CANTIERMACCHINE – OSSERVATORIO CRESME – GENNAIO – MARZO 2016

EXPORT E IMPORT MACCHINE PER LE COSTRUZIONI – GENNAIO – MARZO 2016

Prosegue anche nel mese di marzo il buon andamento delle importazioni di macchine per le costruzioni e lavori stradali: i 72,6 milioni di euro di macchine importate superano il valore delle importazioni di marzo 2015 del +17,3%. E il primo trimestre dell’anno, dopo che a gennaio il mercato delle importazioni aveva registrato una frenata del -2,4% su base annua, subito ammortizzata dalla crescita considerevole che era seguita nel mese di marzo, pari al +41,3%, si chiude con 174,7 milioni di euro di macchine importate, pari al +18,4% rispetto al primo trimestre 2015.

Tornando ai dati a livello mensile, non per tutti i settori, nel mese di marzo, il valore delle importazioni è cresciuto; si registra, infatti, un mercato in calo per le macchine per il calcestruzzo e per quelle per perforazione. Per le prime il calo è piuttosto significativo e pari al -30,6%, mentre per le seconde la flessione è pari al -3.6%, dato che segue la considerevole crescita che si era registrata nel mese di febbraio quando il valore delle importazioni di macchine per perforazioni era cresciuto del +46,9%.

Tutte positive le variazioni su base annua per gli altri settori del comparto. Le macchine per la lavorazione degli inerti totalizzano il più alto incremento rispetto a marzo 2015 pari al +135,4%; sono ormai 4 i mesi in cui il valore delle importazioni, per questo settore, cresce con percentuali sopra il 100% su base annua. A seguire troviamo l’incremento percentuale delle macchine stradali, che già a febbraio avevano registrato il +126,3%, e che in quest’ultimo mese di rilevazione totalizzano il +30,7% rispetto marzo 2015.

Per le macchine movimento terra il valore delle importazioni pari a poco più di 47 milioni di euro, il 65% del valore dell’intero comparto, supera il valore di marzo 2015 del +25,8%. E da ultime le gru a torre, che già a febbraio avevano interrotto la dinamica di decrescita che perdurava da ottobre 2015 totalizzando il +443,1% rispetto al corrispondente periodo dell’anno passato, e che nel mese di marzo registrano una crescita del +23,8% su base annua.

ANCE – Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni – Luglio 2016

Lo studio è stato illustrato dal Presidente dell’Ance, Claudio De Albertis, dal Vicepresidente Rudy Girardi e dal Responsabile del Centro Studi Ance, Flavio Monosilio.
Il 2015 è stato l’ottavo anno di crisi per il settore delle costruzioni. Una crisi che ha dimezzato i livelli produttivi dei principali comparti e indebolito gravemente il tessuto industriale del settore. Il 2016 ed anche il 2017 si presentano ancora carichi di incertezza per le potenzialità di ripresa e per il rischio del perdurare di una crisi senza precedenti.
L’Ance stima per gli investimenti in nuova edilizia residenziale un ulteriore diminuzione nel 2016 del 3,4% rispetto al 2015. La flessione dei livelli produttivi è legata al proseguimento del significativo calo dei permessi di costruire. Secondo i dati Istat sull’attività edilizia il numero complessivo delle abitazioni (nuove ed ampliamenti) per le quali è stato concesso il permesso di costruire, dopo il picco del 2005 (305.706 unità), evidenzia una progressiva e intensa caduta a partire dall’anno successivo e, nel 2014, si stima che il numero di abitazioni concesse sia di circa 54.000 con una flessione complessiva che supera l’80%. Si tratta di uno dei livelli più bassi mai raggiunti, inferiore, escludendo gli anni del secondo conflitto mondiale, al 1936.
Gli investimenti in riqualificazione del patrimonio abitativo, che rappresentano nel 2016 il 37% del valore degli investimenti in costruzioni, solo l’unico comparto che continua a mostrare una tenuta dei livelli produttivi.
Gli investimenti privati in costruzioni non residenziali, segnano nel 2016 un lieve aumento dello 0,2% in termini reali.
Le prospettive per il settore delle costruzioni nel 2017 devono necessariamente tener conto della dinamica tendenziale osservata nel biennio 2015-2016 che vede un progressivo rallentamento della potenzialità di sviluppo delle costruzioni. Nel comparto delle opere pubbliche, la riduzione dei bandi di gara, osservata nei primi sei mesi del 2016, pur tenendo conto dell’andamento positivo del biennio precedente e nell’ipotesi di un ritorno nel 2017 ai livelli del 2015, porta a stimare una flessione nel 2017 del 3,6% dei livelli produttivi, che interromperà la lieve ripresa iniziata nel 2015. Relativamente agli investimenti del recupero abitativo, in assenza di modifiche legislative che diano continuità alle misure potenziate per la riqualificazione ed il miglioramento energetico degli edifici, si prevede un calo dello 0,2% rispetto al 2016; per la nuova edilizia abitativa la flessione risulta del 3%, mentre per gli investimenti non residenziali privati, si stima un lieve aumento dello 0,2%.
Alla conferenza stampa sono intervenuti autorevoli analisti dell’economia e del settore, Lorenzo Bellicini del Cresme, Luca Dondi di Nomisma, Luca Paolazzi del Centro Studi di Confindustria e Francesco Zollino di Banca d’Italia, che hanno offerto il loro punto di vista sulle prospettive di sviluppo del settore.

