REGOLAMENTO (CE) N. 1907/2006 – Registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH)

REGOLAMENTO (CE) N. 1907/2006

REACH

Registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un’agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE

Il Regolamento (CE) n.1907/2006, cosiddetto REACH, è una normativa integrata per la registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche, che mira ad assicurare un maggiore livello di protezione della salute umana e dell’ambiente, aspirando al contempo a mantenere e rafforzare la competitività e le capacità innovative dell’industria chimica europea.

Attraverso il REACH sarà possibile ottenere maggiori e più complete informazioni su:

  • proprietà pericolose dei prodotti manipolati
  • rischi connessi all’esposizione
  • misure di sicurezza da applicare.

Ai sensi dell’articolo 1 il regolamento riguarda la fabbricazione, l’importazione, l’immissione sul mercato e l’uso di tutte le sostanze chimiche in quanto tali e in quanto componenti di miscele e articoli. Si tratta, quindi, non solo  di quelle utilizzate nei processi industriali, ma anche di quelle che vengono adoperate quotidianamente, ad esempio nei detergenti o nelle vernici, e quelle presenti in articoli come gli abiti o i mobili. E’ coinvolta , dunque, la maggior parte delle aziende di tutta Europa. Sussistono alcune esenzioni dall’attuazione del Regolamento REACH per categorie di sostanze disciplinate da normative di settore (Art. 2 del REACH).

Il REACH introduce una rilevante novità rispetto al precedente regime normativo. Stabilisce, infatti, il principio per cui spetta all’industria la responsabilità di gestire i rischi delle sostanze chimiche e di fornire informazioni sulla sicurezza delle sostanze che produce, utilizza o immette sul mercato. I produttori e gli importatori di sostanze chimiche sono, pertanto, obbligati a raccogliere informazioni sulle proprietà delle sostanze, affinché siano poi gestite in sicurezza, e a trasmetterle all’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), con sede ad Helsinki (Finlandia). In caso contrario, non è consentito loro di produrle, importarle o immetterle sul mercato.

Come funziona il REACH?

Quattro sono i principali processi del REACH:

  • la registrazione delle sostanze (Titolo II del REACH). Comporta l’obbligo, per i fabbricanti e gli importatori di sostanze in quanto tali o in miscele o, in alcuni casi, in articoli, in quantitativi pari o superiori a 1 tonnellata/anno, indipendentemente dalla pericolosità, di presentare all’ECHA una serie di informazioni di base sulle caratteristiche delle sostanze e, in mancanza di dati disponibili, l’obbligo di eseguire test sperimentali per caratterizzare le proprietà fisico-chimiche, tossicologiche e eco-tossicologiche;
  • la valutazione (Titolo VI del REACH). L’ECHA controlla la conformità delle informazioni oggetto di registrazione e esamina le proposte di sperimentazione per verificare che non siano necessarie. Gli Stati membri, inoltre, valutano le sostanze chimiche che destano preoccupazione per la salute e l’ambiente;
  • l’autorizzazione (Titolo VII del REACH), solo per usi specifici e controllati, delle sostanze “estremamente preoccupanti” (cd. SVHC) elencate nell’Allegato XIV (come le sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione di categoria 1A e 1B (CMR), le sostanze Persistenti, Bioaccumulabili e Tossiche (PBT), le sostanze molto Persistenti e molto Bioaccumulabili (vPvB), le sostanze, come quelle con proprietà di interferenti endocrini , che hanno effetti che destano un livello di preoccupazione equivalente a quelle appartenenti ai gruppi indicati);
  • la restrizione (Titolo VIII del REACH). Prevede che sostanze e miscele con rischi inaccettabili per l’ambiente e la salute umana siano totalmente o parzialmente ristrette negli usi o nella concentrazione (ad es. nei prodotti di consumo). Le restrizioni sono elencate nell’Allegato XVII.

I suddetti processi pongono una pressione sulle imprese affinché riconsiderino il proprio portafoglio di sostanze chimiche e sostituiscano le più pericolose con alternative più sicure. Uno degli obiettivi del regolamento è proprio quello di stimolare l’innovazione e migliorare le competitività dell’industria europea sui mercati internazionali.

Chi è coinvolto dagli obblighi REACH e in che modo?

Sono coinvolti negli obblighi REACH i produttori e importatori di sostanze in quantitativi pari o superiori a 1 tonnellata/anno, gli utilizzatori a valle di sostanze nonché produttori e importatori di articoli che operano nello Spazio Economico Europeo, SEE (Unione Europea + Islanda, Liechtenstein e Norvegia). Il REACH impone a tali soggetti specifici obblighi .

Sono tuttavia coinvolti in maniera indiretta anche:

  • consumatori finali
  • laboratori di saggio
  • centri privati di ricerca
  • associazioni di categoria
  • servizi di consulenza privati

Autorità nazionale competente

L’Autorità competente a livello nazionale per il REACH è il Ministero della Salute, che opera d’intesa con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Dipartimento per le Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, coordinandosi anche con le Regioni e le Province Autonome.

Attività di vigilanza

L’Autorità competente avvia il sistema dei controlli ufficiali previsto dal Regolamento REACH, al fine di verificare la completa attuazione delle prescrizioni da parte di tutti i soggetti della catena di approvvigionamento delle sostanze, dalla produzione/importazione, all’uso, all’immissione sul mercato delle sostanze, come tali o contenute in miscele o articoli. La vigilanza viene attuata secondo le modalità operative stabilite dall’Accordo Stato Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano del 29 ottobre 2009.

Il Ministero della Salute pubblica annualmente il Piano Nazionale di Vigilanza relativo alle imprese soggette al REACH e al Regolamento (CE) n. 1272/2008 sulla classificazione, etichettatura e imballaggio di sostanze chimiche e miscele (CLP). Il Piano è elaborato tenendo conto delle indicazioni provenienti dall’ECHA, dalla Commissione Europea o da altri organismi europei competenti in materia, nonché sulla base delle priorità emergenti a livello nazionale.

Sanzioni

Le sanzioni sono stabilite a livello nazionale mediante il Decreto Legislativo del 14 settembre 2009 n. 133, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 222 del 24 agosto 2009.

Oltre a prevedere sanzioni di tipo amministrativo per tutta una serie di condotte che violano il Regolamento, negli articoli 14 e 16 il decreto prevede anche sanzioni di tipo penale, in particolare nel caso di immissione sul mercato o utilizzo di sostanze comprese negli Allegati XIV e XVII (sostanze soggette ad autorizzazione o restrizione) del Regolamento.

