Banca d’Italia – indagine su Industria e Costruzioni – 31 agosto e 19 settembre 2016

I risultati dell’indagine, svoltasi tra il 31 agosto e il 19 settembre 2016, descrivono nel complesso uno scenario nel quale i segnali pur ancora positivi su domanda corrente, prospettive di investimento e prezzi di vendita si indeboliscono e si affiancano a perduranti elementi di incertezza circa la situazione economica generale.

Imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi

La situazione economica generale è ancora ritenuta stabile da una larga maggioranza delle imprese ma, per la prima volta dall’inizio del 2015, il saldo tra giudizi di miglioramento e di peggioramento è risultato negativo.

Le attese sull’inflazione al consumo sono state riviste marginalmente al rialzo sull’orizzonte di 6 mesi (allo 0,1 per cento, da valori nulli), sono rimaste stabili su quello a un anno (allo 0,3 per cento), sono state corrette lievemente al ribasso su quello compreso fra tre e cinque anni (dallo 0,8 allo 0,7 per cento).

I giudizi delle imprese sull’evoluzione della domanda corrente e attesa, pur confermandosi complessivamente positivi, sono peggiorati rispetto alla scorsa rilevazione; in confronto a quanto prefigurato in giugno, nei prossimi dodici mesi i prezzi di vendita delle imprese rallenterebbero (dallo 0,9 allo 0,6 per cento).

Per quattro quinti delle imprese le condizioni per investire sono stabili, ma il saldo tra i giudizi di miglioramento e peggioramento è divenuto lievemente negativo; anche le condizioni di accesso al credito sono ritenute largamente stazionarie. La quota di chi nel 2016 si attende una spesa per investimenti maggiore che nel 2015 si conferma più elevata, di poco meno di 20 punti percentuali, di quella di chi ne prefigura un calo. Vi concorrerebbero, ancorché in misura limitata, gli incentivi agli investimenti in beni strumentali previsti nella Legge di Stabilità per il 2016: il 17,6 per cento delle
imprese ritiene che abbia effetti positivi (15,4 per cento in giugno).

Imprese delle costruzioni

In larga maggioranza gli operatori ritengono stabili sia la situazione economica generale sia la domanda per i propri lavori, sebbene in entrambi i casi il saldo tra i rispettivi giudizi di miglioramento e peggioramento si sia deteriorato.

Le prospettive della domanda nei prossimi tre mesi restano improntate all’ottimismo.

Le condizioni per investire, pur ritenute ancora favorevoli, sono complessivamente stabili rispetto alla rilevazione precedente nonostante le valutazioni negative circa le condizioni di accesso al credito.

Bankitalia – Bollettino Economico n. 3 – 2016

L’esito del referendum nel Regno Unito…

L’esito del referendum consultivo del 23 giugno nel Regno Unito, che ha visto la prevalenza dei voti a favore dell’uscita del paese dall’Unione europea, ha prodotto una situazione mai sperimentata nel processo di integrazione europea, di cui è difficile anticipare tutte le ripercussioni. Il Fondo monetario internazionale ha valutato che l’incertezza che ne scaturisce è un rischio per l’economia globale.

In Italia la ripresa prosegue a ritmi più moderati

Nel nostro paese la ripresa continua con gradualità, sospinta dalla domanda interna, nonostante le esportazioni risentano della debolezza dei mercati extra UE. I consumi delle famiglie beneficiano dell’incremento del reddito disponibile e del miglioramento delle condizioni occupazionali; è proseguita la crescita degli investimenti, sostenuti anche dagli incentivi introdotti dall’ultima legge di stabilità. Gli indicatori congiunturali suggeriscono tuttavia che nel secondo trimestre il PIL, come nel complesso dell’area dell’euro, sarebbe aumentato a un tasso inferiore rispetto a quello del periodo precedente.

Le imprese pianificano un aumento degli investimenti

Nelle nostre indagini, condotte prima dell’esito del referendum britannico, le imprese indicano di programmare nell’anno in corso un aumento degli investimenti (ancora storicamente bassi in rapporto al prodotto), favorito anche dal miglioramento delle condizioni di accesso al credito e dagli incentivi fiscali approvati lo scorso dicembre; il ritmo di accumulazione sarebbe maggiore tra le imprese prevalentemente orientate al mercato interno e tra quelle di maggiore dimensione. Circa il 60 per cento delle imprese industriali programma un aumento della capacità produttiva degli impianti, motivato principalmente dalla percezione di un’evoluzione più favorevole della domanda. Le indagini mostrano però che l’incertezza sul quadro internazionale resta un fattore rilevante nel trattenere le imprese italiane dal procedere con maggiore decisione all’accumulazione di capitale.

