Tar Marche – Energia – Impianto di cogenerazione a biomassa – valutazione soggettiva

Sentenza Tar Marche 7 gennaio 2017, n. 27

Energia – Impianto di cogenerazione a biomassa – Classificazione come industria insalubre – Valutazione in concreto della insalubrità dell’impianto.

Per il Tribunale Amministrativo è necessario che l’Autorità competente svolga una concreta analisi tecnica sulla idoneità dell’impianto in quanto “… la classificazione dell’impianto come insalubre di I classe in quanto assimilabile alle industrie termoelettriche sia apodittica e priva di qualsiasi indagine concreta sulle emissioni e sul rischio per la salubrità“. …

Consultazione pubblica per l’elaborazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici

Da oggi questionario aperto a stakeholder, Galletti: adattare territorio per creare condizioni sviluppo

Roma, 10 feb – Al via la consultazione pubblica per l’elaborazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

Da stamani e fino al 28 febbraio, sul sito del ministero dell’Ambiente, è possibile rispondere alle domande di un articolato questionario, rivolto ai principali portatori d’interesse, sulla percezione degli impatti e delle vulnerabilità in materia di adattamento, oltre che sulle principali azioni per farvi fronte. Lo schema di Piano, curato dalla Direzione generale Clima-Energia del ministero dell’Ambiente, è anche in fase di condivisione con le istituzioni nazionali, le Regioni, le amministrazioni centrali.

CAM – nuovi Criteri Ambientali Minimi per gli acquisti della P.A. nei settori dell’edilizia, prodotti tessili e arredi per interni.

Arrivano nuovi criteri ambientali per gli acquisti della pubblica amministrazione in tre diversi settori: l’edilizia, i prodotti tessili e gli arredi per interni. Lo stabilisce un decreto a firma del ministro Gian Luca Galletti, attraverso un aggiornamento dei cosiddetti Criteri Ambientali Minimi (“CAM”), reso necessario dalle innovazioni tecniche e commerciali del mercato, ma soprattutto dalla nuova disciplina sugli appalti pubblici. “Vogliamo in questo modo – spiega il ministro Gian Luca Galletti – rendere il settore pubblico sempre più sostenibile ed efficiente sotto il profilo energetico, oltre che pienamente protagonista della sfida dell’economia circolare. I Criteri Ambientali minimi – prosegue il ministro – sono una parte essenziale del nuovo Codice degli Appalti, assicurando nei documenti progettuali e di gara un risparmio economico per le casse dello Stato ed insieme un costo ambientale ridotto”.

Per la fornitura di prodotti tessili, quali ad esempio divise da lavoro, tendaggi e tappezzeria, sono introdotti nuovi criteri, tra cui quelli ‘sociali’: ci si assicura cioè che lungo tutta la filiera questi beni siano prodotti garantendo condizioni di lavoro dignitose, nel rispetto dei diritti umani e dei lavoratori. Sono stati inoltre inclusi requisiti prestazionali (resistenza alla lacerazione, variabilità della dimensione dopo il lavaggio e solidità dei colori) che incidono indirettamente sull’ambiente, procrastinando nuovi acquisiti e prevenendo la produzione di rifiuti. E’ stato aggiunto il criterio sull’ecodesign e il divieto di acquistare alcune categorie di prodotti usa e getta, cosi come sono state aggiornate le indicazioni sulle sostanze pericolose e le norme su verifiche e analisi di laboratorio. Nell’ottica dell’economia circolare, sono valorizzati gli articoli tessili costituiti da fibre riciclate e i prodotti “preparati per il riutilizzo”.

Sulla fornitura e il servizio di noleggio di arredi per interni, dunque ad esempio mobili per ufficio, arredi scolastici o archivi, sono stati aggiornati i criteri sulle sostanze chimiche e ne sono stati inseriti diversi sulla progettazione ecocompatibile: privilegiando l’agevole riparazione o la composizione e scomposizione degli arredi per una loro ricollocazione in altri ambienti di lavoro.

