La Brexit, l’art. 50 del Trattato di Lisbona e i negoziati per il recesso dall’Unione

Note illustrative

1. Premessa

La consultazione referendaria sulla permanenza o meno del Regno Unito nell’Unione europea, tenutasi il 23 giugno 2016, si è conclusa con una maggioranza del 51,9% dei votanti favorevole alla Brexit. L’affluenza alle urne ha registrato una percentuale del 72,2% degli aventi diritto.

Promosso con lo European Union Referendum Act del 2015 (si vedano anche le relative Explanatory Notes), il referendum aveva carattere consultivo, ma il suo esito va considerato definitivo e non controvertibile. Come evidenziato nello Executive Summary del documento prodotto dal Governo britannico in vista della consultazione, The Process for Withdrawing from the European Union, “Il Governo avrà l’obbligo democratico di dare pieno effetto alla decisione dell’elettorato. Il Primo Ministro ha chiarito, di fronte alla Camera dei Comuni, che ‘se il popolo britannico voterà per lasciare l’Unione, vi sarà un unico seguito possibile: attivare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona e dare il via al processo di uscita“.

Va segnalato che, non appena gli esiti del voto sono stati resi ufficiali, il premier Cameron ha annunciato le proprie dimissioni nel corso di una conferenza stampa, dichiarando che al nuovo Primo Ministro spetterà il compito di condurre il negoziato sul Brexit. Il Partito conservatore ha designato come nuovo leader il Ministro degli interni Theresa May, che ha assunto la carica di Primo ministro lo scorso 13 luglio.

2. La reazione delle istituzioni dell’Unione e degli Stati membri

2.1. La dichiarazione dei tre presidenti

Immediata è stata anche la reazione delle istituzioni dell’Unione. I Presidenti di Commissione, Parlamento europeo e Consiglio europeo, Juncker, Schulz e Tusk, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, nella quale, accolta con dispiacere ma anche con il massimo rispetto la volontà espressa dal popolo britannico “attraverso un processo libero e democratico”, invitano il Governo del Regno Unito “a dare effetto alla decisione del popolo britannico appena possibile, per quanto doloroso possa risultare il relativo procedimento. Ogni ritardo non farebbe che prolungare inutilmente uno stato di incertezza“. Si dicono altresì pronti a “lanciare rapidamente i negoziati con il Regno Unito sui termini e le condizioni del suo ritiro dall’Unione europea”, durante i quali il Regno Unito “rimarrà un membro dell’Unione, con tutti i diritti e gli obblighi che ne derivano”. Ricordano come la “Nuova intesa per il Regno Unito nell’Unione europea”, concordata al termine del Consiglio europeo del 18 e 19 febbraio 2016, “non avrà effetto e cessa immediatamente di esistere”(1) , senza che sia prevista alcuna eventuale rinegoziazione. In conclusione, i tre Presidenti esprimono l’auspicio che il Regno Unito rimanga un partner stretto dell’Unione europea in futuro, e invitano “il Regno Unito a formulare le proprie proposte in tal senso. Qualunque accordo che dovesse essere concluso con il Regno Unito in quanto paese terzo dovrà riflettere gli interessi di ambo le parti ed essere equilibrato in termini di diritti e di obblighi”.

2.2. La Dichiarazione dei Ministri degli esteri dei Paesi fondatori

Il 25 giugno, i Ministri degli esteri dei Paesi fondatori della Comunità europea (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) hanno rilasciato una Dichiarazione comune nella quale considerano gli esiti del Referendum britannico uno spartiacque nella storia europea, e auspicano che il Governo britannico fornisca elementi di chiarezza e renda effettiva la decisione assunta dai propri cittadini non appena possibile.

Per quanto concerne gli effetti del referendum sul processo di integrazione europea, i Ministri affermano la necessità di riconoscere diversi livelli di ambizione tra gli Stati membri, ai quali è necessario dare risposta senza recedere da quanto finora conseguito.

I Ministri rilevano altresì la necessità di concentrare le attività dell’Unione su quelle che sono le principali sfide da affrontare: “garantire la sicurezza dei nostri cittadini di fronte alle crescenti minacce interne ed esterne; creare un quadro comune stabile per affrontare le migrazioni e i flussi di rifugiati; rilanciare l’economia europea promuovendo la convergenza delle economie degli Stati membri, garantendo una crescita sostenibile che crei nuovi posti di lavoro e avanzando verso il completamento dell’Unione economica e monetaria”.

