Agenzia delle Entrate – chiarimenti interpretativi

Circolare n. 27/E del 13 giugno 2016 – Chiarimenti interpretativi relativi a quesiti posti dalla stampa specializzata in occasione del convegno Il Sole 24ore per i 130anni del Catasto.

Dalle agevolazioni sulla “prima casa” alla rendita degli “imbullonati”, passando per compravendite, locazioni, leasing abitativo e impianti eolici, fotovoltaici e di risalita. Sono i principali argomenti della circolare n. 27/E di oggi, con cui l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti ai quesiti posti dalla stampa specializzata in occasione dei 130 anni del Catasto, nell’ambito della nuova iniziativa editoriale “TeleCatasto” realizzata in collaborazione con il Sole24Ore.

Come non perdere i benefici sull’acquisto della prima casa – Se il contribuente, che ha acquistato una casa usufruendo delle agevolazioni previste per la prima abitazione, intende cedere l’immobile ma non vi riesce, può presentare un’instanza prima della scadenza annuale per chiedere di versare la differenza tra l’imposta ordinaria e quella agevolata, evitando così la sanzione. Se i termini sono scaduti può invece ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso.

Bonus leasing: quando verificare i requisiti – Le condizioni necessarie per accedere alle agevolazioni fiscali previste dalla legge di Stabilità 2016 per i giovani under 35 che accedono ad un leasing abitativo vanno verificate al momento della stipula del contratto. Il documento di prassi chiarisce, dunque, che il possesso di un reddito complessivo non superiore a 55mila euro non viene richiesto per l’intera durata del contratto di locazione finanziaria, né l’agevolazione decade se il contraente supera i 35 anni negli anni successivi.

TeleCatasto: i quesiti della stampa e le risposte delle Entrate – L’Agenzia delle Entrate, in collaborazione con il Sole24Ore, ha lanciato una nuova iniziativa editoriale con l’obiettivo di instaurare un rapporto sempre più diretto e al passo con i tempi con gli operatori del settore. Le risposte ai dubbi più frequenti sulla fiscalità immobiliare sono state raccolte in un video, disponibile sul canale YouTube dell’Agenzia e sul sito del Sole24Ore, e confluite nella circolare delle Entrate pubblicata oggi.

UE – Relazione sui progressi in materia di energie rinnovabili

Relazione sui progressi in materia di energie rinnovabili.

Lo sviluppo delle energie rinnovabili esige un nuovo approccio che le trasformi nel pilastro fondamentale del modello energetico dell’Unione europea. La nostra responsabilità fondamentale è quella di combattere il cambiamento climatico, un dovere storico che dobbiamo affrontare. E dobbiamo ridurre la dipendenza dalle risorse energetiche del resto del mondo se vogliamo strutturare il nostro modello produttivo e generare posti di lavoro di qualità, oltre a guidare lo sviluppo di tecnologie strategiche per transizione energetica.

La transizione verso un modello di produzione energetica sostenibile costituisce una priorità sociale che non può essere affidata solo al mercato. Dobbiamo capire che la regolamentazione e la partecipazione democratica sono necessarie per evitare gravi esternalità sociali ed ambientali. Dobbiamo impedire che siano gli oligopoli energetici a definire il futuro dell’energia per l’Europa.

L’UE si è dotata di uno strumento giuridico per raggiungere questi obiettivi con la direttiva sulle rinnovabili (2009/28/CE). L’Europa ha avviato quindi un processo di trasformazione del mix energetico dei suoi Stati membri. Questo strumento giuridico, con obiettivi vincolanti e norme chiare di supervisione e controllo, ha consentito un ambiente favorevole per lo sviluppo del settore delle energie rinnovabili e ha contribuito alla crescita di un settore variegato e diversificato. Le misure pubbliche di sostegno hanno permesso un significativo livello di successo in molti Stati membri: è tuttavia necessario un impulso politico ambizioso se vogliamo raggiungere gli obiettivi fissati per il 2020 e oltre.

