Istat: rapporto annuale 2016

RAPPORTO 2016

Nel corso del 2015 la dinamica delle importazioni (+6,0 per cento in volume) è stata più sostenuta di quella delle esportazioni (+4,3 per cento). Questo andamento è solo in parte riconducibile a fattori di competitività di prezzo: se si escludono i prodotti energetici, i prezzi dei prodotti importati sono aumentati più rapidamente di quelli dei prodotti italiani venduti sul mercato interno. D’altro canto, il grado di penetrazione delle importazioni di beni finali è risultato superiore in livello, e più sostenuto in dinamica, rispetto a quello dei beni intermedi, la cui domanda è attivata dalla ripresa della produzione. Il ricorso a beni di produzione estera, a fronte di un aumento di domanda interna, potrebbe essere stato determinato da una riduzione di capacità produttiva del Paese conseguente alla recessione.

In Italia, nel primo trimestre del 2016 di quest’anno il Pil, secondo la stima preliminare diffusa il 13 maggio, è cresciuto dello 0,3 per cento, interrompendo la progressiva decelerazione del 2015 (+0,2 per cento nel quarto trimestre, da +0,4 del primo). Per il 2016, la crescita del Pil italiano prevista dall’Istat il 17 maggio è pari all’1,1 per cento. La recessione ha modificato in misura limitata la struttura dimensionale delle imprese sempre attive tra il 2010 e il 2013, con un lieve spostamento netto verso classi inferiori; tra il 2008 e il 2013 la crisi ha inciso sul tasso di mortalità delle imprese, aumentato di oltre un punto percentuale, a fronte di una sostanziale tenuta della natalità. La performance negli anni della crisi è stata eterogenea, con una forte polarizzazione tra segmenti – anche ampi – di imprese “vincenti” e parti del sistema produttivo in ripiegamento: una impresa su due ha aumentato il valore aggiunto; circa un quinto ha incrementato gli addetti e meno di un sesto ha sperimentato un aumento di entrambe le grandezze. Il 43,2 per cento ha invece subito contrazioni sia nel valore aggiunto sia negli addetti. In un periodo caratterizzato dall’estrema debolezza della domanda interna, la crescita del valore aggiunto è stata determinata dalla presenza e dalla capacità competitiva sui mercati esteri: le imprese esportatrici (circa il 21 per cento del totale) spiegano infatti l’82 per cento del valore aggiunto della manifattura; le più esposte (quelle che esportano più della metà del fatturato) spiegano da sole il 31,2 per cento.

La capacità delle imprese italiane di competere sui mercati internazionali fornisce uno stimolo importante alla crescita del Paese. Tuttavia, le analisi sulle relazioni intersettoriali contenute nel Rapporto mettono in luce come nel periodo 2011-2014 la capacità di trasmissione dell’impulso fornito dalla domanda estera al sistema produttivo in Italia sia stata inferiore a quella della Germania. In quest’ultimo paese, le relazioni intersettoriali presentano una densità superiore a quella dell’Italia, in particolare nel caso di quelle tra manifattura e servizi alle imprese.

La minore interazione non solo tende a limitare la capacità di attivazione della crescita della manifattura sul resto del sistema economico, ma anche il trasferimento di efficienza tra i comparti. L’efficienza dei servizi alle imprese, il cui fatturato rappresenta in Italia circa il 30 per cento del totale, è superiore a quella dei settori manifatturieri. In Italia la struttura delle relazioni intersettoriali è caratterizzata da rapporti commerciali in cui i settori acquirenti sono prevalentemente quelli dei servizi. Poiché l’efficienza tende a trasmettersi per lo più dai settori fornitori verso quelli acquirenti, ne consegue che nel nostro Paese la debole intensità degli scambi fra business services e manifattura può diventare un freno all’aumento dell’efficienza dell’industria.

La ripresa produttiva si è accompagnata alla prosecuzione, e progressiva intensificazione, della crescita dell’input di lavoro delle imprese avviata alla fine del 2014. Nell’ultimo trimestre dell’anno appena concluso, il monte ore lavorate è aumentato del 4,5 per cento su base tendenziale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*