti
  • sostenibile: raggiungere in modo sostenibile gli obiettivi ambientali e di de-carbonizzazione definiti a livello europeo, in linea con i futuri traguardi stabiliti nella COP21
  • sicuro: continuare a migliorare la sicurezza di approvvigionamento e la flessibilità dei sistemi e delle infrastrutture energetiche, rafforzando l’indipendenza energetica dell’Italia 

 

 

Al via la consultazione sulla Strategia energetica nazionale (SEN).

Prorogato al 12 settembre il termine per inviare commenti, segnalazioni e proposte – sui siti www.mise.gov.it e www.minambiente.it –  che saranno valutate per la predisposizione del documento finale.

 Leggi il documento in consultazione (pdf)

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Strategia Energetica Nazionale 2017

Con D.M. del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è stata adottata la Strategia Energetica Nazionale 2017, il piano decennale del Governo italiano per anticipare e gestire il cambiamento del sistema energetico. 

Iter

La SEN 2017 è il risultato di un processo articolato e condiviso durato un anno che ha coinvolto, sin dalla fase istruttoria, gli organismi pubblici operanti sull’energia, gli operatori delle reti di trasporto di elettricità e gas e qualificati esperti del settore energetico. Nella fase preliminare sono state svolte due audizioni parlamentari, riunioni con i gruppi parlamentari, le Amministrazioni dello Stato e le Regioni. La proposta di Strategia è stata quindi posta in consultazione pubblica per tre mesi, con una ampia partecipazione: oltre 250 tra associazioni, imprese, organismi pubblici, cittadini e esponenti del mondo universitario hanno formulato osservazioni e proposte, per un totale di 838 contributi tematici, presentati nel corso di un’audizione parlamentare dalle Commissioni congiunte Attività produttive e Ambiente della Camera e Industria e Territorio del Senato.

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Regioni – Posizione sulla Strategia Energetica Nazionale 2017

La proposta del Ministero dell’ambiente per aggiornare la “strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile” (che dovrà essere approvata con una delibera del comitato interministeriale per la programmazione economica, Cipe) ha ricevuto il parere favorevole delle Regioni.

Il giudizio positivo è contenuto in un documento della Conferenza delle Regioni (consegnato al Governo in occasione della Conferenza Stato-Regioni del 3 agosto) in cui si formulano anche alcuni auspici. Prima di tutto la costituzione di un Tavolo interistituzionale, composto dalle regioni e dai ministeri che permetta, nella fase dedicata all’affinamento dei contenuti dell’attuale documento, la consultazione e la condivisione delle integrazioni con il sistema delle Regioni che possono mettere a disposizione una conoscenza di dettaglio delle proprie realtà territoriali.

E che consenta in fase attuativa, l’identificazione delle azioni di coordinamento, ma tenendo in debito conto gli specifici bisogni dei singoli territori,. in una logica che veda piani nazionali e regionali fortemente interconnessi.


Il 27 luglio la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato una “Posizione” sulla proposta di strategia energetica nazionale 2017 e sul clean energy package UE .

Il documento – che sarà inviato nelle prossime ore ai rappresentanti istituzionali del Governo – è suddiviso in tre capitoli (per un totale di 49 pagine).
1. elementi di contesto (gli scenari europei e nazionali; scenario base; scenario policy);  
2. approfondimento delle priorità d’azione (lo sviluppo delle rinnovabili; FER elettriche; idroelettrico; bioenergie; termodinamico; FER termiche;biomasse; solare termico; teleriscaldamento; pompe di calore; FER trasporti; mobilità elettrica; biometano; osservazioni sulla promozione delle fonti rinnovabili nel clean energy package);  L’efficienza energetica (osservazioni generali; il punto di partenza per l’Italia al 2015; la declinazione degli obiettivi di riduzione dei consumi al 2030 per settore; le inziative principali; osservazioni sul pacchetto efficienza energetica nel clean energy package);  sicurezza energetica (gli obiettivi al 2030; interventi);  competitività dei mercati energetici (competitivotà del Paese; mercato lettrico, interventi proposti sul merfcatoi elettrico; le nuove configurazioni di autoconsumo; osservazioni sulle proposte in tema di mercato interno dell’energia elettrica contenute nel clean energy package);  tecnologia, ricerca e innovazione
3. Il percorso della Sen e la relativa governance (il patto dei Sindaci)
Si riporta di seguito il link al testo completo  e il 1° capitolo dedicato agli elementi di contesto (il documento integrale è stato comuinque pubblicato sul portale www.regioni.it sezione “Conferenze”).