Siamo critici rispetto ad alcuni aspetti del quadro ereditato per la promozione delle energie rinnovabili. E’ innegabile il forte impatto negativo che l’impegno a promuovere i biocarburanti nel settore dei trasporti abbia avuto sulla produzione alimentare, mentre sarebbe stato opportuno avviare una profonda riflessione sulla mancanza di coordinamento e di pianificazione generale della logistica e delle politiche urbane per renderle realmente sostenibili.

La regolamentazione del settore a livello europeo deve risolvere i numerosi problemi che ne stanno frenando lo sviluppo, favorendo gli investimenti pubblici, il controllo democratico e un quadro stabile per gli investimenti che facilitino la gestione collettiva e democratica dell’energia al fine di garantire un modello energetico pienamente sovrano, efficiente e pulito per il 2050.

UE – Relazione sull’attuazione della direttiva sull’efficienza energetica (2012/27/UE)

Relazione sull’attuazione della direttiva sull’efficienza energetica (2012/27/UE)

MOTIVAZIONE

Lo sviluppo delle energie rinnovabili richiede un nuovo approccio che comporta la modifica del modello energetico dell’Unione europea. Abbiamo una responsabilità fondamentale per combattere il cambiamento climatico, un dovere storico che dobbiamo compiere. Abbiamo anche bisogno di ridurre la nostra dipendenza dalle risorse energetiche dal resto del mondo, se si vuole strutturare il nostro modello di produzione, creare posti di lavoro di qualità e orientare lo sviluppo di tecnologie strategiche su cui basare la nostra transizione energetica.

Regolamentare il settore delle rinnovabili a livello europeo dovrebbe risolvere molti problemi che ostacolano il suo sviluppo, la promozione degli investimenti pubblici, il controllo democratico e di un quadro stabile per gli investimenti al fine di garantire un efficiente e modello di energia pulita per il 2050.

AEEGSI – Prima fase della riforma del mercato per il servizio di dispacciamento: apertura alla domanda, alle fonti rinnovabili non programmabili e alla generazione distribuita

L’Autorità pone in consultazione i primi interventi finalizzati a consentire, in tempi rapidi, alla generazione distribuita, alla domanda, alle fonti rinnovabili non programmabili di accedere al Mercato per il Servizio di Dispacciamento (MSD).

Termine invio 15 luglio 2016

Il documento affronta in particolare i seguenti aspetti:

  • abilitazione delle unità di produzione e delle unità di consumo a MSD
  • criteri per la definizione degli aggregati 
  • criteri per la definizione delle capacità di immissione e prelievo delle unità virtuali di produzione e consumo abilitate a MSD 
  • processo di abilitazione per le unità abilitabili su base volontaria 
  • criteri di priorità da adottare in presenza di più offerte di vendita caratterizzate da uno stesso prezzo 
  • ruolo del GSE nella partecipazione a MSD
  • modalità di offerta per le unità virtuali di produzione e consumo
  • regolazione economica da applicarsi ai punti di dispacciamento 
  • definizione del periodo rilevante ai fini del settlement 
  • corrispettivo uplift per le UC abilitate

AEEGSI – Sviluppo degli impianti di generazione distribuita in Italia, per l’anno 2014

Delibera 09 giugno 2016 304/2016/I/eel Con il presente provvedimento viene approvata la relazione annuale recante i dati relativi alla diffusione della generazione distribuita e della piccola generazione in Italia relativamente all’anno 2014, sulla base delle informazioni trasmesse da Terna.

Nell’ambito del presente monitoraggio, in continuità con l’anno precedente, sono adottate le seguenti definizioni:

  • Generazione distribuita (GD): l’insieme degli impianti di generazione connessi al sistema di distribuzione;
  • Piccola generazione (PG): l’insieme degli impianti per la produzione di energia elettrica, anche in assetto cogenerativo, con capacità di generazione non superiore a 1 MW (non è strettamente un sottoinsieme della GD);
  • Microgenerazione (MG): l’insieme degli impianti per la produzione di energia elettrica, anche in assetto cogenerativo, con capacità di generazione inferiore a 50 kWe (non è strettamente un sottoinsieme della GD ma è un sottoinsieme della PG).