 

Tutte le F.A.Q.

Fonte: MiSE – REACH Helpdesk Servizio nazionale di assistenza alle imprese

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – INL – TESTO UNICO SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO – Novembre 2020

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Ispettorato Nazionale del Lavoro

D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 Testo coordinato con il D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106 TESTO UNICO SULLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

Attuazione dell’articolo 1 della Legge 3 agosto 2007, n. 123 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Versione aggiornata – Novembre 2020

 Novità in questa versione:

 Fonte: Ministero del Lavoro – INL

Ministero dello Sviluppo Economico – Nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0

Ministero dello Sviluppo Economico

Nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0

“Il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0 – afferma il Ministro Stefano Patuanelli – è il primo mattone su cui si fonda il Recovery Fund italiano. Stiamo parlando di un investimento di circa 24 miliardi di Euro. Abbiamo sempre detto che quei finanziamenti andavano investiti e non spesi ed esattamente in questa direzione va il potenziamento di Transizione 4.0, che ora diventa strutturale. È un percorso partito da lontano, nato dal confronto con le categorie produttive. Con il Piano Nazionale Transizione 4.0 si raggiungono due obiettivi fondamentali: stimolare gli investimenti privati con una maggiorazione delle aliquote; dare stabilità alle categorie produttive con un pacchetto di misure ampio e pluriennale. Transizione 4.0 abbraccia gli investimenti in beni strumentali, materiali e immateriali 4.0, Formazione 4.0 di dipendenti e imprenditori, punta su R&S, innovazione, design, ideazione estetica e green economy. Si tratta del cuore del nuovo piano industriale del Paese”.

Il Viceministro Stefano Buffagni: “Transizione 4.0 è un piano shock con cui abbasseremo le tasse alle nostre imprese già dal 2021. Vogliamo incentivare l’acquisto di beni durevoli, garantire il supporto agli investimenti delle nostre imprese. Per questo motivo abbiamo ampliato dal 6% al 10%, passando da un ammortamento da cinque a tre anni, tutte le spese fatte in beni strumentali. Per noi è fondamentale aiutare le nostre piccole imprese, quelle che soffrono maggiormente: quindi per tutte le aziende che hanno un fatturato fino a cinque milioni di euro, il credito d’imposta del 10% sarà utilizzabile immediatamente nell’anno. Ciò significa pagare meno tasse, avere supporto per la propria liquidità e garantire il futuro alla propria azienda”.

Nuova durata delle misure

  • I nuovi crediti d’imposta sono previsti per 2 anni;
  • La decorrenza della misura è anticipata al 16 novembre 2020;
  • È confermata la possibilità, per i contratti di acquisto dei beni strumentali definiti entro il 31/12/2022, di beneficiare del credito con il solo versamento di un acconto pari ad almeno il 20% dell’importo e consegna dei beni nei 6 mesi successivi (quindi, entro giugno 2023).

Anticipazione e riduzione della compensazione con maggiore vantaggio fiscale nell’anno

  • Per gli investimenti in beni strumentali “ex super” e in beni immateriali non 4.0 effettuati nel 2021 da soggetti con ricavi o compensi minori di 5 milioni di euro, il credito d’imposta è fruibile in un anno;
  • È ammessa la compensazione immediata (dall’anno in corso) del credito relativo agli investimenti in beni strumentali;
  • Per tutti i crediti d’imposta sui beni strumentali materiali, la fruizione dei crediti è ridotta a 3 anni in luogo dei 5 anni previsti a legislazione vigente.

Maggiorazione dei tetti e delle aliquote (Beni materiali e immateriali)

  • Incremento dal 6% al 10% per tutti del credito beni strumentali materiali (ex super) per il solo anno 2021;
  • Incremento dal 6% al 15% per investimenti effettuati nel 2021 per implementazione del lavoro agile;
  • Estensione del credito ai beni immateriali non 4.0 con il 10% per investimenti effettuati nel 2021 e al 6% per investimenti effettuati nel 2022.

Maggiorazione dei tetti e delle aliquote (Beni materiali 4.0)

  • Per spese inferiori a 2,5 milioni di Euro: nuova aliquota al 50% nel 2021 e 40% nel 2022;
  • Per spese superiori a 2,5 milioni di Euro e fino a 10 mln: nuova aliquota al 30% nel 2021 e 20% nel 2022;
  • Per spese superiori a 10 milioni di Euro e fino a 20 milioni è stato introdotto un nuovo tetto: aliquota al 10% nel 2021 e nel 2022.

Maggiorazione dei tetti e delle aliquote (Beni immateriali 4.0)

  • Incremento dal 15% al 20%;
  • Massimale da 700 mila Euro a 1 milione di Euro.

Ricerca & Sviluppo, Innovazione, Design e Green

  • R&S: incremento dal 12% al 20% e massimale da 3 milioni a 4 milioni di Euro;
  • Innovazione tecnologica: incremento dal 6% al 10% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni;
  • Innovazione green e digitale: incremento dal 10% al 15% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni;
  • Design e ideazione estetica: incremento dal 6% al 10% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni.

Credito Formazione 4.0

  • Estensione del credito d’imposta alle spese sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori;
  • È riconosciuto nell’ambito del biennio interessato dalle nuove misure (2021 e 2022).

Documenti

Fonte: MiSE

Ministero dello Sviluppo Economico – Strategia nazionale sull’idrogeno – Consultazione pubblica

Ministero dello Sviluppo Economico

Strategia nazionale sull’idrogeno

Consultazione pubblica

Al via oggi la consultazione pubblica sulle Linee Guida per la Strategia nazionale sull’idrogeno, elaborate dal Ministero dello Sviluppo Economico, che mirano a individuare i settori in cui si ritiene che questo vettore energetico possa diventare competitivo in tempi brevi ma anche verificare le aree d’intervento che meglio si adattano a sviluppare e implementare l’utilizzo dell’idrogeno.

Durante il periodo di consultazione pubblica, dal 24 novembre al 21 dicembre 2020, i soggetti interessati e gli stakeholders potranno inviare osservazioni o presentare ulteriori elementi in merito alle Linee Guida Preliminari della Strategia, scrivendo all’indirizzo email consultazione.idrogeno@mise.gov.it

 “L’Italia è tra i primi Paesi che hanno creduto nell’idrogeno come vettore energetico pulito del futuro, in grado di accelerare il processo di decarbonizzazione verso un modello di sviluppo ecosostenibile”, dichiara il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli“Questo ha permesso ai ricercatori e alle aziende italiane di acquisire un vantaggio in termini di capacità e conoscenze sull’idrogeno, che oggi consente al nostro Paese di avere un ruolo centrale nella definizione dei piani europei di investimento previsti per lo sviluppo e l’implementazione della produzione e utilizzo dell’idrogeno. Inoltre, l’Italia si candida a diventare l’hub del Mediterraneo per la produzione, il trasporto e lo stoccaggio di idrogeno verde”, conclude Patuanelli.

