Carrelli elevatori – UNI EN ISO 3691 – 1  –  4  –  5 : 2020

Carrelli elevatori

UNI EN ISO 3691- 1  –  4  –  5 : 2020

Carrelli Industriali – Requisiti di sicurezza e verifiche

Entrata in vigore aggiornamenti a partire dal 2 luglio 2020

Aggiornamenti

Parte 1: Carrelli industriali motorizzati, esclusi quelli senza conducente, i telescopici e i trasportatori per carichi

 La presente parte della UNI EN ISO 3691 fornisce requisiti di sicurezza e i mezzi per la verifica dei seguenti tipi di carrelli industriali motorizzati come definito nella UNI ISO 5053:

  • carrelli industriali elevatori controbilanciati con forche a sbalzo;
  • carrelli con sollevatore retrattile o con piastra porta forche retrattile;
  • carrelli elevatori con forche fra i longheroni;
  • carrelli elevatori a forche ricoprenti;
  • carrelli elevatori a pianale ad alto sollevamento;
  • carrelli con posto di guida elevabile fino a 1.200 mm;
  • carrelli elevatori a presa unilaterale;
  • carrelli elevatori a presa bilaterale ed a presa frontale e laterale;
  • carrelli per pallet (transpallets);
  • carrelli elevatori bidirezionali e multi direzionali;
  • carrelli trattori con forza di traino fino a 20.000 N, compresi;
  • carrelli elevatori fuoristrada;
  • carrelli industriali alimentati a batteria, a gasolio, benzina o GPL (gas di petrolio liquefatto).

Parte 4: Carrelli industriali senza guidatore a bordo

La norma specifica i requisiti di sicurezza e i mezzi per la loro verifica per i carrelli industriali senza guidatore e i loro sistemi.

Parte 5: Carrello elevatore con operatore a piedi

La norma fornisce requisiti di sicurezza e i mezzi per la loro verifica per i seguenti tipi di carrelli elevatori con operatore a piedi, attrezzati con dispositivi di carico manuale per normali dotazioni industriali, per esempio bracci a forche e piattaforme, o attrezzature integrate per applicazioni particolari:

  • carrello elevatore con operatore a piedi con forche tra i longheroni;
  • carrello elevatore impilatore con forche tra i longheroni;
  • carrelli industriali con capacità non maggiori di 1.000 kg con batteria manuale o elettrica per il sollevamento;
  • carrelli per pallet a bassa elevazione, con altezze di sollevamento non maggiori di 300 mm o capacità di carico fino a 2.300 kg;
  • carrelli elevatori a pantografo con altezza di sollevamento maggiore di 1.000 mm o capacità di carico fino a 1.000 kg con batteria manuale o elettrica per il sollevamento.

INAIL – Generatori di calore e impianti termici – Indicazioni per la prima verifica periodica

INAIL

Generatori di calore e impianti termici

Indicazioni per la prima verifica periodica

 Nella pubblicazione curata dall’Istituto vengono fornite le istruzioni per lo svolgimento di questi controlli di sicurezza, da richiedere utilizzando esclusivamente l’applicativo Civa

Oltre a costituire un preciso obbligo di legge, la manutenzione frequente di impianti e apparecchi che erogano servizi di riscaldamento a imprese, uffici e condomini è senz’altro una modalità di prevenzione fondamentale per l’incolumità collettiva. Con una nuova monografia, l’Inail spiega come fare la prima verifica periodica, regolata dal decreto ministeriale 11 aprile 2011, per i generatori di calore, alimentati da combustibile solido, liquido o gassoso, ubicati in impianti centrali di riscaldamento, alla luce delle ultime novità normative e procedurali.

Da maggio 2019 il controllo si effettua solo con l’applicativo Civa. La guida, curata dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (Dit), è consultabile online tra le pubblicazioni dell’Istituto. Arricchita anche da riferimenti normativi e tecnici e da appendici con informazioni pratiche, si inserisce nella collana scientifica ideata per illustrare a tutti i soggetti coinvolti le modalità di svolgimento tecnico-amministrativo di questo adempimento, dal 27 maggio 2019 effettuabile unicamente con il servizio telematico Civa, che consente la gestione informatizzata della richiesta e delle gestioni successive.