Al tempo sono anche stati riportati i dati relativi alla GD-10 MVA, cioè all’insieme degli impianti di generazione con potenza nominale inferiore a 10 MVA, dando continuità ai precedenti monitoraggi (fino al 2012, peraltro, veniva utilizzata solo quest’ultima definizione di generazione distribuita).

Con riferimento alla GD, nell’anno 2014 in Italia, la produzione lorda di energia elettrica è stata pari a 64,3 TWh (circa il 23% dell’intera produzione nazionale di energia elettrica), con un modesto incremento di circa 0,9 TWh rispetto all’anno 2013. Nell’anno 2014 risultavano installati 657.193 impianti per una potenza efficiente lorda totale pari a circa 30.117 MW (circa il 24% della potenza efficiente lorda del parco di generazione nazionale). Per quanto riguarda la PG, nell’anno 2014, in Italia, la produzione lorda di energia elettrica è stata pari a 28,6 TWh con un incremento, rispetto all’anno 2013, di circa 2,4 TWh. Nell’anno 2014 risultavano installati 654.389 impianti di PG per una potenza efficiente lorda totale pari a circa 16.944 MW.

UE – Direttiva Efficienza energetica – Report

Rapporto del 2 giugno 2016 sull’attuazione della Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.

SUGGERIMENTI

La Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare invita la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, competente per il merito, a includere i seguenti suggerimenti nella proposta di risoluzione:

A. considerando che, dopo l’accordo di successo della COP 21 di Parigi l’UE è più che mai obbligata a raggiungere i suoi obiettivi climatici ed efficienza energetica è uno dei modi più efficienti per ottenere la riduzione delle emissioni di CO2;

B. considerando che nel 2014 l’UE ha speso 358 miliardi di euro l’anno dalle importazioni di energia, il che significa quasi 1 miliardo di euro di euro al giorno (1), o superiore al deficit totale della Grecia (317 miliardi di euro) (2) e quasi quanto il fatturato totale dell’industria automobilistica tedesca (367,9 miliardi di euro) (3) nel 2014;

1. sottolinea che il miglioramento dell’efficienza energetica è fondamentale per il raggiungimento dei nostri obiettivi climatici, in linea con gli obiettivi approvati nel Contratto di Parigi adottata a COP21, e per ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni di energia;

2. sottolinea che questo è essenziale per iniziare la transizione verso un sistema energetico più sostenibile basato su fonti rinnovabili e da combustibili fossili nel più breve tempo possibile;

3. ricorda che questo è anche di vitale importanza per la creazione di occupazione e la crescita sostenibile – in particolare nelle PMI e l’industria – e ad aumentare la produttività e migliorare il comfort e la salute;

4. esprime la sua preoccupazione per la valutazione della Commissione, come indicato nella sua comunicazione del 23 luglio 2014 per il Parlamento e il Consiglio, che al ritmo attuale del 20% dell’obiettivo di risparmio energetico dell’UE non saranno raggiunti entro il 2020 e il tasso reale volontà essere 1% al 2% più basso; invita la Commissione a incoraggiare gli Stati membri a investire ulteriori sforzi e prendere misure per garantire che questo obiettivo europeo è soddisfatta;

5. esprime la sua preoccupazione per quanto riguarda tutte le aree evidenziate nella relazione della Commissione che mostra valori ancora lontani dal target di efficienza energetica per il 2020; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri ad adottare un’azione risoluta per quanto riguarda gli edifici, i trasporti, i servizi e la produzione di energia, al fine di garantire una maggiore prosperità e posti di lavoro verdi nell’UE; osserva che tali misure dovrebbero essere in linea con la transizione verso un’economia circolare;

6. afferma che l’accordo di Parigi (COP 21) deve essere accompagnato da piani nazionali di emissione con impegni inequivocabili e verificabili sulle emissioni e l’energia che assicurano che l’impegno è fatto per prevenire il riscaldamento globale di oltre 2 gradi;

7. rileva che gli edifici pubblici e privati ​​rappresentano il 40% del consumo finale di energia dell’UE e il 36% delle emissioni di CO2, mentre il 50% del consumo finale di energia è rappresentato dal riscaldamento e raffreddamento; ritiene pertanto che il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici è di primaria importanza nella riduzione delle emissioni di CO2 e migliorare la sicurezza energetica, oltre che per porre fine alla povertà energetica e migliorare la salute.