“Abbattere l’inquinamento – dichiara il Vice Ministro Stefano Buffagni – è una priorità della nostra agenda politica. L’idrogeno, oltre alla sua importanza dal punto di vista economico, è un pilastro delle future strategie ambientali ed energetiche globali e rappresenta il futuro green che vogliamo lasciare ai nostri figli. Grazie a queste prime linee guida per la realizzazione della Strategia Nazionale Idrogeno, l’Italia si sta ritagliando un ruolo centrale in questa sfida, insieme con i Paesi europei maggiormente avanzati su questo tema. Il nostro Paese può sfruttare la sua posizione geografica, il suo solido know-how progettuale e scientifico e la sua rete infrastrutturale”, conclude Buffagni.

La strategia

La Strategia Nazionale sull’idrogeno consentirà all’Italia di accelerare il raggiungimento degli obiettivi fissati dal PNIEC, favorendo la transizione energetica verso una economia green, sostenibile e tecnologicamente avanzata, che rappresenta uno dei punti centrali dell’azione portata avanti dal Governo e in particolare dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Una prima fase della strategia con obiettivo al 2030, sarà focalizzata sui settori in cui è possibile produrre e utilizzare l’idrogeno localmente, a partire dagli impianti esistenti, e facilitare l’utilizzo del vettore in nuove applicazioni come, per esempio, nel trasporto ferroviario grazie alla sostituzione dei treni diesel nelle tratte non elettrificabili.

Verso il 2050 si prevede che l’idrogeno rinnovabile raggiungerà una maturità tale da consentirne l’utilizzo più deciso anche in altri settori dell’industria e dei trasporti.

La realizzazione della strategia porterà benefici in termini di filiera in nuovi settori industriali e tecnologici (in particolare elettrolizzatori, celle a combustibile e componentistica) determinando importanti effetti positivi sulla crescita dell’economia, con impatti positivi anche dal punto di vista occupazionale nelle diverse fasi di progettazione, costruzione e operatività degli impianti.

Documenti

  • Linee guida Strategia Nazionale sull’idrogeno (pdf)                                                                                                                                                                                                                         Fonte: MiSE

Agenzia delle Entrate – Aliquota IVA per verifiche obbligatorie su impianti installati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata – Chiarimenti

Agenzia delle Entrate

Aliquota IVA per verifiche obbligatorie su impianti installati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata

Consulenza giuridica – Chiarimenti in merito alla Risposta n. 18 del 2019

 QUESITO

L’Associazione (in seguito, “Associazione” o “Istante”) chiede chiarimenti in merito alla Risposta n. 18 del 2019 resa in sede di consulenza giuridica e, in particolare, al parere relativo al Quesito 3, secondo cui “alla luce della prassi soprarichiamata si ritiene, quindi, che le verifiche di cui agli articoli 13 e 14 del DPR n. 162del 1999, relative agli impianti elevatori installati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, debbano essere assoggettate ad IVA con l’applicazione dell’aliquota del 10 per cento, in quanto riconducibili nell’ambito degli interventi di manutenzione ordinaria”.

Alla luce di tale risposta, l’Associazione chiede se la riconosciuta applicabilità dell’aliquota IVA del 10 per cento alle attività di verifica periodica obbligatoria degli ascensori (regolate dal D.P.R. n. 162 del 1999) sia estensibile a tutte le attività di verifica periodica rese obbligatorie da disposizioni di legge.

L’Istante si riferisce, più in dettaglio, alle attività di cui:

  • al DPR 22 ottobre 2001, n. 462 recante “Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi”; e
  • al D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i., che all’articolo 71, comma 11, dispone:”11. Oltre a quanto previsto dal comma 8, il datore di lavoro sottopone le attrezzature di lavoro riportate nell’Allegato VII a verifiche periodiche volte a valutarne l’effettivo stato di conservazione e di efficienza ai fini di sicurezza, con la frequenza indicata nel medesimo Allegato”.

Entrambi i decreti stabiliscono, l’uno con modalità definite al suo interno, l’altro con modalità demandate ad un successivo decreto interministeriale (emanato in data11.04.2011 dal Ministro del Lavoro, di concerto con quelli della Salute e dello Sviluppo Economico), l’obbligatorietà di talune verifiche tecniche su diverse e molteplici tipologie di impianti ed attrezzature, attribuendone l’effettuazione a soggetti di diritto pubblico (INAIL, ASL, ARPA) o privato.

Le verifiche in oggetto sono state istituite per le medesime finalità – i.e. tutela della salute e sicurezza di lavoratori e/o consumatori – che sono alla base delle disposizioni del citato D.P.R.162/99 e s.m.i. e identico per entrambi i casi è l’ambito nel quale vengono svolte:

  • il mantenimento in efficienza dei requisiti di sicurezza di impianti, apparecchiature ed attrezzature,
  • il presupposto dell’intervento in capo alla vincolante manutenzione programmata.

L’Associazione sottolinea inoltre che, analogamente al caso degli ascensori, i soggetti privati che possono svolgere suddetti controlli cogenti devono essere in possesso di specifica abilitazione ministeriale e dell’accreditamento (come è il caso del D.P.R. 462/01) ovvero risultare organizzati ed operare strutturalmente in conformità alla norma tecnica (I-INI CEI EN ISO/IEC 17020) che regola i processi e le procedure degli organismi che svolgono tali attività.

Per l’Istante, dal punto di vista squisitamente tecnico, tutte seguono le medesime metodiche, ancorché le singole operazioni necessariamente differiscano a seconda della fattispecie cui si applicano.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

Stante la medesima finalità delle verifiche di cui si è detto (che risale quanto meno agli anni 50 del secolo scorso) e quelle cui sono assoggettati ascensori e montacarichi (coeve delle prime), l’Associazione applicabile la medesima aliquota IVA del 10 per cento.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Nella risposta al Quesito n. 3 del Parere n. 18 del 2019, la scrivente ha richiamato la circolare del 7 aprile 2000 n. 71/E, nella parte in cui chiarisce la tipologia degli interventi interessati dalla norma agevolativa di cui all’articolo 7comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1999, n. 488, che prevede l’applicazione dell’aliquota del 10 per cento alle «prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 31, primo comma, lettere a) (i.e. manutenzione ordinaria), b) (i.e. manutenzione straordinaria), c) (i.e. interventi di restauro e di risanamento conservativo) e d) (i.e. interventi di ristrutturazione edilizia),della legge 5 agosto 1978, n. 457, realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata».