Posizione delle Regioni e delle Province autonome sulla proposta di strategia energetica nazionale 2017 e sul clean energy package UE

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Strategia Energetica Nazionale 2017 – avvio consultazione

Le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive hanno svolto l’audizione dei ministri dello sviluppo economico, e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Carlo Calenda e Gian Luigi Galletti, sulla presentazione della Strategia energetica nazionale.

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S.E.N. – Strategia energetica nazionale audizione Ministri ambiente e sviluppo economico

COMMISSIONI RIUNITE – Revisione Strategia energetica nazionale, audizione Calenda e Galletti

Il 1° marzo 2017 le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive, presso la Sala Mappamondo, hanno svolto l’audizione del Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, sulla revisione della Strategia energetica nazionale (Sen).
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Senato – Affare sui profili ambientali della Strategia energetica nazionale (SEN)

SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SULL’AFFARE ASSEGNATO N. 932

La  13^ Commissione parlamentare del Senato,

in sede di esame dell’affare assegnato 932 “Profili ambientali della Strategia energetica nazionale (SEN)” e a seguito del ciclo di audizioni tra cui quella del Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti,

premesso che:

i profili ambientali della Strategia Energetica Nazionale (SEN) si inquadrano in tre principali aree: quella delle emissioni di gas serra (GHG), il ruolo degli usi finali di energia nelle emissioni di polveri sottili e nell’inquinamento urbano, le ricadute indotte da un’economia di tipo circolare;

per quanto riguarda le emissioni di gas serra, con la ratifica dell’Accordo sul Clima raggiunto alla COP21 di Parigi il 12 dicembre 2015 e già entrato in vigore il 4 novembre 2016, l’Italia si è impegnata a contenere il riscaldamento globale ben al di sotto di due gradi rispetto ai livelli pre-industriali con l’impegno a puntare a un contenimento del riscaldamento globale entro un grado e mezzo;

l’Unione Europea ha definito nell’ottobre del 2014 una Strategia su Clima ed Energia che prevede l’obiettivo vincolante per gli Stati membri di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra nel territorio dell’Unione di almeno il 40 per cento rispetto ai livelli del 1990, e di contribuire con una quota di almeno 27 per cento di energia rinnovabile ed un miglioramento del 27 per cento dell’efficienza energetica;

il raggiungimento di tali obiettivi di riduzione dei gas serra, cui l’Italia è vincolata, è parte anche dell’accordo sottoscritto a Parigi nel dicembre 2015;

l’Italia in quanto Paese membro dell’Unione europea ha assunto come base del proprio contributo nazionale il pacchetto clima energia al 2030 approvato dal consiglio europeo nell’ottobre 2014 durante il semestre di presidenza italiana che prevede una riduzione del 40 per cento delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 e un aumento almeno del 27 per cento delle rinnovabili e dell’efficienza energetica;

il “Clean Energy package“, un pacchetto di proposte pubblicato dalla Commissione europea a novembre 2106 prevede un obiettivo legalmente vincolante di risparmio energetico del 30 per cento al 2030;

nello stesso pacchetto, noto anche come “Winter package” (cfr. nota), la Commissione ha proposto un Regolamento sulla Governance dell’Unione dell’energia in cui si stabilisce l’obbligo per gli Stati membri di produrre entro il 1° gennaio 2019 un piano nazionale integrato in materia di energia e clima per il periodo dal 2021 al 2030;

la proposta di Regolamento stabilisce altresì un processo di consultazione iterativo tra la Commissione e gli Stati membri che precede la finalizzazione del piano, sulla base di un progetto di piano nazionale da trasmettere alla Commissione entro il 1° gennaio 2018;

se tali scadenze venissero confermate, occorrerebbe procedere entro il 2017 alla definizione del progetto di Piano Nazionale integrato in materia di energia e clima, nel quale inserire una descrizione degli obiettivi, traguardi e contributi nazionali, nonché delle politiche e misure previste, per ciascuna delle cinque dimensioni dell’Unione dell’energia, ovvero:

• decarbonizzazione (inclusa l’energia rinnovabile);

• efficienza energetica;

• sicurezza energetica;

• mercato dell’energia;