Interrogazione parlamentare SEU e auto produzione energetica da parte delle imprese

Interrogazione a risposta in Commissione 5-08287 presentato dall’on.le Chiara SCUVERA , giovedì 31 marzo 2016, seduta n. 599.
Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
i sistemi di distribuzione chiusi (Sdc) sono quelli all’interno di siti industriali o commerciali che distribuiscono energia elettrica a più utenze non civili;
l’auto produzione energetica da parte delle imprese rappresenta un importante strumento per la promozione di nuovi modelli di business e di sostegno all’industria, e va sostenuto con agevolazioni economiche e un quadro normativo certo e chiaro;
in materia di regolamentazione della generazione distribuita e, in particolare, di sistemi di distribuzione chiusi (Sdc) e sistemi efficienti di utenza (Seu) il Governo ha risposto ad una interrogazione in commissione attività produttive del Senato, in data 12 gennaio 2016;
dalla risposta, a giudizio dell’interrogante, emerge l’intenzione di privare gli impianti di generazione distribuita di ogni benefico tecnico ed economico, attraverso l’abrogazione della normativa relativa ai sistemi efficienti di utenza che oggi consente la sostenibilità degli impianti da fonti rinnovabili;
l’effetto di tale abrogazione sarebbe infatti l’eliminazione progressiva dell’esenzione, parziale o totale, del pagamento degli oneri di sistema. In definitiva, tutte le utenze elettriche dovrebbero pagare tali oneri, senza distinzione tra energia prelevata dalla rete nazionale o autoprodotta;
la normativa vigente non pare violare le regole europee sugli aiuti di Stato e, nei sistemi efficienti di utenza, l’energia prelevata dalla rete è soggetta esattamente alla stessa imposizione tariffaria in termini di prelievo per gli oneri generali prevista per tutte le altre unità di consumo;
la distribuzione di energia elettrica autoprodotta negli edifici non residenziali deve considerarsi come sistema di distribuzione chiuso ammesso dalla normativa europea, poiché i presupposti dei sistemi di distribuzione chiusi prevedono che tali sistemi di distribuzione siano in ambito limitato, si riferiscano a utenze non residenziali e vi siano ragioni tecniche che giustifichino la rete interna (articolo 28 della direttiva 2009/72);
si può garantire l’efficienza ottimale di una fornitura energetica integrata (specialmente quando proviene da fonte non programmabile come quella fotovoltaica) solo attraverso la possibilità di alimentare un numero di utenze sufficienti a garantire la massimizzazione dell’autoconsumo, come stabilito, a pagina 10, della nota interpretativa del 2010 della Commissione europea in relazione alla direttiva 2009/72/CE;
per quanto finora esposto, i sistemi di distribuzione chiusi sono previsti dalla normativa europea per consentire negli edifici non residenziali, con una pluralità di utenti, l’autoconsumo di energia, che è, a sua volta, una misura di efficienza energetica, necessaria per gli obiettivi comuni di incremento delle prestazioni energetiche degli edifici (l’energia residua negli edifici a energia quasi zero, ai sensi della direttiva 2010/31, va prodotta in loco da fonte rinnovabile) e per massimizzare l’efficienza energetica (articolo 15 e allegato XI alla direttiva 2012/67);
l’articolo 11 del decreto legislativo n. 28 del 2011 specifica che la installazione di impianti da fonti rinnovabili negli edifici è necessaria «per la copertura dei consumi»;
per gli operatori dell’industria con sistemi di distribuzione chiusi l’eliminazione delle agevolazioni penalizzerebbe fortemente le imprese che hanno voluto innovare e/o posticipare il rientro economico-finanziario dell’investimento realizzato quali iniziative normative intenda assumere il Ministro interrogato, alla luce delle problematiche esposte in premessa, per permettere lo sviluppo dei sistemi di distribuzione chiusi e dei sistemi efficienti di utenza e per scongiurare la possibile eliminazione dell’esenzione dal pagamento degli oneri di sistema sull’autoconsumo che rappresenterebbe una penalizzazione dello sviluppo efficiente di produzione e consumo dell’energia a vantaggio dei vecchi schemi di produzione e distruzione. (5-08287)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata Martedì 7 giugno 2016 nell’allegato al bollettino in Commissione X (Attività produttive)
5-08287