Richiamando precedenti documenti di prassi, la citata circolare precisa “…che caratteristica della manutenzione ordinaria è il mantenimento degli elementi di finitura e degli impianti tecnologici, attraverso opere sostanzialmente di riparazione dell’esistente.

Tra gli interventi di manutenzione ordinaria possono essere comprese, a titolo esemplificativo, le piccole riparazioni eseguite sul fabbricato o sui relativi impianti tecnologici.

Il beneficio si rende inoltre applicabile alle prestazioni di manutenzione obbligatoria, previste per gli impianti elevatori e per quelli di riscaldamento, consistenti in verifiche periodiche e nel ripristino della funzionalità, compresa la sostituzione delle parti di ricambio (ad es. porte, pannelli, serrature, funi etc.) in caso di usura, a fronte delle quali vengono corrisposti canoni annui…”.

La circolare 12 luglio 2018, n. 15 ha ulteriormente ribadito che la ratio di tale norma è quella di agevolare le prestazioni di servizi aventi ad oggetto la realizzazione di interventi di recupero a prescindere dalle modalità contrattuali utilizzate per realizzare tali interventi, vale a dire contratto di appalto ovvero fornitura di beni con posa in opera.

Ai fini in esame, è necessario richiamare anche la risoluzione del 4 marzo 2013,n. 15/E secondo cui “la revisione periodica obbligatoria degli impianti di riscaldamento condominiali o ad uso esclusivo, installati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, ed il controllo delle emissioni degli stessi, in quanto riconducibili nell’alveo degli interventi di manutenzione ordinaria, costituiscono prestazioni di servizi soggette ad IVA con aliquota del 10 per cento”.

Per i citati documenti di prassi quindi l’applicabilità dell’aliquota IVA del 10 percento agli interventi di manutenzione ordinaria è condizionata alla circostanza che siano eseguiti su “fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata”.

Ciò posto, si osserva che dalla lettura delle disposizioni di cui al decreto del Presidente delle Repubblica 22 ottobre 2001, n. 462 è possibile desumere una sostanziale identica finalità delle “verifiche periodiche” ivi previste con quelle della manutenzione ordinaria, tra cui rientra il mantenimento in efficienza degli impianti tecnologici esistenti. Gli articoli 4 e 6 del citato decreto infatti obbligano il datore di lavoro “…ad effettuare regolari manutenzioni dell’impianto, nonché a far sottoporre lo stesso a verifica periodica…” ogni due anni o cinque anni.

Si ritiene pertanto che la tipologia di interventi ivi previsti possano beneficiare dell’aliquota IVA del 10 per cento a condizione che siano obbligatori per legge su impianti installati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata.

Analogo trattamento non può invece essere riservato alle verifiche periodi che sulla sicurezza e l’efficienza delle attrezzature da lavoro messe a disposizione ai lavoratori dal datore di lavoro, che il d. lgs. n. 81 del 2008 obbliga a periodici controlli. Trattasi infatti di “attrezzature da lavoro” e non di impianti tecnologici al cui mantenimento in efficienza è finalizzata la manutenzione ordinaria.

Fonte: Agenzia delle Entrate

Ministero dello Sviluppo Economico – Decreto 16.09.2020 Individuazione della tariffa incentivante per la remunerazione degli impianti a fonti rinnovabili

Ministero dello Sviluppo Economico  

Decreto 16 settembre 2020

Individuazione della tariffa incentivante per la remunerazione degli impianti a fonti rinnovabili inseriti nelle configurazioni sperimentali di autoconsumo collettivo e comunità energetiche rinnovabili, in attuazione dell’articolo 42-bis, comma 9, del decreto-legge n. 162/2019, convertito dalla legge n. 8/2020.

Il Decreto del MiSE, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 16 novembre e in vigore dal 17 novembre 2020:

Oggetto e campo di applicazione

  • In attuazione del comma 9 dell’art. 42-bis del  decreto-legge    162/2019  e  nel  rispetto  dei  criteri  ivi indicati, individua la  tariffa  incentivante  per  la  remunerazione degli impianti a fonti rinnovabili inseriti nelle configurazioni  per l’autoconsumo collettivo  da  fonti  rinnovabili  e  nelle comunità energetiche rinnovabili, come disciplinate dallo stesso art. 42-bis e regolate da ARERA con deliberazione n. 318/2020/R/eel  del  4  agosto 2020.
  • In attuazione dell’art. 119, comma 7, del decreto-legge n. 34/2020 individua inoltre i limiti  e  le  modalità relativi all’utilizzo e alla  valorizzazione  dell’energia  condivisa prodotta  da  impianti  fotovoltaici  che  accedono  alle  detrazioni stabilite dal medesimo art. 119.
  • Si applica   alle   configurazioni di autoconsumo collettivo a alle comunità energetiche  rinnovabili  di cui al comma 1 realizzate  con  impianti  a  fonti  rinnovabili,  ivi inclusi i potenziamenti, entrati in  esercizio  a  decorrere  dal  1° marzo 2020 ed entro i sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore del  provvedimento  di  recepimento  della  direttiva  (UE) 2018/2001 e per i quali il GSE abbia svolto  con  esito  positivo  la verifica di cui all’art. 4.6 dell’allegato A alla deliberazione ARERA n. 318/2020/R/eel del 4 agosto 2020.