Un capitolo a parte è dedicato al noleggio degli arredi, pratica ancora poco diffusa in Italia, per favorire il riutilizzo dei prodotti già esistenti. Per i CAM sull’Edilizia, cioè sull’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, la ristrutturazione, la manutenzione di edifici per la gestione dei cantieri della pubblica amministrazione, viene allineato il documento prodotto nel 2015 al nuovo Codice degli Appalti (D.Lgs 50/2016) inserendo i riferimenti agli ultimi decreti attuativi e al nuovo Conto Termico.

I nuovi Cam sono stati definiti nell’ambito del Comitato di gestione del Piano d’Azione per la sostenibilità dei consumi nel settore della Pubblica Amministrazione” (PAN GPP), con la presenza, oltre che della Direzione  Generale per il Clima e l’Energia del ministero dell’Ambiente, anche dei funzionari competenti dei ministeri dello Sviluppo e dell’Economia.

U. E. – Procedura Europea – Schema di decreto recante i requisiti, le procedure e le competenze per il rilascio di una certificazione dei generatori di calore

Schema di decreto recante i requisiti, le procedure e le competenze per il rilascio di una certificazione dei generatori di calore, ai sensi dell’articolo 290, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Lo schema di decreto che si notifica è costituito da quattro articoli e due allegati.

I primi due articoli individuano l’ambito di applicazione del decreto e le definizioni utilizzate.

L’articolo 3 descrive la procedura per la certificazione dei generatori di calore alimentati con legna da ardere, carbone di legna e biomasse combustibili rientranti nel campo di applicazione.

L’articolo 4 stabilisce le informazioni che il produttore che ha ottenuto la certificazione ambientale deve indicare nel libretto di installazione, uso e manutenzione del generatore di calore.

L’allegato 1 indica in forma di tabella le classi di prestazioni emissive a cui fare riferimento per la certificazione di qualità ambientale dei generatori di calore.

L’allegato 2 individua, per ciascun tipo di generatore, i metodi di prova per il campionamento, l’analisi e la valutazione delle emissioni previste dalla Tabella 1 dell’allegato 1.

L’adozione del regolamento, prevista dall’articolo 290 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 disciplina un sistema volontario di certificazione ambientale dei generatori di calore ad uso di riscaldamento civile alimentati con legna da ardere, carbone di legna e biomasse combustibili.

La certificazione attesta l’idoneità dei generatori di calore ad assicurare specifiche prestazioni emissive, con particolare riferimento alle emissioni di polveri e di ossidi di azoto, ed assegna agli stessi, in relazione ai livelli prestazionali assicurati, una specifica classe di qualità.

Benché la combustione di biomassa legnosa in piccoli apparecchi domestici e caldaie, sia oggi vista con rinnovato interesse per il raggiungimento degli obiettivi comunitari di produzione di energia rinnovabile al 2020, l’aumento dell’utilizzo di biomassa combustibile comporta una serie di problematiche ambientali quali l’aumento delle emissioni in atmosfera di polveri sottili che influenzano direttamente la qualità dell’aria. E’ pertanto necessario contenere l’inquinamento derivante da questo settore al fine di non pregiudicare il già complesso raggiungimento dei vigenti valori limite comunitari di qualità dell’aria.

Il decreto consentirà alle regioni e province autonome di imporre, attraverso una modifica dei propri piani di qualità dell’aria, limiti e divieti all’utilizzo dei generatori di calore non aventi la certificazione o certificati con una classe di qualità inferiore, nella misura in cui ciò risulti funzionale al conseguimento ed al rispetto dei valori limite comunitari di qualità dell’aria.

Inoltre i programmi e gli strumenti di finanziamento diretti ad incentivare l’installazione di generatori di calore a ridotto impatto ambientale assicureranno priorità a quelli certificati con una classe di qualità superiore.