Quali sono gli impianti di riscaldamento interessati. Le istruzioni fornite nel volume si applicano specificamente agli impianti centrali di riscaldamento che utilizzano acqua calda sotto pressione, con temperatura non superiore a 110°C, e potenza nominale massima complessiva dei focolai superiore a 116 kW. Più precisamente, è considerato “impianto centrale di riscaldamento” uno o più circuiti idraulici ad acqua calda sotto pressione, con vaso di espansione aperto o chiuso, servito da generatore singolo o disposto in batteria, da generatore modulare, da scambiatore di calore, e funzionante con combustibili solidi, liquidi o gassosi o con sorgenti termiche a rischio di surriscaldamento. Nei generatori di calore vanno incluse le caldaie, a fuoco diretto o non, alimentate da combustibile solido, liquido, gassoso e gli scambiatori di calore il cui primario è alimentato da fluido a temperatura superiore a 110°C. Da sottolineare che rientrano nelle attività previste dal decreto ministeriale unicamente gli impianti di riscaldamento asserviti ai cosiddetti “processi produttivi”, secondo quanto riportato nella definizione di attrezzatura di lavoro elencate all’art. 69, comma 1 lettera a) del decreto legislativo. 81/2008.

Una banca dati completa per tutti i passaggi amministrativi. Come per altre attrezzature a pressione, il decreto ministeriale 11 aprile 2011 regola compiutamente la disciplina delle verifiche periodiche. Gli impianti di riscaldamento, a eccezione del caso di insiemi Ped (Pressure equipment directive 2014/68/UE), vengono messi in servizio secondo quanto previsto dal decreto ministeriale 1° dicembre 1975; pertanto, gli adempimenti in materia di “comunicazione di messa in servizio” e di “immatricolazione”, di cui al decreto 11 aprile 2011, si considerano assolti nell’ambito delle procedure di messa in servizio utilizzando la procedura Civa. Ed è sempre con questa applicazione, che diviene una sorta di banca dati completa, che deve essere richiesta la prima verifica periodica. Analogamente, andranno comunicate, sempre all’Inail, e all’Asl e all’Arpa competenti, anche altri passaggi amministrativi come cessazione, trasferimento di proprietà o spostamento dell’attrezzatura.

La verifica può essere compiuta dall’Inail o da altri soggetti. Ricevuta la richiesta completa con tutti gli elementi identificativi del datore di lavoro e dell’attrezzatura soggetta a controllo, ha inizio il computo dei quarantacinque giorni in cui l’Inail può intervenire, effettuando direttamente la verifica oppure affidando il servizio al soggetto abilitato indicato dal datore di lavoro nella richiesta e scelto negli elenchi regionali Inail.

Le fasi della verifica. Con la prima verifica periodica vengono accertate la configurazione dell’impianto, la corrispondenza della matricola, la constatazione della rispondenza delle condizioni di installazione e di esercizio, l’applicazione corretta delle istruzioni per le diverse componenti. Viene verificato quindi lo stato generale di manutenzione e conservazione dell’impianto, il mantenimento delle condizioni di sicurezza. La prima visita si conclude con la redazione del relativo verbale, che attesta tutti i passaggi tecnici e amministrativi effettuati nel corso dell’ispezione.

Generatori di calore alimentati da combustibile solido, liquido o gassoso per impianti centrali di riscaldamento

Il documento descrive le fasi di cui si compone l’attività di prima verifica periodica dei generatori di calore alimentati da combustibile solido, liquido o gassoso per impianti centrali di riscaldamento utilizzanti acqua calda sotto pressione con temperatura dell’acqua non superiore alla temperatura di ebollizione alla pressione atmosferica, aventi potenzialità globale dei focolai superiore a 116 kw.