Occorre in via preliminare evidenziare, riguardo alle preoccupazioni manifestate dall’On. interrogante, che il Governo intende dare continuità alle politiche di sostegno alle rinnovabili e alla generazione distribuita, al fine di superare gli obiettivi 2020 e contribuire agli obiettivi 2030, confermando l’importanza di una profonda innovazione nel sistema energetico, in cui l’Italia può peraltro esprimere posizioni di eccellenza industriale e tecnologica.

Riguardo agli obblighi comunitari di utilizzo delle fonti rinnovabili negli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazione rilevante, preme evidenziare che i predetti obblighi comunitari possono (e devono, nel caso in cui si tratti di edifici destinati ad abitazioni civili) essere rispettati indipendentemente dalla realizzazione di sistemi di distribuzione chiusi. Ciò in considerazione del fatto che tali obblighi si applicano a prescindere dalla destinazione dell’edificio nonché a prescindere dalle modalità commerciali di gestione ed incentivazione dell’energia.

Tra gli strumenti di sostegno alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica, certamente vi sono anche le attuali esenzioni dal pagamento degli oneri di sistema, che l’Italia ha previsto per i sistemi di distribuzione chiusi e per i SEU – sistemi efficienti di utenza – e che oggi le nuove Linee guida UE sugli Aiuti di Stato per l’energia e l’ambiente (in vigore dal 1o luglio 2014) intendono armonizzare.

A tal proposito, in una precedente risposta ad altra interrogazione parlamentare, citata dall’on. Scuvera, si faceva presente che, dal confronto in atto con la Commissione europea, era emersa l’esigenza di adeguare alcune regole dell’ordinamento nazionale e, in particolare, delle norme vigenti in materia di allocazione degli oneri di sistema e delle relative agevolazioni.

Non è un processo che interessi solo l’Italia, tanto è vero che ciascun Paese membro è stato chiamato a presentare un proprio piano di adeguamento, e non è un confronto ancora concluso. A questo, seguirà la redazione definitiva del predetto piano di adeguamento.
Tuttavia, l’adeguamento delle regole non significa che vi sia «l’intenzione di privare gli impianti di generazione distribuita di ogni beneficio tecnico ed economico». Il Ministero dello sviluppo economico ha infatti ben presente l’importanza delle esenzioni dal pagamento degli oneri per l’autoproduzione efficiente, diffusa in molti settori produttivi, e per la generazione rinnovabile distribuita; per questo sta sostenendo in Europa, insieme ad altri Paesi come la Germania, le ragioni di un’attuazione delle nuove Linee Guida che salvaguardi questi obiettivi di politica energetica.

In questa posizione, si sta anche tenendo conto dell’orientamento parlamentare favorevole a queste configurazioni energetiche, come indicato dalla recente modifica introdotta all’articolo 12 della L. 28 dicembre 2015, n. 221 (recante Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali), che ha eliminato la soglia dei 20 MWe di potenza prevista nella originaria definizione di «sistema efficiente di utenza» e ha ampliato la definizione di cliente finale che ora ricomprende le unità di produzione e di consumo di energia elettrica nella titolarità di società riconducibili al medesimo gruppo societario ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile.