Tariffa incentivante e periodo di diritto

  • Fermo restando quanto previsto al comma 2, l’energia  elettrica prodotta da ciascuno degli impianti a fonti rinnovabili facenti parte delle configurazioni di autoconsumo collettivo  ovvero  di  comunità energetiche rinnovabili e che risulti condivisa ha  diritto,  per  un periodo di 20 anni, ad una tariffa incentivante in forma  di  tariffa premio pari a:
  1. 100 €/MWh nel caso in cui  l’impianto  di  produzione  faccia parte di una configurazione di autoconsumo collettivo;
  2. 110 €/MWh nel caso in cui  l’impianto  faccia  parte  di  una comunità energetica rinnovabile.
  • L’intera energia  prodotta  e  immessa  in  rete  resta  nella disponibilità del referente della configurazione,  con  facoltà  di cessione al GSE con le modalità di cui all’art.  13,  comma  3,  del decreto legislativo n. 387/2003, fermo restando l’obbligo di cessione previsto per l’energia elettrica non autoconsumata o  non  condivisa, sottesa alla quota di potenza che acceda al Superbonus.
  • Il comma  1 non  si  applica  all’energia elettrica  condivisa  sottesa  alla  quota  di  potenza  di  impianti fotovoltaici che ha accesso al Superbonus, per la quale  resta  fermo il diritto al contributo per l’autoconsumo collettivo previsto  dalla regolazione di ARERA, nonchè l’obbligo di cessione  già  richiamato al comma 2.
  • Il periodo di diritto alle tariffe incentivanti di cui al comma 1 è considerato  al  netto  di  eventuali  fermate,  disposte  dalle competenti autorità, secondo  la  normativa  vigente,  per  problemi connessi alla sicurezza della rete elettrica riconosciuti dal gestore di  rete,  per  eventi  calamitosi  riconosciuti   dalle   competenti autorità, per altre cause di forza maggiore riscontrate dal    A tal fine, il GSE  riconosce,  a  fronte  di  motivate  e  documentate richieste, un’estensione del periodo nominale  di  diritto,  pari  al periodo complessivo di fermate di cui al presente comma.  Il  periodo per il quale si ha diritto  ai  meccanismi  incentivanti  è  inoltre considerato al netto di eventuali fermate  per  la  realizzazione  di interventi di potenziamento, anche eseguiti successivamente alla data ultima per l’accesso alle tariffe incentivanti, di  cui  all’art.  1, comma  2.  In  tale  ultimo  caso,  si  applica   la   procedura   di riconoscimento di cui al presente comma e  l’estensione  del  periodo nominale di diritto non può essere comunque superiore a dodici mesi, fermo  restando  il  diritto   alle   predette   tariffe   solo   sui potenziamenti entrati in esercizio nei termini temporali di cui  allo stesso art. 1, comma 2.
  • Per ciascun impianto  facente  parte  della  configurazione  di autoconsumo collettivo o di  comunità  di  energia  rinnovabile,  il diritto alla tariffa  di  cui  al  comma  1  decorre  dalla  data  di decorrenza del contratto di cui al punto 4.6 della delibera ARERA  318/2020/R/eel del 4 agosto 2020,  se  l’impianto  è  in  esercizio, ovvero dalla data di entrata in esercizio commerciale  dell’impianto, se successiva. Per gli impianti entrati in esercizio nel periodo  dal 1° marzo 2020 alla data di entrata in vigore del presente decreto, la data di decorrenza dell’incentivo non può  essere  antecedente  alla data di entrata in vigore del presente decreto  ed  è  indicata  dal referente.
  • I soggetti che beneficiano dello scambio sul posto per impianti a fonti rinnovabili entrati in esercizio  nel  periodo  intercorrente dal 1° marzo 2020 fino a sessanta  giorni  successivi  alla  data  di entrata  in  vigore  del  presente  decreto  possono  recedere  della convenzione di scambio sul posto con il GSE ai fini  dell’inserimento dei medesimi impianti in configurazioni di autoconsumo  collettivo  o di comunità di  energia  rinnovabile  e  dell’accesso  alla  tariffa incentivante di cui al presente decreto, con effetti decorrenti dalla data  indicata  dal  referente, comunque  successiva  alla  data  di chiusura della medesima convenzione.

 Modalità di accesso ed erogazione della tariffa incentivante

  • L’istanza di  accesso  alla  tariffa  di  cui  all’art.  3  è effettuata  con  le  modalità   previste  dal punto  2  della deliberazione ARERA n. 318/2020/R/eel del 4 agosto 2020.
  • L’erogazione della tariffa di cui all’art. 3 avviene nell’ambito dell’erogazione del   contributo   per la  valorizzazione  e l’incentivazione dell’autoconsumo collettivo di cui all’art. 8  della deliberazione ARERA n. 318/2020/R/eel del 4 agosto 2020,  secondo  le modalità ivi indicate.
  • Nei casi previsti , il GSE acquisisce l’informazione antimafia.
  • Agli impianti che beneficiano delle tariffe di cui al  presente decreto si applica il comma 1 dell’art. 25 del  decreto-legge    91 del 2014, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 116. A tale fine, il corrispettivo dovuto al GSE per la copertura dei costi amministrativi sostenuti dallo stesso  GSE  è  pari  a  quello stabilito dal decreto ministeriale 24 dicembre 2014 per gli  impianti in scambio sul posto.

Cumulabilità di incentivi

  • Per gli enti territoriali  e  locali,  le  tariffe  di  cui  al presente decreto non sono cumulabili con  gli  incentivi  di  cui  al decreto  del  Ministro  dello  sviluppo  economico  4  luglio 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 186 del 9 agosto 2019, nè con il meccanismo dello scambio sul posto.
  • Per i soggetti diversi da quelli di cui al comma 1, le  tariffe di cui al presente decreto sono cumulabili esclusivamente con:
  1. la detrazione di cui all’art. 16-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 917/1986;
  2. la detrazione del 110%, nei limiti e alle condizioni stabilite dall’art. 3, comma 3.

Attività di monitoraggio

  • In attuazione del comma 9, lettera b), dell’art. 42-bis del decreto-legge n. 162/2019, il GSE pubblica, con cadenza semestrale, un bollettino su ciascuna delle configurazioni  di  cui  al  presente decreto, che contenga  le  seguenti  informazioni  con  distribuzione almeno su base regionale:
  1. potenza degli impianti e tecnologie impiegate;
  2. quantità di energia elettrica immessa in rete e condivisa;
  3. quantità di  risorse  incentivanti  erogate,  distinte  per ciascuna configurazione e con  evidenza  delle  risorse  erogate  per energia condivisa e  non  condivisa;  tali  risorse,  integrate, con specifica evidenza, con quelle relative  al  contributo  per  la valorizzazione e l’incentivazione dell’autoconsumo collettivo, sono comparate con gli oneri che si sarebbero sostenuti qualora gli stessi impianti avessero avuto  accesso al meccanismo dello scambio sul posto, con energia scambiata pari a quella condivisa, considerando anche i costi dell’esenzione  implicita dagli oneri generali di sistema per le configurazioni di autoconsumo singolo;
  4. tipologia dei beneficiari;
  5. tempi medi per il riconoscimento delle configurazioni di autoconsumo collettivo da fonti e di comunità di energia rinnovabile ai fini dell’accesso alla regolazione ARERA e per il  riconoscimento degli incentivi;
  6. proposte per una maggiore efficacia o efficienza delle misure.
  • Il GSE predispone una sezione del proprio sito internet dedicata alle configurazioni di autoconsumo collettivo e  alle  comunità  di energia    La  sezione  è  funzionale  al  supporto  per ottenere il riconoscimento,  da  parte  dello  stesso  GSE,  ai  fini dell’accesso alla  regolazione  prevista  nel  caso  di  «autoconsumo collettivo  da  fonti  rinnovabili» o di  «comunità di   energia rinnovabile» e ai fini dell’accesso agli incentivi di cui al presente decreto. In tale ambito il  GSE, in  coerenza con  quanto  disposto all’art. 11 della deliberazione ARERA n. 318/2020/R/eel del 4 agosto 2020, fornisce ai  beneficiari  delle  tariffe  di  cui  al  presente decreto informazioni sull’andamento dell’energia immessa in rete,  di quella  condivisa  e  di  quella prelevata  dalla  rete  da  ciascun componente delle configurazioni di autoconsumo collettivo e comunità di energia rinnovabile.