Dal 27 maggio i servizi di certificazione e verifica di impianti e apparecchi si richiedono on line: Civa

Il nuovo applicativo messo a disposizione dall’Inail consente di richiedere on line i servizi più significativi, tra cui l’immatricolazione e la messa in servizio, relativi a impianti e attrezzature. Una parte residuale dei servizi sarà oggetto di un secondo rilascio. Le richieste per queste prestazioni, al momento, vanno inoltrate via pec

Fonte: INAIL

Ministero dello Sviluppo Economico – Situazione energetica nazionale – Relazione sul 2019

Ministero dello Sviluppo Economico

Situazione energetica nazionale

Relazione sul 2019

La relazione sulla situazione energetica nazionale è un documento composto da 3 parti che illustrano in maniera sintetica l’andamento annuale del settore energetico. Nella prima parte vengono analizzati i principali eventi che hanno caratterizzato il settore. La seconda parte è dedicata ad eventuali monografie, mentre l’ultima contiene appendici con dati statistici o con novità in materia di metodologia delle rilevazioni.

Come per gli anni precedenti, il Ministero dello Sviluppo Economico pubblica la “Relazione sulla situazione energetica nazionale”.

Si tratta di un documento che illustra l’andamento del settore energetico nel 2019, anno in cui è stata registrata una diminuzione della domanda rispetto all’anno precedente (-1,3%).
I consumi finali di energia aumentano per gli usi civili (+0,6%) e per i trasporti (+0,1%), mentre diminuiscono nel settore industriale (-0,9%).

L’approvvigionamento energetico del Paese è risultato costituito per il 36% dal gas naturale, per il 34% dal petrolio e per il 21% dalle fonti energetiche rinnovabili (FER).
Rispetto all’anno precedente, FER e gas naturale hanno aumentato il loro peso nel mix energetico degli approvvigionamenti, mentre il petrolio vede diminuire il suo ruolo (-2%).
Pur rimanendo elevata la dipendenza energetica dall’estero, le dinamiche più innovative del sistema energetico nazionale si manifestano, infatti, nei settori delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica e dell’utilizzo delle infrastrutture del gas, coerentemente con gli impegni assunti anche nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) trasmesso alla Commissione europea il 31 dicembre 2019.

Per le fonti energetiche rinnovabili (FER), si sono rilevati trend di crescita in tutti i settori di impiego (elettrico, termico, trasporti); la quota stimata dei consumi complessivi nazionali di energia coperta da rinnovabili ha superato la soglia del 18%.

Nella Relazione è inoltre presente un approfondimento sul settore dell’automotive (consumi e percorrenze delle autovetture nel 2018), mentre in appendice è stata elaborata una nota sugli effetti causati dal coronavirus nei diversi settori energetici durante il periodo del lockdown.

Relazioni

Fonte: MiSE

Regione Puglia – Idrogeno fonte di sviluppo sostenibile

Regione Puglia

Idrogeno fonte di sviluppo sostenibile

Pubblicata determina dirigenziale sull’Avviso pubblico che finanzia programmi di ricerca in Puglia

 Nota dell’assessore allo Sviluppo Economico, Mino Borraccino 30.7.20 :

“E’ stata approvata ieri la determina dirigenziale sull’Avviso pubblico che finanzierà programmi di ricerca e studi di fattibilità finalizzati alla realizzazione di interventi con l’utilizzo dell’idrogeno. 

 Il provvedimento, approvato in Giunta regionale in data 2 luglio 2020, su mia proposta, dà attuazione ad alcune misure molto innovative previste nella legge regionale n. 34 del 25 luglio 2019, promossa dal collega consigliere regionale Enzo Colonna, che pone la Puglia all’avanguardia per la transizione energetica ed il progressivo superamento delle fonti fossili per la produzione di energia elettrica.

Con una dotazione di 50mila euro partiranno due progetti che apriranno la strada al nuovo ciclo di programmazione che vedrà centrale il ruolo dell’idrogeno come combustibile alternativo.