Un primo passaggio di adeguamento alle Linee Guida è stato compiuto con il Dl Milleproroghe, che, con riferimento alle utenze non residenziali, ha previsto l’introduzione da parte dell’Autorità di una tariffa con una struttura simile a quella vigente per il pagamento degli oneri di rete, superando così l’attuale struttura degressiva con scaglioni di consumo. Su questo, l’Autorità ha appena avviato una consultazione pubblica sugli orientamenti di riforma contenuti nel documento di consultazione del 24 maggio 2016.

Anche in conseguenza di tale rilevante modifica tariffaria, il Governo è impegnato in un’interlocuzione con la Commissione europea finalizzata a salvaguardare il sostegno per l’autoproduzione efficiente, in tutte le forme consentite dalle regole europee, in modo tale da garantire una risposta positiva sia per i sistemi già esistenti sia per i nuovi investimenti in autoproduzione.

Il Governo si impegna a tenere aggiornato il Parlamento sull’evoluzione del confronto in atto con la Commissione europea.

 

D. Lgs. 50/2016 Criteri premianti nella progettazione per la P.A.

Pubblicato il decreto 24 maggio 2016 del Ministero dell’Ambiente avente ad oggetto “Determinazione dei punteggi premianti per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici e per la gestione dei cantieri della pubblica amministrazione, e dei punteggi premianti per le forniture di articoli di arredo urbano”.

Con il Decreto viene riconosciuto uno specifico punteggio premiante per i beni derivanti da materiali post consumo riciclati, dal recupero degli scarti e da materiali ottenuti dal disassemblaggio dei prodotti complessi disciplinati dai «Criteri ambientali minimi per l’affidamento del servizio di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici e per la gestione degli edifici» di cui al decreto ministeriale 24 dicembre 2015, e dei «Criteri ambientali minimi per le forniture di articoli di arredo urbano» di cui al decreto ministeriale 5 febbraio 2015, ad integrazione di detti criteri.

Il Decreto attua l’art. 95 del D, Lgs. 50/2016 che disciplina i criteri oggettivi per la valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa e prevede, tra l’altro, che le amministrazioni aggiudicatrici devono indicare nel bando di gara i criteri premiali che intendono applicare, anche con specifico riferimento al «maggior punteggio relativo all’offerta concernente beni, lavori o servizi che presentano un minore impatto sulla salute e sull’ambiente».

L’allegato 1 al decreto ministeriale 24 dicembre 2015, recante «Criteri ambientali minimi per l’affidamento del servizio di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici e per la gestione degli edifici», è integrato come segue:

a) al paragrafo 2.6.2, «Miglioramento prestazionale del progetto», dopo il primo periodo è inserito il seguente:

«Ai progetti che prevedono l’utilizzo di materiali o manufatti costituiti da un contenuto minimo di materiale post consumo, derivante dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi, maggiore rispetto a quanto indicato nelle corrispondenti specifiche tecniche, è assegnato un punteggio pari almeno al 5% del punteggio tecnico. Resta fermo l’obbligo di rispettare i requisiti prestazionali stabiliti dalle norme tecniche di settore, quanto previsto dal Regolamento (UE) n. 305/2011 del Parlamento e del Consiglio del 9 marzo 2011 che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione, nonche’ le altre specifiche tecniche che fissano le ulteriori caratteristiche ambientali considerate lungo il ciclo di vita di tali materiali e manufatti».

b) al paragrafo 2.6.2, nella sezione «verifica», dopo l’ultimo periodo e’ aggiunto il seguente:

«Il progettista deve dichiarare se tale materiale o manufatto sia o meno utilizzato al fine del raggiungimento dei valori acustici riferiti alle diverse destinazioni d’uso degli immobili oggetto di gara, e allegare, oltre a quanto previsto nella corrispondente specifica tecnica, una dichiarazione del produttore dalla quale deve risultare:

– la provenienza del materiale di recupero utilizzato, in modo tale da evidenziare se si tratta di materiale derivato da post consumo o da scarti di lavorazione o da disassemblaggio dei prodotti complessi, o loro combinazione, per quanto tecnicamente possibile;

– l’attestazione se tale manufatto o materiale sia in possesso di marcatura CE.»