Agenzia delle Entrate – Aliquota IVA per verifiche obbligatorie su impianti installati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata – Chiarimenti

Agenzia delle Entrate

Aliquota IVA per verifiche obbligatorie su impianti installati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata

Consulenza giuridica – Chiarimenti in merito alla Risposta n. 18 del 2019

 QUESITO

L’Associazione (in seguito, “Associazione” o “Istante”) chiede chiarimenti in merito alla Risposta n. 18 del 2019 resa in sede di consulenza giuridica e, in particolare, al parere relativo al Quesito 3, secondo cui “alla luce della prassi soprarichiamata si ritiene, quindi, che le verifiche di cui agli articoli 13 e 14 del DPR n. 162del 1999, relative agli impianti elevatori installati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, debbano essere assoggettate ad IVA con l’applicazione dell’aliquota del 10 per cento, in quanto riconducibili nell’ambito degli interventi di manutenzione ordinaria”.

Alla luce di tale risposta, l’Associazione chiede se la riconosciuta applicabilità dell’aliquota IVA del 10 per cento alle attività di verifica periodica obbligatoria degli ascensori (regolate dal D.P.R. n. 162 del 1999) sia estensibile a tutte le attività di verifica periodica rese obbligatorie da disposizioni di legge.

L’Istante si riferisce, più in dettaglio, alle attività di cui:

  • al DPR 22 ottobre 2001, n. 462 recante “Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi”; e
  • al D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i., che all’articolo 71, comma 11, dispone:”11. Oltre a quanto previsto dal comma 8, il datore di lavoro sottopone le attrezzature di lavoro riportate nell’Allegato VII a verifiche periodiche volte a valutarne l’effettivo stato di conservazione e di efficienza ai fini di sicurezza, con la frequenza indicata nel medesimo Allegato”.

Entrambi i decreti stabiliscono, l’uno con modalità definite al suo interno, l’altro con modalità demandate ad un successivo decreto interministeriale (emanato in data11.04.2011 dal Ministro del Lavoro, di concerto con quelli della Salute e dello Sviluppo Economico), l’obbligatorietà di talune verifiche tecniche su diverse e molteplici tipologie di impianti ed attrezzature, attribuendone l’effettuazione a soggetti di diritto pubblico (INAIL, ASL, ARPA) o privato.

Le verifiche in oggetto sono state istituite per le medesime finalità – i.e. tutela della salute e sicurezza di lavoratori e/o consumatori – che sono alla base delle disposizioni del citato D.P.R.162/99 e s.m.i. e identico per entrambi i casi è l’ambito nel quale vengono svolte:

  • il mantenimento in efficienza dei requisiti di sicurezza di impianti, apparecchiature ed attrezzature,
  • il presupposto dell’intervento in capo alla vincolante manutenzione programmata.

L’Associazione sottolinea inoltre che, analogamente al caso degli ascensori, i soggetti privati che possono svolgere suddetti controlli cogenti devono essere in possesso di specifica abilitazione ministeriale e dell’accreditamento (come è il caso del D.P.R. 462/01) ovvero risultare organizzati ed operare strutturalmente in conformità alla norma tecnica (I-INI CEI EN ISO/IEC 17020) che regola i processi e le procedure degli organismi che svolgono tali attività.

Per l’Istante, dal punto di vista squisitamente tecnico, tutte seguono le medesime metodiche, ancorché le singole operazioni necessariamente differiscano a seconda della fattispecie cui si applicano.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

Stante la medesima finalità delle verifiche di cui si è detto (che risale quanto meno agli anni 50 del secolo scorso) e quelle cui sono assoggettati ascensori e montacarichi (coeve delle prime), l’Associazione applicabile la medesima aliquota IVA del 10 per cento.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Nella risposta al Quesito n. 3 del Parere n. 18 del 2019, la scrivente ha richiamato la circolare del 7 aprile 2000 n. 71/E, nella parte in cui chiarisce la tipologia degli interventi interessati dalla norma agevolativa di cui all’articolo 7comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1999, n. 488, che prevede l’applicazione dell’aliquota del 10 per cento alle «prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 31, primo comma, lettere a) (i.e. manutenzione ordinaria), b) (i.e. manutenzione straordinaria), c) (i.e. interventi di restauro e di risanamento conservativo) e d) (i.e. interventi di ristrutturazione edilizia),della legge 5 agosto 1978, n. 457, realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata».

Richiamando precedenti documenti di prassi, la citata circolare precisa “…che caratteristica della manutenzione ordinaria è il mantenimento degli elementi di finitura e degli impianti tecnologici, attraverso opere sostanzialmente di riparazione dell’esistente.

Tra gli interventi di manutenzione ordinaria possono essere comprese, a titolo esemplificativo, le piccole riparazioni eseguite sul fabbricato o sui relativi impianti tecnologici.