Si tratta di un passaggio importante per la riduzione delle emissioni di gas, per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, per migliorare la qualità della vita, diminuendo le emissioni nocive in atmosfera per accelerare il passaggio ad una economia pulita e sostenibile, basata sulla chiusura dei cicli produttivi.

I soggetti destinatari dell’Avviso sono le Università e i loro Dipartimenti e spin-off, poli tecnologici e centri di ricerca pubblici e privati, oltre a società e imprese, singole o associate, che operano nel settore. 

Le domande potranno essere trasmesse in via telematica a partire dalla data di pubblicazione dell’Avviso sul BURP ed entro 60 giorni.

La Regione Puglia guarda con estremo interesse a questi temi e con questo provvedimento confermiamo la grande attenzione del Governo regionale, guidato da Michele Emiliano, di considerare importante l’approvvigionamento energetico sostenuto da nuovi modelli di sviluppo in grado”.

Fonte: Regione Puglia

ARERA – DELIBERAZIONE 4 AGOSTO 2020 318/2020/R/EEL – Regolazione delle partite economiche relative all’energia elettrica

ARERA

DELIBERAZIONE 4 AGOSTO 2020 318/2020/R/EEL

 Regolazione delle partite economiche relative all’energia elettrica condivisa da un gruppo di autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente in edifici e condomini oppure condivisa in una comunità di energia rinnovabile

Il presente provvedimento disciplina le modalità e la regolazione economica relative all’energia elettrica oggetto di autoconsumo collettivo o di condivisione nell’ambito di comunità di energia rinnovabile ai sensi dell’articolo 42bis del decreto-legge 162/19.

Le disposizioni di cui al presente provvedimento perseguono principi di semplicità procedurale, certezza, trasparenza e non discriminazione, tenendo conto di quanto previsto dall’articolo 42bis del decreto-legge 162/19, nonché dalla direttiva 2018/2001.

 

Fonte: ARERA

 

Ministero dello Sviluppo Economico – Superbonus e Sismabonus al 110%: firmato il Decreto Asseverazioni

Ministero dello Sviluppo Economico

Superbonus e Sismabonus al 110%: firmato il Decreto Asseverazioni

 Pubblicata la modulistica per gli interventi di efficientamento energetico

 Il Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha firmato il decreto attuativo relativo alla modulistica e alle modalità di trasmissione dell’asseverazione agli organi competenti, tra cui Enea, per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici previsti dal decreto Rilancio.

Con questo provvedimento viene, infatti, pubblicata la modulistica che definisce le modalità di trasmissione dell’asseverazione, mentre diventa operativa anche la procedura inerente le verifiche e gli accertamenti delle attestazioni e certificazioni infedeli.

L’asseverazione potrà avere ad oggetto gli interventi conclusi o in uno stato di avanzamento delle opere per la loro realizzazione, nella misura minima del 30% del valore economico complessivo dei lavori preventivato.

Il decreto è stato inviato alla Corte dei conti per la registrazione.

E’ invece in fase di completamento l’iter per ottenere il concerto del MEF, MATTM e del MIT sul decreto attuativo che definisce i requisiti tecnici per il Superbonus e il Sismabonus al 110%.

Per maggiori informazioni

Fonte: MiSE

AGENZIA DELLE ENTRATE – Interpello per aliquota Iva installazione colonnina di ricarica – Uso privato

AGENZIA DELLE ENTRATE

 Interpello

articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 –

aliquota IVA

installazione colonnina di ricarica

del veicolo elettrico – Uso privato

 Risposta n. 218

 QUESITO

ALFA S.r.l.s. (di seguito “Istante”, “Società” o “Contribuente”) dichiara di voler installare nell’abitazione in Italia del Sig. BETA, residente in Svizzera, un impianto fotovoltaico (la cui energia prodotta sarà utilizzata anche per ricaricare l’auto elettrica che lo stesso intende acquistare) ed una colonnina di ricarica del veicolo elettrico.