Il termine della procedura è fissato al 16/03/2017

Green Mobility – infrastrutture per i combustibili alternativi

Entro 12 mesi dall”entrata in vigore del decreto legislativo sui carburanti alternativi, il cosiddetto “Green mobility”, le Regioni approvano programmi che prevedono la realizzazione, all’interno delle aree di servizio, di un numero adeguato di punti di ricarica per veicoli elettrici, nonché di distribuzione di GNC e GNL, lungo la rete autostradale. I concessionari delle aree di servizio individuate provvedono, entro i successivi 24 mesi, all’adeguamento.
È una delle condizioni poste dalle Regioni al D. Lgs. “Green mobility”, che ha ricevuto parere favorevole. Nella condizione si specifica che i punti di rifornimento devono essere previsti a una distanza non superiore a 100 km l”uno dall”altro.
Le Regioni nel corso della Conferenza Unificata del 10 novembre hanno quindi espresso un parere favorevole sul decreto che attua direttive europee per la realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi.
Il via libera delle Regioni è però subordinato alla accettazione degli emendamenti già inseriti dalle amministrazioni centrali nello schema di decreto trasmesso dalla segreteria della Conferenza Stato Regioni (il 26 ottobre scorso) e all’accoglimento di un ulteriore emendamento contenuto in un documento che il Presidente Bonaccini ha consegnato al governo durante la stessa Conferenza Unificata.

CONVEGNO “MISSIONE MENO EMISSIONI” ECOMONDO 9 NOVEMBRE 2016 

Ascomac e Unacea discutono con Ispra, Legambiente e Comune di Rimini di qualità dell’aria e macchine per costruzioni nei centri urbani

Si è svolto questa mattina alla fiera Ecomondo il convegno Macchine per costruzioni per l’ambiente urbano, organizzato da Ascomac e Unacea, le associazioni italiane rappresentanti i produttori e gli importatori di macchine per costruzioni. Il convegno è parte della campagna Missione meno emissioni lanciata lo scorso aprile dalle due associazioni, al fine di rendere pubblico il paradosso delle emissioni delle macchine per costruzioni nei contesti urbani. Se infatti autoveicoli e motoveicoli più obsoleti sono stati progressivamente interdetti alla circolazione dalla maggior parte delle amministrazioni comunali, nessuna norma limita l’uso delle macchine semoventi fuoristrada più vecchie, non valorizzando lo sviluppo tecnologico messo in campo dall’industria che negli anni è stata spinta da normative europee sempre più severe a produrre macchine a impatto ambientale progressivamente più contenuto.

“Si tratta di un paradosso non più sostenibile. Occorre adeguare le ordinanze comunali destinate al contenimento delle emissioni prendendo in considerazione tutti i veicoli e tutte le attività che contribuiscono al fenomeno – ha dichiarato Ruggero Riva, presidente Ascomac. Solo attraverso un approccio integrato si può effettivamente incidere sulla qualità dell’aria senza penalizzare ingiustamente nessun settore industriale”.

“La nostra industria ha fatto importanti investimenti per ottemperare ai criteri dell’Unione Europea in materia di emissioni dei motori e, come dimostrano i recenti sviluppi sulla fase V, continuerà a farlo anche nei prossimi anni – ha dichiarato Paolo Venturi, Presidente di Unacea. Le macchine prodotte inquinano fino al 97% in meno di quanto succedeva poco più di venti anni fa. Occorre fare in modo che questi investimenti e le innovazioni tecnologiche che ne sono scaturite non vadano persi e anzi contribuiscano a migliorare la qualità dell’aria delle nostre città, così come la sicurezza dei cittadini e degli operatori”. 