ISTAT – nota mensile di giugno

E’ una ‘Crescita moderata’ quella dell’economia italiana ed è sostenuta dal manifatturiero e dai primi segnali di ripresa delle costruzioni.
Lo sostiene l’Istat, che rileva anche un recupero della redditività delle imprese e un aumento dell’occupazione. Ma calano invece i consumi e il clima di fiducia delle famiglie e delle imprese.
L’Istat, nella sua nota mensile di giugno sull’andamento della nostra economia (N. 6/2016) evidenzia segnali sia positivi che negativi, quindi oltre ad “un’ulteriore decelerazione” economica, ci sono notizie positive per le casse pubbliche, con le entrate fiscali in aumento del 2,7% nei primi cinque mesi dell’anno. C’è anche un’impennata del gettito Iva, che sfiora il 9%.
Prospettive di breve termine
Nel primo trimestre le performance delle società non finanziarie hanno confermato la tendenza al miglioramento dei mesi precedenti: rispetto al trimestre precedente il valore aggiunto è aumento dell’1,2%, il risultato lordo di gestione dell’1,5% e gli investimenti fissi lordi dell’1,0%.
A questi segnali corrisponde, tuttavia, un’evoluzione modesta ed eterogenea degli indici di fiducia nel secondo trimestre che segnalano il lieve miglioramento dei giudizi delle imprese manifatturiere e di costruzione a fronte del peggioramento di quelli delle imprese dei servizi di mercato e del commercio.

ISTAT – Produzione nelle costruzioni e costi di costruzione

Ad aprile 2016, rispetto al mese precedente, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni registra un aumento del 2,5%, mentre gli indici di costo del settore segnano una crescita dello 0,1% per il fabbricato residenziale, dello 0,5% per il tronco stradale con tratto in galleria e dello 0,6% per il tronco stradale senza tratto in galleria.

Nella media del trimestre febbraio-aprile 2016 l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni diminuisce dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti.

Su base annua, ad aprile 2016 l’indice della produzione nelle costruzioni corretto per gli effetti di calendario aumenta del 3,0% (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di aprile 2015).

Sempre su base annua, l’indice grezzo della produzione nelle costruzioni diminuisce dello 0,6%. L’indice del costo di costruzione di un fabbricato residenziale cresce dello 0,7%, mentre diminuiscono, rispettivamente dell’1,2% e dell’1,3%, gli indici del costo di costruzione di un tronco stradale con tratto in galleria e quello senza tratto in galleria.

Ad aprile 2016, alla variazione tendenziale dell’indice di costo del fabbricato residenziale contribuiscono l’aumento del gruppo di costo Manodopera (+0,9 punti percentuali) e la diminuzione di quello Materiali (-0,2 punti percentuali).

Il contributo maggiore alla diminuzione tendenziale degli indici dei costi di costruzione dei tronchi stradali deriva, sia per quello con tratto in galleria sia per quello senza galleria, dal calo dei costi dei materiali (rispettivamente -1,1 e -1,4 punti percentuali).