Ciò detto, la Società chiede chiarimenti in merito alla corretta aliquota IVA da applicare all’installazione della menzionata colonnina di ricarica.

In particolare, essendo l’Istante la società installatrice sia dell’impianto fotovoltaico sia della colonnina di ricarica, chiede se l’installazione della colonnina:

– segua la stessa aliquota IVA ridotta del 10 per cento dell’impianto fotovoltaico;

– sia soggetta all’aliquota IVA del 10 per cento di cui alla Tabella A, parte III, n. 127- quinquies) del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (in breve, “Decreto IVA”);

– sia soggetta all’aliquota IVA ordinaria del 22 per cento.

Il Contribuente chiede, altresì, quale aliquota applicare qualora l’acquirente della colonnina di ricarica fosse un soggetto con partita IVA che ricarica i propri mezzi aziendali o strumentali.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

La Società non prospetta alcuna soluzione.

 PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

In merito all’acquisto e alla posa in opera di infrastrutture di ricarica per i veicoli alimentati a energia elettrica, l’articolo 1, comma 1039, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019), ha introdotto una nuova detrazione fiscale, ai fini delle imposte sui redditi, mediante l’inserimento dell’articolo 16-ter nel decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90 (recante “Disposizioni urgenti per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell’edilizia per la definizione delle procedure d’infrazione avviate dalla Commissione europea, nonché altre disposizioni in materia di coesione sociale”).

In base a tali nuove previsioni, sono agevolabili le spese documentate, sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021 relative all’acquisto e alla posa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica, ivi inclusi i costi iniziali per la richiesta di potenza addizionale fino ad un massimo di 7 kW. In particolare, deve trattarsi di infrastrutture dotate di uno o più punti di ricarica di potenza standard non accessibili al pubblico ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettere d) e h), del decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257 (cfr. risoluzione n. 32/E del 28 febbraio 2019).

La menzionata lettera d) definisce «punto di ricarica di potenza standard: un punto di ricarica, che consente il trasferimento di elettricità a un veicolo elettrico di potenza pari o inferiore a 22 kW, esclusi i dispositivi di potenza pari o inferiore a 3,7 kW, che sono installati in abitazioni private o il cui scopo principale non è ricaricare veicoli elettrici, e che non sono accessibili al pubblico (…)», mentre la successiva lettera h) definisce «punto di ricarica non accessibile al pubblico:

1) un punto di ricarica installato in un edificio residenziale privato o in una pertinenza di un edificio residenziale privato, riservato esclusivamente ai residenti;

2) un punto di ricarica destinato esclusivamente alla ricarica di veicoli in servizio all’interno di una stessa entità, installato all’interno di una recinzione dipendente da tale entità;

3) un punto di ricarica installato in un’officina di manutenzione o di riparazione, non accessibile al pubblico».

Tenendo conto di queste definizioni, si osserva che ai fini IVA:

– ai sensi del numero 127-quinquies) della Tabella A, parte III, allegata al Decreto IVA, sono soggette all’aliquota ridotta del 10 per cento le «opere di urbanizzazione primaria e secondaria elencate nell’art. 4 della legge 29 settembre 1964, n. 847, integrato dall’art. 44 della legge 22 ottobre 1971, n. 865;(…); impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica; ….»;

– per il successivo numero 127-sexies), la medesima aliquota è applicabile ai «beni, escluse materie prime e semilavorate, forniti per la costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al n. 127-quinquies»;

– il numero 127-septies) prevede l’aliquota IVA del 10 per cento per le «prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al n. 127- quinquies».

In base all’articolo 4 della legge n. 847 del 1964, sono opere di urbanizzazione primaria: le strade residenziali; gli spazi di sosta o di parcheggio; le fognature; la rete idrica; la rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas; la pubblica illuminazione; gli spazi di verde attrezzato.

Ai fini dell’individuazione delle opere di urbanizzazione, bisogna fare riferimento al Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (cfr. risoluzione n. 69/E del 16 ottobre 2013).