GSE – Premio Comuni Sostenibili 2020 –  Efficienza energetica e sostenibilità: il GSE premia i Comuni più virtuosi

GSE

Premio Comuni Sostenibili – 2020

Efficienza energetica e sostenibilità: il GSE premia i Comuni più virtuosi

Sono otto gli enti locali che si sono contraddistinti per interventi di riqualificazione di alto profilo su edifici pubblici, incentivati dal GSE. La premiazione si è svolta nell’ambito della XXXVII Assemblea nazionale dell’Anci

Si sono contraddistinti per interventi di riqualificazione energetica di alto profilo, per aver avviato iniziative di coinvolgimento dei giovani sui temi della sostenibilità e per aver messo in campo progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Sono questi alcuni dei requisiti in base ai quali il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), società del Ministero dell’Economia che in Italia promuove lo sviluppo sostenibile, ha deciso di premiare i Comuni d’Italia più virtuosi. Una iniziativa che vuole porsi non come un punto di arrivo per gli Enti locali premiati, bensì come un punto di partenza per le altre Amministrazioni comunali che intendano seguire l’esempio virtuoso della riqualificazione energetica e della sostenibilità ambientale, grazie anche al sostegno del GSE.

Sono otto i Comuni vincitori ai quali il GSE ha conferito il Premio Comuni Sostenibili: Comune di Chiari (BS), Comune di Cimadolmo (TV), Comune di Collecchio (PR), Comune di Miglianico (CH), Comune di Montoro (AV), Comune di Prato e il Comune di Saluzzo (CN). Una menzione speciale, sempre per interventi di riqualificazione e iniziative nell’ambito della sostenibilità, è stata riconosciuta in particolare al Comune di Milano. La cerimonia di premiazione si è svolta oggi in modalità web – sul sito del GSE e nello stand virtuale del GSE sul sito ANCI – durante la XXXVII Assemblea nazionale dei Comuni italiani.

“Il cammino verso la transizione energetica passa attraverso il coinvolgimento di tutto il territorio nazionale. La sostenibilità ambientale non ha colore politico, è un qualcosa che deve riguardare tutti noi da vicino ed il Premio consegnato oggi ne è una testimonianza. Per questo il GSE ha posto le basi affinché gli Enti Locali possano costituire un esempio per tutti, migliorando l’efficienza del proprio patrimonio edilizio e garantendo ambienti più salubri per tutti i cittadini, a partire dagli studenti”, ha sottolineato l’Amministratore delegato del GSE, Roberto Moneta, aggiungendo che “il GSE, con il suo bagaglio di esperienza e di incentivi, rappresenta un treno che da Nord a Sud sta attraversando tutto il Paese, affinché i Comuni che vogliano salire a bordo possano farlo, specialmente quelli delle cosiddette Aree Interne, che nel Conto Termico possono ritrovare uno strumento fondamentale per il processo di rigenerazione urbana”.

I progetti portati a termine dai Comuni premiati hanno riguardato prevalentemente la trasformazione in NZEB (Nearly Zero Emission Building, edifici a emissioni quasi zero) di edifici pubblici (scuole, palestre, municipi, case popolari, centri polivalenti, ecc.) e la trasformazione delle città in realtà ecosostenibili, arricchendo le facciate e i tetti dei palazzi con spazi verdi. L’ammontare degli incentivi in Conto Termico erogati dal GSE per sostenere i progetti di questi 8 Comuni è stato pari a oltre 9 milioni di euro.

 “Conferire questi premi è un onore e un orgoglio per il GSE che da sempre è parte attiva nel coinvolgere e sensibilizzare cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione sui temi dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale”, ha affermato il Presidente del GSE, Francesco Vetrò. 

 “Questi otto Comuni”, ha poi aggiunto, “rappresentano l’esempio di come le risorse affidate alla gestione del GSE possano essere messe a frutto per rendere il nostro Paese un posto migliore per le generazioni future. Tutto questo è e sarà possibile solo grazie alla comunione di intenti di tutte le parti in gioco ed ai loro sforzi.”

Attraverso il meccanismo del Conto Termico, dal 2016 ad oggi, il GSE ha riconosciuto alla Pubblica Amministrazione incentivi per 115 milioni di euro, a fronte di oltre 8mila interventi di riqualificazione energetica effettuati. Il supporto del GSE alla PA non avviene, però, solo attraverso l’erogazione degli incentivi: la società, infatti, organizza corsi di formazione volti a promuovere la sostenibilità ambientale. L’obiettivo è quello di aggiornare i funzionari pubblici, ma anche i liberi professionisti del settore, sulle possibilità di applicazione dei meccanismi e servizi del GSE per ciò che riguarda la riqualificazione energetica del patrimonio pubblico. Finora sono stati realizzati 25 seminari, in presenza e in modalità webinar, attraverso i quali il GSE ha formato più di 3.500 operatori. A settembre scorso si è aperto, infine, il calendario formazione 2020-2021 che prevede, fino al mese di luglio 2021, ben 22 seminari, che coinvolgeranno 19 Regioni.

Fonte: GSE

GSE – Rinnovabili nei Trasporti – VEHICLE TO GRID PROCEDURA A TUTELA DEI DETENTORI DEI VEICOLI ELETTRICI

GSE

Rinnovabili nei Trasporti

VEHICLE TO GRID

PROCEDURA A TUTELA DEI DETENTORI DEI VEICOLI ELETTRICI

Il GSE pubblica la Procedura informativa a tutela dei detentori dei veicoli elettrici. Questo a seguito di interlocuzioni con soggetti istituzionali e operatori del settore, e acquisito il parere positivo del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il D.M. 30 gennaio 2020 definisce infatti criteri e modalità per favorire la diffusione della tecnologia di integrazione tra i veicoli elettrici e la rete (vehicle to grid) e stabilisce che il GSE pubblichi una procedura che delinei le informazioni sull’utilizzo dei sistemi di accumulo dei veicoli elettrici che i gestori delle UVAM, di cui fanno parte le infrastrutture di ricarica, forniscono ai detentori dei veicoli stessi.