Bankitalia – Indagine sulle imprese industriali e dei servizi nell’anno 2015

Secondo l’indagine, nel 2015 il fatturato è cresciuto attorno al 4 per cento a prezzi costanti, un valore elevato nel confronto storico e in linea con le attese delle imprese rilevate l’anno prima; il volume delle vendite è cresciuto per circa i due terzi delle imprese, contro poco più di metà nel 2014.

I prezzi di vendita hanno mantenuto un andamento modesto. La variazione riportata dalle imprese è, in media, pari all’1 per cento, come nell’ultimo biennio; più di metà delle imprese ha riportato variazioni nulle o negative.

La spesa per investimenti ha ripreso vigore, in linea con quanto anticipato dalle imprese nella rilevazione sul 2014.

Secondo le aspettative rilevate dall’indagine, la crescita della spesa per investimenti proseguirà nell’anno in corso, a un ritmo superiore al 2 per cento, benefi ciando dei segnali di consolidamento delle vendite e del lieve miglioramento delle condizioni di accesso al credito.

L’ulteriore crescita delle vendite complessivamente stimata per l’anno in corso sarebbe distribuita in modo più omogeneo tra le imprese; chi ne prefi gura una flessione, la ritiene meno intensa che negli anni passati.

Tra le imprese con almeno 10 addetti del settore delle costruzioni si è interrotta la contrazione della produzione in atto dal 2008, un risultato migliore di quanto anticipato dalle imprese nel 2014. La stazionarietà della produzione complessiva riflette la crescita di quella in opere pubbliche a fronte del calo della componente privata. Secondo le aspettative delle imprese, la produzione tornerebbe a diminuire nel 2016.

.

Bankitalia – le economie regionali

Le indicazioni sul primo trimestre del 2016 mostrano segnali di rallentamento sia nell’industria, sia nei servizi alle imprese; i rischi di ridimensionamento della crescita potrebbero avere ripercussioni negative anche sulle scelte di investimento delle aziende.

Il sistema produttivo ha risentito della prolungata crisi, con una diminuzione degli investimenti che ha determinato l’invecchiamento dei macchinari installati e ne ha rallentato l’adeguamento alle nuove tecnologie.

Sono elementi che possono condizionare le potenzialità di crescita della regione. Le imprese che hanno investito di più, puntando sulla ricerca e adottando tecniche di produzione avanzate, sono infatti quelle che hanno agganciato in modo più evidente la ripresa.

In Lombardia le aziende più dinamiche si sono concentrate nei settori a tecnologia alta e medio-alta, mostrando significativi aumenti del fatturato e delle esportazioni rispetto ai valori pre-crisi.

Al contrario, le imprese che operano nei comparti tradizionali e che occupano circa la metà degli addetti alla manifattura hanno stentato a recuperare i livelli produttivi, ancora fortemente ridimensionati.

Le imprese stanno ponendo una maggiore attenzione ai profili di solidità finanziaria. In un contesto di miglioramento della redditività aziendale, si sono fatti più frequenti gli interventi di ricapitalizzazione e di riduzione del grado di indebitamento. Le risorse investite in imprese della regione da operatori di private equity sono sensibilmente aumentate nel 2015. Sembra invece essersi interrotto il processo di sostituzione dei prestiti bancari con obbligazioni, che era stato intenso nel biennio 2012-13.

Le indicazioni sull’andamento della qualità del credito riflettono i segnali di miglioramento del quadro congiunturale. È proseguito il calo, in atto dalla fine del 2013, del tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti alle imprese.

Per la prima volta dalla crisi del debito sovrano, sul finire dell’anno passato l’incidenza delle posizioni con temporanee difficoltà di rimborso sui prestiti alle imprese è diminuita. La qualità dei prestiti alle famiglie è stabile da circa un triennio.

regioni.it

Bankitalia – Innovazioni basate sui brevetti ambientali

I progressi tecnologici possono contribuire alla sostenibilità ambientale attraverso diversi canali: un più efficiente uso delle risorse naturali, una più bassa intensità di emissioni, l’invenzione di nuovi prodotti più sostenibili di quelli precedentemente esistenti.