2.3. La risoluzione del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo ha tenuto un dibattito sulla Brexit, e votato una Risoluzione (2016/2800(RSP)), nella quale:

  • prende a sua volta atto del desiderio dei cittadini del Regno Unito di uscire dall’UE e sottolinea come esso debba essere pienamente rispettato, “procedendo non appena possibile all’attivazione dell’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea (TUE);
  • attende che il Primo ministro del Regno Unito notifichi l’esito del referendum al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, e auspica che tale notifica segni l’avvio della procedura di recesso;
  • ricorda che non si potrà decidere in merito alle eventuali nuove relazioni tra il Regno Unito e l’UE prima della conclusione dell’accordo di recesso;
  • invita il Consiglio a designare la Commissione quale negoziatore sull’articolo 50 del TUE;
  • invita il Consiglio a modificare l’ordine delle sue Presidenze onde evitare che il processo di recesso pregiudichi la gestione delle attività correnti dell’Unione.

Il voto sulla risoluzione è stato preceduto da un lungo dibattito cui ha partecipato il Presidente della Commissione Juncker accompagnato dall’intero collegio dei Commissari, compreso il Commissario del Regno Unito, Hill, dimissionario. Ribadito l’invito al governo britannico – già contenuto nella Dichiarazione firmata con i Presidenti Tusk e Schulz – a trarre rapidamente le conseguenze del referendum e dei suoi esiti, anche per evitare il protrarsi di una situazione di incertezza politica, Juncker ha aggiunto di aver dato istruzione a tutta la Commissione di non iniziare alcun negoziato, anche a livello informale, con i rappresentanti della controparte (“No notification, no negotiation).

Tra i capigruppo intervenuti – Weber (PPE), Pittella (S&D), Verhofstadt (ALDE) – comune è stata la valutazione del Brexit come vittoria del populismo, e l’invito contestuale a un rilancio del progetto di integrazione europea.

2.4. La Dichiarazione congiunta di Germania, Francia e Italia

Lo stesso 27 giugno, in esito a un incontro trilaterale tenutosi a Berlino, il Cancelliere della Repubblica federale tedesca, Angela Merkel, il Presidente della Repubblica francese, François Hollande, e il Presidente del Consiglio dei ministri italiano, Matteo Renzi, hanno rilasciato una Dichiarazione congiunta nella quale, espresso rispetto per la decisione del popolo britannico e rincrescimento per il fatto che il Regno Unito non farà più parte dell’Unione europea, concentrano i propri sforzi sul rilancio del processo di integrazione europea, nella convinzione che l’Unione debba “rispondere alle preoccupazioni espresse dai suoi cittadini chiarendo i propri obiettivi e il proprio funzionamento”.

La Dichiarazione individua tre priorità fondamentali per un’azione congiunta e approfondita, basata su obiettivi concreti:

– il rafforzamento della sicurezza interna ed esterna, attraverso la ricostruzione di un senso di comunità, contro il terrorismo, l’investimento nelle città contro la marginalizzazione sociale, lo sviluppo di un’autentica difesa europea;

– il potenziamento dell’economia e il rilancio della crescita, per combattere contro la disoccupazione e per creare nuove opportunità di lavoro, specie per i giovani, e nuovi investimenti;

programmi ambiziosi per i giovani, attraverso il potenziamento dell’Iniziativa europea per i giovani e di Erasmus.

Sulla base di tali priorità, già a settembre i leader europei dovrebbero discutere le sfide comuni che i 27 Stati membri dovranno affrontare, raggiungendo subito un accordo su progetti concreti da realizzare nei prossimi sei mesi per la crescita e la sicurezza. I progressi conseguiti dovrebbero essere oggetto di valutazione immediata nelle riunioni del Consiglio europeo di ottobre e dicembre 2016, mentre il 60mo anniversario del Trattato di Roma, il 25 marzo 2017, rappresenterà un momento importante per riaffermare l’unità dell’Europa e l’investimento comune nel progetto europeo.

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