• ricerca, innovazione e competitività;

questo impegno necessario comporta una accelerazione della transizione verso una economia a bassissime emissioni di carbonio e richiede il raggiungimento di zero emissioni nette alla metà del secolo;

ritenuto che:

la produzione di energia da fonti rinnovabili (FER) costituisce un obiettivo a sé della Strategia su clima ed energia dell’UE, ma allo stesso tempo anche uno dei principali strumenti per il perseguimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra;

la produzione di energia elettrica da FER in Italia ha visto negli ultimi anni un forte incremento grazie al rilevante impegno di risorse economiche connesso al sistema di incentivazione attivo fino al 2013 che ha favorito lo sviluppo soprattutto di solare ed eolico;

per le FER del settore termico e trasporti si registra invece una flessione dei relativi consumi energetici finali;

per le FER l’obiettivo al 2020 derivante dagli impegni europei, pari al 17 per cento dei consumi finali lordi, risulta già raggiunto dall’Italia;

si deve osservare tuttavia che l’incremento della potenza elettrica installata di FER non programmabili è fortemente legata ad un parallelo ed importante sviluppo di sistemi di accumulo elettrico e di potenziamento della rete elettrica;

per le FER termiche e nel settore dei trasporti hanno rilievo, ai fini di un eventuale incremento del loro apporto ai consumi finali di energia, diverse tecnologie come le pompe di calore, il solare termico, biocarburanti e biometano, sui quali  è in corso di consultazione un decreto per modificare il sistema di incentivazione attuale favorendo l’utilizzo di biometano e biocarburanti avanzati;

ritenuto inoltre che

il settore domestico con il 28,8 per cento dei consumi finali di energia in Italia è di primaria importanza per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e riduzione dei consumi di energia e gas serra;

gli edifici a destinazione d’uso residenziale risultano pari a circa 12,2 milioni, con oltre 29 milioni di abitazioni, ed oltre il 60 per cento di tale parco edilizio residenziale ha più di 45 anni, ovvero è precedente alla legge 376 del 1976, prima legge sul risparmio energetico;

si stima che il parco abitativo italiano necessiti inoltre di interventi antisismici di messa in sicurezza per oltre 12 milioni di abitazioni;

l’attuale normativa nazionale, che ha recepito direttive europee, prevede standard minimi obbligatori per nuovi edifici o per ristrutturazione pesanti, ma il basso tasso di ristrutturazioni rende però molto lento il processo di riqualificazione del parco abitativo;

per ottenere risultati rapidi e significativi in questo settore è necessario quindi incrementare il tasso di riqualificazione e spingere verso interventi a pieno edificio che accolgano o superino gli standard minimi obbligatori;

tali interventi di deep renovation, ossia la riqualificazione spinta di interi edifici, possono raggiungere riduzioni dei consumi energetici tra il 60 per cento e 80 per cento, grazie all’impiego di tecnologie e materiali a elevate prestazioni;

tali interventi richiedono da una parte investimenti di importo rilevante e tecnologicamente qualificati, ma dall’altra consentirebbero di raggiungere importanti risultati non solo in termini energetici ed ambientali, ma anche sul piano economico;

dal punto di vista ambientale l’efficienza energetica contribuisce a ridurre tutti gli impatti connessi agli usi finali dell’energia, incluse le emissioni di gas serra;

nel settore industriale, il principale impulso all’efficienza energetica è derivato come noto dall’implementazione del sistema di incentivazione dei Certificati Bianchi, recentemente individuato come meccanismo d’obbligo che risponde ai requisiti dell’articolo 7 della Direttiva efficienza energetica;

la direttiva Europea 2014/94/UE individua quali tecnologie “alternative” :

• elettricità;

• idrogeno;

• biocarburanti, quali definiti all’articolo 2, punto i), della direttiva 2009/28/CE;

• combustibili sintetici e paraffinici;

• gas naturale, compreso il biometano, in forma gassosa (gas naturale compresso – GNC) e liquefatta (gas naturale liquefatto – GNL);

• gas di petrolio liquefatto (GPL);

la soluzione “elettrificazione” apporta benefici per il contenimento delle emissioni di gas serra solo nel caso in cui i consumi incrementali di energia elettrica determinino emissioni inferiori a quelli del traffico veicolare sostituito; ciò è di norma positivamente verificato, ma il beneficio varia sensibilmente in funzione dei rendimenti e dei combustibili utilizzati nella produzione elettrica incrementale, ma determinante rimane il contributo alla riduzione degli inquinanti atmosferici;

per il potenziamento della mobilità cittadina pubblica a trazione elettrica sono disponibili diverse tecnologie la cui economicità dipende fortemente sia dai costi unitari (ancora elevati) che dalle differenti concentrazioni di domanda di spostamento: filobus-vie; tranvie; metro tranvie;

per quanto attiene al trasporto privato, lo sviluppo dei sistemi di accumulo basati sulle tecnologie al Li-Ioni, in caso di conferma di una prossima forte riduzione dei costi, può costituire una svolta tecnologica di primaria importanza;

