ANCE – le cinque priorità

Si è tenuta oggi a Roma, presso l’Auditorium Antonianum, l’Assemblea nazionale dell’Ance. Dopo una prima parte, nella quale sono intervenuti il sociologo Giuseppe Roma e il Direttore del Centro studi di Confindustria, Luca Paolazzi, dedicata all’analisi dei dati relativi al settore e alle prospettive di crescita del comparto, volano per l’intera economia del Paese, il Presidente De Albertis ha preso la parola per illustrare, in una dettagliata e ampia relazione, le priorità necessarie per tornare a crescere. In particolare, il presidente Ance ha richiamato la necessità di “un grande Piano di sviluppo industriale e infrastrutturale capace di innovare in profondità tutto il Paese”.
 
Cinque le linee d’azione per raggiungere questo obiettivo: manutenzione e miglioramento delle infrastrutture esistenti; accelerazione e ampliamento del piano di riqualificazione degli edifici scolastici; assegnazione delle risorse necessarie per la riduzione del rischio idrogeologico; investimento sui beni culturali e sul turismo, soprattutto nel Mezzogiorno, e recupero e risanamento infrastrutturale e sociale delle periferie.
 
De Albertis non ha mancato poi di richiamare il tema del codice degli appalti definito “una vera e propria rivoluzione”, ma che come ogni processo innovativo necessita di “un periodo di assestamento per poter essere assimilato”. Di qui la richiesta avanzata al Governo di “varare una moratoria che fino al 31 dicembre consenta alle amministrazioni di bandire le gare già pronte basate su progetti definitivi “. 
 
Immediata la risposta del Ministro Delrio che si è detto favorevole alla proposta del Presidente De Albertis di un Piano industriale di sviluppo del settore e poi successivamente, in una nota diramata dal Ministero delle infrastrutture, ha annunciato “l’apertura di un tavolo di confronto rispetto alla fase transitoria per affrontare con Ance e Enti locali la fase transitoria e l’andamento del mercato delle opere pubbliche, con componente prevalente dell’edilizia, cha ha comunque visto tra gennaio e giugno un aumento di 4 miliardi rispetto all’anno scorso”.

ANCE – Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni – Luglio 2016

Lo studio è stato illustrato dal Presidente dell’Ance, Claudio De Albertis, dal Vicepresidente Rudy Girardi e dal Responsabile del Centro Studi Ance, Flavio Monosilio.
Il 2015 è stato l’ottavo anno di crisi per il settore delle costruzioni. Una crisi che ha dimezzato i livelli produttivi dei principali comparti e indebolito gravemente il tessuto industriale del settore. Il 2016 ed anche il 2017 si presentano ancora carichi di incertezza per le potenzialità di ripresa e per il rischio del perdurare di una crisi senza precedenti.
L’Ance stima per gli investimenti in nuova edilizia residenziale un ulteriore diminuzione nel 2016 del 3,4% rispetto al 2015. La flessione dei livelli produttivi è legata al proseguimento del significativo calo dei permessi di costruire. Secondo i dati Istat sull’attività edilizia il numero complessivo delle abitazioni (nuove ed ampliamenti) per le quali è stato concesso il permesso di costruire, dopo il picco del 2005 (305.706 unità), evidenzia una progressiva e intensa caduta a partire dall’anno successivo e, nel 2014, si stima che il numero di abitazioni concesse sia di circa 54.000 con una flessione complessiva che supera l’80%. Si tratta di uno dei livelli più bassi mai raggiunti, inferiore, escludendo gli anni del secondo conflitto mondiale, al 1936.
Gli investimenti in riqualificazione del patrimonio abitativo, che rappresentano nel 2016 il 37% del valore degli investimenti in costruzioni, solo l’unico comparto che continua a mostrare una tenuta dei livelli produttivi.
Gli investimenti privati in costruzioni non residenziali, segnano nel 2016 un lieve aumento dello 0,2% in termini reali.
Le prospettive per il settore delle costruzioni nel 2017 devono necessariamente tener conto della dinamica tendenziale osservata nel biennio 2015-2016 che vede un progressivo rallentamento della potenzialità di sviluppo delle costruzioni. Nel comparto delle opere pubbliche, la riduzione dei bandi di gara, osservata nei primi sei mesi del 2016, pur tenendo conto dell’andamento positivo del biennio precedente e nell’ipotesi di un ritorno nel 2017 ai livelli del 2015, porta a stimare una flessione nel 2017 del 3,6% dei livelli produttivi, che interromperà la lieve ripresa iniziata nel 2015. Relativamente agli investimenti del recupero abitativo, in assenza di modifiche legislative che diano continuità alle misure potenziate per la riqualificazione ed il miglioramento energetico degli edifici, si prevede un calo dello 0,2% rispetto al 2016; per la nuova edilizia abitativa la flessione risulta del 3%, mentre per gli investimenti non residenziali privati, si stima un lieve aumento dello 0,2%.
Alla conferenza stampa sono intervenuti autorevoli analisti dell’economia e del settore, Lorenzo Bellicini del Cresme, Luca Dondi di Nomisma, Luca Paolazzi del Centro Studi di Confindustria e Francesco Zollino di Banca d’Italia, che hanno offerto il loro punto di vista sulle prospettive di sviluppo del settore.