Le imprese hanno evidentemente un ruolo chiave nella creazione, adozione e diffusione di innovazioni ambientali.

In quest’ottica, il lavoro mira a stimare il legame tra attività di ricerca e sviluppo (R&S), (eco)innovazioni ambientali e produttività a livello di impresa, valutando in particolare l’effetto delle eco-innovazioni sulla produttività di impresa. Lo schema di riferimento è dato dal modello di Crepon e al., (1998), modificato per tener conto degli effetti differenziali delle eco-innovazioni rispetto alle innovazioni tradizionali. L’ipotesi alla base del lavoro è che mentre i benefici sociali delle eco-innovazioni sono chiaramente positivi, le ricadute sull’impresa possono essere anche negative, poiché le eco-innovazioni possono danneggiarne la produttività, almeno nel breve periodo.

BANKITALIA – RELAZIONE ANNUALE

Sono pubbliche la Relazione annuale sul 2015 e la Relazione sulla gestione e sulle attività della Banca d’Italia sul 2015, 31 maggio 2016

L’economia italiana tra ripresa e fragilità
Nel 2015 l’economia italiana è tornata a crescere per la prima volta dall’avvio della crisi del debito sovrano. Vi sono chiari segnali positivi, soprattutto per la domanda interna. L’attività economica rimane però lontana dai livelli precedenti la crisi; è soggetta alle stesse incognite che gravano sull’economia globale ed europea.

La ripresa, inizialmente concentrata nell’industria manifatturiera, si è poi estesa ai servizi e, pur con qualche incertezza, al settore delle costruzioni. Il miglioramento del mercato del lavoro e le misure di sostegno al reddito varate dal Governo si stanno riflettendo favorevolmente sui consumi.

Dopo una prolungata contrazione, si è gradualmente riavviata l’accumulazione di capitale. Le nostre indagini segnalano un’ulteriore espansione dei piani di investimento delle imprese nell’industria manifatturiera e nei servizi. L’espansione riguarda anche le imprese industriali orientate al mercato interno.

Vi contribuiscono il miglioramento delle condizioni di finanziamento e gli incentivi fiscali temporanei in vigore dalla fine del 2015; nella nostra valutazione, questi ultimi potrebbero nel complesso innalzare l’investimento in capitale produttivo di 2,5 punti percentuali nel biennio 2016-17.

(…omissis…)

Come più volte e da più parti osservato, un rilancio degli investimenti in costruzioni, indirizzato soprattutto alla ristrutturazione del patrimonio esistente, alla valorizzazione delle strutture pubbliche e alla prevenzione dei rischi idro-geologici, avrebbe effetti importanti sull’occupazione e sull’attività economica.

Nel nostro paese è infatti elevata la quota di territorio destinata a urbanizzazione, ma è ampia la presenza di immobili e infrastrutture degradati, così come modesti sono i progressi sinora conseguiti nella tutela dell’ambiente e nell’efficienza energetica.

L’ammodernamento del patrimonio urbanistico passa anche attraverso iniziative legislative, che puntino a un più efficace raccordo tra il quadro normativo nazionale e quello locale e alla creazione di condizioni più favorevoli per gli investimenti di operatori privati. La sua realizzazione richiede una condivisione diffusa, al pari di quella necessaria per preservare e valorizzare la straordinaria ricchezza naturale e artistica di cui l’Italia è dotata.

I segnali di miglioramento dell’economia hanno cominciato a estendersi al Mezzogiorno; ciò nonostante, i divari rispetto al resto del Paese hanno continuato ad ampliarsi. In base alle prime stime disponibili, dopo sette anni consecutivi di recessione il prodotto delle regioni meridionali avrebbe interrotto la sua caduta. Per le aree in ritardo di sviluppo è essenziale sfruttare appieno le opportunità di finanziamento degli investimenti fornite dall’Unione europea. 

Lo scorso anno l’utilizzo dei fondi è stato più elevato che in passato, soprattutto grazie alla loro riallocazione dai progetti in ritardo a quelli già avviati. L’impatto di questi finanziamenti sulla crescita economica potrà essere rafforzato migliorando la fase di progettazione e con una selezione degli interventi da parte delle autorità centrali e locali che privilegi gli investimenti diretti rispetto ai sussidi alle imprese, di cui più volte abbiamo documentato la scarsa efficacia.