In via generale, le opere di urbanizzazione hanno la funzione di soddisfare esigenze e interessi collettivi di primario spessore e, di norma, sono poste in essere contestualmente alla realizzazione di interventi pubblici o privati.

La caratteristica peculiare delle opere di urbanizzazione è costituita dalla destinazione ad uso pubblico, a prescindere dalla localizzazione delle stesse (cfr. risposta n. 29 del 2019).

L’articolo 17 -sexies), comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 134 prevede che «le infrastrutture destinate alla ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica anche private, costituiscono opere di urbanizzazione primaria realizzabili in tutto il territorio comunale».

Si ritiene che questa disposizione non consenta un’inclusione tout court di queste infrastrutture tra le opere di urbanizzazione primaria a prescindere cioè dalle caratteristiche prima ricordate: sono opere di urbanizzazione primaria a condizione che soddisfino esigenze e interessi collettivi di primario spessore nel senso prima chiarito.

Nel caso di specie, si ritiene che manchi questa condizione.

Secondo quanto affermato dal Contribuente, le colonnine di ricarica del veicolo elettrico sono destinate esclusivamente ad uso privato e pertanto non possono essere considerate opere di urbanizzazione primaria, agevolabili con l’applicazione dell’aliquota IVA del 10. Si ritiene inoltre che l’installazione della colonnina di ricarica del veicolo elettrico ad uso privato non possa rientrare neanche nell’ulteriore fattispecie richiamata dal numero 127 –quinquies) del Decreto IVA, ossia tra gli impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica: per l’articolo 2, comma 1, lettere d) e h), del d. lgs. n. 257 del 2016, questo dispositivo consente infatti il solo trasferimento di elettricità ad un veicolo elettrico al fine di ricaricarlo.

Si fa presente tuttavia che se le colonnine di ricarica in commento sono fornite e installate dal Contribuente unitamente all’impianto fotovoltaico, in modo da costituire un tutt’uno, magari nell’ambito di un contratto di appalto – circostanza verosimile in base a quanto decritto nell’istanza – la relativa fornitura beneficerà dell’aliquota IVA del 10 per cento, prevista per «gli impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica», ai sensi rispettivamente dei numeri 127- quinquies) e 127-septies) del Decreto IVA.

Nella diversa ipotesi in cui la colonnina sia installata autonomamente rispetto all’impianto fotovoltaico fornito dall’Istante, tonerà applicabile l’aliquota IVA ordinaria, fermo restando l’eventuale detrazione ai fini delle imposte dirette. Si precisa, infine, che le suesposte considerazioni si applicano anche alla ipotesi in cui le colonnine di ricarica siano fornite ed installate dalla Società a favore di un soggetto con partita IVA per ricaricare i propri mezzi aziendali o strumentali.

 Fonte: Agenzia Entrate

 

Regione Liguria – LEGGE REGIONALE 6 LUGLIO 2020, N. 13 – Promozione dell’istituzione delle comunità energetiche

Regione Liguria

 LEGGE REGIONALE 6 LUGLIO 2020, N. 13

 Promozione dell’istituzione delle comunità energetiche

 La Regione Liguria, in attuazione degli obiettivi europei di sostenibilità ambientale e di produzione e consumo di energia da fonti rinnovabili e, in particolare, ai sensi di quanto previsto dalla direttiva 2018/2001/UE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, nel rispetto della normativa nazionale e regionale in materia, promuove l’istituzione di comunità energetiche, quali enti senza finalità di lucro, costituiti al fine di superare l’utilizzo del petrolio e dei suoi derivati e di favorire la produzione e lo scambio di energie prodotte principalmente da fonti rinnovabili, nonché di sperimentare e promuovere nuove forme di efficientamento e di riduzione dei consumi energetici.

