Sicurezza sul lavoro – carrello elevatore non antideflagrante

Cassazione Penale, Sez. 4, 16 maggio 2016, n. 20129Operazioni di travaso di preparati pericolosi e altamente infiammabili: sversamento di notevole quantità di vernice da una cisterna sospesa sulle forche di un carrello elevatore non antideflagrante.

“Nella impugnata sentenza infatti si da atto che nonostante il rischio esplosione nel reparto stampa e laccatura, lo S.pre.s.a.l. aveva accertato che venivano utilizzati indifferentemente muletti antideflagranti e non, tra l’altro non agevolmente identificabili perché del medesimo colore, e che al momento del sinistro in CO. vi erano solo due carrelli ATEX, di cui uno in carica e l’altro usato in cucina colori ove pure si era verificato uno sversamento.

Le fotografie che mostravano un muletto ATEX vicino alla linea A21 dove era scoppiato l’incendio rappresentavano una situazione diversa rispetto allo scenario antecedente l’infortunio, poiché dalle univoche dichiarazioni dei testi presenti – di cui la Corte riferisce con espresso richiamo alla sentenza di primo grado – era emerso che tale carrello era stato portato dopo lo scoppio dell’incendio.

La oggettiva mancata disponibilità di un carrello di tal genere rendeva quindi destituita di ogni fondamento l’ipotesi di un’eventuale negligenza dell’I.A.M.M. nell’aver utilizzato un carrello non antideflagrante pur avendone a disposizione uno conforme alla normativa di sicurezza. Inoltre, la previsione di soli due muletti nonostante tre individuate zone ed attività critiche (cucina colori, reparto stampa e trasporto delle cisterne) rendeva intuitivo che necessariamente, a rotazione, uno dei reparti ne rimanesse privo, come avvenuto proprio nel caso di specie.

5.3. Un terzo profilo di doglianza attiene alla attribuibilità della condotta sotto l’aspetto soggettivo: i giudici di merito non avevano considerato che il F.L. aveva fatto ingresso nello stabilimento come direttore solo nell’aprile 2009, due mesi prima dell’evento, e dunque nessuna condotta diversa da quella tenuta era da lui esigibile.
Anche sotto questo aspetto la censura è infondata.

Il F.L. era stato nominato direttore dello stabilimento di Spinetta Marengo in data 1.1.2009; in data 16 gennaio gli era stata conferita dal S.G. la delega in materia di sicurezza e, in particolare, il potere di assumere tutte le misure necessarie per il rispetto della normativa sulla sicurezza (così la delega notarile richiamata dal Tribunale). Non era poi emerso alcun problema di effettività della delega, disponendo il F.L. di un budget che poteva utilizzare autonomamente.

Del tutto corretto pertanto il rilievo dei giudici di merito che rientrasse tra i suoi poteri quello di mettere a disposizione dei lavoratori muletti antideflagranti in misura sufficiente per la tutela della loro salute, con la conseguenza che era a lui addebitabile la relativa violazione della normativa antinfortunistica, per l’errore di valutazione circa la sufficienza di soli due carrelli antideflagranti per sopperire alla esigenza dei tre reparti di cui si è già detto.

Egli inoltre, come pure ben sottolineato nella pronuncia di condanna, era pienamente consapevole dei pericoli insiti nelle lavorazioni, per essere stato preavvertito dai rappresentanti sindacali dei lavoratori che sovente si verificavano incidenti fonte di pericolo per gli operai, in particolare precedenti incendi, tanto che era stato più volte sollecitato a prestare attenzione alle tematiche della sicurezza sul lavoro.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*