La procedura inquadra i soggetti coinvolti nei vari casi di ricarica privata o ad accesso pubblico e definisce per ciascuno di essi i flussi informativi, suddivisi tra informazioni rese disponibili ex-ante, prima che la ricarica e gli eventuali servizi di rete abbiano luogo, e un set informativo ex-post.

Più nello specifico le informazioni ex-ante danno indicazioni sul possibile uso del sistema di accumulo del veicolo per fornire servizi di rete, prevedendo la possibilità per il detentore del veicolo di definire eventuali limiti all’uso della batteria, garantendo al contempo piena compatibilità con le proprie esigenze di ricarica.

Quelle ex-post consentono la rendicontazione trasparente dell’utilizzo dell’accumulo per i servizi di rete, esprimendo gli intervalli di tempo di uso della batteria in modalità V1G o V2G e l’eventuale energia fornita dalla stessa verso la rete.

Per maggiori informazioni è possibile visionare la procedura in:

GSE > Dati e scenari > Studi e scenari.

 

Fonte: GSE

ENEA – Le Smart Grid per un futuro energetico sostenibile e sicuro

ENEA

Energia Ambiente e Innovazione

 Articolo

Le Smart Grid per un futuro energetico sostenibile e sicuro

di Maria Valenti e Giorgio Graditi – DOI 10.12910/EAI2020-043

 Un futuro energetico sostenibile richiede un incremento significativo delle fonti rinnovabili e, implicitamente, l’ammodernamento delle reti elettriche in ottica Smart Grid. Infatti, è oramai diffusa la consapevolezza che per raggiungere gli obiettivi nazionali ed europei è essenziale integrare sempre più le fonti rinnovabili non programmabili – elemento cardine della transizione energetica – in modo sicuro ed affidabile nei sistemi elettrici, ammodernandoli e potenziandoli con il supporto di tecnologie informatiche e di comunicazione.

L’energia sostenibile, accessibile e sicura dovrà essere il paradigma di sviluppo dei sistemi energetici futuri per preservare il nostro Pianeta e i suoi abitanti. L’elettrificazione dei consumi energetici con un utilizzo diffuso e distribuito delle fonti rinnovabili e meccanismi di integrazione «intelligente» nelle reti elettriche, è uno degli strumenti fondamentali per realizzarlo: in breve, un connubio tra fonti rinnovabili e Smart Grid, come presupposto implicito degli obiettivi energetici nazionali ed europei. Infatti, è oramai diffusa la consapevolezza che l’ammodernamento delle reti elettriche in ottica Smart Grid è essenziale per integrare le fonti rinnovabili non programmabili – elemento cardine della transizione energetica – in maniera sicura ed affidabile nei sistemi elettrici.

Ma che cosa sono le Smart Grid? E come stanno cambiando le attuali reti? Le reti elettriche intelligenti, più comunemente note con il termine inglese di Smart Grid, contrariamente a quanto spesso si crede, non sono reti elettriche sostitutive delle attuali reti di distribuzione, ma un nuovo modo di utilizzare le reti preesistenti, opportunamente rinnovate e potenziate mediante l’utilizzo di tecnologie informatiche e di comunicazione. Gli odierni sistemi elettrici (Figura 1), concepiti quando l’energia elettrica veniva prodotta principalmente dai combustibili fossili, sono essenzialmente reti unidirezionali progettate per veicolare flussi di potenza dai generatori convenzionali – centrali termoelettriche di grossa taglia attestate a livello di trasmissione e gestite dagli operatori di rete – agli utenti finali della rete di distribuzione con un approccio di tipo top-down.

Con il diffondersi di numerosi impianti di generazione a fonte rinnovabile non programmabile, di piccola taglia e dislocati lungo la rete di distribuzione (generazione distribuita), ai sistemi elettrici viene richiesto di funzionare come sistemi bidirezionali, riuscendo ad accogliere la produzione elettrica proveniente da molteplici nodi di generazione, generalmente non programmabili a priori, ovvero non coordinabili centralmente dal gestore di rete di distribuzione. Pur tuttavia, in questo scenario gli operatori di rete si trovano a dover comunque garantire l’adeguatezza del sistema elettrico. Diviene, pertanto, fondamentale intervenire sulle attuali reti con processi di ristrutturazione e smartizzazione, economicamente sostenibili e attuabili in tempi ragionevolmente brevi, per accogliere quote crescenti di energie rinnovabili e generazione distribuita. E questi interventi risultano ancor più urgenti se si considera l’obiettivo di crescita delle rinnovabili introdotto dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima [1] con le fonti rinnovabili che, al 2030, dovranno coprire una quota del 30% dei consumi finali lordi di energia rispetto al 18,3% del 2017.

Le Smart Grid: un sistema integrato di reti elettriche e ICT

Pur non essendo disponibile una definizione univoca, le Smart Grid possono essere considerate reti in cui i flussi di dati fungono da driver per i flussi energetici grazie alla sovrapposizione concettuale di più infrastrutture (Figura 2). In accordo con la definizione della IEA (International Energy Agency), una Smart Grid è un sistema di reti elettriche che utilizza la tecnologia digitale per monitorare e gestire il trasporto di elettricità da tutte le fonti di generazione per soddisfare le diverse richieste di energia elettrica degli utenti finali. Una logica centrale consente di coordinare le esigenze e le capacità di tutti i generatori, operatori di rete, utenti finali e parti interessate del mercato elettrico al fine di:

  • ottimizzarel’utilizzo e il funzionamento delle risorse;
  • minimizzarei costi e gli impatti ambientali;
  • massimizzarel’affidabilità, la stabilità e la resilienza della rete.