Il beneficio si rende inoltre applicabile alle prestazioni di manutenzione obbligatoria, previste per gli impianti elevatori e per quelli di riscaldamento, consistenti in verifiche periodiche e nel ripristino della funzionalità, compresa la sostituzione delle parti di ricambio (ad es. porte, pannelli, serrature, funi etc.) in caso di usura, a fronte delle quali vengono corrisposti canoni annui…”.

La circolare 12 luglio 2018, n. 15 ha ulteriormente ribadito che la ratio di tale norma è quella di agevolare le prestazioni di servizi aventi ad oggetto la realizzazione di interventi di recupero a prescindere dalle modalità contrattuali utilizzate per realizzare tali interventi, vale a dire contratto di appalto ovvero fornitura di beni con posa in opera.

Ai fini in esame, è necessario richiamare anche la risoluzione del 4 marzo 2013,n. 15/E secondo cui “la revisione periodica obbligatoria degli impianti di riscaldamento condominiali o ad uso esclusivo, installati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, ed il controllo delle emissioni degli stessi, in quanto riconducibili nell’alveo degli interventi di manutenzione ordinaria, costituiscono prestazioni di servizi soggette ad IVA con aliquota del 10 per cento”.

Per i citati documenti di prassi quindi l’applicabilità dell’aliquota IVA del 10 percento agli interventi di manutenzione ordinaria è condizionata alla circostanza che siano eseguiti su “fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata”.

Ciò posto, si osserva che dalla lettura delle disposizioni di cui al decreto del Presidente delle Repubblica 22 ottobre 2001, n. 462 è possibile desumere una sostanziale identica finalità delle “verifiche periodiche” ivi previste con quelle della manutenzione ordinaria, tra cui rientra il mantenimento in efficienza degli impianti tecnologici esistenti. Gli articoli 4 e 6 del citato decreto infatti obbligano il datore di lavoro “…ad effettuare regolari manutenzioni dell’impianto, nonché a far sottoporre lo stesso a verifica periodica…” ogni due anni o cinque anni.

Si ritiene pertanto che la tipologia di interventi ivi previsti possano beneficiare dell’aliquota IVA del 10 per cento a condizione che siano obbligatori per legge su impianti installati in fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata.

Analogo trattamento non può invece essere riservato alle verifiche periodi che sulla sicurezza e l’efficienza delle attrezzature da lavoro messe a disposizione ai lavoratori dal datore di lavoro, che il d. lgs. n. 81 del 2008 obbliga a periodici controlli. Trattasi infatti di “attrezzature da lavoro” e non di impianti tecnologici al cui mantenimento in efficienza è finalizzata la manutenzione ordinaria.

Fonte: Agenzia delle Entrate

AGENZIA DELLE ENTRATE – Interpello per aliquota Iva installazione colonnina di ricarica – Uso privato

AGENZIA DELLE ENTRATE

 Interpello

articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 –

aliquota IVA

installazione colonnina di ricarica

del veicolo elettrico – Uso privato

 Risposta n. 218

 QUESITO

ALFA S.r.l.s. (di seguito “Istante”, “Società” o “Contribuente”) dichiara di voler installare nell’abitazione in Italia del Sig. BETA, residente in Svizzera, un impianto fotovoltaico (la cui energia prodotta sarà utilizzata anche per ricaricare l’auto elettrica che lo stesso intende acquistare) ed una colonnina di ricarica del veicolo elettrico.

Ciò detto, la Società chiede chiarimenti in merito alla corretta aliquota IVA da applicare all’installazione della menzionata colonnina di ricarica.

In particolare, essendo l’Istante la società installatrice sia dell’impianto fotovoltaico sia della colonnina di ricarica, chiede se l’installazione della colonnina:

– segua la stessa aliquota IVA ridotta del 10 per cento dell’impianto fotovoltaico;

– sia soggetta all’aliquota IVA del 10 per cento di cui alla Tabella A, parte III, n. 127- quinquies) del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (in breve, “Decreto IVA”);

– sia soggetta all’aliquota IVA ordinaria del 22 per cento.

Il Contribuente chiede, altresì, quale aliquota applicare qualora l’acquirente della colonnina di ricarica fosse un soggetto con partita IVA che ricarica i propri mezzi aziendali o strumentali.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

La Società non prospetta alcuna soluzione.

 PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

In merito all’acquisto e alla posa in opera di infrastrutture di ricarica per i veicoli alimentati a energia elettrica, l’articolo 1, comma 1039, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019), ha introdotto una nuova detrazione fiscale, ai fini delle imposte sui redditi, mediante l’inserimento dell’articolo 16-ter nel decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90 (recante “Disposizioni urgenti per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell’edilizia per la definizione delle procedure d’infrazione avviate dalla Commissione europea, nonché altre disposizioni in materia di coesione sociale”).

In base a tali nuove previsioni, sono agevolabili le spese documentate, sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021 relative all’acquisto e alla posa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica, ivi inclusi i costi iniziali per la richiesta di potenza addizionale fino ad un massimo di 7 kW. In particolare, deve trattarsi di infrastrutture dotate di uno o più punti di ricarica di potenza standard non accessibili al pubblico ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettere d) e h), del decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257 (cfr. risoluzione n. 32/E del 28 febbraio 2019).