I comuni e gli enti locali che intendono procedere alla costituzione di una comunità energetica adottano uno specifico Protocollo d’intesa, cui possono aderire soggetti pubblici e privati, redatto sulla base dei criteri definiti con provvedimento della Giunta regionale entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la Commissione consiliare competente

La comunità energetica incentra la sua attività sul valore dell’energia prodotta e non sulla realizzazione di un profitto. I membri della comunità partecipano alla generazione distribuita di energia da fonte rinnovabile e all’esecuzione di attività di gestione del sistema di distribuzione, di fornitura e di aggregazione dell’energia a livello locale. A tal fine, la comunità realizza progetti innovativi finalizzati alla produzione di energia rinnovabile a basso impatto ambientale, alla ricerca di soluzioni eco-compatibili e alla costruzione di sistemi sostenibili di produzione energetica e di uso dell’energia, attraverso l’impiego equilibrato dei beni comuni e collettivi del territorio di riferimento.

L’obiettivo primario della comunità energetica è l’autoconsumo dell’energia rinnovabile prodotta dai membri della comunità, nonché, eventualmente, l’immagazzinamento dell’energia prodotta, al fine di aumentare l’efficienza energetica e di combattere la povertà energetica mediante la riduzione dei consumi e delle tariffe di fornitura. 3. Alle comunità energetiche possono partecipare soggetti pubblici e privati.

Ai soli fini dell’applicazione della presente legge, le comunità energetiche acquisiscono e mantengono la qualifica di soggetti produttori di energia se annualmente la quota dell’energia prodotta destinata all’autoconsumo da parte dei membri attraverso l’utilizzo di reti pubbliche non è inferiore al 70 per cento del totale.

ISPRA – Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici

ISPRA

Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici

ISPRA ha presentato il 22 luglio i nuovi dati sul consumo di suolo in Italia e l’edizione 2020 del Rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.

L’aumento del consumo di suolo non va di pari passo con la crescita demografica e in Italia cresce più il cemento che la popolazione: nel 2019 nascono 420 mila bambini e il suolo ormai sigillato avanza di altri 57 km2 (57 milioni di metri quadrati) al ritmo, confermato, di 2 metri quadrati al secondo. È come se ogni nuovo nato italiano portasse nella culla ben 135 mq di cemento.
Lo spreco di suolo continua ad avanzare nelle aree a rischio idrogeologico e sismico e tra, le città italiane, la Sicilia è la regione con la crescita percentuale più alta nelle aree a pericolosità idraulica media. Non mancano segnali positivi: la Valle d’Aosta, con solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno, è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo 0” e si dimezza la quantità di suolo perso in un anno all’interno delle aree protette.

Video del convegno

Programma

Comunicato stampa

Rapporto SNPA “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Edizione 2020”

Sintesi del rapporto

Schede regionali

Tabella con i dati principali per Regioni, Province e Comuni

Presentazione Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici
(Michele Munafò – ISPRA)

Video

Galleria fotografica

 

Fonte: ISPRA

GME – REGOLAMENTO PER LA REGISTRAZIONE DELLE TRANSAZIONI BILATERALI DEI TITOLI DI EFFICIENZA ENERGETICA (CERTIFICATI BIANCHI)

GME

 REGOLAMENTO PER LA REGISTRAZIONE DELLE TRANSAZIONI BILATERALI DEI TITOLI DI EFFICIENZA ENERGETICA (CERTIFICATI BIANCHI)

Il presente Regolamento contiene le regole di funzionamento del sistema di registrazione delle transazioni bilaterali dei titoli di efficienza energetica (o certificati bianchi) – di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto del Ministro dello sviluppo economico adottato di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 21 dicembre 2007, recante Revisione ed aggiornamento dei decreti 20 luglio 2004, concernenti l’incremento dell’efficienza energetica degli usi finali di energia, il risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, e successive modifiche e integrazioni – adottate ai sensi dell’articolo 4 della deliberazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (di seguito: l’Autorità) n. 345/07 del 28 dicembre 2007 (di seguito: deliberazione n.345/07) e approvate dall’Autorità ai sensi dell’articolo 7, comma 4, del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115 recante Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 96/76/CEE.

 Fonte: GME