Istat: ad aprile esportazioni e importazioni sono in aumento

Le esportazioni (+2,7%) e le importazioni (+3,9%) sono in aumento. I dati Istat sono di aprile 2016 rispetto a marzo. E guardando al 2015 c’è una diminuzione dell’1% dell’export nei dati grezzi, dovuta esclusivamente all’area extra Ue (-3,6%), e un calo anche per l’import del 4,3%.
In particolare le vendite di prodotti petroliferi raffinati (-29,7% nell’anno) sono in forte calo, mentre spingono le esportazioni di mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+15,6%). Il surplus commerciale è di 4,5 miliardi (in crescita dai 3,5 del 2015).
Il surplus commerciale è di 4,5 miliardi (+3,5 miliardi ad aprile 2015).
C’è un incremento più accentuato verso i mercati extra Ue (+3,9%). “Tutti i principali raggruppamenti di beni sono in aumento, a eccezione dei prodotti energetici (-3,5%)”.
Nel trimestre febbraio-aprile 2016, rispetto al trimestre precedente, le esportazioni sono stazionarie, sintesi di un debole aumento delle vendite verso l’area extra Ue (+0,1%) e di una contenuta diminuzione verso l’area Ue (-0,1%). Al netto dei prodotti energetici la crescita è più sostenuta (+0,5%) e i beni strumentali registrano l’espansione più consistente (+2,4%).
Ad aprile 2016 le esportazioni verso Germania (+3,4%) e Spagna (+5,2%) registrano una crescita tendenziale superiore a quella della media Ue (+1,2%).
Ad aprile 2016 la diminuzione tendenziale dell’import (-4,3%) è determinata esclusivamente dall’area extra Ue (-13,0%) e dagli acquisti di prodotti energetici (-39,7%) e di prodotti intermedi (-5,9%).
Nel primi quattro mesi dell’anno l’avanzo commerciale raggiunge 13,6 miliardi (+21,5 miliardi al netto dei prodotti energetici).
Nei primi quattro mesi del 2016 la quota dell’ export italiano rispetto a quello dell’Area euro è lievemente diminuita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente come risultato di una diminuzione della quota sulle esportazioni extra Ue (da 13,5% nei primi 4 mesi del 2015 a 13,3% nello stesso periodo del 2016) e di un aumento nell’Ue (da 9,5% nei primi 4 mesi del 2015 a 9,7% nello stesso periodo del 2016).

ENEA – Analisi trimestrale del sistema energetico italiano

L’ENEA lancia l’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano, il nuovo servizio di informazione dell’Agenzia che in questo numero fotografa il primo trimestre 2016 e analizza le tendenze 2015. Fra le novità un indice sintetico per valutare il livello di soddisfacimento del cosiddetto trilemma energetico – decarbonizzazione, sicurezza energetica e costo dell’energia – che nel 2015 si attesta al 63%.

Nei primi tre mesi del 2016, i consumi di energia a livello nazionale hanno registrato un calo dello 0,6% (in parte spiegabile da inverno più mite), con un incremento dell’utilizzo dei prodotti petroliferi del 4% e una diminuzione del 5% del gas nel settore residenziale. In parallelo, nel mix della generazione elettrica è aumentato l’utilizzo di fonti fossili (gas +11%) e si è ridotto l’apporto delle rinnovabili, a causa del forte calo della produzione idroelettrica (-17%). Stabili, invece, nell’insieme, eolico e solare. È quanto emerge dal primo numero dell’Analisi  trimestrale del sistema energetico italiano, a cura dell’ENEA. Il report analizza il primo trimestre 2016 e le principali tendenze 2015 e fornisce, per la prima volta, una valutazione della transizione energetica verso un sistema a basso tenore di carbonio, attraverso un indice sintetico del livello di soddisfacimento del cosiddettotrilemma energetico: decarbonizzazione, sicurezza energetica e costo dell’energia.

Complessivamente – spiega Francesco Gracceva, dell’Unità Studi e Strategie ENEA, responsabile del gruppo di ricerca che ha curato l’analisi – a fine 2015 l’Italia presenta un grado di soddisfacimento del trilemma energetico del 63%, risultante da una situazione positiva di superamento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2020, combinata con la presenza di rilevanti criticità sul fronte dei costi dell’energia e della sicurezza energetica”. Le principali criticità sono legate al costo dell’energia che incide sulla competitività del sistema produttivo: ad oggi, rileva l’ENEA, il prezzo dell’energia elettrica pagato dalle imprese italiane con consumi medio-bassi resta di circa 4 centesimi di euro a kWh maggiore della media Ue, vale a dire il 30% in più (al netto delle imposte detraibili); questa voce ha mostrato un andamento ambivalente negli anni 2010-2015, con un progressivo disallineamento tra i prezzi italiani e quelli medi europei, registrando però un leggero miglioramento a partire dal 2013.

Riguardo alla sicurezza energetica, a fine 2015 il mercato elettrico continua a presentare le criticità emerse negli ultimi anni, come ad esempio la bassa redditività degli impianti di generazione. La stessa criticità caratterizza il settore della raffinazione, nonostante l’incremento dell’utilizzo degli impianti e un aumento dell’export di gasolio (+150%) e benzina (+20%) rispetto al 2014. Riguardo al gas naturale, il calo della domanda degli ultimi anni ha notevolmente allentato le tensioni, ma l’analisi mostra come eventi estremi (ma non escludibili a priori), come un’interruzione a fine inverno dell’approvvigionamento di gas dalla Russia, possano tuttora determinare rischi rilevanti.