La menzionata lettera d) definisce «punto di ricarica di potenza standard: un punto di ricarica, che consente il trasferimento di elettricità a un veicolo elettrico di potenza pari o inferiore a 22 kW, esclusi i dispositivi di potenza pari o inferiore a 3,7 kW, che sono installati in abitazioni private o il cui scopo principale non è ricaricare veicoli elettrici, e che non sono accessibili al pubblico (…)», mentre la successiva lettera h) definisce «punto di ricarica non accessibile al pubblico:

1) un punto di ricarica installato in un edificio residenziale privato o in una pertinenza di un edificio residenziale privato, riservato esclusivamente ai residenti;

2) un punto di ricarica destinato esclusivamente alla ricarica di veicoli in servizio all’interno di una stessa entità, installato all’interno di una recinzione dipendente da tale entità;

3) un punto di ricarica installato in un’officina di manutenzione o di riparazione, non accessibile al pubblico».

Tenendo conto di queste definizioni, si osserva che ai fini IVA:

– ai sensi del numero 127-quinquies) della Tabella A, parte III, allegata al Decreto IVA, sono soggette all’aliquota ridotta del 10 per cento le «opere di urbanizzazione primaria e secondaria elencate nell’art. 4 della legge 29 settembre 1964, n. 847, integrato dall’art. 44 della legge 22 ottobre 1971, n. 865;(…); impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica; ….»;

– per il successivo numero 127-sexies), la medesima aliquota è applicabile ai «beni, escluse materie prime e semilavorate, forniti per la costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al n. 127-quinquies»;

– il numero 127-septies) prevede l’aliquota IVA del 10 per cento per le «prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al n. 127- quinquies».

In base all’articolo 4 della legge n. 847 del 1964, sono opere di urbanizzazione primaria: le strade residenziali; gli spazi di sosta o di parcheggio; le fognature; la rete idrica; la rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas; la pubblica illuminazione; gli spazi di verde attrezzato.

Ai fini dell’individuazione delle opere di urbanizzazione, bisogna fare riferimento al Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (cfr. risoluzione n. 69/E del 16 ottobre 2013).

In via generale, le opere di urbanizzazione hanno la funzione di soddisfare esigenze e interessi collettivi di primario spessore e, di norma, sono poste in essere contestualmente alla realizzazione di interventi pubblici o privati.

La caratteristica peculiare delle opere di urbanizzazione è costituita dalla destinazione ad uso pubblico, a prescindere dalla localizzazione delle stesse (cfr. risposta n. 29 del 2019).

L’articolo 17 -sexies), comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 134 prevede che «le infrastrutture destinate alla ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica anche private, costituiscono opere di urbanizzazione primaria realizzabili in tutto il territorio comunale».

Si ritiene che questa disposizione non consenta un’inclusione tout court di queste infrastrutture tra le opere di urbanizzazione primaria a prescindere cioè dalle caratteristiche prima ricordate: sono opere di urbanizzazione primaria a condizione che soddisfino esigenze e interessi collettivi di primario spessore nel senso prima chiarito.

Nel caso di specie, si ritiene che manchi questa condizione.

Secondo quanto affermato dal Contribuente, le colonnine di ricarica del veicolo elettrico sono destinate esclusivamente ad uso privato e pertanto non possono essere considerate opere di urbanizzazione primaria, agevolabili con l’applicazione dell’aliquota IVA del 10. Si ritiene inoltre che l’installazione della colonnina di ricarica del veicolo elettrico ad uso privato non possa rientrare neanche nell’ulteriore fattispecie richiamata dal numero 127 –quinquies) del Decreto IVA, ossia tra gli impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica: per l’articolo 2, comma 1, lettere d) e h), del d. lgs. n. 257 del 2016, questo dispositivo consente infatti il solo trasferimento di elettricità ad un veicolo elettrico al fine di ricaricarlo.

Si fa presente tuttavia che se le colonnine di ricarica in commento sono fornite e installate dal Contribuente unitamente all’impianto fotovoltaico, in modo da costituire un tutt’uno, magari nell’ambito di un contratto di appalto – circostanza verosimile in base a quanto decritto nell’istanza – la relativa fornitura beneficerà dell’aliquota IVA del 10 per cento, prevista per «gli impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica», ai sensi rispettivamente dei numeri 127- quinquies) e 127-septies) del Decreto IVA.

Nella diversa ipotesi in cui la colonnina sia installata autonomamente rispetto all’impianto fotovoltaico fornito dall’Istante, tonerà applicabile l’aliquota IVA ordinaria, fermo restando l’eventuale detrazione ai fini delle imposte dirette. Si precisa, infine, che le suesposte considerazioni si applicano anche alla ipotesi in cui le colonnine di ricarica siano fornite ed installate dalla Società a favore di un soggetto con partita IVA per ricaricare i propri mezzi aziendali o strumentali.

 Fonte: Agenzia Entrate