per quanto riguarda infine il metano, tale fonte rappresenta una consolidata alternativa all’uso dei carburanti derivati dal petrolio nei trasporti su gomma, specie per le autovetture e per i bus urbani, dove viene impiegato in forma di gas compresso;

il metano è un combustibile più “pulito” dei derivati del petrolio per quanto attiene a emissione di SOx PM e NOx, anche se i limiti stringenti imposti dalla normativa europea sulle emissioni inquinanti dei veicoli stradali alimentati a benzina e gasolio, e le imposizioni sulla composizione dei combustibili marini, hanno ridotto questo vantaggio rispetto al passato;

per quanto attiene alla riduzione di emissioni ad effetto serra, se si considera l’intero ciclo well to wheel, la riduzione tuttavia può non essere particolarmente rilevante in considerazione dell’elevato potere climalterante del metano;

preso atto che:

i dati forniti da ISPRA (Annuario 2016) riguardanti il trend emissivo del PM10 in Italia dal 1990 al 2014 mostrano una riduzione complessiva del 34,5 per cento, tuttavia, le emissioni di PM10 provenienti specificatamente dalla combustione al di fuori degli impianti industriali, riconducibili principalmente al riscaldamento domestico e residenziale, hanno fatto registrare nel 2014 un aumento del 45,9 per cento rispetto all’anno di riferimento, rendendo il settore specifico quello maggiormente impattante con il 56,7 per cento delle emissioni totali di PM10;

le tecnologie per intervenire sul problema dell’inquinamento atmosferico coincidono in larga parte con quelle già citate con riferimento alla riduzione delle emissioni di gas serra, tra cui quella con il miglior impatto specifico è l’elettrificazione, che ha impatto emissivo locale nullo;

tutti i combustibili utilizzati nei motori a combustione interna (è quindi escluso l’idrogeno utilizzato nelle celle a combustibile) presentano invece emissioni ridottissime di particolato fine (PM 2.5), dovute alla presenza di tracce di lubrificanti nel processo di combustione;

migliore è il rendimento di combustione, minore è la presenza di incombusti, ed in questo le miscele di metano e idrogeno, anche in percentuali minime, offrono prestazioni decisamente superiori al metano da solo, in particolar modo ai regimi parziali;

considerato che:

la transizione verso l’economia circolare si realizza attraverso lo sviluppo e l’implementazione di eco-innovazione di prodotto, processo e di sistema, di nuovi modelli di gestione delle risorse, di consumo e di business aziendali che tengano in conto orizzonti temporali più estesi del breve termine e coinvolgano molteplici attori con approccio partecipativo per innescare processi cooperativi;

la Commissione europea ha individuato nell’Economia circolare una delle principali strategie di sviluppo con un “pacchetto” specifico che il Parlamento ha appena approvato, ampliando lo spettro delle iniziative previste,affiancando alla tematica della gestione dei rifiuti altri aspetti importanti: i modelli di produzione e di consumo sostenibile, la valorizzazione delle materie prime seconde e la promozione dei processi di eco-innovazione;

la Commissione europea ha presentato azioni istituzionali nell’ambito del “pacchetto”, sostenute dal contributo finanziario da parte dei Fondi di Investimento Strutturali (ESIF) dei programmi Horizon 2020 che includono: finanziamenti per oltre 650 milioni di euro provenienti da Horizon 2020 e per 5,5 miliardi di euro dai fondi strutturali, cui si affianca (in seguito ad un emendamento del 2016) il programma InnovFin – EU Finance for Innovators per il supporto degli investimenti in innovazione promossa dalla banca Europea degli investimenti;

la stessa Commissione stima che i miglioramenti connessi all’approccio di economia circolare, nei soli processi di riciclo dei rifiuti urbani e degli imballaggi, possano ridurre le emissioni di gas serra di circa 424-617 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel periodo 2015-2035; tali risultati sono incrementali rispetto a quelli ottenibili dalla piena applicazione della normativa esistente sulla gestione dei rifiuti;

l’uso efficiente delle risorse, attraverso la riduzione degli sprechi in fase di estrazione, lavorazione, uso e fine vita può quindi significativamente contribuire al contenimento delle emissioni di gas ad effetto serra;

per quanto riguarda l’Italia, le differenze di impronta carbonica (CO2 eq.) tra il materiale primario e quello secondario, danno una misura tangibile del motivo per il quale agire sulla leva dell’efficienza delle risorse e come questa possa significativamente contribuire al contenimento delle emissioni di gas serra a livello mondiale (sia attraverso un minore consumo in termini assoluti, sia scegliendo di preferire il materiale secondario);