In termini di decarbonizzazione, alla fine del 2015 l’Italia fa meglio del target Ue 2020 relativo alle emissioni di CO2 (che sono già inferiori del 34% rispetto al target), nonostante un incremento di oltre il 3% delle emissioni prodotte nell’arco dell’ultimo anno, principalmente a causa dell’aumento dei consumi di energia (+ 2,5% rispetto al 2014) e al maggiore ricorso alle fonti fossili (+3,8%).

La nuova metodologia di analisi messa a punto dai ricercatori dell’ENEA – spiega Gaetano Borrelli, Responsabile dell’Unità Studi e Strategie dell’ENEA – consente di fornire alla comunità scientifica e ai decision maker un servizio puntuale e tempestivo sugli elementi che contraddistinguono l’evoluzione del sistema energetico del Paese, con particolare riferimento alle sfide della transizione energetica”.

L’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano dell’ENEA è il risultato di una attività sistematica di monitoraggio e approfondimento in grado di fornire una panoramica completa e puntuale, ricca di grafici e tabelle, al mondo dell’industria, degli operatori, della ricerca e dei media.

CANTIERMACCHINE – OSSERVATORIO CRESME – GENNAIO – FEBBRAIO 2016

OSSERVATORIO VENDITE MACCHINE E IMPIANTI PER LE COSTRUZIONI 2016 – CRESME – GENNAIO – FEBBRAIO 2016

LA DOMANDA INTERNA DI MACCHINE PER LE COSTRUZIONI TORNA A CRESCERE: LE IMPORTAZIONI A FEBBRAIO CRESCONO DEL +41,3% SU FEBBRAIO 2015 E SI INTERROMPE ANCHE LA DINAMICA IN CALO DELLE ESPORTAZIONI: +13,9% RISPETTO A FEBBRAIO 2015

IL SALDO COMMERCIALE POSITIVO DI 179 MILIONI DI EURO, SUPERA IL VALORE DI FEBBRAIO 2015 DEL +7,0%

Dopo la frenata del -2,3% registrata a gennaio, le importazioni di macchine per le costruzioni e lavori stradali tornano a crescere nel mese di febbraio. Il valore delle macchine importate è pari a 59,6 milioni di euro di macchine e supera il valore di febbraio 2015 del +41,3%; crescita notevole che ha riguardato quasi tutti i settori del comparto e che ha di fatto abbondantemente ammortizzato il calo delle importazioni del primo mese di quest’anno.

Il settore che a febbraio incrementa maggiormente le importazioni su base annua è quello delle gru a torre il cui valore cresce rispetto a febbraio 2015 del +443,1% interrompendo la dinamica di decrescita che perdurava da ottobre 2015: -25,3% ad ottobre, -56,8% a novembre, -62,9% a dicembre e -83,2% di gennaio 2016. Prosegue quindi il peculiare andamento del mercato delle importazioni per questo settore che registra a livello mensile, bruschi cali, ma anche forti incrementi.
Incrementi superiori al 100% si registrano a febbraio anche per le macchine stradali e per quelle per la lavorazione degli inerti e rispettivamente del +126,3% e del +121,5%. Ma se per le prime l’incremento di febbraio segue il -7,1% registrato a gennaio, le macchine per la lavorazioni degli inerti, invece, avevano registrato l’incremento percentuale più alto del comparto pari al +167,8% rispetto a gennaio 2015. Sono ormai tre mesi che per questo settore l’andamento delle importazioni è in forte crescita.
Le macchine per perforazioni, sondaggi, palificazioni e tunneling con poco meno di 13 milioni di euro incrementano le importazioni rispetto a febbraio 2015 del +46,9%, proseguendo in una dinamica di crescita che si protrae da novembre 2015.
Per le macchine movimento terra, che con poco meno di 31 milioni di euro di macchine importate, rappresentativi del 51% del valore totale del comparto, febbraio conferma il buon andamento del mercato in crescita da oltre un anno superando, di fatto, del +29,9% il valore dell’import registrato a febbraio 2015.
Infine le macchine per il calcestruzzo unico settore del comparto in calo, le cui importazioni diminuiscono del -2,6% rispetto al corrispondente periodo dell’anno passato.

ISTAT – Fatturato e ordinativi industria, marzo 2016

Fatturato e ordinativi dell’industria

A marzo 2016, rispetto al mese precedente, nell’industria si rileva una diminuzione sia per il fatturato (-1,6%), sia per gli ordinativi (-3,3%).