Secondo Anna Montini, assessore all’ambiente del Comune di Rimini è “fondamentale il contributo dell’industria, anche alla luce degli ultimi dati che descrivono una situazione critica dell’aria delle nostre città. C’è una lacuna che deve essere colmata perché la qualità dell’ambiente si migliora con il contributo di tutti. Bisognerà quindi considerare anche l’uso delle macchine per costruzioni sulla base delle emissioni, così come già avviene per gli altri veicoli”.

Il responsabile scientifico di Legambiente Giorgio Zampetti ha dichiarato che “la sfida ambientale è diventata centrale, nono solo per gli ambientalisti, ma più in generale per la società e l’economia. Le regole sulle emissioni che l’industria ha recepito devono però trovare applicazione reale, o si rischia che tutto il lavoro fatto rimanga sulla carta. Bisogna fare delle politiche integrate, individuare le zone più sensibili delle città tenendo conto della circolazione così come delle attività quali i cantieri da cui partire per richiedere parametri sempre più stringenti”.

Uno stimolo ad agire è arrivato anche da Ernesto Taurino del settore emissioni di Ispra secondo cui “Le previsioni e gli obiettivi decisi per il 2030 in termini di emissioni nazionali a oggi non sono raggiungibili senza il contributo di specifici strumenti di implementazione”. 

Clicca qui per il documento.


ASCOMAC – Federazione Nazionale Commercio Macchine 
via Gualtiero Castellini 13, 00197 Roma
ascomac@ascomac.it  www.ascomac.it

Regione Emilia Romagna – Piano energetico regionale

Il “Piano energetico regionale 2030” e di “Piano Triennale di Attuazione 2017-2019” e i relativi Rapporti ambientali e studi di incidenza, sono stati approvati con deliberazione n. 1284/2016.

I documenti sono depositati per dell’avvio della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) per sessanta giorni decorrenti dalla data di pubblicazione sul Bollettino regionale (n.d.r. 5 agosto 2016). Nella procedura di VAS è compresa la procedura di Valutazione d’incidenza (VINCA).

Entro il termine dei sessanta giorni, chiunque può prendere visione dei documenti e presentare le proprie osservazioni in forma scritta, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi.

U.E. – CESE – Parere sul tema «Le risorse interne di carbone nella transizione energetica dell’UE»

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Le risorse interne di carbone nella transizione energetica dell’UE»

Conclusioni e raccomandazioni

1.1
Nel corso della transizione energetica verso un’economia a basse emissioni, il sistema energetico dell’UE si troverà ad affrontare un periodo di profondi cambiamenti tecnologici, economici e sociali che avrà ripercussioni su molti dei settori energetici, tra cui l’industria del carbone e, di conseguenza, le regioni in cui viene estratto il carbone nell’UE.

4.2
Dato che il carbone viene utilizzato essenzialmente per la produzione di energia elettrica, una maggiore efficienza costituisce uno strumento importante per un impiego meno inquinante del carbone. Grazie a un’efficienza elevata è possibile produrre più elettricità a partire da ogni tonnellata di carbone e ridurre le emissioni di CO2 del 30 % o più. Validi esempi di centrali elettriche a carbone con un’efficienza elevata si riscontrano in Germania, nelle centrali elettriche che operano con tecnologie fondate sull’ottimizzazione dei processi. Queste centrali sono anche estremamente flessibili e sono in grado di aumentare o diminuire la loro produzione in tempi rapidi, in modo da sostenere le energie rinnovabili intermittenti.

4.3
La cogenerazione (produzione combinata di calore e di elettricità o PCCE) costituisce un sistema di produzione energetica efficace ed efficiente che offre notevoli vantaggi in termini sia di energia che di ambiente. Gli impianti di produzione di energia tradizionali emettono calore di scarto nell’ambiente. Gli impianti di cogenerazione, invece, catturano questo calore e lo utilizzano, assicurando quindi un uso più efficiente del combustibile. Attualmente l’UE produce l’11,7 % dell’elettricità grazie alla cogenerazione (7).