appare quindi evidente come sia rilevante uno sviluppo sistematico e moderno dell’industria del riciclo che sia in grado di garantire l’alto potenziale di produttività italiano, in grado cioè di trasformare in risorse gli ingenti quantitativi di scarti industriali ed urbani che costituiscono la miniera di risorse del nostro Paese;

la valorizzazione di queste risorse e la loro reimmissione nei cicli produttivi, oltre a contribuire alla competitività del nostro sistema produttivo, può significativamente contribuire al contenimento dei consumi di energia e delle emissioni di gas serra del sistema Italia;

il pacchetto clima energia al 2030, pur ancora non sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale sottoscritti con l’accordo di Parigi, vada nella direzione giusta, indicata anche dalla roadmap al 2050 adottata dalla commissione europea nel dicembre del 2011 che prevede riduzioni delle emissioni tra l’80 e il 95 per cento rispetto ai livelli del 1990;

considerato infine che:

la programmazione energetica nazionale è chiamata a delineare le misure nazionali necessarie a rispettare gli impegni presi a livello internazionale mettendo al centro efficienza energetica e sviluppo delle rinnovabili, adeguamento delle reti di distribuzione e innovazione, con l’efficacia e l’orizzonte temporale adeguato;

la SEN dovrà promuovere altresì innovazioni tecnologiche, organizzative e territoriali, con un approccio integrato e sinergico, all’interno dei principali assi del sistema italiano quali l’agricoltura, l’industria, infrastrutture, centri urbani, la gestione del patrimonio forestale ed il territorio;

a tali obiettivi deve rispondere una revisione della strategia energetica nazionale da configurare all’interno di una strategia climatica complessiva del Paese e con una ampia partecipazione e co

le modalità per l’elaborazione della nuova SEN adottate nei diversi Paesi della UE offrono diverse alternative per la scelta del percorso da seguire, consentendo una scelta che contenga i tempi ma allarghi il processo partecipativo, raccogliendo indicazioni e proposte da diversi soggetti e portatori di interesse privati e pubblici;

è necessario avviare quanto prima un processo partecipativo e consultivo che coinvolga associazioni, rappresentanti del mondo delle imprese, del lavoro e della società civile che si articoli in due fasi: una prima fase di informazione diffusa sulle problematiche e gli obiettivi della Strategia energetica nazionale e una seconda fase di proposte operative;

il processo partecipativo dovrà fornire al Governo chiare indicazioni sui percorsi di decarbonizzazione per raggiungere gli obiettivi di lungo termine al 2050 che potranno trovare compimento solo se gli obiettivi a medio termine saranno rigorosi e audaci: è necessario andare oltre agli attuali target fissati al 2030 con il mero obiettivo del 27 per cento di energia rinnovabile, ma bisogna raggiungere il 40 per cento da fonti di energia rinnovabile,

impegna il governo:

a promuovere la più ampia partecipazione nel processo di revisione della strategia energetica nazionale, in grado di raccogliere proposte ed indirizzi anche da quei soggetti e portatori di interesse privati e pubblici che più di altri sono già impegnati in percorsi di transizione energetica e di decarbonizzazione;

a orientare la revisione della strategia energetica nazionale al rispetto degli obiettivi sottoscritti con l’accordo di Parigi nel 2015 e definiti nel piano operativo alla conferenza di Marrakech, avendo come orizzonte temporale il 2050 e le indicazioni operative il 2030;

a rendere la strategia energetica nazionale coerente con la strategia di sviluppo a basse emissioni di carbonio e con la strategia nazionale di sviluppo sostenibile, nel quadro di un impegno alla definizione di una strategia climatica nazionale;

a definire gli obiettivi e le azioni settoriali coerenti con il quadro strategico complessivo, massimizzando le reciproche sinergie;

a promuovere la ricerca, le innovazioni tecnologiche nei diversi ambiti indicati,  e sostenere l’applicazione e lo sviluppo di nuove tecnologie nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, dei sistemi di accumulo e di distribuzione, nel settore dell’efficientamento energetico;

a definire politiche di decarbonizzazione rafforzate, supportate anche da un’adeguata e coerente fiscalità ambientale, con incentivi impliciti alle fonti rinnovabili, ai combustibili alternativi e all’efficienza, in grado di sostenere il raggiungimento degli obiettivi europei sull’economia circolare, di rilanciare il sistema degli ETS, rivedendo il sistema delle accise sulla base delle emissioni di CO2.