La contrazione del fatturato è sintesi della flessione del 2,6% sul mercato interno e di un lieve incremento (+0,1%) su quello estero. Il calo degli ordinativi è verificato sia sul mercato interno (-1,5%), sia su quello estero (-5,8%).

La contrazione del fatturato è verificata anche considerando la dinamica congiunturale degli ultimi tre mesi: l’indice complessivo cala dell’1,1% (-1,2% per il fatturato interno e -0,9% per quello estero).

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 come a marzo 2015), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali del 3,6%, con un calo del 4,4% sul mercato interno e del 2,2% su quello estero.

Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per l’energia (+3,2%) mentre risultano in calo i beni strumentali, i beni intermedi (-2,5% per entrambi) e i beni di consumo (-0,6%).

L’indice grezzo del fatturato si riduce, in termini tendenziali, del 3,7%: il contributo più ampio a tale flessione viene dalla componente interna dell’energia.

Per il fatturato l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (+6,5%), mentre la maggiore diminuzione, limitatamente al comparto manifatturiero, riguarda la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-22,4%).

Nel confronto con il mese di marzo 2015, l’indice grezzo degli ordinativi segna un lieve aumento (+0,1%). L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+30,7%), mentre la flessione maggiore si osserva nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-13,2%).

ISTAT – Le prospettive per l’economia italiana nel 2015-2017

Le prospettive per l’economia italiana nel 2015-2017

Nel 2016 si prevede un aumento del prodotto interno lordo (Pil) italiano pari all’1,1% in termini reali, un tasso di crescita superiore a quello registrato nel 2015 (+0,8%).

La domanda interna al netto delle scorte contribuirebbe positivamente alla crescita del Pil per 1,3 punti percentuali, mentre la domanda estera netta e la variazione delle scorte fornirebbero un contributo negativo pari a un decimo di punto percentuale ciascuna.

Si prevede una ripresa degli investimenti (+2,7%) che beneficeranno del rafforzamento delle attese sulla crescita dell’economia e del miglioramento delle condizioni del mercato del credito.

Il consolidamento dei progressi sul fronte occupazionale (+0,8% in termini di unità di lavoro) è previsto accompagnarsi ad una riduzione del tasso di disoccupazione, che è stimato attestarsi all’11,3%.

Un rallentamento più deciso del commercio internazionale e l’eventuale riaccendersi di tensioni sui mercati finanziari costituiscono dei rischi al ribasso per l’attuale quadro previsivo. All’opposto, una ripresa più accentuata del processo di accumulazione del capitale, legata allo sviluppo delle politiche nazionali ed europee, costituirebbe un ulteriore stimolo alla crescita economica (si veda l’approfondimento). Le previsioni incorporano le misure descritte nel Documento di economia e finanza diffuso ad aprile 2016.

AGENZIA DELLE ENTRATE – MERCATO IMMOBILIARE 2015

La redazione del Rapporto Immobiliare 2016, dedicato al settore residenziale, è ormai il volume annuale che l’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, assieme all’Associazione Bancaria Italiana, presenta al fine di approfondire i dati di consuntivo dell’anno precedente relativamente al mercato immobiliare delle abitazioni, i cui dati finali provvisori sono stati comunque già forniti in occasione della nota al IV trimestre 2015.
Anche quest’anno nel Rapporto Immobiliare l’ABI, con la quale prosegue la proficua collaborazione, propone l’analisi dell’indice di affordability, una misura della possibilità di accesso all’acquisto di un’abitazione da parte delle famiglie.
Le analisi riportate nel Rapporto presentano come ormai di consueto:

  • gli andamenti dei volumi di compravendite di abitazioni e delle pertinenze (magazzini, box e posti auto in gran parte collegati al settore residenziale);
  • le classi dimensionali, le superfici complessive e le superfici medie delle abitazioni oggetto di compravendita, stimate in relazione ai vani catastali;
  • gli andamenti dei volumi di compravendite della nuda proprietà delle abitazioni;
  • il valore del volume di scambio delle abitazioni, stimato sulla base delle quotazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare e delle superfici compravendute calcolate;
  • le principali caratteristiche dei prestiti erogati dagli istituti di credito tramite mutuo ipotecario, limitatamente a quelli per cui l’ipoteca è accesa sulla stessa abitazione acquistata, relativamente al numero di abitazioni acquistate con tale strumento di finanziamento, al complessivo capitale erogato, al capitale erogato mediamente per unità abitativa, alla durata e al tasso di interesse medio iniziale pattuito.