Sensoristica di misura, dispositivi di attuazione e automazione, apparati informatici e di comunicazione rendono possibile lo scambio informativo e l’invio di segnali di comando, controllo e automazione dal sistema di gestione digitale – l’intelligenza della rete – agli apparati fisici dell’infrastruttura elettrica. I segnali di controllo ed attuazione inviati ai dispositivi fisici della rete non rispondono più alla sola logica centralizzata ed unidirezionale dei sistemi tradizionali, ma sono il risultato di logiche di gestione avanzata che gestiscono, in tempo reale, i flussi di energia e potenza determinando i valori di setup «ottimali» per le risorse distribuite di generazione e carico. Basata su modellizzazione matematica, tecniche di intelligenza artificiale e programmazione avanzata, l’intelligenza di una rete smart:

  • consente un utilizzo coordinato delle risorse distribuitecontribuendo ad una effettiva valorizzazione delle stesse;
  • abilita l’integrazione in rete di quote crescenti di generazione non programmabili con benefici ambientali e maggior creazione di valore per tutta la filiera energetica;
  • rende più flessibile il rapporto produttore-consumatore aprendo a nuovi meccanismi di offerta basati sul coinvolgimento attivo dell’utente(consumatore e prosumer) e favorendo alla formazione di comunità energetiche sia locali che diffuse.

Le Smart Grid nel contesto applicativo

Ad oggi, le applicazioni Smart Grid disponibili in contesto reale sono prevalentemente di tipo prototipale. Lo sviluppo effettivo su larga scala, infatti, è ancora ostacolato da barriere sociali, tecnologiche e normative, il cui superamento richiede lo sforzo congiunto dei diversi stakeholder coinvolti e non può prescindere da un costante impegno in termini di ricerca, innovazione e sperimentazione. A partire da questi presupposti, in ENEA è stato creato, all’interno del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili, il Laboratorio Smart Grid e Reti Energetiche, un’unità focalizzata su studio, analisi e ricerca e sviluppo di tecnologie, metodologie e dispositivi per applicazioni nel settore delle Smart Grid e delle reti e microreti energetiche in presenza di poligenerazione distribuita e accumulo energetico. Al fine di validare i risultati della ricerca, non solo in ambiente di simulazione, nei laboratori del Centro Ricerche ENEA di Portici è stata progettata e realizzata una nanogrid sperimentale.

La nanogrid costituita da bus in corrente alternata (AC) e corrente continua (DC) che operano a diversi livelli di tensione (bassa e media), permette di emulare diversi scenari energetici e validare specifiche configurazioni di rete, dispositivi di controllo e protezione, strategie di gestione basate su tecniche di ottimizzazione multi-obiettivo e algoritmi di intelligenza artificiale per la previsione dei carichi e della generazione1. Numerosi generatori, sistemi di accumulo e carichi rigenerativi, oltre a fonti di generazione rinnovabile reali e/o emulati (fotovoltaico, eolico ecc.) e una stazione di ricarica per veicoli elettrici, realizzano l’infrastruttura. Inoltre, al fine di ricreare un ambiente empirico «rappresentativo» del contesto reale delle reti elettriche, a breve anche alcune utenze domestiche saranno oggetto della sperimentazione della nanogrid, ovvero saranno dotate di apparati di misura e sensoristica per lo scambio di informazioni circa i propri dati di consumo ed i parametri ambientali: in tal modo sarà possibile emulare e sperimentare «reali» aggregazioni di utenze, che rappresentano un elemento cardine nella transizione verso nuovi modelli energetici nel breve periodo.

Quali prospettive, dunque, per le Smart Grid? Nel futuro saranno reti energetiche integrate e multivettore, in cui logiche digitali, avanzate e ancor più articolate di quelle sopra descritte, consentiranno una gestione integrata e coordinata dei fabbisogni energetici (termico ed elettrico), favorendo uno sfruttamento ancora più efficace della generazione da fonti rinnovabili, garantendo adeguati livelli di resilienza e flessibilità del sistema e facilitando, così, il raggiungimento dei target fissati nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). Proprio alla luce di tale evoluzione, è già in fase di progettazione l’ampliamento ed integrazione della nanogrid in essere con una rete termica.

 1 Progetto H2020 Interplan, Progetto ComESto-Community Energy Storage – PON ricerca e innovazione 2014 – 2020 MIUR – ARS01_01259; Progetto Modelli e strumenti per incrementare l’efficienza energetica nel ciclo di produzione, trasporto, distribuzione dell’elettricità – Piano Triennale di Realizzazione 2019-2021 della Ricerca di Sistema Elettrico Nazionale 2019-2021

Fonte: ENEA

Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – Gruppi elettrogeni e relativi depositi presso i ripetitori radio – Interpello – Risposta

Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

2019-11358 – Gruppi elettrogeni e relativi depositi presso i ripetitori radio 

 Interpello – Risposta

 Pubblicata il mese di luglio 2019  la risposta ad un interpello (prot. n. 11358 del 24-07-2019) sui gruppi elettrogeni presso i ripetitori radio, relativo a: obbligo di controllo dei VV.F. ai sensi del p.to 49, D.P.R. n. DPR 151/2011, e adempimenti relativi alle cisterne e la loro assoggettabilità ai controlli VV.F.

Quesito

Azienda impiega 392 gruppi elettrogeni presso le proprie postazioni radio ripetitrici come generatori ausiliari di energia elettrica in caso d’interruzione della fornitura per guasti o manutenzioni

  1. Non essendo applicabile il D.M. 13 luglio 2011 – Regola tecnica sui gruppi elettrogeni e, conseguentemente, il criterio di determinazione della potenza nominale complessiva come dal previsto paragrafo 1.1. del Capo I del Titolo 1, a quale criterio dobbiamo riferirci per determinare la soglia da scaturisce l’obbligo di controllo dei VV.F. come previsto al p.to 49 del D.P.R. n. 151/2011?

 Per quanto riguarda gli adempimenti relativi alle cisternesi chiede conferma che il chiarimento emesso dal Ministero dell’Interno, Direzione Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendio recante il protocollo n. P2048/4188 sott 4 ed avente oggetto “Installazione Gruppi Elettrogeni fino a KW 25” rende esente gli adempimenti per le cisterne collegate a gruppi di potenza inferiore al predetto valore.

Risposta dei Vigili del Fuoco – prot. 24-07-2019, n. 11358

  1. a) Per la determinazione della potenza complessiva dei gruppi si può, in ogni caso, fare riferimento alla definizione di cui alla lettera q), del punto 1.1 della regola tecnica allegata al decreto 13 luglio 2011 le cui disposizioni, come indicato al comma 3 dell’art. 1 dello stesso Decreto, costituiscono un utile riferimento anche per le installazioni oggetto del quesito.
  2. b) Per i depositi di gasolio a servizio di gruppi elettrogeni di potenza complessiva non superiore a 25 kW si confermano i chiarimenti già fomiti in precedenza della non assoggettabilità, in analogia a quanto stabilito per gli impianti di produzione di calore.

Fonte: VV.F.